Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Germinale

Di

Editore: Einaudi

4.4
(1277)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 518 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Portoghese , Turco

Isbn-10: 8806135309 | Isbn-13: 9788806135300 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Camillo Sbarbaro

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

Ti piace Germinale?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    8/10

    Il mio primo Zola, snobbato fino ad ora per colpa della filosofia alle superiori.
    Ebbene sì, ho studiato Zola alle superiori sia in francese che in filosofia ma poi non ho mai letto niente di suo, per ...continua

    Il mio primo Zola, snobbato fino ad ora per colpa della filosofia alle superiori.
    Ebbene sì, ho studiato Zola alle superiori sia in francese che in filosofia ma poi non ho mai letto niente di suo, perchè?
    Semplice, mi stava antipatico.
    La prima impressione, quando l'ho studiato durante le ore di francese, era che fosse uno di quegli intelletualoidi alla "so tutto io" che aveva scritto una miriade di libri noiosissimi, ma non avendo mai letto nessun estratto dai suoi libri avrei anche potuto interessarmene se non fosse che ci si è messa anche la prof di filosofia a parlarne.
    Premetto che la maggior parte dei filosofi non ha ricevuto da parte mia una particolare stima (nonostante filosofia, come materia, mi sia sempre piaciuta) ma Zola proprio non l'ho retto.
    Non ero d'accordo su niente, non vedevo l'ora di passare a qualcuno di più interessante.
    E, così, Zola è stato archiviato.
    Arrivata, ora, alla "veneranda" età di 25 anni ho, però, cambiato idea grazie alle molteplici recensioni positive che ho letto dei suoi libri e ho deciso di provare, pensando di aver sbagliato ad averlo accantonato così, senza nessuna possibilità.
    Tutta questa lunga e noiosa premessa per dirvi che, dopo la lettura di Zola, mi aspettavo o di esserne estasiata o di esserne schifata e, perciò, ci sono rimasta davvero male quando mi sono ritrovata a pensare "bello ma non sto granchè", cioè una tristissima via di mezzo.

    Partiamo dalla trama, elemento più importante per la maggioranza; è molto interessante. Tratta della vita in miniera e descrive magnificamente le condizioni, i problemi e la mentalità dei minatori di quei tempi. Sicuramente non è una trama che "acchiappa" ma, difficilmente, qualcuno cerca un classico per questo fine, perciò in quest'ambito sono più che soddisfatta.
    Lo stile, niente di che. Questo è uno degli elementi che più mi hanno fatto ricordare le mie idee pregresse su Zola. Trovo la tecnica dello scrivere come il personaggio pensa la migliore per far comprendere il personaggio stesso e per entrare in empatia con lui, in questo caso Zola non lo fa. Ho intravisto qualche tentativo qui e là ma, sicuramente, il libro è molto omogeneo e, per i miei gusti, fin troppo ampolloso per descrivere una condizione così misera.
    Questo si ricollega al punto di debolezza maggiore che ho riscontrato: l'empatia con i personaggi.
    Leggendo 650 pagine di un romanzo dove ai protagonisti succede di tutto e di più non si può rimanere indifferenti e, invece, a me è capitato. Questo perchè l'autore ogni volta che poteva entrare un po' di più nella mente del personaggio si allontava, invece, da essa per descrivere nuovi fatti. Questo non mi è piaciuto. Lungi da me elogiare i libri troppo sentimentali che si dilungano sulla tristezza e il pessimismo provati dai personaggi ma una buona via di mezzo l'avrei apprezzata maggiormente.
    E poi, diciamoci la verità, io ho la lacrima facile quando leggo, specie se leggo di animali maltrattati e qui invece nemmeno una gocciolina, nemmeno il dubbio e di motivi ne avrei dovuti avere, invece, a volontà data la trama molto dura.
    Tutto sommato lo trovo, perciò, un libro scritto bene (ma non nello stile che avrei prediletto) con dei personaggi ben caratterizzati ma poco profondi (e anche parecchio incoerenti, cosa che li rende verosimili ma al contempo odiosi) che sono contenta di aver letto perchè mi ha resa più informata ma non mi ha fatto provare alcuna emozione.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un romanzo terribile

    Questo è un romanzo terribile. Ci si alza dalla sua lettura come ci si solleverebbe dal mucchio di macerie della casa disastrata che ci è crollata addosso. Non ho parole per esprimere la forza dirompe ...continua

    Questo è un romanzo terribile. Ci si alza dalla sua lettura come ci si solleverebbe dal mucchio di macerie della casa disastrata che ci è crollata addosso. Non ho parole per esprimere la forza dirompente che un romanzo come questo smuove nelle coscienze; come i discorsi di Stefano Lantier: non si può fare a meno di soccombervi.
    Eppure ho iniziato la lettura molto riluttante. Attraversando un periodo non facile della mia vita personale, più volte all'inizio ho maledetto questa miniera e le sue minuziose descrizioni come una maledizione di libro che mi faceva sentire ancora più opprimente l'angoscia che già respiravo. Ma di capitolo in capitolo questa si è tramutata in interesse, che cresceva man mano che cresceva la mia confidenza con questo popolo di Miserables... Alla fine non ho potuto fare a meno di condividere tutto ciò che i minatori provavano, dalla rabbia impotente all'esasperazione invocatrice di una giusta morte...anche questa terribilmente negata...
    Non sono solo sotto l'effetto della prima impressione: sono certa che questo è un romanzo che lascia inalterate le impressioni che produce.

