Gilead

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.5
(218)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 257 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Svedese , Spagnolo

Isbn-10: 8806179993 | Isbn-13: 9788806179991 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Eva Kampmann

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

Ti piace Gilead?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    E’ un romanzo forte soprattutto nel senso della suggestione: uno di quei libri che fanno chiudere le porte, creano una sorta di penombra (va letto nelle condizioni di ambiente e di spirito giuste, alt ...continua

    E’ un romanzo forte soprattutto nel senso della suggestione: uno di quei libri che fanno chiudere le porte, creano una sorta di penombra (va letto nelle condizioni di ambiente e di spirito giuste, altrimenti non funziona) e poi ti avvolgono e ti saturano l'attenzione. A questo deve una parte importante della sua bellezza, senza dubbio. Ma è un bel romanzo anche per la cura dei dettagli stilistici, delle descrizioni di ambiente, di atmosfera; e per il tono sommesso, a metà strada tra la confidenza e l'introspezione. Di gran livello, davvero.

    A guardare la sostanza, il tema più stimolante credo sia quello dell’assenza. Persino il tema della morte, così presente, sta dentro quello dell’ assenza. Tutti e due raccontati senza cupezze , con dolcezza (“quale dolce forza percepii”). Il narratore stesso , un reverendo calvinista sulle soglie della fine, ci parla stando nella dimensione di un’assenza: quando verrà letto dal figlio a cui si rivolge non ci sarà più. Ed è assente l’interlocutore, il figlio appunto, ancora bambino. Qualcuno che non ci sarà più scrive a qualcuno che non c’è ancora, in un dialogo che quindi non c'è e che forse verrà o forse non avverrà mai. Un motore di stimoli e di suggestioni appunto, assolutamente potente. Il pregio maggiore del romanzo secondo me sta qui, nella sua architettura.

    Poi a riempire tutto, c'è la dimensione religiosa e del divino, della sacralità delle cose e della vita. La teologia della Robinson interessa anche i non credenti perché è uno strumento per indagare l'umano, per conoscersi. E la religione è ricondotta al senso etimologico della parola: un modo per tentare di spiegare il legame che sentiamo (o di cui avvertiamo più o meno consapevolmente il bisogno) con le cose, con la comunità dei vivi, con l’universo, con tutto ciò che ha avuto il dono o la casuale ventura o il destino, (comunque sorprendente perché contro ogni calcolo di probabilità), di esistere con noi. Un modo di pensare e praticare il cristianesimo che sta dentro alla più grande tradizione mistica, che attraversa tutte le credenze, più o meno deformata, distorta, oscurata.

    E nell’angolo visuale in cui la Robinson colloca il lettore, un non credente percepisce la fiducia piuttosto che la fede. La fiducia in quel che i taoisti chiamano "il corso delle cose, la Via" che ci ha consentito di arrivare appunto ad esistere; una fiducia fondata sulla convinzione pre-razionale che "questa è cosa buona e giusta" di cui essere meravigliati (o un dono di cui rendere grazie a un qualche dio: e qui le strade tornano a dividersi, ma a quel punto non è poi così importante). Ed è esattamente questo il punto da cui muove tutto il racconto del reverendo della sua famiglia, della sua vita, della presenza attorno a lui del Male. Una visuale che trasmette a chi legge un bell’effetto emotivo acquietante, pacificante. Dalla lettura si produce spesso persino una sensazione soffusa di gioia.

    A tratti il tono predicatorio, l’ineliminabile ipocrisia portata dall’adesione a qualsiasi fede, si affaccia e, in chi soffre di allergia al fenomeno, un certo fastidio lo produce. Ma è tollerabile e trascurabile vista la qualità complessiva, assolutamente notevole, della lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    ' Le parole per dirtelo '

    Questo libro è un dono, assolutamente non compensabile con denaro o diritti d'autore. Un lettore può domandarsi se è meritevole di aver tra le mani un testo così ; ma la saggezza impone ancor maggior ...continua

    Questo libro è un dono, assolutamente non compensabile con denaro o diritti d'autore. Un lettore può domandarsi se è meritevole di aver tra le mani un testo così ; ma la saggezza impone ancor maggiore umiltà : "alla grazia si deve rispondere con la gratitudine", per usare una frase del The Boston Globe.

    Marilynne Robinson è perla rara nell'attuale letteratura americana contemporanea. Ha saputo emanciparsi dagli stereotipi linguistici e mentali diffusi. E' giunta a quella libertà di non essere né conformista né anticonformista, ma di essere semplicemente se stessa al livello più alto.

