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Gente di Dublino

By James Joyce

(2321)

| Paperback | 9788804448310

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Book Description

Secondo la definizione di Joyce, "Gente di Dublino" è la spietata e nichilista radiografia di una città, del suo ambiente e dei suoi abitanti. Quindici racconti brevi. Quindici schizzi esistenziali che hanno per protagonisti i "reietti del banchetto Continue

Secondo la definizione di Joyce, "Gente di Dublino" è la spietata e nichilista radiografia di una città, del suo ambiente e dei suoi abitanti. Quindici racconti brevi. Quindici schizzi esistenziali che hanno per protagonisti i "reietti del banchetto della vita". Storie in equilibrio fra elemento realistico e simbolico, che mescolano angoscia e disperazione. Epifanie, rivelazioni di una verità tragica, ma anche comica. Un libro che Joyce ha rigorosamente architettato sullo schema che sarà proprio di tutte le sue opere: la vita dell'uomo, dell'intera umanità. Compaiono dunque i racconti dell'infanzia, dell'adolescenza, della maturità e della vita pubblica, secondo il tipico modello delle età e delle situazioni umane. Una sorta di cornice per questi bozzetti naturalistici ancora rispettosi dei moduli narrativi ottocenteschi; ma un'attenta lettura può già rintracciarvi quel deciso accostamento all'oggettività che Joyce, ormai rivolto ad esplorare se stesso, svilupperà nei suoi capolavori.

632 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Curiosando in libreria mi sono imbattuto per caso in questa raccolta di racconti scritta da un misconosciuto autore irlandese di inizio Novecento e pubblicata qualche anno fa da una piccola casa editrice indipendente, credo con l'intenzione di trovar ...(continue)

    Curiosando in libreria mi sono imbattuto per caso in questa raccolta di racconti scritta da un misconosciuto autore irlandese di inizio Novecento e pubblicata qualche anno fa da una piccola casa editrice indipendente, credo con l'intenzione di trovare una propria nicchia editoriale ripescando e rivalutando voci di scrittori marginali. Non avevo mai sentito nominare questo Joyce ma il libro aveva una bella copertina colorata che ha attirato la mia attenzione così l'ho comprato a scatola chiusa. Poi sono arrivato a casa e, oibò!, mi sono accorto che il libro su Anobii aveva una quota sorprendentemente alta di giudizi negativi:

    Noioso
    Pesante
    Lento
    Deprimente
    Insignificante
    Inconcludente
    Sciatto
    Una presa in giro

    Allora mi sono detto: complimenti, hai preso l'ennesima fregatura. Ma, accidempoli, ormai avevo speso ben 3,99 euro, non potevo non leggerlo...

    E l'ho letto. L'ho letto, cercando inutilmente di fingere che fosse un libro qualsiasi. Alla fine mi sento di dire solamente una cosa: se fosse possibile fare un parallelo tra letteratura e architettura, quando la narrativa aveva ancora in prevalenza lo stile della Gare d'Orsay (i racconti di Dubliners furono scritti tra il 1904 e il 1907) quello di Joyce era già come il razionalismo del Bauhaus. Questo non significa, ovviamente, che il libro debba piacere per forza (alcuni racconti li ho letti oggettivamente con poco interesse), però è sufficiente a metterlo sul piedistallo. In questi quadretti di opprimente provincialismo e grigia inerzia esistenziale, nella loro costruzione stilistica, nella loro prospettiva sulle cose del mondo, c'è già, in trasparenza, l'intera modernità: affacciandosi dalla Dublino di Joyce e guardando il panorama si vedono già Hemingway e Salinger, poi Carver e la Munro, e laggiù in fondo, sulla linea violetta dell’orizzonte, tutti i sudamericani.

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    Calibano said on Oct 29, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ma belli questi racconti, proprio belli. Ognuno di essi è una porta sull'anima di qualcuno. Un mondo intero quasi in ogni racconto.

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    Miriamglserrano said on Oct 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Boh, forse sono io a non essere all'altezza, ma non mi dice granché. I racconti sono tutti irrisolti, alcuni in modo quasi brutale. E' vero che il racconto, come forma di scrittura, si presta al finale aperto, molto più del romanzo. Ma c'è un limite. ...(continue)

    Boh, forse sono io a non essere all'altezza, ma non mi dice granché. I racconti sono tutti irrisolti, alcuni in modo quasi brutale. E' vero che il racconto, come forma di scrittura, si presta al finale aperto, molto più del romanzo. Ma c'è un limite... Qui spesso la fine arriva come una mannaia che trancia tutto e ti lascia con l'amaro in bocca. L'unico racconto che mi è piaciuto è "I morti", che (guarda caso) è il più noto.

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    Alessandro Soprani said on Sep 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dispiace sempre criticare i classici, ma questo romanzo non mi ha trasmesso nulla. Se lo stile di Joyce è piacevole, la trama (o dovrei dire l'assenza di trama?) non lo è per nulla per il semplice motivo che non c'è una trama. I luoghi sono "anonimi" ...(continue)

    Dispiace sempre criticare i classici, ma questo romanzo non mi ha trasmesso nulla. Se lo stile di Joyce è piacevole, la trama (o dovrei dire l'assenza di trama?) non lo è per nulla per il semplice motivo che non c'è una trama. I luoghi sono "anonimi": non riuscivo proprio a figurarmeli. Le immagini che mi evocava erano sfocate, non nitide come mi accade solitamente. I personaggi che più piatti e senza senso non si può, i personaggi (che devono essere la parte più importante di un libro) non emergono, non si distinguono. Di solito leggo 208 pagine in meno di un giorno, tranne in questo caso. Ho impiegato due settimane a smaltire le pagine e l'ho terminato con un sospiro di sollievo.

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    myricae said on Sep 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Quan el vaig llegir per primera vegada no sabia si no m'havia agradat perquè no l'havia entès. Aquesta segona vegada puc dir que l'he entès i que no m'ha agradat, excepte pel conte final "the Dead". La resta d'històries m'han semblat molt semblants, ...(continue)

    Quan el vaig llegir per primera vegada no sabia si no m'havia agradat perquè no l'havia entès. Aquesta segona vegada puc dir que l'he entès i que no m'ha agradat, excepte pel conte final "the Dead". La resta d'històries m'han semblat molt semblants, tot i les diferències: sempre hi ha un dublinès frustrat.

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    Musica said on Sep 10, 2014 | Add your feedback

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