    ha scritto il 

  • 5

    Arrivo davvero tardi a leggere Zola e mi mangio le mani, perché questo romanzo mi è davvero piaciuto! Aiutato dall'ottima traduzione di questa edizione, arricchita da puntuali note che chiariscono e c ...continua

    Arrivo davvero tardi a leggere Zola e mi mangio le mani, perché questo romanzo mi è davvero piaciuto! Aiutato dall'ottima traduzione di questa edizione, arricchita da puntuali note che chiariscono e contestualizzano le vicende narrate, trovo che il romanzo abbia retto benissimo la prova del tempo, sia per i temi trattati che per lo stile narrativo, asciutto e diretto, quasi mai letterario, ma molto efficace.

    Di cosa parliamo quando parliamo di lotta di classe? Di povertà, di sfruttamento degli indigenti? Di lotte sindacali e di socialismo? Le risposte sono tutte in questo cupo romanzo.

    Per secoli le miniere di carbone di Mountsou hanno inghiottito (spesso letteralmente) i minatori della zona e dato loro esigui mezzi di sussistenza, mentre facevano la ricchezza dei borghesi e degli azionisti della Compagnia Mineraria. La crisi industriale però minaccia l'attività estrattiva alle fondamenta: nessuno vuole più il carbon fossile. Allora la Compagnia corre ai ripari rifacendosi sugli operai, tagliando il loro salario e riducendoli ancora di più alla fame. Esasperati da questa situazione, aizzati dall'ex operaio meccanico Étienne folgorato dal socialismo, cominciano uno sciopero durissimo che li porterà allo stremo. Solo l'intervento dell'esercito, dopo mesi di sciopero, porrà fine alla protesta violenta, lasciando dietro di sé una scia di sangue. La ricca borghesia è così salva. I minatori, sconfitti ed umiliati, vengono costretti a rinunciare ad ogni rivendicazione, perpetuando il loro destino di sfruttati che genereranno altri sfruttati, condanna della loro miserevole condizione.

    Utilizzando uno stile etnografico improntato al realismo, Zola ci mostra il contrasto stridente tra le miserevoli condizioni di vita dei minatori e l'opulenza dei borghesi. Nulla sfugge al suo sguardo, nemmeno la sessualità, raccontata in modo molto carnale: da questo punto di vista non sembra nemmeno il classico pudico romanzo ottocentesco.

    Ma com'era la vita di un minatore dell'epoca? Un'esistenza di stenti, vissuta nella promiscuità, tra violenze, ignoranza e povertà. Sempre con l'assillo della fame, improntata spesso al vizio, sottomessa al potente di turno. E piena di una fatica immane, giornaliera, sfiancante. Una sorta di gorgo da cui non si poteva che essere risucchiati.

    Mentre il romanzo procede viviamo l'epifania di Étienne, che prende coscienza della condizione miserrima in cui versano lui, i suoi compagni e tutta la classe operaia. Allora si persuade che sia giunto il momento di fare qualcosa per riscattare le loro vite, vedendo la soluzione nel socialismo. In questo processo di riconoscimento di classe, spicca il confronto con l'anarchico Suvarin, che opporrà il suo nichilismo assoluto ad ogni idea di costruire qualcosa di nuovo: mentre uno è per cambiare il sistema, l'altro è per distruggerlo violentemente, non curandosi di cosa verrà dopo. Sia Étienne che Suvarin porteranno a compimento le loro idee, con esiti drammatici in entrambi i casi.

    Insomma tanti temi, in alcuni punti trattati in maniera forse un po' semplicistica, ma capaci di aprirci gli occhi tuttora, perché lo sfruttamento del ricco sul povero, più o meno mascherato, non è mai cessato. Penso basti questo per renderlo una lettura assolutamente necessaria.

    Sebbene sia forte un senso di cupezza che ammanta tutto il racconto, il romanzo si chiude con una voce di speranza: come in primavera i semi germogliano, così i diritti dei lavoratori sono destinati a germogliare. In quale primavera, però, non è dato saperlo.

    ha scritto il 

  • 5

    "Pane, pane, pane!"

