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Gente di Dublino

Di

Editore: Garzanti

3.8
(8848)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Catalano , Portoghese , Greco , Galego

Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: Marco Papi ; Prefazione: Nemi D'Agostino

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il primo libro di racconti che ho letto e che ho adorato...storie semplici ma che, con uno stile innovativo ed elegante, descrivono perfettamente vari tipi di persone che dominano la Dublino del Novec ...continua

    Il primo libro di racconti che ho letto e che ho adorato...storie semplici ma che, con uno stile innovativo ed elegante, descrivono perfettamente vari tipi di persone che dominano la Dublino del Novecento. L'autore guida il lettore in un percorso di scoperta della società irlandese, senza escludere nessuna fascia di età, infatti, i racconti trattano di bambini, adolescenti, adulti e anziani. I racconti che ho preferito sono Arabia, Eveline e I morti, che mi ha commosso e di cui ho anche assistito ad una riuscitissima rappresentazione teatrale davvero emozionante. Un autore di cui ho avuto il piacere di fare conoscenza e che sicuramente non abbandonerò.

    ha scritto il 

  • 5

    15 grandi racconti

    Tra i miei preferiti sicuramente "Eveline" e "I Morti".
    Joyce è un grandissimo scrittore, che si muove agevolmente tra il romanzo e il racconto con grazia e maestria.

    ha scritto il 

  • 3

    “La sua anima aveva sfiorato quella regione dove dimorano le immense moltitudini dei morti. Era conscio della loro esistenza irrequieta e palpitante, eppure non riusciva ad afferrarla. La sua stessa i ...continua

    “La sua anima aveva sfiorato quella regione dove dimorano le immense moltitudini dei morti. Era conscio della loro esistenza irrequieta e palpitante, eppure non riusciva ad afferrarla. La sua stessa identità si dissolveva a poco a poco in un mondo grigio e impalpabile; e il mondo che quei morti avevano un tempo costruito e abitato, quello stesso mondo sfumava e si rimpiccioliva”.
    “Gente di Dublino” (“Dubliners”) è una raccolta di 15 racconti, terminata nel 1905 e pubblicata da Joyce nove anni dopo, con lo pseudonimo di Stephen Daedalus. Scritto in esilio, è il primo attacco dello scrittore contro Dublino.
    Joyce scrisse che la sua intenzione era di mostrare “la storia morale” di Dublino, come “centro della paralisi”: il suo metodo era la “scrupolosa meschinità”. Per paralisi, Joyce intende stagnazione, apatia, la repressione degli impulsi, delle passioni ed emozioni, la falsa rispettabilità, conformismo, mediocrità, l’autoillusione, l’impotenza. La fuga, soluzione mai efficace, è la conseguenza della paralisi, nel momento in cui i protagonisti comprendono la propria condizione.
    Le storie sono tenute insieme dalla comune idea della ”morte in vita”: tutti i personaggi falliscono, sono frustrati, rinunciatari delusi o indifferenti. I termini e le immagini evocate suggeriscono l’idea di decadimento, squallore e desolazione. Alcune volte un’epifania, un’improvvisa illuminazione o rivelazione della verità e dell’essenza della realtà, lampeggiano nella mente dei protagonisti, togliendoli dal loro stato di cecità.
    Le storie mancano volutamente di trama ed azione, affrontano eventi banali, senza mai raggiungere un’ apice, volendo essere la semplice rappresentazione dell’uomo e della società moderna.
    I protagonisti del libro sono persone di Dublino, di cui vengono narrate le storie di vita quotidiana. A dispetto della banalità del soggetto, il libro vuole focalizzare la propria attenzione su due aspetti, comuni a tutti i racconti: la paralisi e la fuga. La prima è principalmente una paralisi morale, causata dalla politica e dalla religione dell'epoca. La fuga è conseguenza della paralisi, nel momento in cui i protagonisti comprendono la propria condizione. La fuga, tuttavia, è destinata a fallire sempre.
    Tutti gli abitanti di Dublino sono "spiritualmente deboli", hanno paura degli altri abitanti e sono in qualche modo schiavi della loro cultura, della loro vita familiare e politica ma soprattutto della loro vita religiosa. In realtà, ciò che Joyce tiene a mostrare non è tanto questa situazione di debolezza, quanto il modo in cui questa si riveli alle "vittime" di questa "paralisi" morale (Joyce ne parla come "Paralysis"). Quindi diventare consapevoli di questa situazione è proprio il punto di svolta di ogni storia: conoscere se stessi è alla base della morale, se non la morale stessa. Ad ogni modo, pur se l'obiettivo di Joyce sembra prevalentemente morale, Joyce non si comporta mai come un educatore dando istruzioni su come superare questa situazione, anzi il tema principale dell'opera è l'impossibilità di uscire da questa condizione di "paralisi". Ergo la "fuga" da questa situazione e il conseguente fallimento di questa fuga è un altro tema dell'opera.

