Gilead

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.5
(234)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 257 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Svedese , Spagnolo

Isbn-10: 8806179993 | Isbn-13: 9788806179991 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Eva Kampmann

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 2

    In bianco e nero

    Nel ’56 a Gilead, Iowa, un vecchio e malato reverendo congregazionalista scrive a suo figlio seienne una lettera che sarà letta postuma, quando il bambino sarà in grado di leggerla e capirla. La lun ...continua

    Nel ’56 a Gilead, Iowa, un vecchio e malato reverendo congregazionalista scrive a suo figlio seienne una lettera che sarà letta postuma, quando il bambino sarà in grado di leggerla e capirla. La lunga lettera contiene un poco della storia della famiglia- il reverendo è il terzo di una generazione di pastori di anime che hanno esercitato tra il Kansas, il Maine e lo Iowa, appunto,-e contiene molto dei suoi pensieri, del suo modo di vivere la vocazione e la vita privata. Centrale è la descrizione del rapporto con un membro della comunità andato via da tempo e appena ritornato, il figliol prodigo di un pastore battista grande amico dello scrivente, un uomo che era stato un bambino e un ragazzo difficile, verso cui l’io narrante nutre sentimenti di ostilità e rancore non celati che lo mettono se non in contraddizione con se stesso e la sua missione per l’incapacità personale di misurarsi o accettare l’agnosticismo e la vita disordinata di lui., almeno in una situazione conflittuale.
    Largo spazio occupano le riflessioni del protagonista scrivente, un predicatore austero che vive in un paese altrettanto severo e gelido di clima e di senso della vita, per cui il romanzo è immobile come la superficie di un lago, il mondo e il prossimo sono poco delineati, si affacciano appena dalla nebbia spessa dei pensieri dello scrivente. Leggerlo è come cercare di guardare attraverso una cortina soffocante e polverosa. Mi ha fatto pensare per contrasto alla solarità generosa del migliore cattolicesimo, certo non quello degli anni preconcilio invero, quando il peccato pesava come un macigno o dondolava come la spada di Damocle sulla testa, ma il cattolicesimo più recente e quello evangelico. Nel romanzo ritorna al centro dell’introspezione la Grazia, dominante nel calvinismo, e il rapporto tra predestinazione e libero arbitrio. Ho faticato, l’ho letto senza gioia, mai. Il romanzo è dominato dal senso della morte, una morte pervasiva, tetra, onnipresente, anche nei flash back in cui dovrebbe trasparire qualche colore. Da agnostica lascio Gilead e i personaggi senza alcun rimpianto, l’unico pulsante e respirante, il figliol prodigo, se ne era già andato. L’autrice, che gode di molta stima generale, mi ha deluso, mi aspettavo personaggi più stratificati, non statue, concetti, pure astrazioni. E un po’ di vita.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro mi ha scavato...non so bene in che modo ma sentivo la necessità di finirlo sebbene in alcuni tratti l'abbia trovato noioso. la scrittura è raffinata. Mi hanno ripagato le ultime cinquanta ...continua

    Questo libro mi ha scavato...non so bene in che modo ma sentivo la necessità di finirlo sebbene in alcuni tratti l'abbia trovato noioso. la scrittura è raffinata. Mi hanno ripagato le ultime cinquanta pagine in cui ai pensieri, profondissimi, del reverendo si affianca finalmente una storia da seguire. Molti gli spunti di riflessione, sulla religione, sull'amore e sulla vita.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è il libro per me

    A tratti bellissimo, struggente, dolce... ma così dolce che il mio medico dovrebbe vietarmelo.
    Gronda bontà, amore, saggezza, serenità, fede, spiritualità, umanità. Tutto un libro di buoni sentimenti, ...continua

    A tratti bellissimo, struggente, dolce... ma così dolce che il mio medico dovrebbe vietarmelo.
    Gronda bontà, amore, saggezza, serenità, fede, spiritualità, umanità. Tutto un libro di buoni sentimenti, di autoanalisi, di Signore Iddio, di accettazione serena di ogni cosa riservi la Provvidenza che sarà sicuramente un bene (mi ricorda Pollyanna); di bibbia, preghiere e sermoni (che ogni tanto ho saltato, pena l'abbiocco), è davvero troppo per me.
    Troppe, davvero troppe argomentazioni di questo tipo: onora la madre potrebbe essere l’ultimo [comandamento] della successione riguardante il giusto culto anziché il primo della serie relativa alla giusta condotta. Secondo me si tratta di un punto di vista facilmente difendibile." su cui ragiona per alcune pagine.
    Fossi credente, o dubbiosa, i pensieri su cui si sofferma, la ricerca del significato della fede, la dottrina, potrebbero avere un significato diverso o essere consolanti, rasserenanti, profondi. Io mi sono annoiata spesso.
    Trovo molta più sintonia con il vecchio nonno, prete abolizionista che predica con la pistola nella cintura e copre le spalle a John Brown in fuga, che col nostro protagonista che ripiega sull'inginocchiatoio.
    Credo che possa essere un libro importante. Purtroppo non per me. Peccato perché è scritto molto bene, con un prosare apparentemente semplice ma ricercato, scorrevole e tradotto con sapienza.
    Proverò il seguente della RObinson? mah. Ora mi ci vorrebbe un giallaccio un po' splatter per riprendermi.

