Gente di Dublino

Di

Editore: Rizzoli (La biblioteca dell'Europeo)

3.8
(9106)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 268 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Catalano , Portoghese , Greco , Galego

Isbn-10: A000149715 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Margherita Ghirardi Minoja ; Curatore: Attilio Brilli

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Allegato al n. 17 dell'Europeo (1984)
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  • 5

    Totally reevalueted

    The first time I red this book, about six years ago, I underestimated the importance of the themes and the modernist style of the short stories. I thought it was just a bunch of senseless stories, dep ...continua

    The first time I red this book, about six years ago, I underestimated the importance of the themes and the modernist style of the short stories. I thought it was just a bunch of senseless stories, depicting everyday life in Dublin. Moreover, I had read in a terrible backdated Italian translated version of 'Dubliners'. Reading it in English helped me a lot this time in understanding the greatness of Joyce's book. A visit to Dublin in the meantime and getting to know the tragicomic nature, character and temperament of its inhabitants, especially in the past, did the rest.

    ha scritto il 

  • 5

    Joyce è uno di quegli scrittori che ho sempre considerato fuori dalla mia portata. Una sfida che non avevo mai accettato. Sono felice di aver superato il pregiudizio, non perché adesso posso dire "ho ...continua

    Joyce è uno di quegli scrittori che ho sempre considerato fuori dalla mia portata. Una sfida che non avevo mai accettato. Sono felice di aver superato il pregiudizio, non perché adesso posso dire "ho letto Joyce" (non me ne frega assolutamente nulla) ma perché ho compreso il motivo per cui certi scrittori sono considerati "fondamentali": dal mio punto di vista è perché si chiude l'ultima pagina e ci si sente "arricchiti", sensazione difficile da spiegare ma credo che la Ila che ha iniziato il libro quindici giorni fa avesse "qualcosa in meno" rispetto alla Ila che lo ha chiuso stamattina, non è presunzione, è quello che ho provato.
    In una manciata di racconti troviamo descritta la parabola della vita umana dall'infanzia alla morte e in questa parabola tocchiamo a tratti livelli di scrittura altissimi e sensazioni intense e quasi "palpabili", che trovano l'apice nel racconto conclusivo che è il vero capolavoro di tutta l'opera.
    Un libro da leggere assolutamente, non è complesso, si legge con la scorrevolezza di un romanzo (di fatto è un romanzo) e, tranne forse l'eccezione dell'unico racconto politico, non richiede "approfondimenti" o conoscenze letterarie o di letteratura particolari, in compenso lascia la sensazione di aver letto qualcosa di bellissimo

    ha scritto il 

  • 5

    Capostipite

    Ecco finalmente compresa la ragione per cui sono compulsivamente attratto dalla narrativa breve anglosassone: perché si forma (consapevolmente o meno) sullo studio, sulla ripetizione, sull'imitazione ...continua

    Ecco finalmente compresa la ragione per cui sono compulsivamente attratto dalla narrativa breve anglosassone: perché si forma (consapevolmente o meno) sullo studio, sulla ripetizione, sull'imitazione di questi quindici racconti, della resa del rapporto fra ambiente esteriore (la storia, la natura, la società) e un mondo interiore (quello che più conta) perfettamente cesellato; della stesura delle sfumature dell'animo di questi personaggi novecenteschi che, perduta già nei primi anni del secolo ogni soddisfacente adesione a una comunità organica (religiosa o nazionalistica o di classe o familiare), si specchiano nell'inevitabile malinconia della propria solitudine e nella vanità incomprensibile delle proprie illusioni. E' così che nasce il classico: quando le esigenze contingenti dell'autore lo trascendono, avviando da un lato un genere, lasciando dall'altro parlare una voce netta e comprensibile anche dopo 102 anni.
    Una precisazione: come mio solito, ho letto i racconti in ordine casuale; invece, in questo specifico caso, l'ordine di pubblicazione risponde a un senso preciso, che è bene conservare. Così mi è toccato il piacere di rileggerlo secondo la cadenza voluta da Joyce. Meglio così.

    ha scritto il 

  • 5

    In Gente di Dublino sono descritti veri e propri sprazzi di vita dell'epoca, con una prosa impeccabile e raffinata. Mi sembra quasi di vivere quei momenti che vengono descritti da Joyce!

