Ghetto Diary

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Publisher: Yale University Press

3.8
(15)

Language: English | Number of Pages: 192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0300097425 | Isbn-13: 9780300097429 | Publish date:  | Edition New Ed

Contributor: Betty Jean Lifton

Also available as: Hardcover

Category: Biography , History

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Book Description
Janusz Korczak (1879-1942) is one of the legendary figures to emerge from the Holocaust. A successful paediatrician and well-known author in his native Warsaw, he gave up a brilliant medical career to devote himself to the care of orphans. Like so many other Jews, Korczak was sent into the Warsaw Ghetto after the Nazi occupation of Poland. He immediately set up an orphanage for more than 200 children. Many of his admirers, Jewish and Gentile, offered to rescue him from the ghetto, but Korczak refused to leave his small charges. When the Nazis ordered the children to board a train that was to carry them to the Treblinka death camp, Korczak went with them, despite the Nazis' offer of special treatment. His selfless behaviour in caring for these children's lives and deaths has made him beloved throughout the world; he has been honoured by UNESCO and commemorated on postage stamps in both Poland and Israel. This volume constitutes Korczak's grimly inspiring ghetto diary, accompanied by a new introduction by Betty Jean Lifton, the author of the biography of Korczak.
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    Sarò breve, il tempo di un caffè a metà mattina.
    Sarò fredda, come gli stanzoni gelidi di un orfanotrofio che, perchi li ha vissuti anche solo un giorno di visita, sono tali per quelle alte finestre s ...continue

    Sarò breve, il tempo di un caffè a metà mattina.
    Sarò fredda, come gli stanzoni gelidi di un orfanotrofio che, perchi li ha vissuti anche solo un giorno di visita, sono tali per quelle alte finestre senza tende e tanto cielo.
    Sarò nel ghetto, ad osservare questo pediatra chino sul suo diario e su una scelta.
    Lo guarderò mentre si specchia nel proprio passato, che è comunque presente, come l'anno e il perchè della sua stessa morte: Treblinka, 1942.
    Lo seguirò tra le vie del ghetto, studierò il suo persistere nell'educare, leggendi che voleva "...essere medico e scultore dell'anima dei bambini. Dell'anima. Né più, né meno.". Ambizioso progetto....e lo dico da genitrice.
    Essere nel ghetto e continuare a essere l'uomo che era fuori: a ben guardare il nostro ha sempre vissuto in quell'altro ghetto dal nome 'orfanotrofio' e che strano! faccio solo ora questo collegamento....Nel ghetto si diventa un po' matti di certo e lui comincia a dare i numeri, dividendo gli anni della vita in scaglioni di 7: un tempo nè troppo lungo nè troppo corto, sì da rendersi conto dei cambiamenti.
    E poi la scoperta: l'autore osserva per così tanto tempo e così bene i bambini, che riesce a comprendere come saranno da adulti. Ed è crudele lui stesso, di una crudeltà preventiva quasi, alla moda 'tedesca', vah!!!
    La seconda parte del libro è davvero una serie di appunti propri o altrui, non esaustivi della vita lì, che pure deve essere stata una vita che scorreva nonostante: l'orrore immaginato, si immagina...ecco tutto.
    Si sfiorano corpi di piccini e di adulti, anche quelli abbandonati sui manciapiedi, ma l'autore è sempre chiuso in se stesso e nel suo lavoro, da cui viene vissuto, tra pensieri su religione e morte, anche la propria. Come si conciliava il suo essere affascinato dall'idea della morte con la cura della vita che i bambini da sempre rappresentano? La risposta è il ghetto. Nel ghetto tutto accade. Nel ghetto e nonostante esso egli riesce ad avere una visione completa di quel che gli accade intorno, della Storia, quando dice che "...la cosa essenziale è un'immane migrazione di popoli". Capì il PERCHE'? Lo CAPIMMO TUTTI? Aveva una visione del futuro straordinaria che lo faceva soffrire ancora di più.

