parla da solo... ecco qua:
"A noi non importava entrare nel sistema dell’arte, ma mostrare l’utopia realizzata, anche se solo per un breve tempo."
"... Un vecchio andava tutte le sere a cantare il tramonto in una grotta in cima alla montagna.
E tutte le sere un bambino lo seguiva Continue
parla da solo... ecco qua:
"A noi non importava entrare nel sistema dell’arte, ma mostrare l’utopia realizzata, anche se solo per un breve tempo."
"... Un vecchio andava tutte le sere a cantare il tramonto in una grotta in cima alla montagna.
E tutte le sere un bambino lo seguiva per osservarlo a distanza.
Un giorno il bambino gli domandò: - Canti da solo. La tua gente è dispersa, disgregata, sterminata dall’alcool, la fatica, la fame, le droghe, il carcere... Ormai parlano solo la lingua dell’impero e non sono nemmeno in grado di capirti... perché continui a cantare? Sei rimasto solo.
Il vecchio rispose: - Se non lo facessi vorrebbe dire che hanno preso anche me.
Dire che l’arte è morta non significa niente: l’arte muore nel momento in cui muore il bisogno di liberazione."
"... Scrivere “artista” è un piccolo segnale, ironico, nei confronti di questa società. Se ti riconosceranno e ti pagheranno per delirare, potrai chiamarti artista e farlo come io sto facendo ora con te. D’altronde, se non lo facessi, non potrei rispondere alle tue domande così profonde e complesse. Ti ringrazio davvero per costringermi a pensare, ma non sono un filosofo. Non ho sistematizzato pensiero. Le cose che mi chiedi sono talmente più grandi di me che, per rispondere ho solo una possibilità: andare nel profondo ed estrarre una reazione dall’immediatezza dell’istinto. È quanto di più animale io possieda in me: se pensassi, non risponderei e rimarrei annichilito dalla complessità.
Devo calare il secchio intellettivo legato alla corda del sentire nel pozzo dell’essere per estrarne l’acqua della verità. Ma è acqua. E col freddo della fissità, della certezza, del dogma, potrebbe essere ghiacciata, dura, riflettente e incapace di accogliere nuova acqua, di mescolarsi ad altre verità. E io sono obbligato a riscaldarla con la vita. E se fosse troppo calda di passioni? Potrebbe evaporare lasciandomi a secco. E io sono costretto a convogliarvi sopra una corrente d’aria fresca, un vento di voci, di nuove alterità. E se diluviasse? Potrebbe mescolarsi con troppa acqua, diventare fangosa e illeggibile. E io devo ripararla con un coperchio di silenzi. E se venisse la siccità, la solitudine? Seccherebbe. Ed io devo faticare per andare nei pozzi più forniti e pazientemente trasportarne altra con dei contenitori pesanti di conoscenza. E se il pozzo crollasse? Le pietre dell’io soffocherebbero di macerie la sorgente che andrebbe a sgorgare altrove. Ed io morirei di sete. Devo saper curare il pozzo.
Praticare la visione significa estrarre dal sogno, dall’istinto, dall’immagine, nel modo più continuo e sistematico come ho fatto ora con te: improvvisando una metafora ho attinto ad un’acqua che non sapevo di possedere.
È la facoltà più originaria dell’uomo. Con questa ha costruito tutto. Beviamo alla sua salute."