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Giochi sacri

Di

Editore: Mondadori

4.0
(412)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1159 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8804578246 | Isbn-13: 9788804578246 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Sartaj Singh, ispettore di polizia a Mumbai, nota fino a poco tempo fa come Bombay, ha un lavoro ingrato. Vive infatti ed esercita la sua professione in una città che oltre alla sua assoluta e intensa bellezza gli sbatte in faccia ogni giorno un "sottobosco" di malaffare, crimine organizzato e violenza a cui Sartaj non si è mai assuefatto e contro il quale però non riesce a segnare decisive vittorie. La sua esistenza sembra dipanarsi così in una inerte caoticità, fatta di ladruncoli, microcorruzione e pasti in piedi. L'assassinio dell'erede di un boss della mafia locale, il pedinamento di pericolosi criminali e lo smascheramento di mille trame delittuose che coinvolgono gli strati più insospettabili della società indiana servono così da pretesto a Vikram Chandra per tessere una storia che unisce i ritmi forsennati dell'hard boiled alle pause silenziose della poesia, il sentimentalismo alla Bollywood al magistero dell'alta letteratura. Il risultato è un affresco potente e grandioso di una delle metropoli più complesse e avvincenti della contemporaneità.
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  • 4

    imponente, sontuoso, prolisso e appassionante, questo romanzo non è solo la storia di un poliziotto e di un gangster nell'india contemporanea, ma anche un affresco dal respiro epico dell'india di ...continua

    imponente, sontuoso, prolisso e appassionante, questo romanzo non è solo la storia di un poliziotto e di un gangster nell'india contemporanea, ma anche un affresco dal respiro epico dell'india di oggi, tra modernità e tradizione. oscillando sapientemente tra il sordido e il sublime, chandra racconta con scioltezza le mille sfaccettature dei due protagonisti (e molti comprimari)e le loro contraddizioni. nessuno ètotalmente puro e nessuno è totalmente corrotto, tutti sono costretti a compromessi e pian piano i lati oscuri iniziali si chiariscono creando una storia fiume- sebbene con qualche inverosimiglianza- che non perde mai il ritmo e trascina in un mondo esotico tutto da scoprire e tentare di comprendere . bellissimo compagno di un viaggio in oriente, questo "giochi sacri".

    ha scritto il 

  • 3

    St. Ambrose - 08 dic 13

    Se guardate il numero di pagine di questo che non può considerarsi un “agile volumetto”, e riflettete che durante la sua lettura ho passato due settimane in Islanda e due in Portogallo, non vi ...continua