    "Gilead", titolo che allude al luogo di ambientazione del romanzo, presenta la struttuttura di una lunga lettera-testamento che un Pastore d'Anime scrive al proprio bambino per quando sarà grande, perché lui ha ormai 76 anni ed è malato ; il figlio, appena sei.
    La scrittura, bellissima, ha una delicatezza e una dolcezza, i cui riflessi possono richiamare alla mente la prosa di "Stoner" (di Williams).

    E' un testo traboccante d'amore, senza enfasi alcuna, nel quale pensieri, ricordi, riferimenti a storie profondamente umane si alternano e si compenetrano in un fluire sereno e rasserenante. Vi compaiono le vicende del padre e del nonno ; grande rilievo hanno la giovane moglie e una famiglia amica, personaggi che saranno protagonisti degli altri due romanzi che compongono la trilogia.
    L'amore paterno è una presenza costante; una forza e una tenerezza che confortano : "Sono certo che diventerai e spero tu sia un uomo eccellente, e se non lo sarai ti amerò senza riserve" ; "se mai ti chiederai che cosa hai fatto nella vita (...), ebbene, sei stato la grazia di Dio per me, un miracolo (...). Se solo riuscissi a trovare le parole per dirtelo".

    ha scritto il 

  • 3

    Il reverendo Ames durante gli ultimi giorni della sua vita scrive una lettera al giovane figlio di sette anni a testimonianza della sua esistenza. Nel lungo scritto affronta il tema della spiritualità ...continua

    Il reverendo Ames durante gli ultimi giorni della sua vita scrive una lettera al giovane figlio di sette anni a testimonianza della sua esistenza. Nel lungo scritto affronta il tema della spiritualità, della vita, la rocambolesca storia del nonno abolizionista e del padre pacifista; in breve, un testamento morale redatto da un anziano padre ad un figlio troppo giovane.
    Dopo aver letto esaltate recensioni, confidavo molto nella levatura di questo libro. Le aspettative però sono state in larga parte deluse. Ho trovato un certo tono da predica nelle parole del narratore-protagonista che -a tratti - mi ha addirittura infastidito.
    Quanto alla prosa, sebbene io ne riconosca l'eleganza, non posso tacere della banalità dell'espediente letterario usato (ossia il diario-lettera). La seconda parte decisamente migliore della prima. Riuscito il personaggio del disadattato figlio del migliore amico del protagonista del racconto, l'agnostico Jack Boughton. Quando la Robinson riporta le loro imbarazzate conversazioni, crea empatia. Prenderò una pausa prima di leggere il secondo volume della trilogia 'Lila'.

    ha scritto il 

  • 3

    Brilliante e tedioso

    Una lunga lunga lettera di un anziano parroco sul quasi punto di morte al figlio piccolo. Scritto molto bene nella sua semplicita' e a tratti bellissimo nel raccontare spaccati di vita americana. A tr ...continua

    Una lunga lunga lettera di un anziano parroco sul quasi punto di morte al figlio piccolo. Scritto molto bene nella sua semplicita' e a tratti bellissimo nel raccontare spaccati di vita americana. A tratti l'ho trovato di una lentezza esasperante, specialmente nei passaggi in cui parla dei suoi sermoni.

    ha scritto il 

  • 3

    «Vale la pena di vivere abbastanza a lungo da superare qualsiasi risentimento che si sia maturato.»

    E' un libro pieno di saggezza e buoni sentimenti, a tratti sublime e a tratti talmente lento da sembrare immobile; così pesante da avermi spinto ad alternarlo all'energizzante biografia di Anthony Kie ...continua

    E' un libro pieno di saggezza e buoni sentimenti, a tratti sublime e a tratti talmente lento da sembrare immobile; così pesante da avermi spinto ad alternarlo all'energizzante biografia di Anthony Kiedis per riuscire a scollinarlo.
    Quindi grazie alla MediaLibraryOnLine per il prestito e al frontman dei RHCP che mi ha aiutato a venirne a capo :) (sopra p. 181)

    ha scritto il 

  • 0

    Non sono riuscita ad interessarmi alle vicende spirituali di questo pastore, che mi sono rimaste estranee più delle memorie di un mandarino cinese. E quindi, come posso valutarlo? Ho solo deciso che l ...continua

    Non sono riuscita ad interessarmi alle vicende spirituali di questo pastore, che mi sono rimaste estranee più delle memorie di un mandarino cinese. E quindi, come posso valutarlo? Ho solo deciso che la Robinson non fa per me.

    ha scritto il 

  • 5

    di una bellezza abbacinante.

