Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Giacinta

La Biblioteca di Repubblica. Ottocento, 57

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

3.4
(137)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8889145579 | Isbn-13: 9788889145579 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Giorgio Patrizi

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Romance

Ti piace Giacinta?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Secondo la prima edizione del 1879.
Ordina per
  • 3

    Uno - tra i tanti - classici italiani bistrattati e dimenticati. Per carità, ci sono ovvie ragioni: non è innovativo come Verga, non è appassionante né scorrevole come De Roberto, ma Capuana è pur sempre il fondatore del verismo italiano.
    Giacinta è una giovane donna che, arrivata all’età g ...continua

    Uno - tra i tanti - classici italiani bistrattati e dimenticati. Per carità, ci sono ovvie ragioni: non è innovativo come Verga, non è appassionante né scorrevole come De Roberto, ma Capuana è pur sempre il fondatore del verismo italiano.
    Giacinta è una giovane donna che, arrivata all’età giusta per sposarsi, è convinta di non voler prendere marito. La sua convinzione deriva da un trauma, subito nel passato: una violenza che le ha fatto credere di non meritare l’amore, perché ormai è rovinata e non vuole sentirselo rinfacciare da un possibile marito. Ciò non vuol dire che Giacinta non abbia dei sentimenti: è infatti innamorata di un giovane napoletano, Andrea, che la ricambia con trasporto, ma non riesce a comprendere il suo disagio.
    Giacinta, però, ad un certo punto cambia idea: le viene in mente come potersi abbandonare ad Andrea senza incontrare il suo eventuale disprezzo. Sposerà un conte, giovane ma devastato dai vizi cui si è abbandonato, e farà di Andrea il suo amante.
    Ci sono molte cose da dire su questo romanzo (le ho già dette e ahimè, forse dovrò dirle di nuovo, e di nuovo, e di nuovo), ma ciò che interessa a un lettore che si imbatte per caso è se Giacinta può essere una lettura interessante. Indubbiamente sì.
    È il primo romanzo naturalista italiano ma se lo leggete in questa edizione* vi accorgerete che è ancora lontano anni luce dal verismo di Verga. Giacinta è ancora troppo romantica per essere un personaggio verista: è una vera e propria eroica tragica, e come tutte le eroine tragiche può fare solo una fine.
    Un libro consigliato solo se amate i classici italiani “dimenticati”.

    *Online - visto che sono passati solo centocinquant’anni - trovate une versione ebook gratis: ma non è la versione originale del 1879. Tutti i siti propongono invece l’edizione definitiva, del 1886. Sono due testi, se non completamente, molto diversi. L’ultima edizione, infatti, si avvicina molto di più a un ideale verista: meno descrizioni, scene non più riferite attraverso il ricordo ma mostrate durante la narrazione. Meno crudezza. Sono entrambi da leggere, sicuramente, ma la mia “recensione” si riferisce alla prima versione.

    ha scritto il 

  • 4

    Giovanni Verga: è un lavoro da maestro, e di primissimo ordine...da gran tempo in italia non si era visto uno studio così accurato e coscienzioso... e per questo rigore di analisi psicologica

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo romanzo (1886) del padre del Verismo italiano – fu infatti Capuana a far conoscere in Italia i principi di impersonalità, eclissi dell’autore e l’osservazione dei meccanismi sociali con l’occhio dello scienziato, tipici del Naturalismo francese – è di ambiente borghese: e della famiglia ...continua