    Di Zola avevo letto solo Terese Raquin e mi era piaciuto, ma devo dire che quando tratta la vicende delle masse anziché quella dei singoli, il gigante del naturalismo supera se stesso. Protagonisti di ...continua

    Di Zola avevo letto solo Terese Raquin e mi era piaciuto, ma devo dire che quando tratta la vicende delle masse anziché quella dei singoli, il gigante del naturalismo supera se stesso. Protagonisti di questa vicenda sono i minatori francesi, che si spaccano la schiena per ore sotto terra rischiando la vita e non ne ricavano neanche il necessario per vivere. Affamati e trascurati fin dalla nascita, quasi bestie nella loro promiscuità, quando tra loro arriva Etienne Lantier (figlio dei protagonisti dell'Assommoir, che leggerò a breve) con le sue idee di socialismo, sciopero e rivolta si lasciano trascinare, abbagliati dalla possibilità di sconfiggere il mostro invisibile che ingrassa nell'ombra divorandoli...
    Un romanzo epico, che verso il finale si fa incalzante, commovente, struggente e spietato. Ho ancora nelle orecchie il grido straziante dei minatori di Montsou: "Pane, pane, pane!" e sapere che tante persone oggi ancora vivono così, che anche noi potremmo tornare a vivere così vista la situazione attuale, non è affatto rassicurante!

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro, uno di quei libri fondamentali da leggere nella vita, come Furore per esempio...i poveri che sono poverissimi, i bambini nelle famiglie che fanno i bisogni tutti insieme come fossero ca ...continua

    Un capolavoro, uno di quei libri fondamentali da leggere nella vita, come Furore per esempio...i poveri che sono poverissimi, i bambini nelle famiglie che fanno i bisogni tutti insieme come fossero cagnolini, le persone che si svegliano che è ancora notte per andare a lavorare, al freddo e al gelo, che si mettono il briqué da mangiare sulla schiena sotto i vestiti e si avviano alla miniera come se avessero la gobba, che vivono in dieci in una casetta minuscola e non hanno quasi niente da mangiare, che lavorano sottoterra al buio, in mezzo a correnti freddissime e gran calore, in spazi angusti e claustrofobici, contrapposti alla borghesia benestante che si sveglia al caldo non si chiede mai perché né dice grazie, coi genitori che osservano con amore la figlia grassa e antipatica svegliarsi con comodo e fare colazione con brioche e cioccolata...
    E questo è solo l'inizio, quante cose da dire su Gérminale...!!! La rabbia cieca, cattiva e inutile delle folle, il furore che diventa violento e sempre più crescente, il rifiuto a smettere di scioperare per non vanificare tutta la fatica, la fame e la resistenza già patiti. Il fallimento, tutto che torna praticamente come prima, però la nuova speranza, quella consapevolezza che nel frattempo un passo avanti si è fatto, che la prossima volta andrà meglio. Un romanzone potentissimo, mi vengono le lacrime a ripensarci.

    PS: traduzione eccellente, ma "gli" usato come pronome femminile non si può proprio sentire...è programma di seconda elementare!!! Non è che uno vale l'altro.

    ha scritto il 

  • 3

    C'è sempre una prima volta.
    Questa è la prima volta che arranco con un libro di Zola.
    Germinale è un affresco della società di fine Ottocento, pieno di sofferenza. La durissima vita dei minatori provo ...continua

    C'è sempre una prima volta.
    Questa è la prima volta che arranco con un libro di Zola.
    Germinale è un affresco della società di fine Ottocento, pieno di sofferenza. La durissima vita dei minatori provoca nel lettore tanta tristezza che si acuisce sempre di più man mano che ci si avvicina al finale.
    Ma in molti tratti l'ho trovato pesante, ci sono voluti mesi per trovare il coraggio di finirlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Epico

    forse non sono d'accordo con Oscar Wilde che tale lo definì ma secondo me è un romanzo completo, fatto
    di rivolta e disuguaglianza, universalità del dolore e passioni, indomita lotta e rassegnazione. ...continua

    forse non sono d'accordo con Oscar Wilde che tale lo definì ma secondo me è un romanzo completo, fatto
    di rivolta e disuguaglianza, universalità del dolore e passioni, indomita lotta e rassegnazione. forse poco naturalistico più ottocentesco in realtà, più russo che francese.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo potente e vivo. Mi ha fatto patire la fatica, il desiderio di riscatto, la fame, il freddo, il dolore. E soprattutto la sensazione di essere senza una via d'uscita (in tutti i sensi possibi ...continua

    Un romanzo potente e vivo. Mi ha fatto patire la fatica, il desiderio di riscatto, la fame, il freddo, il dolore. E soprattutto la sensazione di essere senza una via d'uscita (in tutti i sensi possibili).

    ha scritto il 

  • 5

    Al centro del romanzo la potenza della massa, la sua forza e la sua dignità, ma anche la sua impulsività ed imprevedibilità, di cui farà le spese lo stesso protagonista.
    Un racconto duro, realista, sc ...continua

    Al centro del romanzo la potenza della massa, la sua forza e la sua dignità, ma anche la sua impulsività ed imprevedibilità, di cui farà le spese lo stesso protagonista.
    Un racconto duro, realista, sconcertante, per certi versi anche angosciante ed opprimente, ma eccezionale nella sua capacità descrittiva.

    ha scritto il 

Ordina per