    ha scritto il 

  • 3

    Le sorelle ***
    Un incontro ***
    Arabia **
    Eveline ****
    Dopo la corsa **
    I due galanti ****
    Pensione di famiglia ****
    Una piccola nube ****
    Rivalsa ***
    Polvere ***
    Un caso pietoso ***
    Il giorno dell'ede
    ...continua

    Le sorelle ***
    Un incontro ***
    Arabia **
    Eveline ****
    Dopo la corsa **
    I due galanti ****
    Pensione di famiglia ****
    Una piccola nube ****
    Rivalsa ***
    Polvere ***
    Un caso pietoso ***
    Il giorno dell'edera *
    Una madre ***
    La grazia ***
    I morti ***

    Nonostante il voto relativamente bassino devo dire che questa raccolta di racconti non mi è dispiaciuta affatto: certamente ci sono racconti che ho trovato noiosi ma alcuni sono davvero belli, soprattutto quelli che hanno un personaggio femminile rilevante; al contrario però il romanzo più lungo e famoso, I morti, non mi ha particolarmente colpita.
    Bisogna ammettere che essendo una prima opera lo stile narrativo di Joyce non è sicuramente alla suo punto massimo, si nota solo un leggerissimo richiamo a quel stream of consciousness tanto famoso e che andrà a caratterizzare in maniera evidente Ulisse ma soprattutto Finnegan's Wake e forse proprio per questo sono racconti più comprensibili di quello che mi aspettavo; lo stile realistico si nota sin dall'inizio con frasi concise e secche e l'uso dell'epifania rende davvero particolari questi racconti.
    Joyce ci racconta una Dublino ferma e paralizzata dalla morale, dai dogmi religiosi e politici che frenano la spontaneità di un popolo che in maniera diversa cerca una sorta di via di fuga, una scappatoia per liberarsi e abbandonare questa sensazione di bassezza e, come già accennato in precedenza, è proprio attraverso l'uso dell'epifania che illumina i suoi personaggi, attraverso l'accadimento di un insignificante gesto che porterà il protagonista alla vera consapevolezza di se stesso. Joyce non lascia soluzioni da seguire ma mostra loro il lato marcio e il decadimento dei valori morali.

    ha scritto il 

  • 4

    Il titolo può sembrare quanto di più banale esista al mondo.
    Invece è azzeccatissimo, che più semplice non si può, ma davvero calzante, perché sono proprio loro i protagonisti, gli abitanti di questa ...continua

    Il titolo può sembrare quanto di più banale esista al mondo.
    Invece è azzeccatissimo, che più semplice non si può, ma davvero calzante, perché sono proprio loro i protagonisti, gli abitanti di questa Dublino di fine Ottocento.
    Se si è curiosi delle persone e avidi di storie, non si potrà fare a meno di trovare bellissimi questi racconti, in particolare Un incontro, dove due ragazzini marinano la scuola, oppure Pensione di famiglia, dove la figlia della proprietaria ha una storia con uno dei pensionanti, o ancora Conti pari, in cui un impiegato stanco e ribelle insulta il principale ed esce a ubriacarsi con gli amici (io mi sono divertita tantissimo a leggerlo!)

    ha scritto il 

  • 4

    un coupe de

    l'ho adorato; l'ho letto anche in italiano, ma non c'è paragone con la versione in lingua. a Joyce è andata bene: il libro è diventato un capolavoro grazie a tre storie.

    ha scritto il 

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