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Genius loci

Di

Editore: Iperborea

3.3
(26)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 64 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8870911969 | Isbn-13: 9788870911961 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Due racconti, due case circondate da una natura depositaria di verità sepolte, due donne giunte a un momento cruciale della loro esistenza. Se i luoghi conservano le ombre del passato e raccontano la loro storia a chi li sa ascoltare, scoprirla significa guardare dentro di sé, risvegliare angoli assopiti della propria memoria, fare breccia in territori inviolati e rivelatori dell’anima. Ed è proprio aprendo i sensi ai rigogliosi giardini in cui si trovano che le due protagoniste avvertono una presenza impalpabile, un mistero che chiede di essere svelato. È una minaccia? La promessa di una rivelazione? O forse la proiezione esterna di un bisogno intimo, la ricerca di una risposta a domande troppo a lungo represse? Così l’attrazione per il bosco dietro casa e per un vecchio pozzo ricoperto dai rovi riporta alla luce un’epoca lontana, un dolore dimenticato che ha ancora un tesoro segreto da offrire, mentre il ritorno al giardino dell’infanzia fa riaffiorare i contrasti mai risolti con una madre dalla personalità schiacciante, aprendo squarci di consapevolezza sull’incomunicabilità tra due opposti mondi femminili. Perché vissuto e immaginario non sono mai scindibili per la "Grande Dame" delle lettere olandesi, che in queste due miniature condensa le sue doti di raffinata narratrice ed esploratrice delle foreste interiori, restituendoci il mistero che come un velo incantato avvolge il sentire umano.
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  • 4

    In "Genius Loci" ho trovato esattamente quello che stavo cercando: una protagonista, sebbene diversa da me, con cui entrare immediatamente in empatia e soprattutto un contatto profondo con una natura solitaria e selvaggia. Una natura che inquieta ma che è anche capace di dare la pace, che ti port ...continua

    In "Genius Loci" ho trovato esattamente quello che stavo cercando: una protagonista, sebbene diversa da me, con cui entrare immediatamente in empatia e soprattutto un contatto profondo con una natura solitaria e selvaggia. Una natura che inquieta ma che è anche capace di dare la pace, che ti porta lontano dalla città, dalla civiltà, dove c'è silenzio, si può pensare e ci si può beare del verde. Il tutto condito da un'atmosfera onirica e una splendida divagazione storica che si colloca, appunto, al limite tra sogno e realtà. Davvero bello. "La casetta in fondo al giardino" invece si discosta decisamente dal racconto precedente e a me è piaciuto leggermente di meno: la natura fa solo da contorno, è solo un'ambientazione, si tratta più di un'indagine del difficile e conflittuale rapporto madre/figlia e delle profondità e complessità dell'animo umano. Lo stile e chiaro e la Haasse dimostra una sensibilità davvero particolare ed originale, spero di leggere presto qualcos'altro di suo!

    ha scritto il 

  • 0

    Sublime pausa pranzo

    Si consiglia la lettura dei due racconti durante una pausa pranzo. Ingredienti per la perfetta riuscita dell'operazione: andate in un locale in cui non siete mai stati , di quelli curati ma spersonalizzanti tipo hamburgeria di Eataly. Addentate la vostra polpetta di fassone e immergetevi nella ...continua

    Si consiglia la lettura dei due racconti durante una pausa pranzo. Ingredienti per la perfetta riuscita dell'operazione: andate in un locale in cui non siete mai stati , di quelli curati ma spersonalizzanti tipo hamburgeria di Eataly. Addentate la vostra polpetta di fassone e immergetevi nella lettura. Rigeneratevi!

    ha scritto il 

  • 4

    Genius loci
    "Sacer era la parola che senza volerlo le veniva in mente: sacro e maledetto insieme."


    La protagonista del racconto è ‘turbata’ dal bosco prospiciente il terreno che lei e il marito hanno acquistato per la loro casa estiva. Sono una coppia di mezza età, ...continua

    Genius loci "Sacer era la parola che senza volerlo le veniva in mente: sacro e maledetto insieme."

    La protagonista del racconto è ‘turbata’ dal bosco prospiciente il terreno che lei e il marito hanno acquistato per la loro casa estiva. Sono una coppia di mezza età, con figli ormai grandi, e hanno deciso di regalarsi questo ritiro. Ma lei si sente inquieta, spiata perfino, anche se non minacciata, dal bosco. Al contempo, inevitabilmente, ne subisce il fascino, ne è attratta. Inizia ad esplorarlo; dapprima timidamente, con reverenza; poi con più sicurezza e metodo, quasi con spavalderia; infine con una sorta di abbandono. Parallelamente inizia a fare ricerche sulla storia del luogo, Le Puits Renard. Consulta l’archivio di un’abbazia, poi la biblioteca della città più vicina; risale il corso dei secoli, fino a scoprire il genius loci.

    In un racconto condotto con notevole maestria, Hella Haasse mostra un sentiero narrativo che dalla nostra contemporaneità conduce ad un’atmosfera da ballata medioevale. E lo fa con una prosa ricca, dettagliata, esperta. Con metafore esotiche che ci si potrebbe aspettare giusto da una nazione di marinai e mercanti come l’Olanda. Mentre la protagonista esplora il bosco, noi scopriamo lei; e se lei è descritta in maniera forse un po’ bozzettistica, le pagine sul bosco sono davvero affascinanti. Il testo è intessuto sapientemente di dettagli la cui trama si svela solamente alla fine. E il campo semantico tessile non è scelto a caso: uno dei passatempi della protagonista è ricamare “un arazzo di dimensioni medioevali (superato in lunghezza soltanto dal Tapis de Bayeux, come la canzonava il marito)”. Come dicevo, riferimenti all’apparenza buttati lì, che accompagnano il lettore nel passato. Fino ad un finale inatteso e bellissimo.