    ha scritto il 

  • 4

    E’ un romanzo forte soprattutto nel senso della suggestione: uno di quei libri che fanno chiudere le porte, creano una sorta di penombra (va letto nelle condizioni di ambiente e di spirito giuste, alt ...continua

    E’ un romanzo forte soprattutto nel senso della suggestione: uno di quei libri che fanno chiudere le porte, creano una sorta di penombra (va letto nelle condizioni di ambiente e di spirito giuste, altrimenti non funziona) e poi ti avvolgono e ti saturano l'attenzione. A questo deve una parte importante della sua bellezza, senza dubbio. Ma è un bel romanzo anche per la cura dei dettagli stilistici, delle descrizioni di ambiente, di atmosfera; e per il tono sommesso, a metà strada tra la confidenza e l'introspezione. Di gran livello, davvero.

    A guardare la sostanza, il tema più stimolante credo sia quello dell’assenza. Persino il tema della morte, così presente, sta dentro quello dell’ assenza. Tutti e due raccontati senza cupezze , con dolcezza (“quale dolce forza percepii”). Il narratore stesso , un reverendo calvinista sulle soglie della fine, ci parla stando nella dimensione di un’assenza: quando verrà letto dal figlio a cui si rivolge non ci sarà più. Ed è assente l’interlocutore, il figlio appunto, ancora bambino. Qualcuno che non ci sarà più scrive a qualcuno che non c’è ancora, in un dialogo che quindi non c'è e che forse verrà o forse non avverrà mai. Un motore di stimoli e di suggestioni appunto, assolutamente potente. Il pregio maggiore del romanzo secondo me sta qui, nella sua architettura.

    Poi a riempire tutto, c'è la dimensione religiosa e del divino, della sacralità delle cose e della vita. La teologia della Robinson interessa anche i non credenti perché è uno strumento per indagare l'umano, per conoscersi. E la religione è ricondotta al senso etimologico della parola: un modo per tentare di spiegare il legame che sentiamo (o di cui avvertiamo più o meno consapevolmente il bisogno) con le cose, con la comunità dei vivi, con l’universo, con tutto ciò che ha avuto il dono o la casuale ventura o il destino, (comunque sorprendente perché contro ogni calcolo di probabilità), di esistere con noi. Un modo di pensare e praticare il cristianesimo che sta dentro alla più grande tradizione mistica, che attraversa tutte le credenze, più o meno deformata, distorta, oscurata.

    E nell’angolo visuale in cui la Robinson colloca il lettore, un non credente percepisce la fiducia piuttosto che la fede. La fiducia in quel che i taoisti chiamano "il corso delle cose, la Via" che ci ha consentito di arrivare appunto ad esistere; una fiducia fondata sulla convinzione pre-razionale che "questa è cosa buona e giusta" di cui essere meravigliati (o un dono di cui rendere grazie a un qualche dio: e qui le strade tornano a dividersi, ma a quel punto non è poi così importante). Ed è esattamente questo il punto da cui muove tutto il racconto del reverendo della sua famiglia, della sua vita, della presenza attorno a lui del Male. Una visuale che trasmette a chi legge un bell’effetto emotivo acquietante, pacificante. Dalla lettura si produce spesso persino una sensazione soffusa di gioia.

    A tratti il tono predicatorio, l’ineliminabile ipocrisia portata dall’adesione a qualsiasi fede, si affaccia e, in chi soffre di allergia al fenomeno, un certo fastidio lo produce. Ma è tollerabile e trascurabile vista la qualità complessiva, assolutamente notevole, della lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    ' Le parole per dirtelo '

    Questo libro è un dono, assolutamente non compensabile con denaro o diritti d'autore. Un lettore può domandarsi se è meritevole di aver tra le mani un testo così ; ma la saggezza impone ancor maggior ...continua

    Questo libro è un dono, assolutamente non compensabile con denaro o diritti d'autore. Un lettore può domandarsi se è meritevole di aver tra le mani un testo così ; ma la saggezza impone ancor maggiore umiltà : "alla grazia si deve rispondere con la gratitudine", per usare una frase del The Boston Globe.

