Giornale di guerra e di prigionia

Con il «Diario di Caporetto»

Di

Editore: Garzanti (Gli elefanti)

3.9
(112)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 444 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8811667321 | Isbn-13: 9788811667322 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Questo "Giornale di guerra e di prigionia" raccoglie tutti i diari che ilsottotenente degli alpini Carlo Emilio Gadda tenne tra il 24 agosto 1915 e il31 dicembre 1919. È una testimonianza straordinaria, in primo luogo per gli eventi di cui Gadda è stato protagonista. Nell'ottobre del 1917 si trovava infatti in prima linea a Caporetto e venne fatto prigioniero dagli austriaci sulle rive dell'Isonzo. Il «Diario di Caporetto», che rende conto di quelle drammatiche giornate e dell'inizio della prigionia, è rimasto a lungo nascosto, protetto «dal più rigoroso silenzio», ed è stato pubblicato solo molti anni dopo la morte dell'autore.
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  • 4

    Gaddùs va alla guerra

    Il diario, forzatamente incompleto, la parte del Carso è andata perduta nel disastro di Caporetto, ricostruita parzialmente poi da Gadda stesso, dell'esperienza militare di Carlo Emilio Gadda nella pr ...continua

    Il diario, forzatamente incompleto, la parte del Carso è andata perduta nel disastro di Caporetto, ricostruita parzialmente poi da Gadda stesso, dell'esperienza militare di Carlo Emilio Gadda nella prima guerra mondiale. Il diario, nonostante sia esplicitamente scritto perché altrui lo legga "da qui a trent'anni" è onesto, Gadda, il cui stile è già di tanto in tanto evidente, non ha ancora maturato quell'abilità occultante che obbligherà il fan, l'esegeta ed il semplice lettore ad un lavoro serio.

    Tre fasi. Apprestamento delle linee di difesa in val Camonica, in fondo un lavoro naturale per uno studente d'ingegneria, Magnaboschi (le terribili battaglie d'Asiago narrate anche e assai meglio da Lussu) poi il Carso Caporetto e Celle-lager in Germania, campo per ufficiali dove con Gadda furono reclusi decine d'artisti ed intellettuali.

    Gadda annota, annota, annota, annota troppo e troppo spesso.
    Anche se è già centratissimo nell'individuazione dei bachi militari e delle manchevolezze dell'italiano in genere (sulle quali s'allena alle sue celebri terrificanti invettive) non solo perché acuto ed intelligente ma pure per la non rara individuazione già allora anche da parte d'altri (tutti poi messi a tacere, insabbiati o negati), nello svolgimento delle cose in specie è farraginoso.

    Volontario (fanteria alpina sezione mitragliatrici) se l'è cavata bene come soldato e ufficiale (medaglia di bronzo) perché bastevolmente colto, di cultura tecnica ovviamente, l'altra che cita e ricita gli è d'evidente impaccio, ed intelligentissimo ma le sue ipocondrie, rimuginamenti e autoesami tra lo slancio eroico (ricordiamo che era un'intera epoca ad essere dannunziana mica solo il Vate) celebrazioni e liste di mancamenti veri o presunti e parti cagionevoli, minuziose contabilità al centesimo e ossessioni alimentari, sono un grave handicap.
    Alpini ne ho conosciuti tantissimi, ma d'ansiosi e colitici no.. il suo sembra un coraggio autoinflittosi per spiacere al padre.
    Chi rimonta in continuazione la propria vita ha sia poco tempo per pensare con efficacia al da farsi che ridotta intuizione ai caratteri altrui.

    Il diario però è vastissimo, dovessi editarlo spurgandolo delle ossessioni, ripetizioni e rimuginazioni per distillare la Storia, ne rimarrebbe parecchia.

    Qualsiasi appassionato lettore di uno dei più grandi scrittori italiani ricorda che CEG non era esattamente né un uomo stabile tantomeno facile, qui la guerra sembra il grilletto che fece scattare definitivamente il cane delle sue nevrosi, cane alzato dal padre di Gaddùs – come si firmava –, padre che non aveva una grande opinione di lui avendolo apostrofato coll'antecipato giudizio "Tu non farai niente di buono nella vita", morendo prematuro a rettifiche eventuali. Gadda era appena quindicenne.

    Già uomo d'aspetto e senso di responsabilità ma ancora con vezzi da ragazzo, si firma qui frequentemente col salgariano soprannome "Duca di Sant'Aquila" che usava nei giochi coi fratelli, si trova inghiottito da uno dei gorghi peggiori della storia d'Italia, per tornare dalla prigionia e non ritrovare il fratello, così ricolmo di espansività giovanile –motociclista ed in guerra cavalleggero poi aviatore, da essergli preferito dalla famiglia, la sorella malata cui la madre più inflessibile dell'imperial regio nemico sconfitto, oltre ad opporsi tetragona a qualsiasi indicazione o consiglio del figlio superstite, nega il matrimonio con un amico.