    Le sorelle: i ...continua

    In Gente di Dublino sono descritti veri e propri sprazzi di vita dell'epoca, con una prosa impeccabile e raffinata. Mi sembra quasi di vivere quei momenti che vengono descritti da Joyce!

    Le sorelle: il primo racconto parla di morte parallelamente con l'ultimo, è una storia malinconica, dove il bambino (le note dicono che è un sognatore) entra a contatto con la morte, per la prima volta, di una persona cara. Un racconto molto delicato dove vengono descritti i rituali delle condoglianze e i sentimenti del bambino.

    Un incontro: questo racconto è il massimo della spensieratezza, la voglia di libertà e di esplorare oltre i propri confini. I ragazzini che marinano la scuola per evadere è tipico di quell'età, le descrizioni dei moti d'animo del protagonista sono sublimi e raggiungono l'apice quando sente il pericolo che gli suscita quel personaggio ambiguo sul finale.

    Arabia: il protagonista in questo racconto vive il primo amore, con tutti i suoi misteri e angosce. Le descrizioni sono molto delicate e dettagliate, quasi a non voler rovinare qualcosa di così prezioso come il primo "grande" amore. Nel finale esplode tutto il senso di impotenza e di confusione nell'animo del protagonista in tutta la sua innocenza.

    Eveline: questo è uno dei racconti più belli di Joyce. E' la storia di una ragazza che può dare una svolta alla sua vita. Il tutto ruota attorno ai moti di coscienza di Eveline, che vive interiormente una "paralisi" tra passato e futuro. Bellissime le descrizioni dei ricordi e il finale.

    Dopo la corsa: è la storia di quattro giovani di nazionalità diverse, tutti benestanti, che si godono la bella vita tra corse automobilistiche, cene lussuose e partite a poker. Questo racconto non mi è sembrato granché, ho letto che Joyce ha voluto mettere in evidenza l'inferiorità degli irlandesi rispetto alle altre nazionalità.

    I due galanti: i due galanti in questione sono due perdigiorno, che vivono di espedienti, cercando di scroccare soldi, cibo, alcol e altri piaceri a donne ingenue. Ho trovato interessante questo racconto, in quanto Joyce riveli l'altra faccia di Dublino, quella dei personaggi più viscidi e dei disadattati. Molto belle le riflessioni sul fallimento della propria vita di uno dei due galanti.

    Pensione di famiglia: questo racconto è tra i miei preferiti. La storia di una madre, scaltra e intelligente, che "architetta" il matrimonio della figlia in maniera arguta in modo da salvare l'onore della famiglia e della figlia stessa. Il personaggio della madre è stato costruito perfettamente, da vera matrona!
    Joyce in questo racconto ha voluto sottolineare il peso delle convenzioni sociali dell'epoca.

    Una piccola nube: in questo racconto un giovane impiegato si rivede con un vecchio amico che non vede da anni, perchè ha vissuto all'estero, e messo di fronte a tutte le sue avventure prova una forte frustrazione riguardo la sua vita, la "paralisi" interiore è grande, il cambiamento per lui sarà impossibile.

    Rivalsa: un racconto di rabbia e frustrazione. E' la storia di un impiegato alcolizzato che pensa solo a darsi a i bagordi, senza pensare alla moglie e ai cinque figli. Umiliato costantemente al lavoro per il suo scarso rendimento pensa solo di sfogarsi con l'alcol, tornato a casa ancora più insoddisfatto avendo ricevuto altre piccole frustrazioni con gli amici picchia il più piccolo dei suoi figli. Il finale drammatico col bambino che implora di dire un'Ave Maria per il padre per non essere bastonato accentua ancora di più la mancanza spirituale dell'epoca, dove l'unico rimedio al vuoto esistenziale era l'alcol e la violenza.

    Polvere: questo racconto è molto delicato, racconta di una donna lavandaia dalla vita monotona e insignificante. Anche qui il tema è la "paralisi", l'esistenza della donna è inadeguata e fragile, tutti la trattano con gentilezza ma sembra più per compassione che per altro.

