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Gente di Dublino

Di

Editore: Orsa Maggiore Editrice

3.8
(8692)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 286 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Catalano , Portoghese , Greco , Galego

Isbn-10: 8823904218 | Isbn-13: 9788823904217 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gian Luca Guerneri

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
"Non è colpa mia se l'odore di cenere, d'erbe macerate e d'immondizie aleggia sulle mie novelle. Io credo seriamente che Lei ritarderà il corso della civiltà in Irlanda, se impedirà agli irlandesi di contemplare per bene se stessi nel mio specchio tirato a lucido"... scriveva Joyce nel 1906 all'editore inglese che lo pressava affinché modificasse quelle parti di Gente di Dublino che venivano ritenute "scandalose" e "offensive". Trascorsero ancora nove anni. Poi l'editore si convinse a pubblicare integralmente i quindici racconti.
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  • 3

    Bel libro. Nono sono un fun dei racconti ma questa volta devo ricredermi... lettura scorrevole, interessante ... alcuni racconti eccezionali per quanto riescono a scaldarti il cuore...altri un pò meno ...continua

    Bel libro. Nono sono un fun dei racconti ma questa volta devo ricredermi... lettura scorrevole, interessante ... alcuni racconti eccezionali per quanto riescono a scaldarti il cuore...altri un pò meno... nel complesso piacevole.

    ha scritto il 

  • 3

    At the beginning, I was a little bit afraid because I had thought that Joyce would have a hard narrative style due to his most well-known novel Ulysses. Nevertheless, Dubliners is a collection of shor ...continua

    At the beginning, I was a little bit afraid because I had thought that Joyce would have a hard narrative style due to his most well-known novel Ulysses. Nevertheless, Dubliners is a collection of short stories quite accessible and straightforward concerning stylistic techniques. Dublin is the chosen settlement for the development of all the life of the characters, and this city seems to produce a constant paralysis which stops them from achieving their real desires and ambitions. If I had to chose one, I think that would be Eveline, as she is a young lady with an inner struggle about escaping from the social conventions of domestic duty who eventually is not capable of running away from her destiny, remaining as “a helpless animal”.
    In my opinion, every single story offers a different standpoint, but all of them have an implicit criticism presented to the readers by the author. Joyce strikes Dublin as a city of decay and backwardness in which its citizens are stuck, and for most of them, the moments of epiphany do not lead them to a better situation. Moreover, marriage occupies an important place in this collection, since it is depicted as a negative element that increases frustration and repression, which is and idea that perfectly combines with Joyce’s own judgements on the issue.
    In conclusion, I was quite surprised about the simplicity of this book and the critical and interesting perspective used by Joyce to convey his message, and I would be delighted to read something else from this Irish author, who by the way disowns his beautiful and green land that I liked so much!

    ha scritto il 

  • 3

    Una serie di racconti ambientati nella Dublino di inizio '900. Il filo conduttore della raccolta è la vacuità morale e l'impossibilità di trovare una via d'uscita a tale condizione.

    ha scritto il 

  • 4

    Dublin is a small small world

    Sulla difficoltà di recensire un libro di racconti, ho già detto. In questo caso, però, è possibile e naturale giudicare la totalità delle storie, poiché - per tema e per stile - esse compongono davve ...continua

    Sulla difficoltà di recensire un libro di racconti, ho già detto. In questo caso, però, è possibile e naturale giudicare la totalità delle storie, poiché - per tema e per stile - esse compongono davvero un mosaico coerente e ricco di senso.
    Merito dell'autore, ovvio.
    Scrivo in pieno innamoramento, ma è inutile aspettare che il picco di adorazione verso Joyce, che mi ha colto dopo aver letto l'Ulisse, passi. Non passerà; è un incantesimo che si promette felicemente eterno.
    Tornando sul pezzo, Dubliners - essendo il suo esordio, sofferto dalla sua genesi alla tardiva pubblicazione (esattamente cento anni fa) - è completamente ancorato a quella città. Ancorato e involuto, quasi Dublino fosse una prigione - fisica e soprattutto morale - per ognuno dei suoi figli. Tutti i protagonisti, si sa, soffrono la propria condizione e sbattono le ali, invano, per tentare di spiccare un decollo lontano.
    Ciò accade dal primo all'ultimo episodio che, tematicamente, possono dividersi in sezioni corrispondenti all'età del protagonista: infanzia, adolescenza, maturità e inserimento nella vita pubblica; a cui si aggiunge, come ciliegina sulla torta o come un'aureola luminosa, l'ultimo e più lungo racconto. Un capolavoro, questo.
    Il libro è intriso di realismo, un realismo ben diverso da quello francese e italiano dello stesso tempo; inoltre, il riferimento ai valori imposti - il cattolicesimo, la piccola borghesia - è onnipresente ma mai stucchevole. Tutto ciò rende ogni storia necessaria e mai superflua, non si perde un briciolo di coerenza e si legge con l'avidità di chi vorrebbe imparare non solo a scrivere, ma a leggere così il mondo intero.

    ha scritto il 

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