Giobbe

Romanzo di un uomo semplice

Di

Editore: Adelphi

4.1
(1352)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 195 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845909158 | Isbn-13: 9788845909153 | Data di pubblicazione:  | Edizione 9

Traduttore: Laura Terreni

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
"Un 'Giobbe' moderno, dunque: la storia di un pio ebreo orientale, di quelli che si librano a mezz'aria nei quadri di Chagall, (Portava sempre il suo berretto nero di reps di seta e il caffettano di media lunghezza e gli stivali alti""), quando i lutti lo sopraffanno, tentato dal Principe delle Tenebre, forse con la connivenza del Signore, a bruciare il suo scialle rituale e sfidare Dio"". (Paolo Milano)"
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  • 5

    BESTEMMIE E MIRACOLI

    Già nel 1932 questo stupendo romanzo poteva essere letto in lingua italiana grazie alla pubblicazione voluta dai fratelli Treves e sull’onda di un successo internazionale e sulla spinta esercitata neg ...continua

    Già nel 1932 questo stupendo romanzo poteva essere letto in lingua italiana grazie alla pubblicazione voluta dai fratelli Treves e sull’onda di un successo internazionale e sulla spinta esercitata negli ambienti culturali nostrani dall’amico Zweig.
    Apparso per la prima volta nel 1930, segue opere come La tela di ragno, Hotel Savoy, Fuga senza fine e precede La marcia di Radetzky. È il romanzo che canta il mondo ebraico-orientale e che rappresenta la decadenza dell’ebraismo orientale e la sua disgregazione, è anche il romanzo che consegna al lettore nella metafora dell’esilio ebraico una delle più alte rappresentazioni della condizione dell’essere umano in vita “esiliato dalla pienezza e dalla totalità della vita vera”(Magris, “Lontano da dove”, 1971). È soprattutto la storia di un “uomo semplice”: bella, struggente, universale nel suo significato.
    La narrazione muove il suo corso con tono fiabesco e ci cala subito in un tempo passato e in una terra lontana: Zucknow, villaggio sperduto nell’immensa pianura russa, assoggettata al volere dello zar. La presentazione dei personaggi è magistrale. Mendel Singer è un modesto maestro, è sposato con Deborah, ha due figli maschi e una femmina e lo conosciamo mentre sta per nascere il suo ultimogenito, Menuchim. È un uomo pio, dalla coscienza pura e dall’animo casto. Il bambino però, è chiaro fin da subito, è un minorato. Mentre la moglie assume un atteggiamento attivo e cerca una soluzione al problema affidandosi al rabbi, Mendel soccombe al volere divino, intanto duri destini attendono tutti i componenti della famiglia e la fede, già messa a dura prova, comincia a vacillare. Con l’approssimarsi del primo conflitto mondiale la famiglia si disgrega, un figlio si vota ai cosacchi, l’altro diserta, emigra in America e vi trascina il resto della famiglia, tranne Menuchim...
    Gli eventi cruciali sono narrati con una maestria che ferma il tempo, consegna palpabili emozioni e ne rende pienamente partecipe il lettore.
    I conflitti interni alla famiglia, la sua disgregazione, il crollo delle certezze contribuiscono a creare un quadro cupo e desolante e man mano che viene meno la fede di Mendel Singer si è portati a sperare in luoghi e tempi migliori. L’America però non rappresenterà la salvezza ma la distruzione e quando intorno tutto è buio, il lettore non potrà certo credere al mito americano. Subentra un nichilismo impressionante che culmina con il coinvolgimento dell’America nel conflitto europeo con il suo carico di nuovi dolori e il tramonto definitivo di ogni illusione. Il finale del libro è però conciliante e terapeutico e riecheggia la giusta ricompensa del biblico Giobbe.
    Non perdete questa lettura, rinfrancherà il vostro cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi ha ricordato molto i (pochi) classici russi che ho letto, solo più concentrato.
    Struggente, ma bello. Lo ho apprezzato anche se è lontanissimo dai miei generi abituali.
    Unico difetto che trovo è da ...continua