    Un caso pietoso: molto bello questo racconto tragico. La "paralisi" esistenziale del protagonista (uomo chiuso e solitario) porta alla rovina una donna, la quale diventata col tempo sua amica e confidente si lascia andare ad una infatuazione romantica per lui, da quel momento lui rifiuta di vederla, sostenendo che qualsiasi legame affettivo sia solamente fonte di dolore. Rivelatrice è una frase che scrive il protagonista: "L'amore tra uomo e uomo è impossibile, perchè non ci può essere rapporto sessuale, e l'amicizia tra uomo e donna è impossibile, per la necessità di un rapporto sessuale".

    Il giorno dell'edera: questo è il racconto politico di Gente di Dublino; difficile apprezzarlo fuori dal contesto sociale dell'epoca. Sono discussioni tra i candidati che raccolgono i voti dell'elettorato in vista di elezioni, tutto ruota attorno a nazionalismo e liberalismo. Deus ex machina del racconto è il patriota irlandese Charles Stewart Parnell, morto per gli ideali di libertà in cui credeva.

    Una madre: è la storia di una madre che si prende cura degli interessi di sua figlia fino a pregiudicargli una promettente carriera. Interessante vedere come una madre (troppo altezzosa e autoritaria) ha la premura di proteggere i diritti della figlia possa compromettere gli sforzi fatti fino a quel momento, il tutto sempre in buona fede.

    La grazia: un racconto sulla religione in chiave comica, vista la superficialità spirituale dei protagonisti e del prete nella predica finale. Non mi ha appassionato più di tanto.

    I morti: Il racconto capolavoro di Joyce. Questo racconto riepiloga temi, simboli, virtù e vizi dell'intera raccolta. Il protagonista Gabriel e sua moglie partecipano ad una serata di ballo annuale a casa di parenti con amici vari, la serata procede brillantemente tra canti, balli, discorsi e conversazioni fino al momento di tornare a casa. E' nel ritornare a casa (in albergo) di Gabriel e moglie che il racconto “esplode” in un'epifania devastante. Il desiderio di Gabriel per la moglie viene risvegliato da vecchi ricordi di intimità e tenerezza passati con la moglie nell'arco della vita, ma quando si aspetta di essere ricambiato ecco il colpo di scena finale! Che chiude il racconto in una “paralisi” sublime di un mondo che va oltre i personaggi di Gente di Dublino, ma a mio parere racchiude l'intera società moderna.

    ha scritto il 

  • 4

    Un grande libro soprattutto per le descrizioni dei personaggi benpensanti e la capacità di far capire cosa pensano, mentre agiscono nelle piccole cose della vita. La capacità di penetrare nella quotid ...continua

    Un grande libro soprattutto per le descrizioni dei personaggi benpensanti e la capacità di far capire cosa pensano, mentre agiscono nelle piccole cose della vita. La capacità di penetrare nella quotidianità rendendola bellissima da leggere, mi fa sentire meno sola.
    E' chiaro che è una scrittura che parla di una società scomparsa: mi domando cosa saprebbe leggere Joyce nelle nostre piccole vite.

    ha scritto il 

  • 4

    Modernità e suspense emotiva

    Relativizzo la mia rilettura di questo grande classico, cercando di calarmi nello "spirito del tempo" della composizione dell'opera.
    La prima osservazione, trattandosi di racconti scritti all'inizio d ...continua

