Ghiaccio-Nove

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(2051)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Giapponese , Spagnolo , Polacco , Lettone , Chi tradizionale , Greco , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8807016362 | Isbn-13: 9788807016363 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Delfina Vezzoli

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Uno scrittore decide di scrivere un libro sul giorno in cui è stata sganciatasu Hiroshima la prima bomba atomica. Si intitola "Il giorno in cui il mondofinì" ed è centrato sull'idea di descrivere cosa stessero facendo alcuniscienziati nucleari nell'esatto momento in cui avveniva la catastrofe.Salutato al suo apparire, nel 1963, da Graham Greene come "uno dei tremigliori romanzi dell'anno scritto dal più bravo scrittore vivente","Ghiaccio-Nove" è un libro che contesta quasi ogni aspetto della nostrasocietà attraverso la parodia e l'artificio che, visto il mondo apparentementeprivo di senso in cui ci muoviamo, sembra essere uno dei pochi modi con cuidescriverlo.
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  • 5

    Ho trovato questo romanzo molto bello. Il genere dovrebbe essere di fantascienza ma nell'accezione migliore del termine, quella che preannuncia il futuro leggendo i segni del presente, quella profetic ...continua

    Ho trovato questo romanzo molto bello. Il genere dovrebbe essere di fantascienza ma nell'accezione migliore del termine, quella che preannuncia il futuro leggendo i segni del presente, quella profetica che riesce a farti capire a cosa siamo destinati se continuiamo così. Anche la scrittura di Vonnegut è di alto livello e la storia prende dall'inizio alla fine senza nessun punto morto o oscuro.

    ha scritto il 

  • 5

    Ingredienti: una trama scintillante e kubrickiana (sul genere del Dottor Stranamore), un'innovativa ed interessante religione (bokononismo) il cui fondatore è il primo a dichiararla falsa (ma non per ...continua

    Ingredienti: una trama scintillante e kubrickiana (sul genere del Dottor Stranamore), un'innovativa ed interessante religione (bokononismo) il cui fondatore è il primo a dichiararla falsa (ma non per questo inutile), una nuova scoperta scientifica (ghiaccio nove) in grado di sconvolgere il mondo ed un insieme di personaggi così strampalati da risultare in fondo in fondo molto umani.
    Consigliato: a chi vuol trasformare in sogni i propri incubi per conviverci serenamente, a chi ama chiedersi se le malattie del mondo siano più curabili con le preghiere delle religioni, con le ricerche della scienza o con lo sberleffo dell'ironia.

    ha scritto il 

  • 4

    Ancora straordinario

    In questo fantastico romanzo dello scrittore che, con P. Dick, a mio avviso, meglio incarna, in letteratura, lo spirito agitato dell'America negli anni dal dopoguerra alla crisi dei missili di Cuba, c ...continua

    In questo fantastico romanzo dello scrittore che, con P. Dick, a mio avviso, meglio incarna, in letteratura, lo spirito agitato dell'America negli anni dal dopoguerra alla crisi dei missili di Cuba, culmine della guerra fredda, si avverte la progressione dal romanzo politico, nella prima parte, che, attraverso la fase centrale inquadrabile nella "fantascienza sociale", con l'invenzione di una religione che forse sarà piaciuta a Borges (il celebre Bokononismo, fondato espressamente sulle "panzane"), approda a uno scenario apocalittico nel finale.
    In definitiva ciò che colpisce e fa di Ghiaccio-nove un libro "unico" è l'assoluto senso di spaesamento-straniamento che trae origine non dalle situazioni eccezionali descritte, bensì da un allucinato quotidiano.
    Quello stile un po' scanzonato, un po' folle, e tanto ironico, con cui Vonnegut, con maestria, accorcia e prende le distanze dalla narrazione, affidata peraltro a "uno scrittore" che è il grande cronista degli eventi e che, per definizione, è il mandatario della menzogna letteraria cui l'autore si rimette.

    ha scritto il 

  • 4

    Ghiaccio-nove è un romanzo solo di facciata. Il buon Kurt sceglie questo espediente per parlare in maniera approfondita sull'umanità intesa come l'insieme delle caratteristiche proprie dell'essere uma ...continua

    Ghiaccio-nove è un romanzo solo di facciata. Il buon Kurt sceglie questo espediente per parlare in maniera approfondita sull'umanità intesa come l'insieme delle caratteristiche proprie dell'essere umano. Mi ha fornito un modo diverso di pensare e alcuni spunti per un autocritica personale.

