Gilead

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.5
(176)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 257 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Svedese , Spagnolo

Isbn-10: 8806179993 | Isbn-13: 9788806179991 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Eva Kampmann

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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  • 4

    Trovo ammirazione per la letteratura americana che riesce a parlare ancora di argomenti come la fede, Dio, famiglia e morte. Di certo non c'è nulla di simile nella narrativa contemporanea italiana ed ...continua

    Trovo ammirazione per la letteratura americana che riesce a parlare ancora di argomenti come la fede, Dio, famiglia e morte. Di certo non c'è nulla di simile nella narrativa contemporanea italiana ed è un male, perché, che si voglia o no, quelli sono argomenti che fanno parte della vita e della nostra vita. Ometterli non serve ad essere più felici, anzi. Quindi onore a questa scrittrice che riesce a trasmettere desiderio di ricerca dell'Io più intimo di noi stessi. Forse vale la pena scrivere dei nostri pensieri e delle nostre riflessioni, per non dimenticare i fatti che ci fanno, letteralmente.

    ha scritto il 

  • 2

    Una delusione dopo Lila, ma per colpa mia. Niente da eccepire, ma tutta una concione epistolare dell'anziano ministro di culto al suo giovane figlio, intorno ai misteri ultimi della fede e della vocaz ...continua

    Una delusione dopo Lila, ma per colpa mia. Niente da eccepire, ma tutta una concione epistolare dell'anziano ministro di culto al suo giovane figlio, intorno ai misteri ultimi della fede e della vocazione, proprio non è nelle mie corde. Per ora smetto, poi si vedrà.

    ha scritto il 

  • 3

    Un bel romanzo con dei ma ...

    Considerate le numerose recensioni entusiastiche (a dir la verità più relative a Casa e a Lila, nonostante il Pulitzer l'abbia vinto questo), sì mi aspettavo di più. Anche se devo dire che non raramen ...continua

    Considerate le numerose recensioni entusiastiche (a dir la verità più relative a Casa e a Lila, nonostante il Pulitzer l'abbia vinto questo), sì mi aspettavo di più. Anche se devo dire che non raramente non capisco (insufficienza mia) le scelte del Pulitzer, mentre quelle del Booker Prize mi entusiasmano ...
    Altro appunto: quando sento l'esercizio artificiale dei docenti di creative writing mi sorgono sospetti e pregiudizi, mi sembra che affrontino certi temi solo per sfida formale ...
    Detto questo, Gilead è un bel romanzo, soprattutto nella seconda parte, in cui compare Jack Boughton a sconvolgere pensieri ed equilibri. Una grande capacità di cogliere l'animo umano in sfumature anche inattese. Infine, ho fatto difficoltà con un livello di riflessione religiosa per il quale mi mancano i riferimenti (forse è questo che hanno apprezzato al Pulitzer?).

    ha scritto il 

  • 4

    Avevo grandi aspettative e dopo aver capito che il romanzo è una lunga lettera di un padre pastore al figlio, mi sono un po' irritata perché avevo l'idea che fosse un po' pedante, didascalico e dunque ...continua

    Avevo grandi aspettative e dopo aver capito che il romanzo è una lunga lettera di un padre pastore al figlio, mi sono un po' irritata perché avevo l'idea che fosse un po' pedante, didascalico e dunque noioso. Ma questa specie di diario non è affatto piatta e monotona perché è un cammino di crescita interiore, nonostante la saggezza e la vecchiaia del protagonista. Parole semplici, vita quotidiana eppure una profondità di pensiero che porta a vedere al di là delle apparenze. La complessità della vita c'è anche in un piccolo paesino del middle west a metà del secolo scorso.

    ha scritto il 

  • 4

    la lettera di un anziano padre al figlio piccolo che non vedrà crescere: messa così la trama di Gilead di Marilynne Robinson non sembra il massimo e invece Gilead, come Casa come Lila, è un libro mera ...continua