    Se guardate il numero di pagine di questo che non può considerarsi un “agile volumetto”, e riflettete che durante la sua lettura ho passato due settimane in Islanda e due in Portogallo, non vi stupirete certo che, benché di veloce lettura nel contenuto, abbia impiegato un mese e mezzo a digerirlo. Anche perché, e lo dico subito, non mi ha conquistato come credevo. Certo, è affascinante, intrigante, intrecciato, ma di quell’intreccio che una volta sciolto, non mi ha lasciato un sapore deciso in bocca. Uno spaccato indiano, ben inserito nella realtà locale, ed in particolare nell’India dell’oggi. Mi ha tuttavia lasciato perplesso il senso generale di tutto ciò. Da un lato una storia quasi “all’americana”: un poliziotto che cerca di arrestare un capo della criminalità, per poi (essendo morto il secondo ma in maniera anomala), ripercorrere le loro storie (e quelle dei personaggi a loro legati) un po’ all’indietro. Andando su e giù, alternando i capitoli in flashback sulla storia della vita di Ganesh Gaitonde (il criminale) e quelli in presa diretta su Sartaj Singh (il poliziotto). Volendo riassumere il lato “occidentale” della vicenda, tutto si ridurrebbe alla storia del boss Gaitonde. Capo di una banda di criminalità organizzata con ramificazioni internazionali, collaboratore di un programma dell’antiterrorismo in funzione contraria al Pakistan, seguace di un guru che ha intenzione di destabilizzare la scena politica con una strategia della tensione fondata su un ordigno nucleare che se esplodesse risulterebbe un attentato della parte avversa. Gaitonde ha per tutta la vita inseguito il potere e la violenza: ha lanciato una diva del cinema e ne ha assecondato i desideri per coltivare il proprio tornaconto; tratta con un’ex-stellina televisiva di nome Jojo, che gli procura amanti a pagamento; ha costruito un rifugio antiatomico e, per la disperazione di non ritrovare il suo guru entrato in clandestinità, dopo avere ucciso Jojo che gli denuda il suo vero io (e che noi abbiamo seguito per la sua parte di millanta pagine), si suicida. È il momento dove, a causa di una soffiata, il commissario Sartaj lo stana. Forse era impazzito, ma forse le trame oscure erano reali e verranno mese a tacere dai servizi segreti con cui Sartaj coadiuva: quest’ultimo, per ottenere informazioni, denuncia il suo capo che finirà anch’egli suicida. Ma la capacità di Chandra è quella di strutturare questa vicenda occidentale come fosse un mandala buddista. Perché se inizia seguendo i canoni sopra descritti come fosse una trita “crime novel”, ben presto, preso nei meandri delle descrizioni e delle narrazioni, biforcando come detto sempre più le storie tra l’ispettore ed il capomafia, comincia ad incastrare nella trama tante altre storie. Che diventano il punto di interesse del libro. Storie lontane nello spazio e nel tempo, ma sempre collegate a Bombay (anzi a Mumbai come si dice nell’India moderna, e dove sarebbe il caso di tornare). Ed è infatti Mumbai che alla fine diventa il punto centrale del libro. Città di una bellezza sfolgorante, quasi terrificante, continuamente rovinata dalle intemperie umane: inquinamento, aria fetida, povertà assoluta e diffusa, corruzione dilagante, criminalità spietata, intrecci perversi tra politici, imprenditori, mafiosi e star di Bollywood. Una città crivellata dal crimine, fino a marcire. Una metropoli moderna attraversata da frizioni religiose insanabili. Le persone che sono stanche di Bombay sono stanche della vita, e viceversa. E Mumbai non rappresenta altro che un paradigma dell’India di oggi. E come dicono quelli che parlano di economia, India significa “estremo occidente”: violenza, economia liberista, sviluppo, espansione ed involuzioni fondamentaliste. Le storie, ed è ovvio, partano sempre dai due fulcri narrativi, per poi biforcarsi quasi verso proprie vite. Così l’ispettore Sartaj cerca di ricomporre la sua vita relazionale distrutta dal divorzio, di trovare una composizione tra la sua malinconica solitudine ed il suo innato romanticismo, di non soccombere alla corruzione stritolante. Il boss Gaitonde cerca rimedi su Internet per aumentare i centimetri del suo pene, mentre gradualmente acquisisce la consapevolezza tragica ed epica della sua figura; criminali in grado di rivoltare intere città si costruiscono universi morali di dubbia consistenza per fronteggiare la morte che tutto recide; puttanelle sfrontate giungono a Bombay in cerca di gloria, pronte ad arrampicarsi sulla scala del successo bollywoodiano; spie fanno il doppio ed il triplo gioco; poveri istruiti si danno alla lotta armata, votandosi ad una rivoluzione impossibile, destinata ad essere tradita dai suoi adepti. Troviamo politici senza scrupoli (politici nazionalisti si accordano con la criminalità organizzata); poliziotti che ricevono bustarelle regolarmente; malviventi affondati nel lusso; gente di campagna; persone della borghesia medio - alta che agiscono per interesse personale; abitanti di quartieri-ghetto. Diversi personaggi sono divorziati; quasi tutti sono insoddisfatti. Sembra che le modalità tradizionali della vita associativa siano saltate in un’India che cambia con rapidità. Ci si trova in un mondo in cui il denaro crea la morale (e non parlo qui dell’Italia). Ma un libro post-2001, ambientato in un’India in continuo conflitto con il Pakistan vicino, non può scordare il fondamentalismo religioso (interno ed esterno). Qui poi messo in risalto dall’ambigua guida spirituale di Gaitonde che cerca di creare un subbuglio atomico. L’intimidazione della bomba (questione evidentemente sentita in un paese che possiede l’atomica ed è a sua volta circondato da paesi che la possiedono), lo smantellamento totale della civiltà costituita arriva a scuotere persino Gaitonde. Poi anche il libro finisce, cercando di chiudere i mille rivoli aperti nelle prime pagine. Non sempre ci riesce, ma Chandra, in ogni caso, dimostra di non scordarsi molto del suo narrato (anche dopo aver passato le mille pagine). Belle e forti le pagine sulla criminalità, basate su di un’inchiesta svolta in loco dallo stesso Chandra. Un po’ meno coinvolgenti le miriadi di citazioni in lingua locale (massimamente indù, ma anche altro), non sempre supportate dal glossario finale, che molti termini tralascia. Sempre a me care le parti dedicate alla cucina (un popolo è, anche, quello che mangia!). Un fiume fatto di mille ruscelli, che lottano tra loro, per poi ricomporsi nel placido Gange che tutti porterà verso la pace finale. Anche se i collanti tradizionali spariscono (religione, famiglia, istituzioni), qualcosa rimarrà nell’etica personale. Insomma, buone idee, fantasia sfrenata, ma la mole diluisce l’impatto. Purtroppo Flaubert viene troppo spesso dimenticato. Così come lo dimentico io, non riuscendo a chiudere in meno parole un libro così po(n)deroso. Buona lettura a chi avrà il coraggio di porlo sul comodino (ma prima rinforzatelo, che il libro pesa…). “Come proviamo piacere a volte nel pensare quanto male vanno le cose … e poi a immaginare come non potranno che andare peggio.” (122) “Veniva affascinato da una cosa astrusa, da un oscuro procedimento che non interessava neppure a venti persone al mondo, e doveva scoprire tutto su di esso.” (455) “Non sempre la persona di cui ci si innamora ci va a genio.” (674) “La coppia di sposi venne spedita in luna di miele per una settimana in una villetta a Koh Samui.” (729) [ah, il mare tailandese…] “A volte con gli scrittori bisogna fare così, bisogna chiudergli la bocca. Si lasciano conquistare dalla lingua, dalle storie e dalle regole tanto da non riuscire più a vedere la realtà dei fatti.” (851)

