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Gilead

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.5
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 257 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Svedese , Spagnolo

Isbn-10: 8806179993 | Isbn-13: 9788806179991 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Eva Kampmann

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 2

    E se Susanna Tamaro fosse la ghost-writer di questo romanzo?

    Mi era tanto piaciuto "Casa" che ho iniziato "Gilead" con tante aspettative... e invece che mi ritrovo? 'ste sottospecie di smancerie alla melassa da far venire la carie a un elefante.
    Ma che insopportabile 'sto tono tutto mieloso! ma un'asineria così era dai tempi di "Va dove di porta il c ...continua

    Mi era tanto piaciuto "Casa" che ho iniziato "Gilead" con tante aspettative... e invece che mi ritrovo? 'ste sottospecie di smancerie alla melassa da far venire la carie a un elefante.
    Ma che insopportabile 'sto tono tutto mieloso! ma un'asineria così era dai tempi di "Va dove di porta il cuore" che non la leggevo. E gli hanno pure dato il Pulitzer?!?!?!?

    ha scritto il 

  • 0

    Il reverendo John Ames morirà presto e scrive al figlioletto una lunga lettera (nel 1956 c’erano poche alternative), perché anche solo la sua voce lo accompagni nella vita, una lettera in cui trovi ciò che è bene e ciò che è male. Innamorato della vita e delle parole, John fa anche lui un esperim ...continua

    Il reverendo John Ames morirà presto e scrive al figlioletto una lunga lettera (nel 1956 c’erano poche alternative), perché anche solo la sua voce lo accompagni nella vita, una lettera in cui trovi ciò che è bene e ciò che è male. Innamorato della vita e delle parole, John fa anche lui un esperimento, ma la sua cifra è il candore, e nonostante scriva tanto di rabbia, la sua lettera è pace. Ha sconfitto ogni nemico, il pacifista reverendo dell’Iowa: ha vinto i suoi demoni, risolto le questioni coi suoi morti, fatto i conti con perdite, abbandoni, ingiustizie, delusioni. Quando compare Jack, figlio del suo migliore amico - un giovane irrequieto dai trascorsi poco limpidi e dalle mire sinistre - il percorso sarà completo: John rielabora gelosia e sospetto in perdono e tolleranza. Dunque resta la prova estrema, l’accettazione della morte, il distacco dalla vita che John adora, l’impossibilità di proteggere sua moglie e suo figlio. Se John è certo che suo figlio avrà sempre accanto degli angeli custodi, sa anche che non può lasciare al figlio delle certezze dettagliate: "Che cos’ho da lasciarti, se non le rovine di un antico coraggio e l’arcaica tradizione della galanteria e della speranza?" Le cose possono cambiare; e cambieranno. Un Pulitzer meritatissimo, una narrazione misurata e tenera, ma sempre così aggrappata alla vita.

    ha scritto il 

  • 1

    epistolatory-diary-blog, room-101
    Read in March, 2009

    H drive: non essential folder.

    This is one long ramble written in sermon form by a pastor who is dying. It is full-time belly button watching coupled with thought dissection. Not for me; not my cup of tea.

    ha scritto il 

  • 4

    Consolante e ben scritto

    Lunga lettera di un vecchio pastore protestante al suo figliletto di 7 anni che non potrà veder crescere. Un testamento spirituale, un passare la fiaccola della fede, un cercare di non far andar perduta la storia familiare. Consolante per chi la fede ce lìha, per chi non ce l'ha non saprei.Comunq ...continua

    Lunga lettera di un vecchio pastore protestante al suo figliletto di 7 anni che non potrà veder crescere. Un testamento spirituale, un passare la fiaccola della fede, un cercare di non far andar perduta la storia familiare. Consolante per chi la fede ce lìha, per chi non ce l'ha non saprei.Comunque una bella prova letteraria, che naturalmente e' uscita quasi subito dal catalogo e non ha avuto edizioni economiche...

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono dei libri che ti entrano nel sangue. Gilead per me e' stato uno di quelli. Il tentativo di narrare la propria vita (e lembi di vite che l'hanno preceduta e accompagnata), da parte di un anziano predicatore al piccolo figlio, con la sua gentilezza, con la sua onesta', col suo lento dipanar ...continua

    Ci sono dei libri che ti entrano nel sangue. Gilead per me e' stato uno di quelli. Il tentativo di narrare la propria vita (e lembi di vite che l'hanno preceduta e accompagnata), da parte di un anziano predicatore al piccolo figlio, con la sua gentilezza, con la sua onesta', col suo lento dipanarsi mi ha pervaso. Ho desiderato essere io la destinataria di quella lunga lettera, emotivamente così ricca da contenere il mondo intero.

    ha scritto il 

  • 4

    il riassunto di una vita buona

    Un libro molto lento, molto pensato con divagazioni teologiche a volte incomprensibili per me che non sono atea ma nemmeno religiosa.
    3 generazioni di pastori i John Ames, + 1.
    Il narratore John Ames ha 76 anni è debole di cuore e prossimo a morire, sceglie di scrivere a suo figlio d ...continua