    Relativizzo la mia rilettura di questo grande classico, cercando di calarmi nello "spirito del tempo" della composizione dell'opera.
    La prima osservazione, trattandosi di racconti scritti all'inizio del 1900, pertiene alla grande modernità della scrittura di Joyce: la lezione del realismo (che si estende ai diversi ambiti dello studio dei rapporti personali, a quello della crescita e formazione dei personaggi, al milieu sociale in cui agiscono, alla situazione politica irlandese all'inizio dello scorso secolo) viene introiettata e sublimata in uno stile "scientifico" di grande precisione nei dettagli. Un'attenzione che viene riservata sia alle sfumature psicologiche, sia alla descrizione dei paesaggi, mai fine a stessa e costantemente "dinamica", ossia "meteorologica" e climatica.
    Detto questo, ciò che rende un classico questa raccolta (il cui capolavoro è l'ultimo racconto, "I morti") è l'abilità di Joyce nell'individuare e sviluppare verso fine racconto (ma non sempre alla fine) un evento cruciale e risolutivo che dipana il groviglio emotivo allorché la tensione è cresciuta fino alle vette più elevate.
    Un nodo decisivo che tuttavia non appare artificioso, ma si lega magistralmente alla cornice narrativa (climatica, psicologica, dialogica, ecc.) del racconto.
    Maestria nel dettaglio, uso misurato dell'ironia, abilità chirurgica nel vivisezionare il quotidiano, che saranno portati a compimento nel romanzo capolavoro della maturità

    ha scritto il 

  • 0

    Non saprei...

    Ho cominciato a leggere questo libro un po' per dovere nei confronti della mia professoressa di letteratura inglese del liceo ed un po' per curiosità. Inizialmente l'ho trovato interessante, ma andand ...continua

    Ho cominciato a leggere questo libro un po' per dovere nei confronti della mia professoressa di letteratura inglese del liceo ed un po' per curiosità. Inizialmente l'ho trovato interessante, ma andando avanti con la lettura dei racconti, mi sono accorta che il mio umore ha cominciato a risentirne. Soprattutto leggendo "Eveline", mi è presa un'angoscia inizialmente inspiegabile. La protagonista si trova in una situazione di precarietà, di ciò che poteva essere ma non è stato. Un cul de sac. Paura, ansia ed un rimanere sempre allo stesso punto. Forse ho sovrainterpretato troppo, ma non credo di voler continuare con Joyce in generale.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho preso un audiolibro. Voglio vedere l'effetto che fa e devo dire che è un po' straniante ascoltare e immaginare. E' evidente che è una abilità che devo affinare. I primi racconti mi piacciono un sac ...continua

    Ho preso un audiolibro. Voglio vedere l'effetto che fa e devo dire che è un po' straniante ascoltare e immaginare. E' evidente che è una abilità che devo affinare. I primi racconti mi piacciono un sacco (lo so, non è il massimo da scrivere per una recensione di Joyce...)

    ha scritto il 

  • 3

    Scene di vita quotidiana dublinese raccontate in un modo così realistico da apparire sciatte. Una ricerca del reale davvero impressionante, tanto da esser forse troppo difficile da leggere in alcuni t ...continua

    Scene di vita quotidiana dublinese raccontate in un modo così realistico da apparire sciatte. Una ricerca del reale davvero impressionante, tanto da esser forse troppo difficile da leggere in alcuni tratti.

    ha scritto il 

  • 5

    Per assaporare appieno questo capolavoro, sono preziosissimi i bei contributi di Italo Svevo e Daniele Benati, in introduzione all'edizione Universale Economica Feltrinelli.
    Il contesto è Dublino agli ...continua

    Per assaporare appieno questo capolavoro, sono preziosissimi i bei contributi di Italo Svevo e Daniele Benati, in introduzione all'edizione Universale Economica Feltrinelli.
    Il contesto è Dublino agli albori dello scorso secolo, la necessaria cornice del senso di incompiutezza dei personaggi, dell'incapacità di reagire ad una realtà statica e soffocante. La narrazione cattura attimi, occasioni, pezzi di vita quotidiana e normale, ma rivelatori della reale condizione psicologica, culturale, sociale dei personaggi.
    E i singoli protagonisti sono lo specchio di un intero popolo. La verità è presentata cruda e senza filtri. Forse non stupisce che gli editori irlandesi del tempo si fossero inizialmente rifiutati di pubblicare questi racconti.

    Sono significativi i temi della violenza come sistema "pedagogico", della repressione religiosa, dell'alcolismo: la birra e la religione sono utilizzati dai singoli come oppio delle proprie coscienze.
    Un altro tema caro all'Autore è la forza attrattiva che i "morti" acquisiscono nella esistenza dei vivi, i quali indugiano nel passato, rinunciano a vivere il presente e rendono sé stessi i veri morti.

    ha scritto il 

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