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Generosity

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

3.6
(74)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 365 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804607068 | Isbn-13: 9788804607069 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanna Granato

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Lo scienziato evangelico Thomas Kurton è convinto che ansia e depressione siano mali ormai guaribili e decide che è arrivato il momento di liberare la specie umana dal giogo dell'infelicità. Ma cosa succederebbe se avesse la possibilità di decifrare il codice genetico di Thassa Amzwar, ragazza algerina che studia all'università di Chicago, soprannominata "Miss Generosità"? Thassa è una rifugiata di guerra, sopravvissuta a un'enorme tragedia in cui hanno perso la vita entrambi i genitori e che continua a minacciare l'esistenza di suo fratello. Thassa non usa farmaci, non si droga, non soffre di problemi psicologici e non ha nessuna fede religiosa. Ma emana felicità. I suoi compagni di corso sono letteralmente contagiati dalla sua gioia di vivere, e anche il loro insegnante, Russell Stone, si giova di quella presenza benefica. Anzi, Stone fatica a stare distante da Thassa e comincia a cercare una spiegazione scientifica che possa stare alla base di questo fenomeno. Ma non si accorge che così facendo finirà per consegnare Thassa direttamente nelle mani del dottor Kurton...
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  • 2

    terzo Powers, i primi due ultra-convincenti (I Contadini e Il Dilemma del Prigioniero), questo piuttosto deludente - anche i grandi ogni tanto si prendono una pausa.


    é un romanzo piuttosto a tesi, ma questo é il meno, la veritá é che dal punto di vista puramente narrativo Powers "punta" su ...continua

    terzo Powers, i primi due ultra-convincenti (I Contadini e Il Dilemma del Prigioniero), questo piuttosto deludente - anche i grandi ogni tanto si prendono una pausa.

    é un romanzo piuttosto a tesi, ma questo é il meno, la veritá é che dal punto di vista puramente narrativo Powers "punta" su una protagonista che poi sviluppa pochissimo e che rimane monodimensionale, si perde per strada i personaggi principali, non scioglie le storie o lo fa frettolosamente.

    rimangono all´attivo solo il suo talento di fine umorista, il personaggio di Russel, e qualche pagina a presa diretta sugli show televisivi.

    ha scritto il 

  • 4

    GENEROSITY

    Protagonista del romanzo è Thassa Amzwar, giovane studentessa iscritta al corso di scrittura creativa tenuto dal malinconico e infelice professor Russell Stone. A questa ragazza viene riconosciuta dai compagni di corso la dote di emanare inconsciamente una gioia contagiosa, così da essere soprann ...continua

    Protagonista del romanzo è Thassa Amzwar, giovane studentessa iscritta al corso di scrittura creativa tenuto dal malinconico e infelice professor Russell Stone. A questa ragazza viene riconosciuta dai compagni di corso la dote di emanare inconsciamente una gioia contagiosa, così da essere soprannominata miss Generosity. Ne rimane affascinato anche il professor Stone, che inizia a indagare nel tentativo di capire se la felicità di Thassa possa avere una spiegazione scientifica, oppure sia soltanto una reazione ad un passato di guerra civile e lutti famigliari. Affiora quindi l’ipotesi che questa generosità sia d’origine genetica. È allora che Thomas Kurton, scienziato e imprenditore senza scrupoli, inizia a interessarsi a Thassa. E dopo averla studiata annuncia alla comunità di aver finalmente scoperto il gene della felicità. Miss Generosity si troverà così contesa tra giornali, radio e televisione, e si vedrà costretta alla fuga per potersi riappropriare della propria vita.
    Nel complesso un buon romanzo, di facile lettura, dallo stile brillante e coinvolgente. Ma non il miglior Powers.

    ha scritto il 

  • 3

    e 1/2

    Powell è bravo, l'inizio è molto promettente e coinvolgente, il libro tiene fino quasi alla fine, ma poi si perde, o forse sono io ad aver perso interesse.
    Non mi piace troppo la scelta del narratore omnisciente che dialoga in prima persona con il lettore e parla delle proprie scelte narrat ...continua