    ha scritto il 

  • 4

    io, costui, non l'avevo mai letto, ed è un bel libro che parla di una bella religione, della scienza, d'un uomo senza cuore, dei suoi figli, di uno scrittore, di una donna bellissima (l'amante inattin ...continua

    io, costui, non l'avevo mai letto, ed è un bel libro che parla di una bella religione, della scienza, d'un uomo senza cuore, dei suoi figli, di uno scrittore, di una donna bellissima (l'amante inattingibile, per usare mezzo titolo d'un libro di zolla, che sorride, che sa togliersi i sandali, che sa dire fine), d'un'isola disperata, della fine del mondo senza scoppi (t.s. eliot : not with a bang) e pero' sotto un cielo "verminoso". le storie s'intrecciano, la scrittura trova delle sentenze memorabili, soprattutto nella leggerezza dei detti della religione del posto in cui le storie culminano. insomma, a me questo libro è piaciuto per la religione che si è inventato e perché parla di religione.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo la prima decina di pagine il mio pensiero è stato "Ma chi cavolo me l'ha fatto fare di mettermi a leggere questa robaccia?". Ma fidatevi e andate avanti: ogni dettaglio acquisterà davvero senso! ...continua

    Dopo la prima decina di pagine il mio pensiero è stato "Ma chi cavolo me l'ha fatto fare di mettermi a leggere questa robaccia?". Ma fidatevi e andate avanti: ogni dettaglio acquisterà davvero senso!

    Il Quattordicesimo libro è intitolato: "Cosa può sperare di fare un uomo saggio per l'umanità della Terra, tenendo presente l'esperienza dell'ultimo milione di anni?".
    Non occorre molto tempo per leggere Il Quattordicesimo libro. Consiste di una sola parola e di un punto.
    Ecco:
    "Niente".

    ha scritto il 

  • 3

    Tema importante: il rischio di come usare male la scienza. A tratti divertente e con qualche spunto di riflessione. Trama un po' confusionaria. L'apocalisse finale è affascinante: avrebbe potuto scriv ...continua

    Tema importante: il rischio di come usare male la scienza. A tratti divertente e con qualche spunto di riflessione. Trama un po' confusionaria. L'apocalisse finale è affascinante: avrebbe potuto scriverci un romanzo su quelle ultime trenta pagine...

    ha scritto il 

  • 5

    Sono diventata bokononista. Religione a parte, questo libro è fantastico. Delicato e crudo, ironico e sensibile, esprime proprio il "crudele paradosso del pensiero bokononista, la straziante necessità ...continua

    Sono diventata bokononista. Religione a parte, questo libro è fantastico. Delicato e crudo, ironico e sensibile, esprime proprio il "crudele paradosso del pensiero bokononista, la straziante necessità e al tempo stesso la straziante impossibilità di mentire sulla realtà."
    Grazie Vonnegutt!

    ha scritto il 

  • 5

    Lucido anti-scientismo

    Un romanzo piú attuale di "Mattatoio n. 5", perché parla del potere della scienza e dell'abuso che possiamo farne per vili motivi. Riesce ad affrontare il tema in modo tanto piú serio grazie alla comp ...continua

    Un romanzo piú attuale di "Mattatoio n. 5", perché parla del potere della scienza e dell'abuso che possiamo farne per vili motivi. Riesce ad affrontare il tema in modo tanto piú serio grazie alla completa assurdità dei personaggi, del contesto e del presunto fenomeno fisico (il "ghiaccio nove") che fa da metafora dell'olocausto nucleare. Eccellente anche l'inserzione di una finta religione (quella di Bokonon), un'enorme menzogna dall'aspetto innocuo che però si fa portatrice (mi pare) della saggezza dell'autore.

    Quel che piú importa è che la lettura fila leggerissima e sempre divertente, per nulla scontata. Un romanzo davvero ben costruito.

    ha scritto il 

  • 4

    http://caminosquenollevananingunsitio.blogspot.com.es/2015/11/cuna-de-gato-kurt-vonnegut.html

    En este libro nada es verdad. En este libro hay un truco de magia hecho con hilos y cuerdas, una religión ...continua

    http://caminosquenollevananingunsitio.blogspot.com.es/2015/11/cuna-de-gato-kurt-vonnegut.html

    En este libro nada es verdad. En este libro hay un truco de magia hecho con hilos y cuerdas, una religión ficticia que aboga por la mentira para enmascarar la realidad más dura y dolorosa, personajes delirantes que deambulan por la vida con una sonrisa absurda o con las más extremas ideas, una isla extraña que nadie quiere gobernar y en la que, en vez de guillotina, se usa un enorme gancho de hierro como castigo y muerte, un final apocalíptico para el mundo y mucha, mucha estupidez. También, científicos abstraídos y ajenos a la realidad, filósofos de calle en vendedores de lápidas o viejas secretarias, nihilistas que queman apartamentos, médicos que intentan exculpar sus días en los campos de exterminio nazis, una mujer hermosa que toca el xilófono, todos ellos forman un mismo equipo sin saberlo, un nuevo lenguaje, un grano de hielo-nueve que convierte los líquidos, mares, agua, sangre, en sólidos.