    ci sono grandi scrittori che parlano alla tua anima, pur in apparenza trattando temi così lontani, nel tempo, nello spazio nelle abitudini. ma l'anima dell'uomo è simile. se sai guardare, se ascolti g ...continua

    ci sono grandi scrittori che parlano alla tua anima, pur in apparenza trattando temi così lontani, nel tempo, nello spazio nelle abitudini. ma l'anima dell'uomo è simile. se sai guardare, se ascolti gli altri, se hai sofferto, se hai amato, ti riconosci. ad uno sguardo, ad una parola. gilead è l'ultimo tassello della trilogia della Robinson ambientata in questo piccolo paesimo del west, che vede come protagonisti due pastori potestanti e le loro famiglie. in gilead uno dei due reverendi è rimasto vedovo e ha perduto la figlia in giovane età. rimasto solo fino a 65 anni, dedito alla sua parrocchia e alla preghiera, si innamora con una potenza ed uno stupore incredibili dinuna donna comparsa dal nulla, poverissima più giovane di lui di 30 anni. gilead è la lunga lettera che lui scrive al figlio nato da loro di 7 anni, consapevole che non lo vedrà mai crescere. è un libro che letto con calma, in cui sempbra non accadere nulla ed invece svolgersi una vita, in tutto il suo dolore e la sua bellezza. è un libro che parla di passione, di amore fraterno, di amore per i figli e per gli amici. parla di fede, di solitudine, di attaccamento alla vita. parla di gelosia e paura, e parla di perdono. potrei andare avanti per ore. ha toccato e fatto risuonare tante corde. e lasciato tanta serenità e bellezza. leggetelo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono libri immensi...

    ...nella loro semplicità: raccontano una piccola storia, hanno una trama semplice, eppure racchiudono in sè tutto lo splendore della narrazione, del piacere di ascoltare e di raccontare... Gilead è un ...continua

    ...nella loro semplicità: raccontano una piccola storia, hanno una trama semplice, eppure racchiudono in sè tutto lo splendore della narrazione, del piacere di ascoltare e di raccontare... Gilead è uno di questi.

    John Ames vive a Gilead, una sperduta cittadina dell'Iowa, avamposto degli abolizionisti durante la guerra di secessione e ora insignificante paesino di provincia. Siamo nel 1956, Ames è anziano, ha 76 anni e un cuore malandato, una moglie più giovane e un figlio di 7 anni. Consapevole che non lo vedrà mai crescere inzia a scrivere una lettera/diario per quando sarà grande. Parla di sè, del suo lavoro, della sua passata solitudine... è nipote di un reverendo convinto abolizionista che non esitò a impugnare e ad usare una pistola, è figlio di un reverendo convinto pacifista che non perdonò mai suo padre per quell'atto, è un reverendo egli stesso e nella lettera racconta al figlio del suo passato, gli spiega alcuni aspetti del suo lavoro e, tra le altre cose, gli racconta del figlio sperduto del suo migliore amico (anche lui reverendo). Gli racconterà dei dubbi della fede e dell'amore, della meraviglia e del meraviglioso che ogni vita dovrebbe suscitare in noi, dei doni della grazia e della gratitudine. La fede di John Ames è una fede pura, ma non è mai ingenua, nonostante sia così anziano e in procinto di perdere tanto è pieno di speranza. E' un libro commovente, leggetelo.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro meraviglioso per chi, attenzione, ha voglia di dedicarsi con calma e concentrazione ad una lettura. È una lunga lettera di un pastore (prete) che sa di star per morire e che racconta al suo bamb ...continua

    Libro meraviglioso per chi, attenzione, ha voglia di dedicarsi con calma e concentrazione ad una lettura. È una lunga lettera di un pastore (prete) che sa di star per morire e che racconta al suo bambino la storia e la vita della propria famiglia.
    Intimo, profondo e raccolto, trasmette un senso di pace rassegnata.
    Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo non è un libro da leggere nei ritagli di tempo, al quale dedicare un'occhiata di sfuggita. Si tratta dell'auto-analisi che un pastore congregazionalista fa della propria vita, trascorsa per la ...continua

    Questo non è un libro da leggere nei ritagli di tempo, al quale dedicare un'occhiata di sfuggita. Si tratta dell'auto-analisi che un pastore congregazionalista fa della propria vita, trascorsa per la maggior parte in solitudine, in un minuscolo paese dell'Iowa a svolgere il proprio ministero per un sempre più sparuto gruppo di fedeli. Una lettera densa, ricca, esuberante di rimandi alle Sacre Scritture e dotti ragionamenti su di essi, ma anche piena di tenero amore nei confronti del figlio che non vedrà crescere e diventare uomo, e al quale non potrà spiegare i fatti della vita. Penso che ci si potrebbe sforzare di apprezzare anche i ragionamenti teologici che generalmente sono lontani dal nostro quotidiano (come lo sono, nel mio caso), per godersi un lungo racconto che in fin dei conti è un racconto d'amore: per noi stessi, per i nostri figli, per tutto ciò che ci circonda, per (chi ci crede) Dio.

    ha scritto il