    Un libro molto lento, molto pensato con divagazioni teologiche a volte incomprensibili per me che non sono atea ma nemmeno religiosa.
    3 generazioni di pastori i John Ames, + 1.
    Il narratore John Ames ha 76 anni è debole di cuore e prossimo a morire, sceglie di scrivere a suo figlio di 7 anni, che non avrà il tempo di conoscere, la somma della sua esistenza. Suo padre è pure John Ames un pacifista convinto che lo porta da bimbetto in un viaggio attraverso la prateria alla tomba desolata del nonno John Ames profeta visionario, agguerrito abolizionista, sostenitore della lotta armata contro la schiavitù.
    L'ultimo John Ames Boughton detto Jack è figlio scapestrato del suo vecchio amico anche lui reverendo della vicina parrocchia. Una lunga sequela di uomini di fede, una fede "pulita" che trasmette gioia e induce al perdono ed alla tolleranza
    Leggere questo libro è stato come osservare un quadro. Sensazioni mutevoli a dipendenza della luce, del silenzio.

    ha scritto il 

  • 5

    Capita a volte di conoscere delle storie sapere di averle lette e non sapere dove...non appartengono alla categoria di libri che dopo averli letti evaporano come acqua sulla sabbia, d'estate. no, queste storie che aleggiano non sono storie dimenticate. Esse appunto aleggiano. Sono si svaporate e ...continua

    Capita a volte di conoscere delle storie sapere di averle lette e non sapere dove...non appartengono alla categoria di libri che dopo averli letti evaporano come acqua sulla sabbia, d'estate. no, queste storie che aleggiano non sono storie dimenticate. Esse appunto aleggiano. Sono si svaporate e scomparse, ma hanno lasciato una traccia di odore, dietro di sé.
    Quando si annusa nell'aria anche un solo filamento di profumo conosciuto tutto il cervello si aziona per attribuirgli un volto o situazione o ricordo, un'epoca o un fiore..
    Ed io appunto questa mattina ho rincorso il ricordo di questa strana vicenda di un bambino con il padre: andavano a cercare, in una terra desolata, arida afflitta dalla siccità le vestigia del nonno.
    Il padre si trascina dietro il figlio bambino, nonostante la desolazione, nonostante il pericolo, per andare a dare sepoltura alle vestigia del nonno ...dopo averle ritrovate, chiaro.
    E insomma andavo dietro a questa storia come quando ti manca una parola, che quasi la prendi ma lei ti sfugge di nuovo.
    O anzi no, come ad un Occhio di Gesù, che sono quei grossi semi stellati simili a soffioni, leggeri leggeri programmati per volare, che ti si parano di fronte nelle prime giornate calde d'estate, che il sole a volte li illumina e tu non sei ancora stufo di tutta quella luce. Fanno molto effetto in città, perché volano e ti costringono ad alzare il collo e guardare verso l'alto, dove per un motivo o per l'altro in città non si guarda mai, no, in città devi stare attento a dove mettere i piedi e a non farti investire e devi fissarti ad altezza uomo, e tutto il tuo mondo avviene tra il metro ed il metro ottanta/novanta... Ed ecco che arriva questo Occhi di Gesù ed inevitabilmente il tuo sguardo si alza.
    I muscoli irrigiditi del collo si appagano del nuovo movimento, nuovo sangue affluisce al cervello e improvvisamente ti accorgi delle case, delle fronde degli alberi e degli sprazzi di cielo blu tra le case e gli alberi.
    A me hanno raccontato, quando vivevo in una grande città, che questi semi si chiamano Occhi di Gesù ed in un certo qual modo potrebbero assomigliarci, perchè sono dolci e piumati. Mi dissero anche che se riuscivo a prenderne uno avrei potuto esprimere un desiderio, ma essi sono talmente leggeri e piumati, fatti apposta per essere sospinti dal più sottile alito di vento, che prenderli non è semplice, e di solito essi volano sempre più in alto, in mezzo alle case e agli alberi verso un cielo azzurro limpido di una giornata di maggio.

    E insomma seguivo questo occhio di Gesù che poi per fortuna sono passata dalla mia libreria e mi sono ricordata dove avevo letto cosa e tutto quanto.
    Così ecco posso dire che questo libro è come immergersi in una vasca d'acqua profumata e poi uscirne ed asciugarsi al sole di una perfetta giornata con un bel vento. E poi magari mettere via gli abiti nell'armadio ed avviarsi lungo un inverno qualsiasi. E poi il grigio e la neve ci tormenteranno per i lunghi mesi a venire. E poi, quando avremo perso quasi ogni speranza, ci capiterà di aprire un cassetto e di trovare gli abiti di quel giorno perfettamente sepolto dal crepuscolo. Ed arriverà un odore, anzi ancor meno: una traccia capace di lenire.

    Penso a questo libro così, come l'odore di certe case, che quando ero piccola avevo il mio inventario, ogni casa un odore.

    ha scritto il