    Il libro Dell’altro racconto non mi va, molto schiettamente, di scrivere ora. Così non potrò venire accusato di aver svelato troppo di questo libro! Che poi, a chiamarlo libro sembra di usare un termine improprio: dopotutto si tratta di due racconti di pp. 20 ciascuno (€9,5!). In questo senso mi ricorda un libricino che conteneva un paio di racconti di Elizabeth Bishop, Il mare e la sua sponda: http://bit.ly/gWCId5 Se non altro perché in entrambi i casi si tratta di scrittrici. Ottimi come assaggi, ma non ci avrei speso quelle cifre. Ovviamente io ho letto entrambi i libri grazie al prestito bibliotecario. E in questo caso si è rivelato una scoperta molto valida, di cui terrò conto in futuro. Anche perché al momento la mia conoscenza della letteratura olandese consta di… tre racconti.

    ha scritto il 

  • 3

    due racconti simili eppure diversissimi, per trama, ambientazione, caratterizzazione dei personaggi. eppure, in entrambi i casi, la memoria e l'evocazione di un passato (più o meno remoto, più o meno reale) partono da un giardino: selvaggio o curato non conta, ma è la natura (lussureggiante, cupa ...continua

    due racconti simili eppure diversissimi, per trama, ambientazione, caratterizzazione dei personaggi. eppure, in entrambi i casi, la memoria e l'evocazione di un passato (più o meno remoto, più o meno reale) partono da un giardino: selvaggio o curato non conta, ma è la natura (lussureggiante, cupa, allegra) a permettere alle protagoniste di tornare indietro nel tempo e ritrovare qualcosa che era perso.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo incontro con Hella Haasse scrittrice olandese recentemente scomparsa. Si tratta di due brevi racconti scritti (si avverte molto) in periodi diversi della sua vita. Genius loci, è quasi perfetto nell'esprimere la sua poetica. Con eleganza, senza banalità la scrittrice ci racconta di come l ...continua

    Primo incontro con Hella Haasse scrittrice olandese recentemente scomparsa. Si tratta di due brevi racconti scritti (si avverte molto) in periodi diversi della sua vita. Genius loci, è quasi perfetto nell'esprimere la sua poetica. Con eleganza, senza banalità la scrittrice ci racconta di come la realtà che ci circonda ((la solitudine del bosco) trovi significato nel momento in cui si riesce a riempirla del nostro immaginario. E' questo immaginario solamente che svela qualcosa di noi. Leggerò ancora della Hasse.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi aveva attratta la recensione che parlava di 2 storie che prendevano spunto da 2 giardini.Così non è;nel senso che i giardini ci sono sullo sfondo come in qualsiasi altro racconto.La prima storia è noiosa.La seconda che racconta dinamiche familiari è più interessante. Ci sono una coppia di geni ...continua

    Mi aveva attratta la recensione che parlava di 2 storie che prendevano spunto da 2 giardini.Così non è;nel senso che i giardini ci sono sullo sfondo come in qualsiasi altro racconto.La prima storia è noiosa.La seconda che racconta dinamiche familiari è più interessante. Ci sono una coppia di genitori descritti come 2 persone autonome e distinte che diventano incompatibili quando cade la capacità di fascinazione della donna .Inquietante,ma descritto bene il rancore della figlia trentenne nei confronti della madre.Rancore non determinato da comportamenti cattivi,ma solo dalla forte personalità della madre, una donna presente,forse prevaricante,ma vissuta con competizione,senza empatia.Una figura colorata di donna che dopo la scioglimento della famiglia vive sola, suona il violino,essicca fiori,ma è descritta come una strega, una vagabonda, una cercatrice di erbe,una mite matrona.

    ha scritto il 

  • 0

    Due racconti, due case circondate da una natura depositaria di verità sepolte, due donne giunte a un momento cruciale della loro esistenza. Se i luoghi conservano le ombre del passato e raccontano la loro storia a chi li sa ascoltare, scoprirla significa guardare dentro di sé, risvegliare angoli ...continua

    Due racconti, due case circondate da una natura depositaria di verità sepolte, due donne giunte a un momento cruciale della loro esistenza. Se i luoghi conservano le ombre del passato e raccontano la loro storia a chi li sa ascoltare, scoprirla significa guardare dentro di sé, risvegliare angoli assopiti della propria memoria, fare breccia in territori inviolati e rivelatori dell’anima. Ed è proprio aprendo i sensi ai rigogliosi giardini in cui si trovano che le due protagoniste avvertono una presenza impalpabile, un mistero che chiede di essere svelato. È una minaccia? La promessa di una rivelazione? O forse la proiezione esterna di un bisogno intimo, la ricerca di una risposta a domande troppo a lungo represse? Così l’attrazione per il bosco dietro casa e per un vecchio pozzo ricoperto dai rovi riporta alla luce un’epoca lontana, un dolore dimenticato che ha ancora un tesoro segreto da offrire, mentre il ritorno al giardino dell’infanzia fa riaffiorare i contrasti mai risolti con una madre dalla personalità schiacciante, aprendo squarci di consapevolezza sull’incomunicabilità tra due opposti mondi femminili. Perché vissuto e immaginario non sono mai scindibili per la "Grande Dame" delle lettere olandesi, che in queste due miniature condensa le sue doti di raffinata narratrice ed esploratrice delle foreste interiori, restituendoci il mistero che come un velo incantato avvolge il sentire umano.

    ha scritto il 

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