    Marilynne Robinson è perla rara nell'attuale letteratura americana contemporanea. Ha saputo emanciparsi dagli stereotipi linguistici e mentali diffusi. E' giunta a quella libertà di non essere né conformista né anticonformista, ma di essere semplicemente se stessa al livello più alto.

    "Gilead", titolo che allude al luogo di ambientazione del romanzo, presenta la struttuttura di una lunga lettera-testamento che un Pastore d'Anime scrive al proprio bambino per quando sarà grande, perché lui ha ormai 76 anni ed è malato ; il figlio, appena sei.
    La scrittura, bellissima, ha una delicatezza e una dolcezza, i cui riflessi possono richiamare alla mente la prosa di "Stoner" (di Williams).

    E' un testo traboccante d'amore, senza enfasi alcuna, nel quale pensieri, ricordi, riferimenti a storie profondamente umane si alternano e si compenetrano in un fluire sereno e rasserenante. Vi compaiono le vicende del padre e del nonno ; grande rilievo hanno la giovane moglie e una famiglia amica, personaggi che saranno protagonisti degli altri due romanzi che compongono la trilogia.
    L'amore paterno è una presenza costante; una forza e una tenerezza che confortano : "Sono certo che diventerai e spero tu sia un uomo eccellente, e se non lo sarai ti amerò senza riserve" ; "se mai ti chiederai che cosa hai fatto nella vita (...), ebbene, sei stato la grazia di Dio per me, un miracolo (...). Se solo riuscissi a trovare le parole per dirtelo".

    ha scritto il 

  • 3

    Il reverendo Ames durante gli ultimi giorni della sua vita scrive una lettera al giovane figlio di sette anni a testimonianza della sua esistenza. Nel lungo scritto affronta il tema della spiritualità ...continua

    Il reverendo Ames durante gli ultimi giorni della sua vita scrive una lettera al giovane figlio di sette anni a testimonianza della sua esistenza. Nel lungo scritto affronta il tema della spiritualità, della vita, la rocambolesca storia del nonno abolizionista e del padre pacifista; in breve, un testamento morale redatto da un anziano padre ad un figlio troppo giovane.
    Dopo aver letto esaltate recensioni, confidavo molto nella levatura di questo libro. Le aspettative però sono state in larga parte deluse. Ho trovato un certo tono da predica nelle parole del narratore-protagonista che -a tratti - mi ha addirittura infastidito.
    Quanto alla prosa, sebbene io ne riconosca l'eleganza, non posso tacere della banalità dell'espediente letterario usato (ossia il diario-lettera). La seconda parte decisamente migliore della prima. Riuscito il personaggio del disadattato figlio del migliore amico del protagonista del racconto, l'agnostico Jack Boughton. Quando la Robinson riporta le loro imbarazzate conversazioni, crea empatia. Prenderò una pausa prima di leggere il secondo volume della trilogia 'Lila'.

    ha scritto il 

  • 3

    Brilliante e tedioso

    Una lunga lunga lettera di un anziano parroco sul quasi punto di morte al figlio piccolo. Scritto molto bene nella sua semplicita' e a tratti bellissimo nel raccontare spaccati di vita americana. A tr ...continua

    Una lunga lunga lettera di un anziano parroco sul quasi punto di morte al figlio piccolo. Scritto molto bene nella sua semplicita' e a tratti bellissimo nel raccontare spaccati di vita americana. A tratti l'ho trovato di una lentezza esasperante, specialmente nei passaggi in cui parla dei suoi sermoni.

    ha scritto il 

  • 3

    «Vale la pena di vivere abbastanza a lungo da superare qualsiasi risentimento che si sia maturato.»

    E' un libro pieno di saggezza e buoni sentimenti, a tratti sublime e a tratti talmente lento da sembrare immobile; così pesante da avermi spinto ad alternarlo all'energizzante biografia di Anthony Kie ...continua

    E' un libro pieno di saggezza e buoni sentimenti, a tratti sublime e a tratti talmente lento da sembrare immobile; così pesante da avermi spinto ad alternarlo all'energizzante biografia di Anthony Kiedis per riuscire a scollinarlo.
    Quindi grazie alla MediaLibraryOnLine per il prestito e al frontman dei RHCP che mi ha aiutato a venirne a capo :) (sopra p. 181)

    ha scritto il 

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