    la lettera di un anziano padre al figlio piccolo che non vedrà crescere: messa così la trama di Gilead di Marilynne Robinson non sembra il massimo e invece Gilead, come Casa come Lila, è un libro meraviglioso. C’è l’amore per il figlio e c’è soprattutto l’amore per la propria moglie (mai chiamata per nome, ma sempre tua madre), entrata nella vita dell’io narrante molto tardi, come un miracolo. Robinson ha costruito i suoi tre romanzi intorno alle stesse vicende, scegliendo ogni volta non solo un punto di vista ma anche uno stile narrativo completamente diverso. Avendo cominciato da Casa, del reverendo Ames avevo una pessima opinione: lì è il vecchio amico di Bougthon che tratta con severità il figlio di questo Jack, non riuscendo a perdonargli tutto il male che ha fatto al padre. Qui invece è Ames a raccontare in prima persona e se si può perdere la testa per un personaggio letterario io l’ho persa per lui. Ames ha passato tutta la vita nel minuscolo paesino di Gilead, ha fatto il reverendo come suo padre e suo nonno, ha sposato la ragazza che tutti si aspettavano sposasse, quando l’ha persa insieme alla figlia non ha più cercato una donna (fino all’incontro in chiesa con la giovane che viene dal nulla e non ha nulla). È stimato e amato da tutti (lui è convinto di essere sopravvalutato), accorre ad ogni richiamo (che si tratti di impartire l’estrema unzione o di cambiare un rubinetto), adora leggere, scrivere e passeggiare. Ma il reverendo non è un santo e mentre celebra i sentimenti che prova per moglie e figlio, è assalito da fitte di gelosia nei confronti di Jack, tornato a casa dopo anni senza dare notizie di sé. Jack gioca a baseball con il piccolo e parla con la moglie di Ames, di solito restia a dar confidenza. Ames evita di raccontare a Lila quanto fosse molesto Jack da bambino, quanto si sia comportato male con la ragazza che ha messo incinta, quanto abbia fatto soffrire il padre, ma dentro di sé cova risentimento e teme l’uomo come un lupo cattivo. In più non si nasconde che Jack è un prestante coetaneo di Lila, mentre lui di sua moglie potrebbe essere padre. Poi Jack riesce a spiazzarlo, mettendolo al corrente del motivo per cui è tornato nella casa paterna… Come negli altri suoi romanzi, il nucleo della narrazione di Robinson sono i rapporti umani, quello che ci unisce e ci divide dagli altri, le pieghe che prendono le nostre vite, le grandezze e le debolezze che ci contraddistinguono. Gilead l’ho letto in inglese sul kindle e ho potuto apprezzare la lingua di questa grande scrittrice in tutta la sua ricercata semplicità.

    ha scritto il 

  • 4

    E' una scrittura affascinante ed intimista con personaggi, abbastanza lontani da noi nel tempo e nella cultura, che prendono corpo in noi stessi, catturano il lettore. L''A. è di fede protestante calv ...continua

    E' una scrittura affascinante ed intimista con personaggi, abbastanza lontani da noi nel tempo e nella cultura, che prendono corpo in noi stessi, catturano il lettore. L''A. è di fede protestante calvinista e questa informazione incide molto sull'argomento dei suoi libri, in questo è la vita stessa, dilemmi e domande profonde sulla fede, sulla vecchiaia, sui figli. È un romanzo sulla solitudine disperata e sulla diffidenza più cupa, sulla vergogna e sulla seduzione; finge di parlare di Dio, e intanto racconta i precipizi di quelli che lo cercano. La riflessione, la manifestazione dei sentimenti e stati d'animo sono il miglior dono che la Robinson possa farci con sottile dimostrazione di capacità di ragionare con lineare chiarezza e disillusione.

    ha scritto il 

  • 5

    Come in un film di I.Berman (p.e. Luci d'inverno) : cupo, teso, in confronto costante e drammatico con i testi biblici, porta alla luce le contraddizione dell'animo umano in lotta costante col bisogno ...continua

    Come in un film di I.Berman (p.e. Luci d'inverno) : cupo, teso, in confronto costante e drammatico con i testi biblici, porta alla luce le contraddizione dell'animo umano in lotta costante col bisogno di essere giusti. Teso il ritmo narrativo che svela gradualmente le vicende nascoste dietro la complessa vicenda esistenziale della voce narrante.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia d’altri tempi, raccontata con un ritmo d’altri tempi. Una prosa “pulita”, fatta di parole che si posano leggere sulla pagina, frasi brevi che cuciono insieme un libro di memorie.
    Una lunga ...continua

    Una storia d’altri tempi, raccontata con un ritmo d’altri tempi. Una prosa “pulita”, fatta di parole che si posano leggere sulla pagina, frasi brevi che cuciono insieme un libro di memorie.
    Una lunga lettera al figlio, il pretesto per ripercorrere un vita fatta anche delle vite degli altri. Ricordi, importanti ma anche insignificanti, uniti insieme a costituire il bagaglio della voce narrante, il predicatore John Ames. I ricordi di bambino, di quando l’emozione arrivava prima della comprensione, si mescolano alle esperienze più recenti, che ci restituiscono il ritratto di un uomo vecchio e malato animato dalla sensibilità di un ragazzino, un uomo capace ancora di guardare le cose e la vita con stupore e ammirazione.
    L’uomo è attore e Dio il pubblico, dice John Ames. Un pubblico che però non è lì per giudicare ma per valutare, con un comportamento più “estetico” che censorio, togliendo di colpo quella cappa di pesantezza, giudizio, colpa e pena che appesantisce la religione, privilegiando l’aspetto gioioso della fede.
    John Ames non ha paura a dire che gli mancherà il mondo terreno, è un uomo di Chiesa, ma con i piedi ben piantati nella terra, nel senso che non è immune da passioni come la gelosia e i rimpianti e non nasconde i dubbi nell'interpretazione dei libri della fede.
    Gilead è un bel libro, che parla della vita di uomini senza celarne le umanissime miserie mettendo però l'accento sui momenti di tenerezza, sulla compassione e sulla pietà, Gilead è il ritratto di un uomo che ha vissuto, un uomo buono che ha visto la bellezza della vita e ha saputo riconoscerla.

    ha scritto il