    Mi ha ricordato molto i (pochi) classici russi che ho letto, solo più concentrato.
    Struggente, ma bello. Lo ho apprezzato anche se è lontanissimo dai miei generi abituali.
    Unico difetto che trovo è da parte del traduttore (credo), che troppo spesso struttura le frasi come Yoda...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Mi ha commosso fino alle lacrime

    Ho amato Mendel, davvero disarmante nella sua fede e fiducia nel Signore, ma più ancora ho amato Deborah e Menuchim.
    " È decisa. Suo figlio resta. Lei partirà per l' America. Non è successo alcun mira ...continua

    Ho amato Mendel, davvero disarmante nella sua fede e fiducia nel Signore, ma più ancora ho amato Deborah e Menuchim.
    " È decisa. Suo figlio resta. Lei partirà per l' America. Non è successo alcun miracolo. In lacrime sale sul carro.
    Non vede le facce delle persone alle quali stringe la mano. Due grandi mari di lacrime sono i suoi occhi. Sente battere gli zoccoli dei cavalli. Parte. Lei getta un grido, non sa che grida, il grido erompe da lei, il cuore ha una bocca e grida. Il carro si ferma, , lei balza fuori, agile come un ragazzo. Menuchim è ancora seduto sulla soglia. Lei si butta in terra davanti a Menuchim. Mamma, Mamma! balbetta Menuchim. Lei rimane per terra..."

    ha scritto il 

  • 5

    L'essenza della letteratura

    C'è poco da fare, certi autori per me costituiscono l'essenza della letteratura.
    Il grande Roth (Joseph, sia chiaro) non sbaglia un colpo, mi fa venire un blocco allo stomaco dopo due pagine e mi impe ...continua

    C'è poco da fare, certi autori per me costituiscono l'essenza della letteratura.
    Il grande Roth (Joseph, sia chiaro) non sbaglia un colpo, mi fa venire un blocco allo stomaco dopo due pagine e mi impedisce di smettere di leggere fino a che non decide lui, vale a dire alla fine del libro.
    Poi, finite le pagine, il blocco allo stomaco si protrae nel tempo

    ha scritto il 

  • 3

    190 pagine lunghe 1000

    Un po' di spoiler c'è, ma si dimentica.
    Grande testo, grande potere evocativo, giunge al lettore l’odore del caffettano consunto di Mendel, del suo berretto nero di reps, giunge il senso di oppression ...continua

    Un po' di spoiler c'è, ma si dimentica.
    Grande testo, grande potere evocativo, giunge al lettore l’odore del caffettano consunto di Mendel, del suo berretto nero di reps, giunge il senso di oppressione causato dall’accettazione delle ardue prove se intese come volere di dio, ma anche la sensazione di conforto derivante dalla fede pura da parte di Mendel e dal credo un po’ superstizioso e opportunista di Deborah quando in disgrazia, ma anche la limitazione della libertà individuale e della ribellione. Quando si nominano i filatteri tutto questo incombe sul lettore, l’aria viene a mancare, sembra di aver Mendel stesso di fronte a sé, con tutto il suo carico e la cappa asfittica sotto la quale vive.
    Povere vite spese pensando di poter in qualche modo influenzare il destino adeguandosi ad un supposto volere divino, fino a quando la richiesta è troppo elevata e l’uomo cede, si ribella, pecca (si pensi all’abbandono del figlio Menuchin nonostante la predizione del rabbi e si pensi a Mendel che rinnega il suo dio).
    Sembra che qualsiasi cosa faccia l’uomo, il risultato dipenda sempre da qualcosa o qualcuno che sta più in alto di lui: l’allontanamento di un figlio dalla Russia perché non combatta con i cosacchi, ha come risultato che lo stesso figlio combatta e muoia come soldato americano; la fuga della famiglia in America per salvare la figlia da un amore ‘cosacco’, ha come conseguenza che Mirjam scelga i suoi amori comunque fra non ebrei e che addirittura arrivi a perdere il senno; la fuga in America comporta l’abbandono di Menuchin, nucleo di tutta la famiglia. Sembra che ad aver la meglio siano coloro che restano: Jonas sopravvive alla guerra e Menuchin sicuramente guarito parte per l’America anch’egli ma quando ormai la sua malattia è stata lasciata alle spalle.
    Tutto l’agire di Mendel e Deborah sembra vano, non hanno il possesso della loro vita. Diversa sembra la situazione dei loro figli, la lotta per la sopravvivenza sembra essere fatta in nome proprio, e non in nome di dio. Ma Dio c’è, qualunque dio esso sia, e risplende nel misericordioso e miracolato Menuchin.