    ha scritto il 

  • 3

    La trama è interessante (si narra la storia di un poliziotto e di un malavitoso,e il loro intrecciarsi). La scrittura è scorrevole e coinvolgente ma vengono usati troppi termini indiani (anche dove ...continua

    La trama è interessante (si narra la storia di un poliziotto e di un malavitoso,e il loro intrecciarsi). La scrittura è scorrevole e coinvolgente ma vengono usati troppi termini indiani (anche dove non aggiungono molto),per cui si è costretti a consultare spesso il glossario.

    ha scritto il 

  • 4

    il concetto di sintesi non è indiano (ma lo sapevo)...

    un romanzo imponente che rispetta tutti i crismi dell'India: lento come il Gange, infiniti personaggi come le divinità induiste, una miriade di termini in Hindi solo in parte spiegati dal ...continua

    un romanzo imponente che rispetta tutti i crismi dell'India: lento come il Gange, infiniti personaggi come le divinità induiste, una miriade di termini in Hindi solo in parte spiegati dal glossario. Giochi Sacri è tutto lì. Oddio più che sacri mi sono sembrati giochi di specchi: la vertiginosa ascesa di Ganesh Gaitonde come capo di una banda che si contende il controllo di Mumbai con la banda dell'acerrimo nemico Suleiman Isa. Induisti contro Musulmani. Poliziotti corrotti contro poliziotti onesti, come Saraj Shigh il protagonista che dà la caccia a Gaitonde anche se schiacciato dal ricordo del padre.. Guru estremisti e servizi segreti. il bene dentro il male e il male dentro il bene. Amore e corna. Prostitute e attrici. Sparatorie, uccisioni e canzoni in perfetto stile Bollywood.

    Insomma in quasi 1200 pagine (che sarebbero potute essere benissimo la metà) c'è tutto questo e anche di più in un racconto costruito come una staffetta tra passato e presente. E nonostante tutto resta la certezza che tutta questa opera racconti solo una piccola parte del pianeta India.

    ha scritto il 

  • 4

    Extremely interesting - engrossing - and well built story. I really loved it. It follows the stories of two men - a policeman and a criminal boss - who only meet briefly at the beginning. The point ...continua

    Extremely interesting - engrossing - and well built story. I really loved it. It follows the stories of two men - a policeman and a criminal boss - who only meet briefly at the beginning. The point of view of the author is involved but not judgmental, which is also very good. I hated the fact that it is a 900-page hardback edition - so heavy that it took me ages to read it.

    ha scritto il 

  • 3

    1162 pagine, la mole del libro incombe dall'inizio alla fine!!!

    Non è un libro, è molti libri, c'è uno spaccato della società indiana attraverso gli occhi di un poliziotto, un poliziotto corrotto! ma no! non saltate su dalla sedia. Nel tomo ci spiegano che ...continua

    Non è un libro, è molti libri, c'è uno spaccato della società indiana attraverso gli occhi di un poliziotto, un poliziotto corrotto! ma no! non saltate su dalla sedia. Nel tomo ci spiegano che in India tutti i poliziotti son corrotti ma con una sostanziale differenza; poliziotti buoni che prendono le mazzette per pagare gli informatori, mettere benzina nella macchina di servizio, comprare la cancelleria e 'addolcirsi' un po' la vita e poliziotti corrotti cattivi che prendono le mazzette col solo fine dell'arricchimento personale... e se queste son le premesse... Parallelamente alla vita indiana abbiamo: la nascita, l'ascesa e la morte di Ganesh Gaitonde (no, non spoliero è nella prima riga della presentazione del personaggio che sappiamo che muore!), dicevo l'incredibile ascesa di questo criminale, che però è tanto buono e anche molto spirituale, e ci 'allieta' per parecchie pagine del libro (circa 120) sulle sue seghe spirituali... e non solo spirituali... Però ho capito una cosa in questi anni di letture (da l'educazione siberiana, al padrino ecc. ecc.) tutti i grandi criminali indipendentemente dalla nazionalità sono degli straordinari Pater Familias per i 'propri ragazzi', li incoraggiano, li curano, gli danno da mangiare, da vestire, da viaggiare e da trombare tra un'ammazzatina e l'altra.

