Gianni Vattimo racconta Heidegger e la filosofia della crisi

Capire la filosofia - La filosofia raccontata dai filosofi, 12

Di ,

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso (La Biblioteca di Repubblica)

3.6
(32)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 95 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Postfazione: Maurizio Ferraris

Genere: Non-narrativa , Filosofia , Da consultazione

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Descrizione del libro
Si fondano infatti sull'idea di una legge naturale eterna le grandi autorità religiose e politiche: nei secoli passati persino la legge naturale serviva a giustificare il diritto divino del re. Heidegger liquida tutto questo insieme alla metafisica e ci mette a disposizione una visione del mondo dove ciò che accade, accade nel dialogo interumano.
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    "Parli col Professor Heidegger, non con me!"

    Io, con il professor Heidegger, ho una sorta di conto in sospeso. L'ultimo anno di Liceo, quando nelle ore di Filosofia venne il suo momento, fu per me una grossa catastrofe: non solo non ci capii nul ...continua

    Io, con il professor Heidegger, ho una sorta di conto in sospeso. L'ultimo anno di Liceo, quando nelle ore di Filosofia venne il suo momento, fu per me una grossa catastrofe: non solo non ci capii nulla, ma fui anche interrogato, e la parte su di lui mi abbassò il voto, visto che poi sulla scuola di Francoforte andai fortissimo - che iddio li abbia in gloria.
    Nelle stesse aule il prof. ci spiegò che era sì un grande filosofo, uno dei più importanti del Novecento, se non il più importante, iniziatore dell'esistenzialismo benché non volesse essere chiamato esistenzialista; inoltre aderì al Nazismo, a quanto pare, cosa che me lo fece stare definitivamente sulle palle. Perdonatemi, ma a diciott'anni ero poco bravo a contestualizzare, anche se ascoltavo gli Slayer, che secondo me a Heidegger sarebbero garbati. Il fatto è che ogni pretesto era valido per inimicarmi un filosofo del quale non capivo nulla e che mi avrebbe fatto fare una figura barbina alla maturità, cosa che in realtà avvenne. Martin tornò infatti a perseguitarmi per mezzo di una giovanissima e bellissima commissaria esterna di storia & filosofia, che prima mi scaldò il cuore con la Rivoluzione d'ottobre e poi mi pugnalò alla schiena con Heidegger, con la scusa "visto che hai messo Sartre in tesina, parliamo dell'iniziatore dell'esistenzialismo". E lì mi giocai la carta simpatia: "Kierkegaard?", e la prof rise. "D'accordo: Heidegger, ma lui non voleva esser chiamato esistenzialista, giusto?". La dolce insegnante rise ancora, e il sorriso le rimase sulle labbra anche mentre mi arrampicavo sugli specchi cercando poco ontologicamente di spiegare la differenza tra l'essere e l'esser-ci. Dopodiché toccò a matematica, che mi fece rimpiangere la filosofia; ma questa è un'altra storia.

    Ora, il fatto è che il dottor Heidegger me lo sono sempre ritrovato tra le scatole: succede sempre così quando uno scrive robe importanti per lo sviluppo del pensiero filosofico di un intero secolo. Un po' come Wittgenstein, ogni tanto me lo vedo spuntar fuori e so che prima o poi dovrò leggerlo; solo che lui non l'ho studiato a scuola, dunque mi è più simpatico; allora mi ci avvicinerò con più leggerezza, sempre con la consapevolezza di non capirci un cazzo.
    Tornando a Martino, io con lui dovevo prima o poi farci pace; perlomeno dovevo far pace con "Essere e tempo", quanto meno con l'essere e l'esser-ci. Ma potevo gettarmi nella vasca gelata di un tale capolavoro di filosofia senza un'adeguata preparazione? No, non potevo.
    E allora ecco che mi è venuto in soccorso Gianni Vattimo, che devo ringraziare poiché adesso, di Heidegger, ci capisco un po' meno di niente, e questo mi sembra un grande passo in avanti.
    Il libricino, più che introdurre al pensiero del filosofo in sé, fa da preparazione proprio a essere e tempo, poiché ritagliato su un libro più lungo che Vattimo scrisse decenni fa come introduzione a Heidegger. Qui, vi si aggiunge una panoramica generale iniziale e una breve postfazione firmata dal sempre ottimo Maurizio Ferraris.

    Consigliato dunque a chi, come me, vorrebbe far pace con il Professore tedesco; nonché a tutti coloro che, più semplicemente, vorrebbero avvicinarvisi senza farsi troppo male.

    ha scritto il