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Gerico 1941

Storie di ghetto e dintorni

Di

Editore: Bollati Boringhieri (Varianti)

3.8
(13)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 195 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8833920224 | Isbn-13: 9788833920221 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Un racconto lungo, più quindici brevi storie dell'epoca della Shoah ricostruite da Argamante sul filo della memoria e della documentazione. Il luogo è la Lituania degli anni bellici, che nel 1940 aveva subito l'occupazione sovietica, per poi passare sotto il controllo tedesco nel 1941 e tornare infine sovietica nel 1944. In questi terribili frangenti, particolarmente drammatica è la sorte degli ebrei, tra umori antisemiti ampiamente diffusi nel paese, politica di sfruttamento e sterminio attuata dai nazisti e paura/speranza nei confronti dei "rossi". Cose che si conoscono ma che qui rivivono in singoli fatti, in individui concreti - ebrei e SS, lituani e tedeschi, resistenti e collaborazionisti, bambini, giovani e vecchi, uomini e donne - nelle loro illusioni, nelle loro debolezze, nelle loro viltà, nella loro forza, nelle loro meschine ambizioni. Le storie, tutte di grande interesse, sono raccontate con secchezza, con una cifra di sarcasmo ironico che fa risaltare ancora di più l'orrore. Argamante non si ritrae dinanzi agli episodi più ambigui, senza però alcun compiacimento; ci narra anche di comportamenti, nella comunità ebraica, squallidi e conniventi, certo biasimevoli da parte di noi spettatori al sicuro, ma la condanna per chi spinge l'uomo nel baratro è inesorabile.
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  • 4

    Che i territori Baltici siano stati una tragica tomba per un numero spaventoso di ebrei è cosa nota. Nei periodi in cui ho soggiornato in Lituania mi sono sempre chiesto perché pochissime tracce vi fossero di uno dei più efficienti momenti di un cotale sterminio. La risposta è nell’uomo, nell’ant ...continua

    Che i territori Baltici siano stati una tragica tomba per un numero spaventoso di ebrei è cosa nota. Nei periodi in cui ho soggiornato in Lituania mi sono sempre chiesto perché pochissime tracce vi fossero di uno dei più efficienti momenti di un cotale sterminio. La risposta è nell’uomo, nell’antisemitismo che nel tempo è fermentato in quelle lande. Ed anche adesso non si trova granchè, il Forte Nove di Kaunas è poco più di un cartello nella pioggia, qualcosa che viene dilavato anche dalla memoria, dalla coscienza. Alle domande agli amici lituani non sono seguite risposte; pochi e sfuggenti i riferimenti museali.
    Leggere Gerico 1941 di Igor Argamante lascia ancora una volta disarmati. L’autore, di origine russa-polacca ed italiana e naturalizzato italiano, racconta personali memorie ricucite dai documenti storici. Laddove ha potuto ha integrato, come nel caso della piccola Julia, ricercata successivamente in Israele; altrove ha nutrito i dati storici con la letteratura, ha creato alcuni racconti o brevi storie, quasi tutti confitte in quelle terre dove russi, polacchi e tedeschi hanno storicamente fatto a gara a passare, devastare, imporre un dominio.
    Il racconto iniziale è quello più articolato e vede il condensarsi della vita di un bambino, Hansi, e dei suoi genitori ed amici in un caseggiato di Vilnius, un rifugio di passaggio nello sfortunato tentativo di trovare una via di fuga forse verso la Scandinavia. Anche qui il bambino è ebreo di nascita ma culturalmente estraneo alla pluralità dei correligionari in città. Argamante racconta di lui, dei polacchi e del terribile passaggio di una città, da sempre sito di grande cultura ebraica, a crocevia dell’inflessibile programma di degiudeizzazione ordito dal Reich. Argamante aggiunge altri quattordici racconti, taluni brevissimi: dal ghetto di Vilnius a Klooga a Kaunas al campo di Ponary, sono gli uomini ad attirare la luce del riflettore. Per lo più sono omini, gente di modesta levatura e modestia umana, collaborazionisti, delinquenti, miserabili burocrati prestati allo sterminio. Altrove qualche figura pietosa, come il giovane Rakevicius ed il contadino Jakubauskas, ai quali si deve se Julia, piccola infante salvata tra le foreste, ora è viva. Ma Argamante scrive le sue storie senza edulcorare, senza costruire “letteratura” fronzoluta; evita accuratamente il pedale della emotività, non si sofferma più del necessario sui particolari, evitando descrizioni paesaggistiche. Ne emerge un crudo libro dove campeggiano soprattutto il tentativo di sopravvivere ad ogni costo di alcuni e l’oscuro, insensato desiderio di adempiere l’orribile e maniacale mandato di nettare la razza degli altri, uomini che, in altri contesti, sarebbero stati offuscati dalla loro stessa mediocrità ed invece giocano un ruolo di sacrifcatori nei panni militari ornati di croci uncinate. Ma non si salvano neppure Gens, il comandante ebreo del ghetto, chiuso nel suo ruolo ambiguo, i suoi poliziotti ebrei, i delatori. Perfino i resistenti del ghetto, disorganizzati e male armati, denunciano la loro inerme povertà. Le sciabolate di ironia ed il sarcasmo tagliente di Argamante-Argamakow conferiscono un lucore corrusco soprattutto a questi personaggi, ai contesti dove l’ambiguità e la disumanità regnano sovrani, rendendo palese lo scopo di questi racconti nella testimonianza e nella denuncia. Che il testimone ed il narratore non sia ebreo è secondario: abituati alla sofferta testimonianza diretta di chi c’era e dei discendenti, spesso ci si domanda dove erano, cosa pensavano e cosa hanno detto tutti gli altri.

    ha scritto il 

  • 5

    Ne puoi aver letti tanti, di libri sulla shoah, ma ogni volta è un colpo al cuore, una sensazione quasi nuova di stupore, di incredulità, di spavento.
    Questi racconti di Argamante - ma soprattutto il primo, più lungo, "Un amico ebreo" - ambientati in Lituania, offrono un nuovo (per m ...continua

    Ne puoi aver letti tanti, di libri sulla shoah, ma ogni volta è un colpo al cuore, una sensazione quasi nuova di stupore, di incredulità, di spavento.
    Questi racconti di Argamante - ma soprattutto il primo, più lungo, "Un amico ebreo" - ambientati in Lituania, offrono un nuovo (per me) drammatico pezzetto di quell'infame storia che ha insanguinato il novecento europeo.
    Ben scritto, con semplicità e rigore documentale, da un non ebreo di cui si avverte vivo, dopo decenni, il dolore indelebile del ricordo.

    ha scritto il