    Scopo e lavoro una guerra?!...quanto è moderna questa considerazione?
    Sembra poi costante una certa identificazione da parte sua nel carnefice, saranno i bimbi che non riesce a salvare?...ma è sempre il proprio desiderio di morte che ve lo costringe.
    Devo essere breve con questo argomento: il tempo di un caffè...e quando guardo il fondo della tazzina devo riprendere il libro e aprirlo a pag. 95: 'Via Krochmalna'...dove ho già letto di questa via? Dove si trova, com'è, com'era?
    Basta, è finito il caffè.

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    Leggi le prime 14 pagine del libro

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/diario-del-ghetto
    Cupa, deprimente è la letteratura di memorie. L’artista o lo studioso, il politico o il capo militare entrano nella vita con esuberanza
    di ...continue

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/diario-del-ghetto
    Cupa, deprimente è la letteratura di memorie. L’artista o lo studioso, il politico o il capo militare entrano nella vita con esuberanza
    di progetti ambiziosi, di eccitamenti forti, aggressivi o più moderati: insomma, con la vivacità dell’azione. Scalano vette, superano ostacoli, rafforzano il proprio influsso. Armati di esperienza e di numerose amicizie, si avvicinano alla meta con efficacia e facilità sempre maggiori, una tappa dietro l’altra. Tutto questo dura per decenni, a volte venti o trent’anni. E poi…

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    E' un diario, insieme di annotazioni, sensazioni, riflessioni estemporanee, di questo grande uomo che seppe donare tutto se stesso per la cura e il benessere dei bambini di ieri e di oggi. Perchè la s ...continue

    E' un diario, insieme di annotazioni, sensazioni, riflessioni estemporanee, di questo grande uomo che seppe donare tutto se stesso per la cura e il benessere dei bambini di ieri e di oggi. Perchè la sua pedagogia è una voce autorevole che sale dal profondo dell'anima per insegnare a noi adulti che, diversamente dai bambini, non si ragiona con l'intelletto ma col sentimento.

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    Testimonianza del duro periodo vissuto nel Ghetto di Varsavia di Korczak e della sua Casa dell'Orfano, prima della deportazione a Treblinka. Toccante nel suo amore verso i bambini, nel cercare di farl ...continue

    Testimonianza del duro periodo vissuto nel Ghetto di Varsavia di Korczak e della sua Casa dell'Orfano, prima della deportazione a Treblinka. Toccante nel suo amore verso i bambini, nel cercare di farli star bene ma nello stesso tempo educarli all "angelo della morte". Atroce.

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    E' uno di quei libri che riescono a trasmettere delle emozioni molto intense. Alla fine ho pianto. E non mi era mai successo... Un inno alla vita!

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    Ho conosciuto Janusz Korczak grazie ad un film trasmesso su rai tre una notte di tanti anni fa (erano più o meno i tempi di Shindler's List). Korczak era un libero pensatore, poeta e medico ed uno dei ...continue

    Ho conosciuto Janusz Korczak grazie ad un film trasmesso su rai tre una notte di tanti anni fa (erano più o meno i tempi di Shindler's List). Korczak era un libero pensatore, poeta e medico ed uno dei più grandi educatori di tutti i tempi secondo Betterheim. Ebreo polacco, morì a Treblinka nel 1942 insieme a duecento bambini e educatori della "Casa dell'Orfano" da lui fondata e diretta a Varsavia. In questo libro racconta i mesi vissuti nel ghetto, il presentimento della fine imminente, la lotta per assicurare ai bambini cibo, medicine e vestiario e, nonostante tutto, una Educazione (la maiuscola è voluta). E racconta di sè, Korczak, della sua vita ormai alla fine, di ciò in cui ha creduto e continua a credere.
    Bellissimo, struggente, commovente, didattico.

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