    Powell è bravo, l'inizio è molto promettente e coinvolgente, il libro tiene fino quasi alla fine, ma poi si perde, o forse sono io ad aver perso interesse.
    Non mi piace troppo la scelta del narratore omnisciente che dialoga in prima persona con il lettore e parla delle proprie scelte narrative.
    Il libro è scritto molto bene, però, e mi è piaciuto il personaggio di Russel Stone. Alcune parti sono molto godibili, le riflessioni sulla scrittura e le forme di comunicazione sono a volte molto ironiche e interessanti, ma nel complesso non mi ha convinto.

    ha scritto il 

  • 2

    Un'infelice ricerca della felicità.

    L'idea iniziale è molto buona ed affascinante: c'è questa esotica algerina berbera, Thassadit Amzwar, che pare sprizzi una enorme felicità qualsiasi cosa faccia. Euforia ingiustificata ed ingiustificabile agli occhi dei più, visto che arriva come rifugiata dall’Africa a Chicago, passando per i pa ...continua

    L'idea iniziale è molto buona ed affascinante: c'è questa esotica algerina berbera, Thassadit Amzwar, che pare sprizzi una enorme felicità qualsiasi cosa faccia. Euforia ingiustificata ed ingiustificabile agli occhi dei più, visto che arriva come rifugiata dall’Africa a Chicago, passando per i parenti canadesi dopo che i suoi genitori sono stati trucidati durante le varie guerre che ne hanno insanguinato la terra natia. Ma la giovane pare entusiasta di ciò che la circonda, sempre e comunque, eddirittura ama diffondere questa sua gioia anche tra gli amorfi compagni del corso di scrittura creativa che si trova a frequentare, sotto l’egida di quell’ex genio in odore di frustrazione del professor Russell Stone.
    È proprio lui a non riuscire a spiegarsi come questa ragazzina sia così dotata umanamente, culturalmente, emotivamente e creativamente nonostante tutti i disagi provati e gli orrori visti. Perciò si convince che deve avere necessariamente qualcosa che non va, forse una malattia, una sindrome, una psicosi, una tara. O il gene della felicità.
    In un crescendo, sia narrativo sia di avvenimenti, tipicamente americano, in cui fallimenti lavorativi, ossessione per i più recenti strumenti di comunicazione, critica ai media, alla scienza, alla genetica, scenari apocalittici ed escamotage narrativi pseudo ultramoderni, tra l’altro assolutamente mal gestisti, cosa ne sarà della ragazza? Novella Lolita futuristica, verrà ulteriormente distrutta dal finale più stupido di sempre, per essere generosi-ty anche noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa succederebbe se si scoprisse che essere felici è solo una questione genetica?
    La premessa necessaria è che non siamo di fronte ad un libro di fantascienza.

    Thassa è una giovane donna algerina apparentemente "sempre felice" la quale emana, al solo starle accanto, una sensazione ...continua

    Cosa succederebbe se si scoprisse che essere felici è solo una questione genetica?
    La premessa necessaria è che non siamo di fronte ad un libro di fantascienza.

    Thassa è una giovane donna algerina apparentemente "sempre felice" la quale emana, al solo starle accanto, una sensazione di benessere e serenità e voglia di vivere. Frequenta un corso di scrittura creativa e il suo insegnante,il professor Stone, nota questa sua incredibile caratteristica, ancora più evidenziata dalla "beatitudine" con cui Thassa racconta della guerra che ha vissuto nel suo paese e dei suoi lutti e del suo stato di rifugiata.
    In parallelo si sviluppano le storie di Tonia, una giornalista arrivista che conduce un programma spazzatura sulla scienza (mi verrebbe da dire tipo Voyager!); Thomas Kurton, uno scienziato affascinante e mascalzone che venderebbe anche ghiaccioli al polo nord per la sua capacità affabulatoria; Candance, una psicoterapeuta incapace di distinguere tra lavoro e vita privata; il professor Stone, uno scrittore sempre in conflitto con se stesso, tanto da non riuscire a scrivere neanche una riga e in ultimo lo scrittore stesso del libro che fa spesso capolino tra le righe.

