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Giobbe

Romanzo di un uomo semplice

Di

Editore: Adelphi

4.1
(1249)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 195 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845909158 | Isbn-13: 9788845909153 | Data di pubblicazione:  | Edizione 9

Traduttore: Laura Terreni

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
"Un 'Giobbe' moderno, dunque: la storia di un pio ebreo orientale, di quelli che si librano a mezz'aria nei quadri di Chagall, (Portava sempre il suo berretto nero di reps di seta e il caffettano di media lunghezza e gli stivali alti""), quando i lutti lo sopraffanno, tentato dal Principe delle Tenebre, forse con la connivenza del Signore, a bruciare il suo scialle rituale e sfidare Dio"". (Paolo Milano)"
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  • 4

    Il peso della felicità...

    E’ una storia struggente, poetica e malinconica , scandita come una favola.
    Mendel Singer, un ebreo russo, vive in Volinia dove esercita la professione di maestro insegnando la Bibbia a dodici fanciul ...continua

    E’ una storia struggente, poetica e malinconica , scandita come una favola.
    Mendel Singer, un ebreo russo, vive in Volinia dove esercita la professione di maestro insegnando la Bibbia a dodici fanciulli, come “migliaia e migliaia di ebrei prima di lui avevano vissuto e insegnato nello stesso modo”. Ha una moglie, Deborah, e tre figli: Jonas, Schemarjah, e Mirjam. E’impressionante l’uso sapiente delle parole di questo scrittore, per me una scoperta, che con pochi tratti riesce a delineare perfettamente i personaggi della moglie e dei tre figli. Questa è Deborah: “Era una donna e qualche volta aveva il diavolo addosso. Occhieggiava le proprietà dei benestanti e invidiava i guadagni della gente di commercio. Era troppo tapino Mendel Singer ai suoi occhi. Gli rimproverava i bambini, la gravidanza, il carovita, i bassi onorari e spesso perfino il brutto tempo.”
    Questi, invece, i due figli maschi: “Jonas, il maggiore, era forte come un orso. Schemarjah, il minore, era astuto come una volpe. Jonas camminava con passo pesante, la testa piegata in avanti, le braccia penzoloni, le guance paffute, eternamente affamato, i folti capelli ricciuti che uscivano prepotenti dal bordo del berretto. Adagio, lemme lemme, il profilo aguzzo, gli occhi limpidi sempre svegli, braccia sottili, le mani affondate nelle tasche, lo seguiva suo fratello Schemarjah.”
    Infine c’è Myriam: “Aveva i suoi capelli neri e i suoi occhi neri, torpidi e dolci. Le sue membra erano delicate, le giunture fragili. Una giovane gazzella.”
    Ma torniamo a Mendel: è’ un uomo semplice, profondamente devoto, le cui giornate scorrono ripetitive, scandite dalla preghiera costante, al risveglio, per lodare il Signore per il sonno e per il giorno nascente, al tramonto quando il cielo si riempie di stelle, e prima di coricarsi. La tranquillità e ritmicità della sua vita sembrano spezzarsi alla nascita del quarto figlio, Menuchim, che nasce deforme e affetto da epilessia.
    Qui irrompe subito la contrapposizione tra la personalità di Mendel e quella di sua moglie Deborah. Tanto timorato di Dio, rassegnato e piegato al volere divino lui, quanto ostinata e determinata lei nel non darsi pace di fronte alla malattia e alla diversità del figlio e, visto che il suo motto è “Aiutati che Dio ti aiuta”, spera di trovare conforto e soluzione dal rabbi dal quale si reca, ricevendo in dono questa profezia: “Il dolore lo farà saggio, la deformità buono, l’amarezza mite e la malattia forte. I suoi occhi saranno grandi e profondi, le sue orecchie limpide e piene di risonanza. La sua bocca tacerà ma le labbra, quando si apriranno, annunceranno il bene.”
