Gente di Dublino

Capolavori della narrativa n. 10

Di

Editore: De Agostini

3.8
(9019)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Catalano , Portoghese , Greco , Galego

Isbn-10: A000043109 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Adriano Lami , Annie Lami

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Dopo aver letto questa raccolta di racconti classici, che mi sono piaciuti molto, mi sono imbattuto in recensioni che parlavano di "epifanie" ed ho scoperto che è una tecnica usata in tutti questi qui ...continua

    Dopo aver letto questa raccolta di racconti classici, che mi sono piaciuti molto, mi sono imbattuto in recensioni che parlavano di "epifanie" ed ho scoperto che è una tecnica usata in tutti questi quindici racconti da Joyce. Ed è proprio questa tecnica che mi ha fatto apprezzare particolarmente questi racconti di vita così realistici e autentici.

    ‘Epifanie’ nella letteratura inglese
    In letteratura inglese il termine venne ripreso nel suo equivalente inglese “epiphany” da James Joyce per indicare momenti di rivelazione nella vita di un personaggio, ovvero un momento in un romanzo o in una storia in cui un personaggio sperimenta un improvviso risveglio spirituale, durante il quale dettagli trascurabili, pensieri, gesti, oggetti, sensazioni emergono e si uniscono insieme per condurlo ad una nuova consapevolezza interiore. Si tratta spesso di dettagli o ricordi sepolti per lungo tempo nella memoria e che all’improvviso vengono in superficie per dare avvio ad un processo mentale spesso lungo e doloroso. Simili alle epifanie di Joyce sono quelli che Virginia Woolf chiama “moments of being” letteralmente ‘momenti di essere’, cioè i momenti di massima intensità, di percezione, di visione durante la “incessante pioggia di innumerevoli atomi che colpisce le nostre menti ogni giorno”. (cit.)

    ha scritto il 

  • 5

    è bello, finalmente, rileggere un classico

    è bello, finalmente, rileggere un classico. ti fa capire perché alcuni scrittori godono di tale fama.
    mi aspettavo un libro noioso, lento. Questi racconti, invece, sono scritti con uno stile moderno e ...continua

    è bello, finalmente, rileggere un classico. ti fa capire perché alcuni scrittori godono di tale fama.
    mi aspettavo un libro noioso, lento. Questi racconti, invece, sono scritti con uno stile moderno e semplice.
    nel leggerli, non te ne rendi subito conto, perché segui le varie vicende: ma dopo aver finito ogni racconto, ti accorgi che sei emotivamente coinvolto e toccato. ti lascia dentro un'emozione. al di là dell'interpretazione critica di questo scritto e del suo significato più profondo (la paralisi della società e la presa di coscienza di ognuno dell'immobilità della propria esistenza), il libro mi ha dato molti spunti di riflessione. il mio racconto preferito è "Un fatto increscioso" cit. "Viveva a una certa distanza dal suo corpo, osservando i propri atti con occhiate dubbiose e furtive" 5 stelle piene.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo libro di racconti che ho letto e che ho adorato...storie semplici ma che, con uno stile innovativo ed elegante, descrivono perfettamente vari tipi di persone che dominano la Dublino del Novec ...continua

    Il primo libro di racconti che ho letto e che ho adorato...storie semplici ma che, con uno stile innovativo ed elegante, descrivono perfettamente vari tipi di persone che dominano la Dublino del Novecento. L'autore guida il lettore in un percorso di scoperta della società irlandese, senza escludere nessuna fascia di età, infatti, i racconti trattano di bambini, adolescenti, adulti e anziani. I racconti che ho preferito sono Arabia, Eveline e I morti, che mi ha commosso e di cui ho anche assistito ad una riuscitissima rappresentazione teatrale davvero emozionante. Un autore di cui ho avuto il piacere di fare conoscenza e che sicuramente non abbandonerò.

    ha scritto il 

  • 5

    15 grandi racconti

    Tra i miei preferiti sicuramente "Eveline" e "I Morti".
    Joyce è un grandissimo scrittore, che si muove agevolmente tra il romanzo e il racconto con grazia e maestria.

    ha scritto il 

  • 3

    “La sua anima aveva sfiorato quella regione dove dimorano le immense moltitudini dei morti. Era conscio della loro esistenza irrequieta e palpitante, eppure non riusciva ad afferrarla. La sua stessa i ...continua

    “La sua anima aveva sfiorato quella regione dove dimorano le immense moltitudini dei morti. Era conscio della loro esistenza irrequieta e palpitante, eppure non riusciva ad afferrarla. La sua stessa identità si dissolveva a poco a poco in un mondo grigio e impalpabile; e il mondo che quei morti avevano un tempo costruito e abitato, quello stesso mondo sfumava e si rimpiccioliva”.
    “Gente di Dublino” (“Dubliners”) è una raccolta di 15 racconti, terminata nel 1905 e pubblicata da Joyce nove anni dopo, con lo pseudonimo di Stephen Daedalus. Scritto in esilio, è il primo attacco dello scrittore contro Dublino.
    Joyce scrisse che la sua intenzione era di mostrare “la storia morale” di Dublino, come “centro della paralisi”: il suo metodo era la “scrupolosa meschinità”. Per paralisi, Joyce intende stagnazione, apatia, la repressione degli impulsi, delle passioni ed emozioni, la falsa rispettabilità, conformismo, mediocrità, l’autoillusione, l’impotenza. La fuga, soluzione mai efficace, è la conseguenza della paralisi, nel momento in cui i protagonisti comprendono la propria condizione.
    Le storie sono tenute insieme dalla comune idea della ”morte in vita”: tutti i personaggi falliscono, sono frustrati, rinunciatari delusi o indifferenti. I termini e le immagini evocate suggeriscono l’idea di decadimento, squallore e desolazione. Alcune volte un’epifania, un’improvvisa illuminazione o rivelazione della verità e dell’essenza della realtà, lampeggiano nella mente dei protagonisti, togliendoli dal loro stato di cecità.
    Le storie mancano volutamente di trama ed azione, affrontano eventi banali, senza mai raggiungere un’ apice, volendo essere la semplice rappresentazione dell’uomo e della società moderna.
    I protagonisti del libro sono persone di Dublino, di cui vengono narrate le storie di vita quotidiana. A dispetto della banalità del soggetto, il libro vuole focalizzare la propria attenzione su due aspetti, comuni a tutti i racconti: la paralisi e la fuga. La prima è principalmente una paralisi morale, causata dalla politica e dalla religione dell'epoca. La fuga è conseguenza della paralisi, nel momento in cui i protagonisti comprendono la propria condizione. La fuga, tuttavia, è destinata a fallire sempre.
    Tutti gli abitanti di Dublino sono "spiritualmente deboli", hanno paura degli altri abitanti e sono in qualche modo schiavi della loro cultura, della loro vita familiare e politica ma soprattutto della loro vita religiosa. In realtà, ciò che Joyce tiene a mostrare non è tanto questa situazione di debolezza, quanto il modo in cui questa si riveli alle "vittime" di questa "paralisi" morale (Joyce ne parla come "Paralysis"). Quindi diventare consapevoli di questa situazione è proprio il punto di svolta di ogni storia: conoscere se stessi è alla base della morale, se non la morale stessa. Ad ogni modo, pur se l'obiettivo di Joyce sembra prevalentemente morale, Joyce non si comporta mai come un educatore dando istruzioni su come superare questa situazione, anzi il tema principale dell'opera è l'impossibilità di uscire da questa condizione di "paralisi". Ergo la "fuga" da questa situazione e il conseguente fallimento di questa fuga è un altro tema dell'opera.

    ha scritto il 

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