    Llamadme Jonás, dice el narrador parafraseando al Ismael de Moby Dick. Y, como Ismael, Jonás se lanza a un viaje descabellado que lo acerca a la muerte. Solo que Jonás descubre y escribe sobre un mundo y unos personajes estúpidos y ciegos. Jonás quiere escribir sobre la bomba de Hiroshima, saber qué hicieron algunos americanos ilustres en aquel día negro. Y ese libro dio la casualidad, «estaba previsto que diese la casualidad», diría Bokonon, es un inicio que le lleva a estar en los lugares apropiados en el momento oportuno, a formar una pequeña comunidad de seres estrafalarios que lo empujan hacia su destino final y a abrazar el bokononismo, una religión basada en mentiras, sentencias escritas con frases directas o en calipsos que recuerdan cómo un borracho o una reina británica están en la misma maquinaria y las mentiras son necesarias para afrontar la realidad.

    Yo quería que todo
    Pareciese tener sentido,
    Y ser todos felices, sí,
    En lugar de enemigos.
    Y mentiras inventé
    Que acoplaran bien,
    Y de este mundo hice
    Un par-a-íso.

    Parafraseando al Vonnegut de El desayuno de los campeones, Cuna de gato es un puñado de personas colisionando entre sí, Jonás que investiga sobre el día de la bomba y su inventor, el doctor Félix Hoenikker, y a través de su libro, colisiona con sus tres hijos, una isla caribeña, una religión nueva, un invento capaz de solidificar cualquier líquido, un fin del mundo estúpidamente accidental. El día que se lanzó la bomba sobre Hiroshima, el doctor Hoenniker formó con una cuerda una cuna de gato en su mano y que enseñó a su hijo de seis años, un truco de ilusionismo, un juego infantil donde no se ve ni cuna ni gato y deja al espectador confuso. Y eso es esta novela, una cuerda que forma una ilusión de algo caótico e invisible pero que, por debajo, habla de la estupidez humana con ironía y, también, una pizca de ternura.

    Cuna de gato es una divertida, irónica y amarga reflexión sobre el ser humano, su incompetencia y sus creencias absurdas. Y Bokonon, un náufrago, como creador de una religión que intenta atajar esa incompetencia y crear una comunidad diferente. Nosotros, los bokononistas, creemos que la humanidad se organiza en equipos, equipos que hacen la Voluntad Divina, sin descubrir jamás qué es lo que hacen. Bokonon llama «karass» a tales equipos, y el medio, el «kan-kan», que me condujo hasta mi «karass» fue el libro que no terminé nunca, el libro que iba a llamarse «El día del fin del mundo». A lo largo de la novela, Vonnegut presenta personajes al límite de la estupidez, genios sin empatía, idealistas, aventureros que acaban en una isla. Como en las posteriores Galápagos o Birlibirloque, en Cuna de gato los personajes y los encuentros se suceden de forma fragmentada, un rompecabezas que me hace sentir que cada página, cada uno de los cortos capítulos de la novela, es un centro.

    ¿Ves la cuna? ¿Ves el gato?

    Me concentré en Los libros de Bokonon. Estaba aún tan poco familiarizado con ellos que pensé que contendrían en algún lugar consuelo espiritual. Pasé por alto rápidamente la advertencia que aparecía en la primera página de El primer libro:
    «¡No seas loco! ¡Cierra, este libro inmediatamente! ¡No hay más que foma!»
    Foma, por supuesto, son mentiras.
    Y entonces leí lo siguiente:
    «Al principio, Dios creó la tierra y, en Su cósmica soledad, se quedó observándola.
    »Y Dios dijo: "Hágase la vida a partir del barro, para que el barro pueda ver lo que Hemos hecho." Y Dios creó a todos los seres vivos que ahora se mueven, y uno de ellos fue el hombre. El barro habló como sólo puede hablar el hombre. Y Dios se acercó a medida que el barro en forma de hombre se erguía, miraba a su alrededor y hablaba. El hombre parpadeó.
    » "¿Cuál es el objetivo de todo esto?", -preguntó educadamente.
    »"¿Acaso tiene que haber un objetivo para cada cosa?", preguntó Dios.
    »"Por supuesto", dijo el hombre.
    »"-Entonces te dejo que el objetivo de todo esto lo pienses tú", dijo Dios, y se marchó.»
    Pensé que aquello no eran más que tonterías.
    «¡Claro que son tonterías!», dice Bokonon.
    Y entonces me concentré en mi celestial Mona, en busca de secretos reconfortantes e inmensamente más profundos.
    Kurt Vonnegut. Cuna de gato. Traducción de Ángel Luis Hernández Francés. Editorial Anagrama.

    ha scritto il 

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