    Il modo di scrivere è piuttosto complesso, la tentazione dopo le prime 30 pagine è di mollare tutto, ma con un pò di pazienza e superata pagina 100, si resta incollati alla storia e ne vale la pena!
    Ci sono moltissime pagine che ho letto e riletto sulla felicità e la letteratura. Ciò non toglie che molte altre siano decisamente ridondanti e "tagliabili".
    Una delle pagine più belle è l'ultima. Lo scrittore si siede al tavolino di un bar algerino e guarda negli occhi Thassa, la sua creatura e le chiede come sta, come si sente dopo tutte le vicende che le sono accadute.

    ha scritto il 

  • 0

    Lo abbandono a meno di metà: molto sperimentale, scrittura profondamente innovativa e un narratore interno ma eterodiegetico, una bomba. Il discorso metaletterario è di grande impatto. Però troppo dispersivo, troppi temi dispersi, troppi pezzi di bravura cuciti insieme senza troppo giudizio. Diff ...continua

    Lo abbandono a meno di metà: molto sperimentale, scrittura profondamente innovativa e un narratore interno ma eterodiegetico, una bomba. Il discorso metaletterario è di grande impatto. Però troppo dispersivo, troppi temi dispersi, troppi pezzi di bravura cuciti insieme senza troppo giudizio. Difficile seguire, anche con tutta la buona volontà del mondo. Possibile che a questi mostri dello stile faccia così schifo mettere su una vera trama? Tenterò con qualcos'altro di suo.

    ha scritto il 

  • 3

    Per le sue costruzioni, castelli complessi, Richard Powers elabora progetti ogni volta più arditi, ad alto rischio di stabilità intrinseco, e poi li realizza utilizzando mattoni di ottima qualità ma difettando, ultimamente, in cemento. Nel caso di quest’ultimo castello, “Generosity”, che sorge su ...continua

    Per le sue costruzioni, castelli complessi, Richard Powers elabora progetti ogni volta più arditi, ad alto rischio di stabilità intrinseco, e poi li realizza utilizzando mattoni di ottima qualità ma difettando, ultimamente, in cemento. Nel caso di quest’ultimo castello, “Generosity”, che sorge sul quesito di fondo “perché una persona felice è felice?”, capita spesso di provare nel corso dei lavori moti di stupore e ammirazione per la raffinatezza di certi dettagli, ma di avvertire anche, ripetutamente, forti perplessità sulla temerarietà e sulla tenuta complessiva dell’opera: che in effetti vacilla, a più riprese, e alfine crolla.
    (Vorrei che Powers si contenesse, una buona volta, e decidesse di costruire nel prossimo futuro... una bella casa. Niente di più. Semmai di meno: anche - per dire - una casetta piccola così, con tante finestrelle colorate...)

    ha scritto il 

  • 4

    Se volete sapere cos’è il modo 2, la post-accademia o il capitalismo accademico e non avete voglia di sorbirvi un manuale di sociologia, leggetevi Generosity di Richard Powers.
    Se volete capire cos’è la “medializzazione della scienza” e, un’altra volta, non avete voglia di sociologichese, l ...continua

    Se volete sapere cos’è il modo 2, la post-accademia o il capitalismo accademico e non avete voglia di sorbirvi un manuale di sociologia, leggetevi Generosity di Richard Powers.
    Se volete capire cos’è la “medializzazione della scienza” e, un’altra volta, non avete voglia di sociologichese, leggetevi Generosity di Richard Powers.
    Se vi chiedete come si costruisce un romanzo in cui la scienza, in particolare le scienze della vita, sono un vero motore narrativo e la storia raccontata non è una scusa per spiegarvi qualcosa, leggetevi Generosity di Richard Powers.
    Se volete apprezzare cosa c’è davvero in ballo per il nostro futuro nella terra di frontiera in cui business, media, etica, diritto stanno negoziando con la scienza confini e senso del proprio operato per i prossimi decenni, Richard Powers ce lo svela con gli strumenti del romanziere raffinato.

    ha scritto il 

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