    Il primo romanzo (1886) del padre del Verismo italiano – fu infatti Capuana a far conoscere in Italia i principi di impersonalità, eclissi dell’autore e l’osservazione dei meccanismi sociali con l’occhio dello scienziato, tipici del Naturalismo francese – è di ambiente borghese: e della famiglia borghese porta alla luce, con clinica lucidità, le distopie. Protagonista è una giovane donna di buona famiglia, il cui carattere viene segnato sin dall’infanzia dal difficile rapporto con una madre in affettiva e dallo spettacolo del matrimonio senza amore tra i suoi genitori. Anche la sua iniziazione all’amore è traumatica, vittima delle attenzioni morbose di un giovane servitore e delle chiacchiere ancora più morbose che ne derivano. Quando incontra l’amore, decide dunque di viverlo fuori dai modelli e dai vincoli borghesi: accetta di prendere in marito il vecchio e imbelle conte Carlo e di legare a sé Andrea, l’uomo amato, con un vincolo di sola passione, senza aspettarsi l’uno dall’altro alcun ritorno in termini di rispettabilità sociale. Ma sulla coppia, che diventa ben presto stabile e annoiata dalla routine come accade a tutti i vecchi amanti, comincia a pesare anche il peso del giudizio collettivo, accresciuto dalla soggezione economica di Andrea alla sua amante. La morte della bambina nata dal loro amore infrange l’illusione del perfetto nucleo di affetti: è Andrea il primo a rendersi conto che l’amore di un tempo è diventato un vincolo insopportabile. Di fronte al crollo del sogno a cui aveva dedicato tutta la vita, l’equilibrio emotivo di Giacinta crolla e la porta al suicidio. La trama è esile e riproduce molte situazioni tipiche del romanzo ottocentesco; la riscatta l’analisi sottile dei mali della famiglia borghese e la complessità e raffinatezza del ritratto psicologico della protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    non mi aspettavo che questo classico potesse appassionarmi così tanto..e invece l'ho letto tutto d'un fiato!..i dialoghi della povera giacinta ti si appiccicano a dosso facendoti provare le medesime sensazioni..o forse essendo donna si riesce a entrare maggiormente nella psicologia del personaggi ...continua

    non mi aspettavo che questo classico potesse appassionarmi così tanto..e invece l'ho letto tutto d'un fiato!..i dialoghi della povera giacinta ti si appiccicano a dosso facendoti provare le medesime sensazioni..o forse essendo donna si riesce a entrare maggiormente nella psicologia del personaggio.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ma solo a me è piaciuto così tanto?

    La scuola ci fa conoscere Capuana come autore di Giacinta e amico di Verga. Punto. E’ raro che si riesca ad approfondire. O meglio, io non ci sono mai riuscita.
    Poi un bel giorno mia sorella decide di farmi un regalo stupendo: 5 libri a 1 euro su una bancarella dell’usato. Tra questi c’è Gi ...continua