    I due figli sani, intanto, devono partire per diventare soldati dello zar. In realtà solo Jonas parte, mentre Schemarjah sceglie la strada del disertore. Passano gli anni e Schemarjah riesce ad approdare ed avere successo in America. Annuncia la notizia ai suoi attraverso un amico e manda loro i biglietti per raggiungerlo. Mendel è combattutto, non ama le novità e vorrebbe restare ancorato alla sua semplice quotidianità ma scopre che sua figlia Mirjam, divenuta una splendida ragazza, va con i cosacchi. Per un ebreo come lui, questo è un grave disonore e costituisce la spinta a partire pur dovendo sacrificare Menuchim che resta in Russia, affidato a dei vicini di casa.
    La partenza, il viaggio e l’arrivo dei Singer negli Stati Uniti sono per me le pagine più dense e belle del libro.
    E’ l’eterno tema degli ebrei costretti a lasciare la propria terra e ad emigrare altrove. Roth riesce a comunicare il senso di profondo smarrimento del povero Mendel che non si abituerà mai all’America e continuerà a pensare con struggente malinconia al suo paese natio e soprattutto al figlio che crede ormai perduto.
    “Gli avevano detto che l’America si chiamava God’s own country, che era la terra di Dio, come un tempo la Palestina, e New York propriamente the wonder city, la città dei miracoli, come un tempo Gerusalemme. Invece il pregare si diceva service e la beneficienza pure. Il bambino di Sam, venuto al mondo neanche una settimana dopo l’arrivo del nonno, non si chiamava altrimenti che Mac Lincoln e fra qualche anno, il tempo vola in America, sarà un college boy. My dear boy, dice oggi al piccolo la nuora. Lei, caso strano, si chiama sempre Vega "
    "Gli americani erano sani, le americane belle, lo sport importante, il tempo prezioso, la povertà un vizio, la ricchezza un merito, la virtù un successo a metà, la fiducia in se stessi un successo completo, il ballo igienico, lo schettinare un dovere, la beneficienza un investimento di capitale, l’anarchismo un delitto, gli scioperanti i nemici dell’umanità, i sovversivi alleati del diavolo, le macchine moderne benedizioni del cielo, Edison il più grande genio. Presto gli uomini voleranno come uccelli, nuoteranno come pesci, vedranno il futuro come i profeti, vivranno in eterna pace e costruiranno in perfetta concordia grattacieli alti fino alle stelle...Tuttavia alla sua ammirazione per il futuro, si mischiava una nostalgia per la Russia...Era già troppo vecchio per le novità e troppo debole per i trionfi. Aveva ancora un'unica speranza: vedere Menuchim"
    I drammi familiari continuano a susseguirsi anche a New York fino alla completa solitudine di Mendel che, dopo aver continuato a resistere, abituato com’è a seguire ciecamente il volere di Dio, arriva ad un punto di rottura e si ribella. La sua rabbia è tale che dice addirittura di voler bruciare Dio e, con lui, tutti i suoi libri sacri.
    Ma, come nel Giobbe biblico, anche per Mendel ci sarà un miracolo inaspettato che gli restiturà il figlio creduto ormai perso e lo riconcilierà con il suo Dio.
    Il lieto fine in realtà è abbastanza scontato, si scorge prima di arrivarci ma, del resto, altro non poteva essere e comunque mi è piaciuto il modo in cui Roth descrive la felicità finale di Mendel: forse perché non ci è abituato, dopo tante sofferenze, la sua è una felicità che pesa e dalla quale ha bisogno di riposarsi.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libro classico di facile e veloce lettura su una famiglia ebrea e l’immigrazione (ultima parte) vista in modo differente dai membri della famiglia. Giobbe perchè la figura del padre sarebbe la ...continua

