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Giobbe

I grandi romanzi, 18

By Joseph Roth

(393)

| Hardcover

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Book Description

140 Reviews

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    bellissimo libro, stile di scrittura che prediligo,tra la storia e la poesia, che mi fa sentire bene, che mi fa estraniare da tutto il resto, mi fa pensare, riflettere e insieme gioire.
    Grazie Roth

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    Rose said on Jul 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sempre sia lodato perché ci ha fatto piccoli.

    Il dolore, l'attesa e il logorio della speranza, quella che alcuni chiamano "fede".
    Un dolore tondo, un dolore che ritorna su se stesso talmente tante volte che non se ne trova più l'origine.
    Ecco la sofferenza, quella sempre uguale a se stessa, che ...(continue)

    Il dolore, l'attesa e il logorio della speranza, quella che alcuni chiamano "fede".
    Un dolore tondo, un dolore che ritorna su se stesso talmente tante volte che non se ne trova più l'origine.
    Ecco la sofferenza, quella sempre uguale a se stessa, che non aumenta né diminuisce, che va sempre avanti, senza spigoli improvvisi e senza respiro: una curva che presto dimentica quel che si lascia alle spalle, e cieca affronta il nuovo.
    Ad un tratto però qualcosa accade e la curva si fa rettilineo: il vecchio Giobbe ritorna bambino e la vita può ricominciare, come fa ogni giorno con la morte -polvere eravamo- ciclicamente, sempre.
    Ma come era iniziato? Con un rifiuto, col non volere più un corpo, quello un tempo desiderato. O forse era prima, forse il declino s'apprestava già in quegli occhi di malato, in quella madre che dichiarava guerra alla vita dei suoi figli sani per far sembrare meno ottuse le deformità di quello più debole -è sempre più facile nascondere la vita che accettare la morte, nelle brutture non spicca nessun male, mentre l'orrore si dipinge meglio quando ad accoglierlo v'è un cielo sereno.
    Prima un figlio alla patria, quella vera ma mai accolta, fatta di cibi, vestiti, inverni; poi una figlia all'amore, fra i campi di quella stessa patria, fra lo stesso grano del pane dei giorni di festa.
    Arriva l'America, da tutti amata, pure se straniera, lontana, pure se il suo grano non ha mai sfamato nessuno; arriva l'America, il falso Messia, e con essa s'appresta la morte perché senza radici non v'è linfa che possa nutrire, foss'anche la più ricca.
    Ed ecco la falce, che riporta il pensiero a quel cimitero cui tante volte abbiamo chiesto consiglio; "ritorno alle mie tombe, non m'occorrono di nuove", l'unico desiderio.
    Prima ringraziavamo Dio per il sonno e per la veglia, ogni mattina, ogni sera; ora, masticando maiale e maledicendo l'attesa, in una macchina nel giorno di Pasqua, ritroviamo, rincuorati, la nostra insignificanza: grande com'è non s'avvede dei riti e neanche dei vizi, eppure bonario sorride.

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    Barone di M. said on Jun 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il miracolo e il messia

    Il messia arriva con il miracolo. Il miracolo è il messia, ma il messia viene da dentro di te. Da dentro quell'uomo semplice pure poco simpatico, dal grembo di sua madre bella tenera un tempo, ma poi trasformata dal disamore, viene da dentro la miser ...(continue)

    Il messia arriva con il miracolo. Il miracolo è il messia, ma il messia viene da dentro di te. Da dentro quell'uomo semplice pure poco simpatico, dal grembo di sua madre bella tenera un tempo, ma poi trasformata dal disamore, viene da dentro la miseria. Il messia è tuo figlio trasformato dal dolore dalla sofferenza e dalla malattia.
    Mendel Singer l'uomo semplice che ha passato una vita intera a pregare perdendo tutto riconquista il dono della fede e la felicità solo dopo aver abbandonato dio. Il miracolo è compiuto, dopo la sofferenza e oltre la sofferenza arriva la gioia, vicino al momento di morire.
    Molte riflessioni accompagnano la lettura di questo piccolo e intensissimo romanzo e si fanno paragoni tra la vita di Mendel Singer e della sua famiglia e la nostra vita e la nostra famiglia e il moderno rifiuto della sofferenza e della pazienza. Ma nessun miracolo attende chi non è semplice come Giobbe e Mendel, perché nessuno può soffrire così tanto.