    La scuola ci fa conoscere Capuana come autore di Giacinta e amico di Verga. Punto. E’ raro che si riesca ad approfondire. O meglio, io non ci sono mai riuscita.
    Poi un bel giorno mia sorella decide di farmi un regalo stupendo: 5 libri a 1 euro su una bancarella dell’usato. Tra questi c’è Giacinta, in un’edizione del 1980 utilizzata come testo di studio dalla prima proprietaria. E già il libro acquista un suo fascino.
    Capuana, durante la stesura della prima edizione, censurata in molti punti (!) chiedeva consiglio a Verga il quale, dopo averlo letto affermò che si trattava di un capolavoro, di una “Madame Bovary” italiana. E non a torto. L’influenza francese su Capuana si sente tanto ma a mio parere rappresenta un punto a suo favore, i continui richiami a Victor Hugo sono evidenti.
    Capuana ha la capacità di entrare nella psiche femminile, di scriverne i turbamenti, le angosce, gli amori in una maniera originale per l’epoca in cui è vissuto e allo stesso tempo molto fedele alla realtà. Pirandello ha appreso da Capuana e questo libro ne è l’evidenza.
    Giacinta vive una vita tormentata, solo all’apparenza facile. Durante l’infanzia viene scaricata a una balia perché la madre è troppo presa da eventi societari e da amanti tanto da non poter badare ad una figlioletta poco voluta. Subisce uno stupro che non avverte come tale, forse perché troppo piccola, forse perché lo vede come un gesto d’affetto. Durante l’adolescenza fa il suo ingresso nella società, forse nel peggiore dei modi. E’ adulata da molti ma segretamente innamorata di Andrea Gerace, un ragazzo napoletano con una posizione economica molto più bassa rispetto alla sua. E’ un semplice impiegato.
    Giacinta, per non cadere vittima di pregiudizi decide di sottostare alle leggi imposte dal suo ruolo sociale e di sposare il vecchio conte Grippa.
    Il matrimonio avviene ma la protagonista è sempre più innamorata di Andrea tanto da farlo diventare suo amante effettivo, anche dal punto di vista economico. E’ una situazione che inizialmente il giovane accetta volentieri. Il conte Grippa, spinto dall’amore per Giacinta ma anche dal desiderio di non cadere vittima di pregiudizi, decide tacitamente di sottostare a questa tresca, accogliendo in casa il giovane Andrea.
    Il conte è innamorato della sua giovane moglie, così tanto da negare addirittura l’evidenza quando, alla nascita della piccola Adelina, figlia di Andrea ed identica al padre, vede nella piccola caratteristiche somatiche simili alle sue. L’amore lo rende cieco, accondiscendente e odiato dalla moglie che lo avverte come un peso da cui vuole liberarsi.
    Purtroppo le malelingue non riposano mai e alla madre di Giacinta giunge voce della relazione tra la figlia ed Andrea che cerca di allontanare a tutti i costi. Ma Giacinta non demorde e il giovane continua a vivere a sue spese.
    Il destino però, riserva a Giacinta delle brutte sorprese. La piccola Adelina colpita da un malanno muore e la protagonista è l’unica a soffrirne. Inizia così la depressione e il decadimento della giovane contessa la quale, contemporaneamente, si accorge dell’affievolirsi del sentimento di Andrea. Cerca di trattenerlo a tutti i costi ma lui continua a sfuggirle.
    Giacinta è disperata, ha perso la figlia, ha un marito morente a letto verso cui inizia a provare dispiacere e il suo unico amore le nasconde qualcosa.
    Decide quindi di compiere il gesto estremo.
    A questo punto il Capuana fa sì che il conte Grippa abbia la sua piccola rivincita: quando Giacinta si reca al suo capezzale per annunciargli che ha deciso di togliersi la vita, quel marito che l’ha sempre amata e assecondata, a causa di una perdita di lucidità, le risponde soltanto: “Va bene! Va bene!”
    Giacinta corre da Andrea per dargli un ultimo saluto e lo trova in procinto di partire. Mentendo, Andrea le comunica di aver cambiato idea e di voler ritornare da lei. Ma è un inganno non riuscito perché Andrea parte lo stesso, ma allo stesso tempo Giacinta decide di farla finita con del curaro.
    Andrea “…intanto sentiva penetrarsi da un occulto senso di sollievo.”

    ha scritto il 

  • 2

    Irrimediabilmente datato per linguaggio e temi , la protagonista non riesce ad acquistare una fisionomia a tutto tondo ,nonostante la simpatia e le attenzioni profuse dall'autore nel delinearla .

    ha scritto il 

  • 3

    Personale - Libri della mia Gioventù - Romanzo italiano

    Figlia di un padre inetto e di una madre intrigante e avida di denaro e di godimento, Giacinta è violentata ancora bambina da un giovanetto servo di casa. Solo più tardi però, attraverso le chiacchiere delle domestiche, la fanciulla rammenta la brutta avventura, della quale aveva perduto la memor ...continua

    Figlia di un padre inetto e di una madre intrigante e avida di denaro e di godimento, Giacinta è violentata ancora bambina da un giovanetto servo di casa. Solo più tardi però, attraverso le chiacchiere delle domestiche, la fanciulla rammenta la brutta avventura, della quale aveva perduto la memoria. Da lì il romanzo tratta argomenti toccanti .....

    Alcuni critici hanno sostenuto che manca a questo romanzo la dignità di stile e la forza rappresentativa necessaria a salvare la narrazione dalle strette del caso patologico e dello scandalo. Preoccupato soltanto di serbar fede al canone del romanzo naturalista, l’autore non si sarebbe accorto che fra tanti particolari di vita reale e minuzie quasi cliniche, i suoi personaggi rimanevano anonimi, vaghi, privi della necessaria vita fantastica.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo scritto magistralmente da Capuana.
    In questo romanzo Capuana riesce a dare sfoggio delle tecniche apprese dai naturalisti.
    Non a caso si apre con la dedica a Zola.
    Un libro affascinante intriso di fisiognomica.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo di questo qui, ho compreso quanto io ami e detesti il cosiddetto naturalismo.
    Lettura poco scorrevole, a volte, ma che ti cattura e ti trascina nel centro del cuore della sua -sfortunatissima- protagonista.
    Il prossimo sarà Zola, promesso.

    ha scritto il