    Un bel libro classico di facile e veloce lettura su una famiglia ebrea e l’immigrazione (ultima parte) vista in modo differente dai membri della famiglia. Giobbe perchè la figura del padre sarebbe la centrale, ma a me è parso che la madre sia stata il deus ex machina di tutto il racconto. Il padre serve solo a chiudere la scena avendo preso coscienza di una situazione... e cmq c’è del “favolismo” per un certo lieto fine che un pò guasta sinceramente visto tutte le disgrazie in corso.

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro molto coinvolgente, ma con un finale che ha reso difficile farmene un'opinione...in ogni caso, a questo link la mia recensione: http://mainchesenso.blogspot.it/2014/09/giobbe-joseph-roth.html ...continua

    Un libro molto coinvolgente, ma con un finale che ha reso difficile farmene un'opinione...in ogni caso, a questo link la mia recensione: http://mainchesenso.blogspot.it/2014/09/giobbe-joseph-roth.html

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ho apprezzato moltissimo questo libro tanto da ritenerlo un capolavoro. E' la storia di Mendel Singer, un ebreo mite, onesto ed osservante della Legge di Dio fino al parossismo, maestro di sacre scrit ...continua

    Ho apprezzato moltissimo questo libro tanto da ritenerlo un capolavoro. E' la storia di Mendel Singer, un ebreo mite, onesto ed osservante della Legge di Dio fino al parossismo, maestro di sacre scritture, marito e padre la cui vita si svolge in assoluta ordinarietà. Sarà costretto da una sequela di infausti eventi ad assistere cosciente alla rovinosa perdita di tutto. Dapprima la nascita di un figlio gravemente minorato, poi il primogenito costretto ad arruolarsi nell'esercito dello zar, il secondogenito disertore obbligato all'espatrio, l'unica figlia, di avvenente bellezza, si concede disinvolti amoreggiamenti. Tenta la fuga in America per allontanare quest'ultima dai problemi, non avrà più patria, perderà i figli maschi e la moglie all'acme del dolore, la figlia sarà dichiarata pazza. E' solo, ha perso tutto, non ha futuro. Litiga con Dio sentendolo ostile ed insensibile, Gli ha dedicato ogni azione ed obbedienza della vita, senza che Dio gli abbia mai riservato alcun favore, alcun segno di bonarietà. Ma proprio quando tacciono le sue preghiere avviene il miracolo. Il figlio malato è guarito e prende con sé il vecchio padre. Mendel ha una serena riappacificazione con la vita e con Dio. La fede fatta di obbedienza diventa speranza e dialogo e solo ora Dio concede la morte serena al giusto.

    ha scritto il 

  • 5

    bellissimo libro, stile di scrittura che prediligo,tra la storia e la poesia, che mi fa sentire bene, che mi fa estraniare da tutto il resto, mi fa pensare, riflettere e insieme gioire.
    Grazie Roth ...continua

    bellissimo libro, stile di scrittura che prediligo,tra la storia e la poesia, che mi fa sentire bene, che mi fa estraniare da tutto il resto, mi fa pensare, riflettere e insieme gioire.
    Grazie Roth

    ha scritto il 

  • 5

    Sempre sia lodato perché ci ha fatto piccoli.

    Il dolore, l'attesa e il logorio della speranza, quella che alcuni chiamano "fede".
    Un dolore tondo, un dolore che ritorna su se stesso talmente tante volte che non se ne trova più l'origine.
    Ecco la ...continua

    Il dolore, l'attesa e il logorio della speranza, quella che alcuni chiamano "fede".
    Un dolore tondo, un dolore che ritorna su se stesso talmente tante volte che non se ne trova più l'origine.
    Ecco la sofferenza, quella sempre uguale a se stessa, che non aumenta né diminuisce, che va sempre avanti, senza spigoli improvvisi e senza respiro: una curva che presto dimentica quel che si lascia alle spalle, e cieca affronta il nuovo.
    Ad un tratto però qualcosa accade e la curva si fa rettilineo: il vecchio Giobbe ritorna bambino e la vita può ricominciare, come fa ogni giorno con la morte -polvere eravamo- ciclicamente, sempre.
    Ma come era iniziato? Con un rifiuto, col non volere più un corpo, quello un tempo desiderato. O forse era prima, forse il declino s'apprestava già in quegli occhi di malato, in quella madre che dichiarava guerra alla vita dei suoi figli sani per far sembrare meno ottuse le deformità di quello più debole -è sempre più facile nascondere la vita che accettare la morte, nelle brutture non spicca nessun male, mentre l'orrore si dipinge meglio quando ad accoglierlo v'è un cielo sereno.
    Prima un figlio alla patria, quella vera ma mai accolta, fatta di cibi, vestiti, inverni; poi una figlia all'amore, fra i campi di quella stessa patria, fra lo stesso grano del pane dei giorni di festa.
    Arriva l'America, da tutti amata, pure se straniera, lontana, pure se il suo grano non ha mai sfamato nessuno; arriva l'America, il falso Messia, e con essa s'appresta la morte perché senza radici non v'è linfa che possa nutrire, foss'anche la più ricca.
    Ed ecco la falce, che riporta il pensiero a quel cimitero cui tante volte abbiamo chiesto consiglio; "ritorno alle mie tombe, non m'occorrono di nuove", l'unico desiderio.
    Prima ringraziavamo Dio per il sonno e per la veglia, ogni mattina, ogni sera; ora, masticando maiale e maledicendo l'attesa, in una macchina nel giorno di Pasqua, ritroviamo, rincuorati, la nostra insignificanza: grande com'è non s'avvede dei riti e neanche dei vizi, eppure bonario sorride.

    ha scritto il 

  • 5

    Il miracolo e il messia

    Il messia arriva con il miracolo. Il miracolo è il messia, ma il messia viene da dentro di te. Da dentro quell'uomo semplice pure poco simpatico, dal grembo di sua madre bella tenera un tempo, ma poi ...continua