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    cantonotturno said on Jun 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La canzone di Menuchim

    La storia di Mendel Singer è un mirabile capolavoro. Narra di un ebreo probo e devoto che, alla stregua del Giobbe biblico, viene colpito da una serie di terribili sventure. Questo carico insopportabile di drammi fa vacillare la sua fede, inducendolo ...(continue)

    La storia di Mendel Singer è un mirabile capolavoro. Narra di un ebreo probo e devoto che, alla stregua del Giobbe biblico, viene colpito da una serie di terribili sventure. Questo carico insopportabile di drammi fa vacillare la sua fede, inducendolo a ribellarsi al potere divino che ha disegnato un destino così crudele e ingiusto nei suoi confronti.
    Ma arriverà la ricompensa più dolce e inaspettata, tanto commovente da suscitare le lacrime e l'immedesimazione più totale nel personaggio.

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    Acquamarina07 said on Jun 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    C’era una volta Giobbe. Egli era un uomo timorato di Dio ma perseguitato da Satana. La sua vita era costellata da perdite e dure prove, sembrava che qualunque cosa costruisse fosse destinata a crollare...

    La nostra recensione su Inkbooks: http://www ...(continue)

    C’era una volta Giobbe. Egli era un uomo timorato di Dio ma perseguitato da Satana. La sua vita era costellata da perdite e dure prove, sembrava che qualunque cosa costruisse fosse destinata a crollare...

    La nostra recensione su Inkbooks: http://www.inkbooks.it/?p=610

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    Inkbooks said on May 29, 2014 | Add your feedback

  • 28 people find this helpful

    Perché i piaceri sono più forti finché rimangono segreti

    Sono sorprendenti i meccanismi che mi fanno scegliere un libro. Lo sono soprattutto da quando mi sono iscritto a questo sito. Talvolta non è sufficiente un invito allettante, altre basta un paragone avventato. Ho sentito qualcuno affermare che si pot ...(continue)

    Sono sorprendenti i meccanismi che mi fanno scegliere un libro. Lo sono soprattutto da quando mi sono iscritto a questo sito. Talvolta non è sufficiente un invito allettante, altre basta un paragone avventato. Ho sentito qualcuno affermare che si poteva viaggiare da Morris Bober a Mendel Singer e viceversa, che scesi in una delle due stazioni, era consigliato salire di nuovo sul treno e raggiungere l'altra. Io l'ho fatto: Il Commesso in novembre, quattro mesi più tardi il viaggio verso Giobbe. I due romanzi hanno come protagonisti due ebrei umili e dignitosi, ma son raccontati in un modo totalmente differente, probabilmente a me non sarebbe venuto in mente neppure di metterli in relazione. Giobbe è stato scritto nel 1930 da un ebreo austriaco che ha avuto una vita al limite del romanzesco. Il commesso è del 1957, l'ha scritto da un ebreo americano con un paio di generazioni in più sulle spalle e una vita decisamente meno avventurosa. Non voglio continuare con il parallelo, non mi interessa, mi preme solo dire che secondo me non vale la pena di comprare un biglietto A/R Bober-Singer.
    La prima volta che affrontai il libro biblico di Giobbe fu per una citazione di Richard Wright, la seconda lo lessi da cima a fondo cercando una risposta. Non la ebbi, però ne staccai dei versetti che ancora conservo in un file. Mendel Singer è un novello Giobbe, un uomo giusto che ritiene che Dio si sia accanito contro di lui. Padre di quattro figli, Mendel, decide con la moglie di abbandonare l'ultimo nato per emigrare in America. L'ultimo dei suoi figli è stato l'inizio della sua sventura, è nato anormale facendo credere ai genitori che si trattasse della punizione per i loro peccati.
    La mia descrizione della trama finisce volutamente qua. Il libro non mi ha dato spunti di riflessione ulteriori rispetto al Giobbe biblico.
    Salgo di nuovo sul treno, chissà dove mi porterà la prossima lettura.

    E-book N°50
    Giobbe (Joseph Roth)
    Aprile 2014

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    Nood-Lesse said on May 27, 2014 | 19 feedbacks

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