    ha scritto il 

  • 0

    3,5 stelle

    Sbaglio ad aspettarmi dagli autori ebrei classici quel coinvolgimento emotivo che tanto mi fa amare i contemporanei, specialmente israeliani.
    Sbaglio perché va a finire che, a lettura terminata, mi re ...continua

    Sbaglio ad aspettarmi dagli autori ebrei classici quel coinvolgimento emotivo che tanto mi fa amare i contemporanei, specialmente israeliani.
    Sbaglio perché va a finire che, a lettura terminata, mi resta la sensazione che mi sia mancato qualcosa e non riesco a misurare il mio gradimento.

    Dunque non so quanto mi sia piaciuto Giobbe, però alcune scene di rara potenza espressiva mi spingono un po’ oltre la terza stella.

    ha scritto il 

  • 3

    Una favola

    Giobbe è un romanzo di Joseph Roth pubblicato nel 1930.

    Ispirandosi a Giobbe, racconta la storia di Mendel Singer, un uomo semplice, un ebreo devoto e fedele alle tradizioni che vive in Russia. La sua ...continua

    Giobbe è un romanzo di Joseph Roth pubblicato nel 1930.

    Ispirandosi a Giobbe, racconta la storia di Mendel Singer, un uomo semplice, un ebreo devoto e fedele alle tradizioni che vive in Russia. La sua vita tranquilla viene scossa alla nascita del quarto figlio, minorato e da quel momento sulla sua famiglia, che nel frattempo ha dovuto emigrare in America, si scatena ogni genere di sventura.
    Mendel tutto sopporta, abituato a seguire ciecamente tutti i principi religiosi che hanno ispirato la sua vita e quella dei suoi antenati. Ma alla fine, all'ennesima tragedia, si ribella rinnegando Dio. Ma Dio non lo ha dimenticato e lo ricompensa in modo assolutamente inaspettato per tutte le sofferenze che ha dovuto subire.

    La chiara morale religiosa è: l'uomo può trovare una risposta al dolore e al male solo decidendo di affidarsi completamente a Dio.

    Se da una parte la trama e la storia mi hanno copiosamente fatto uscire tutto il latte che avevo dalle ginocchia, dall'altra devo dire che ho apprezzato enormemente la capacità di evocazione di Roth. Il libro è scritto benissimo, con maestria, quasi poetico in certi punti.

    Roth racconta la miseria, la durezza della vita quotidiana, la società zarista, le carezze di Mendel alla moglie. Rende viva l’angoscia di un padre per una figlia che "va con i soldati" e per un figlio che si ubriaca distaccandosi dalla spiritualità. Descrive empaticamente il dramma di Mendel che rinuncia alla speranza di guarigione dell'ultimo nato perché non vuole mandarlo in un ospedale ove gli darebbero da mangiare cibi proibiti al suo credo.
    Ecco, Roth ci trascina nella storia e ci fa vivere le medesime sensazioni di questa famiglia sfortunata.

    E' una favola questa, alla fine, perché come storia è scarsamente credibile. Una favola fortemente imbevuta di religione (ebraica come quella dello scrittore).
    Forse però il fine di Roth non è quello di parlarci della religione, bensì quello di colpirci con le emozioni; e ci riesce, indubbiamente ci riesce.

    ha scritto il 

  • 4

    Nomen omen

    "Molti anni fa viveva a Zuchnow un uomo che si chiamava Mendel Singer". Questo è l'incipit del romanzo. Il protagonista, che si chiama Mendel (ricordate un tale Mendel dei libri?) Singer (vi viene in ...continua