    Poi siccome il tomo sembrava troppo piccolo, l'autore ha pensato bene di metterci anche un po' di Bolliwood, con la Bella di turno in ascesa che gira un film e ci allieta con le canzoni (altre 150 pagine fini a se stesse). Ci illustra i miracoli della chirurgia plastica e lo straordinario mondo delle veline in cerca di fama che passano da un letto all'altro (tutto il mondo è paese!)

    Siamo in India ed ovviamente c'è anche un Guru, poteva mai mancare? e giù pagine su pagine sui suoi incontri, la sua spiritualità, il suo voler bene ai discepoli, la sua organizzazione... Ma siccome tutto ciò pareva poco mettiamoci la visione in diretta dell'attacco alle torri gemelle e insinuiamoci una mega maxi paura per l'umanità! Condiamolo con una dose di spionaggio e con divagazioni di un pezzo grosso nei suoi primi anni nell'intelligence sulle montagne del Tibet.

    Aggiungeteci che si fa spesso riferimento alle differenze di casta e di religione di cui capisco poco e nulla, aggiungeteci che spesso vengono usate parole indiane, (il solo glossario conta 17 pagine e non son presenti tutti i termini di cui è cosparsa la narrazione) alla fine veramente si arriva esausti. Estenuazione accentua dalla ultime 150 pagine assolutamente inutili e che con la storia raccontataci nelle prime mille non c'entra nulla...

    Ora può sembrare che il tomo non mi sia piaciuto, non è così, nel senso che per essere di 1162 pagine l'ho letto in tre giorni, e pure vero che son stati tre giorni dove avevo poco o nulla da fare, ma è una scrittura scorrevole e all'inizio anche 'incuriosente' ma le troppe divagazioni la troppa prolissità appesantisce senza fine argomenti che già di per se non sono facili. La parte intensa che avrebbe meritato capitoli su capitoli e forse un libro a parte, è l'esodo dei Sick dopo gli scontri con i Musulmani ma a questo argomento l'autore ha deciso di dedicare un solo capitolo lasciandomi l'amaro in bocca.

    Alla fine della fiera, lo consiglierei solo a chi conosce un po' di India e ha voglia di capirla di più, lo consiglierei a chi non si spaventa dei libri grandi e a chi ha molta pazienza.

    5.5/10

    P.S. pssssst c'è anche una storia d'amore....

    il denaro crea la bellezza, il denaro dà la libertà, il denaro rende possibile la morale”

    ha scritto il 

  • 4

    Lungo, veramente lungo, e ci metti un po' ad entrarci, ma più va avanti più non riesci a staccartene. ho letto gli ultimi capitoli facendo le due di notte per una settimana intera...

    ha scritto il 

  • 3

    due storie parallele che si inseguono lungo tutto il romanzo: un poliziotto ed un criminale. molto bella la figura del poliziotto, le suggestioni ed i pensieri della sua quotidianità. onesta la ...continua

    due storie parallele che si inseguono lungo tutto il romanzo: un poliziotto ed un criminale. molto bella la figura del poliziotto, le suggestioni ed i pensieri della sua quotidianità. onesta la figura del criminale, che rivela un uomo fragile ed insicuro con qualche deriva religiosa ed animistica che hanno reso la lettura a tratti noiosa. un romanzo coraggioso anche nella mole delle pagine di cui avrei eliminato qualcosa, senza togliere nulla allo scorrere della trama.

    ha scritto il 

  • 3

    Impossibile non confrontarlo con Shantaram. In Giochi Sacri non ho letto neanche 1/10 dell'India trovata nel "rivale". Non mi ha portato tra le vie di Mumbay, nei suoi personaggi, nelle storie. Per ...continua

    Impossibile non confrontarlo con Shantaram. In Giochi Sacri non ho letto neanche 1/10 dell'India trovata nel "rivale". Non mi ha portato tra le vie di Mumbay, nei suoi personaggi, nelle storie. Per buona parte delle sue pagine potrebbe essere ambientato in una stazione di polizia italiana che ha a che fare con un boss mafioso locale. Molti termini indiani, molto affascinanti ma in alcuni punti bisogna continuare a far tappa nel glossario prima finire una pagina.

    ha scritto il 

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