    Il messia arriva con il miracolo. Il miracolo è il messia, ma il messia viene da dentro di te. Da dentro quell'uomo semplice pure poco simpatico, dal grembo di sua madre bella tenera un tempo, ma poi trasformata dal disamore, viene da dentro la miseria. Il messia è tuo figlio trasformato dal dolore dalla sofferenza e dalla malattia.
    Mendel Singer l'uomo semplice che ha passato una vita intera a pregare perdendo tutto riconquista il dono della fede e la felicità solo dopo aver abbandonato dio. Il miracolo è compiuto, dopo la sofferenza e oltre la sofferenza arriva la gioia, vicino al momento di morire.
    Molte riflessioni accompagnano la lettura di questo piccolo e intensissimo romanzo e si fanno paragoni tra la vita di Mendel Singer e della sua famiglia e la nostra vita e la nostra famiglia e il moderno rifiuto della sofferenza e della pazienza. Ma nessun miracolo attende chi non è semplice come Giobbe e Mendel, perché nessuno può soffrire così tanto.

    ha scritto il 

  • 5

    La canzone di Menuchim

    La storia di Mendel Singer è un mirabile capolavoro. Narra di un ebreo probo e devoto che, alla stregua del Giobbe biblico, viene colpito da una serie di terribili sventure. Questo carico insopportabi ...continua

    La storia di Mendel Singer è un mirabile capolavoro. Narra di un ebreo probo e devoto che, alla stregua del Giobbe biblico, viene colpito da una serie di terribili sventure. Questo carico insopportabile di drammi fa vacillare la sua fede, inducendolo a ribellarsi al potere divino che ha disegnato un destino così crudele e ingiusto nei suoi confronti.
    Ma arriverà la ricompensa più dolce e inaspettata, tanto commovente da suscitare le lacrime e l'immedesimazione più totale nel personaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    C’era una volta Giobbe. Egli era un uomo timorato di Dio ma perseguitato da Satana. La sua vita era costellata da perdite e dure prove, sembrava che qualunque cosa costruisse fosse destinata a crollar ...continua

    C’era una volta Giobbe. Egli era un uomo timorato di Dio ma perseguitato da Satana. La sua vita era costellata da perdite e dure prove, sembrava che qualunque cosa costruisse fosse destinata a crollare...

    La nostra recensione su Inkbooks: http://www.inkbooks.it/?p=610

    ha scritto il 

  • 3

    Perché i piaceri sono più forti finché rimangono segreti

    Sono sorprendenti i meccanismi che mi fanno scegliere un libro. Lo sono soprattutto da quando mi sono iscritto a questo sito. Talvolta non è sufficiente un invito allettante, altre basta un paragone a ...continua

    Sono sorprendenti i meccanismi che mi fanno scegliere un libro. Lo sono soprattutto da quando mi sono iscritto a questo sito. Talvolta non è sufficiente un invito allettante, altre basta un paragone avventato. Ho sentito qualcuno affermare che si poteva viaggiare da Morris Bober a Mendel Singer e viceversa, che scesi in una delle due stazioni, era consigliato salire di nuovo sul treno e raggiungere l'altra. Io l'ho fatto: Il Commesso in novembre, quattro mesi più tardi il viaggio verso Giobbe. I due romanzi hanno come protagonisti due ebrei umili e dignitosi, ma son raccontati in un modo totalmente differente, probabilmente a me non sarebbe venuto in mente neppure di metterli in relazione. Giobbe è stato scritto nel 1930 da un ebreo austriaco che ha avuto una vita al limite del romanzesco. Il commesso è del 1957, l'ha scritto da un ebreo americano con un paio di generazioni in più sulle spalle e una vita decisamente meno avventurosa. Non voglio continuare con il parallelo, non mi interessa, mi preme solo dire che secondo me non vale la pena di comprare un biglietto A/R Bober-Singer.
    La prima volta che affrontai il libro biblico di Giobbe fu per una citazione di Richard Wright, la seconda lo lessi da cima a fondo cercando una risposta. Non la ebbi, però ne staccai dei versetti che ancora conservo in un file. Mendel Singer è un novello Giobbe, un uomo giusto che ritiene che Dio si sia accanito contro di lui. Padre di quattro figli, Mendel, decide con la moglie di abbandonare l'ultimo nato per emigrare in America. L'ultimo dei suoi figli è stato l'inizio della sua sventura, è nato anormale facendo credere ai genitori che si trattasse della punizione per i loro peccati.
    La mia descrizione della trama finisce volutamente qua. Il libro non mi ha dato spunti di riflessione ulteriori rispetto al Giobbe biblico.
    Salgo di nuovo sul treno, chissà dove mi porterà la prossima lettura.

    E-book N°50
    Giobbe (Joseph Roth)
    Aprile 2014

    ha scritto il 

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