    "Molti anni fa viveva a Zuchnow un uomo che si chiamava Mendel Singer". Questo è l'incipit del romanzo. Il protagonista, che si chiama Mendel (ricordate un tale Mendel dei libri?) Singer (vi viene in mente qualche scrittore degno di nota?), racchiude già in sé - fisiologicamente - ogni sorta di fortuna letteraria; nel suo nome vi è un implicito, promettente auspicio di successo. Giobbe, opera di Joseph Roth pubblicata nel 1930, reca come sottotitolo "Romanzo di un uomo semplice". Ma è semplicemente straordinario, quell'uomo; come pure il romanzo che lo racconta.

    ha scritto il 

  • 4

    Giobbe è un patriarca, una delle figure centrali dell’Antico Testamento, per Ebrei, Cristiani e Musulmani incarna la figura del giusto perseguitato, del credente la cui fede viene messa duramente alla ...continua

    Giobbe è un patriarca, una delle figure centrali dell’Antico Testamento, per Ebrei, Cristiani e Musulmani incarna la figura del giusto perseguitato, del credente la cui fede viene messa duramente alla prova da Dio, dell’uomo retto, onesto e fedele colpito da immense sventure. Il “Giobbe” di Roth si chiama Mendel Singer ed è un ebreo russo un Maestro di Talmud, devoto, semplice, timoroso, sfuggente, pensoso.
    La sua vita scorre quietamente, «fra magre sponde», chiusa in un ordine intatto, fino alla nascita del quarto figlio, Menuchim, che è minorato. Da allora in poi, se «tutto ciò che è improvviso è male», la sua vita diventa un fiume di sventure che lo portano ad abbandonare la sua terra per andare a New York. Guerra, follia, morte, Mendel attraversa rassegnato una vita che forse non meriterebbe di essere vissuta. Eppure, man mano che sprofonda nella solitudine e nella disperazione, quest’uomo comune che aveva seguìto nella sua vita l’ordine dei padri senza quasi riflettere, si staglia sempre più grandioso: dopo aver «visto andare in rovina un paio di mondi», si trova sul punto di bruciare i suoi libri sacri perché vuole «bruciare Dio» e in quel momento raggiunge un’intensità e una essenzialità che sembrano negate per sempre ai consolatori che gli si affannano intorno. Più la vita lo spoglia e lo sradica da tutto, più egli appare fermo, con lo sguardo lucido e una forza segreta di resistenza che gli impediscono di crollare. Ed esattamente come era accaduto a Giobbe, anche per Mendel, dopo un periodo di silenzio e di allontanamento da Dio, qualcosa si compie. Quel miracolo che tocca e salva, che giunge inaspettato a rivoluzionare una vita che sembra già persa e lo ripaga di tutte le sofferenze subite.
    Tutto il sapore, l’immenso «pathos», l’antica saggezza e l’indistruttibile forza vitale di una grande civiltà sembrano concentrarsi nel profondo sonno finale di Mendel Singer, carico del «peso della felicità e della grandezza dei miracoli».
    Qualcuno dice che sia il migliore libro di Joseph Roth, non saprei per me è il primo e non sarà l’ultimo. Un libro intenso, a tratti struggente, epico in modo piccolo ed semplice, come il suo protagonista. Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    "Perché i piaceri sono più forti finché rimangono segreti."

    Mendel Singer è uno di quei personaggi che ti rimangono impressi per la loro "banalità" e la loro "mediocrità", ma che proprio per questo fai fatica a lasciarli andare....Ebreo devoto e osservante, Me ...continua

    Mendel Singer è uno di quei personaggi che ti rimangono impressi per la loro "banalità" e la loro "mediocrità", ma che proprio per questo fai fatica a lasciarli andare....Ebreo devoto e osservante, Mendel arriva quasi a rinnegare il suo Dio, dopo una serie di terribili avvenimenti che sconvolgono la sua vita e la sua fede. Ma il suo Dio non ha rinnegato Mendel, e sta preparando per lui un vero e inaspettato miracolo. Struggente capolavoro....pura poesia....

    ha scritto il 

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