    Forse per impazzire non basta, ma aiuta. Qui ancora piuttosto femminiere, gli ormoni da ventenne aiutano, bracca localmente sartine, locandiere, cameriere, contadine, vivandiere, è però già goffo colle signore d'altro ceto e da qui in avanti non accennerà mai più a una propria attività sentimentale. Nelle opere la sua vita erotica è finita per sempre.

    ha scritto il 

  • 2

    Solo per chi desidera approfondire la vita e l'opera di Gadda.
    Ben poco si trova dell'autore del Pasticciaccio o della Cognizione, molto si trova invece della persona(lità) e del carattere dell'uomo G ...continua

    Solo per chi desidera approfondire la vita e l'opera di Gadda.
    Ben poco si trova dell'autore del Pasticciaccio o della Cognizione, molto si trova invece della persona(lità) e del carattere dell'uomo Gadda.

    ha scritto il 

  • 4

    ottimo anche se di difficile approccio alla lettura per la delusione, la depressione, la malinconia e la rabbia che si ripetono per tutti i tre anni della guerra e della prigionia. Fantastica descrizi ...continua

    ottimo anche se di difficile approccio alla lettura per la delusione, la depressione, la malinconia e la rabbia che si ripetono per tutti i tre anni della guerra e della prigionia. Fantastica descrizione dello stato dei soldati italiani durante la grande guerra, dell'assoluta mancanza di competenza dei capi militari che hanno mandato milioni di giovani al massacro.

    ha scritto il 

  • 0

    De Bello Gaddico

    Scontento di sé, Gadda, delle sue debolezze, della sua sensibilità, dell'incapacità di agire con virile e fessa decisione.
    Scontento dei colleghi e dei commilitoni, poco sensibili al dovere, scansafat ...continua

    Scontento di sé, Gadda, delle sue debolezze, della sua sensibilità, dell'incapacità di agire con virile e fessa decisione.
    Scontento dei colleghi e dei commilitoni, poco sensibili al dovere, scansafatiche, imboscati quando possibile.
    Critico e deluso dagli ufficiali, anche di alto rango, incapaci, ottusi, vecchi.
    Inferocito coi fornitori dell'esercito che, con le usuali ruberie italiche, intascano mazzette e mandano vestiari e rifornimenti di scarsissima qualità al fronte.
    Arrabbiato per non aver passato più tempo a combattere contro Tedeschi e Austro-Ungheresi; avvilito fino alle lacrime dalla sconfitta di Caporetto e dalla cattura.
    Sfinito dalla fame, durante la prigionia, e dall'inedia e dall'impossibilità di poter aiutare la sua Italia.
    E poi la povertà sua e della famiglia, l'apprensione per la madre, vedova, per la sorella, per il fratello, al fronte anche lui, in aviazione.
    E, nonostante il rientro a guerra finita, impotenza, tristezza, uno stato di depressione che fa vedere davanti solo un muro nero, insopportabile e insormontabile. Il coraggio, però, e la volontà di proseguire a studiare, di dare gli esami in una situazione da stress, una laurea in Ingegneria elettrotecnica che, negli anni a seguire, gli garantirà almeno il lavoro.
    Il diario è per sé stesso, per ricordare quei momenti, non è un esercizio di stile o una prova d'autore. A noi fa conoscere l'uomo e la guerra, la Grande Guerra. Se in "Tempeste d'Acciaio" di Junger c'è la guerra, in "Un anno sull'altipiano" di Lussu ci sono i soldati, qui c'è il narratore e la sua rabbia per la sua impotenza e l'incapacità, che vede ovunque, ad ogni livello dell'organizzazione militare.
    Questo libro, e gli altri due citati, sono fondamentali per sapere cosa succedeva, cento anni fa: sono da leggere e meditare perché rimanga almeno un briciolo del ricordo di quei fatti.

    J. I.

    ha scritto il 

  • 2

    Cui prodest?

    Poco da fare, questo Gadda giovane è noioso (e sfigato forte). Però, se devo salvare qualcosa, va riconosciuto che questo rozzo diario restituisce fortemente, e involontariamente, l'insensatezza della ...continua

    Poco da fare, questo Gadda giovane è noioso (e sfigato forte). Però, se devo salvare qualcosa, va riconosciuto che questo rozzo diario restituisce fortemente, e involontariamente, l'insensatezza della vita del soldato, anche di un soldato partito volontario con aneliti e ambizioni.

    ha scritto il 

  • 3

    Particolareggiato resoconto dell'esperienza militare del giovane Gadda durante la prima guerra mondiale. Interessante "diario" della guerra e del periodo di prigionia in Germania, a seguito della disf ...continua

    Particolareggiato resoconto dell'esperienza militare del giovane Gadda durante la prima guerra mondiale. Interessante "diario" della guerra e del periodo di prigionia in Germania, a seguito della disfatta di Caporetto. Ho trovato però l'autore un po' troppo pieno di sè, soprattutto troppo preoccupato di mettere in evidenza nel suo diario, quanto lui fosse patriottico e diligente nelle sue mansioni di militare e quanto fosse circondato da compagni infidi e zotici. Più che una raccolta di riflessioni e di sfoghi sembra un'autocelebrazione destinata ai posteri. E' stato per me veramente difficile essere solidale con l'autore e l'ho trovato spesso alquanto irritante. Per questo motivo non posso dargli più di 3 stelline anche se, devo ammettere, che la precisione con cui descrive armi, postazioni e vita di guerra e di prigionia, è encomiabile.

    ha scritto il 

  • 2

    In queste pagine private c'è Gadda in prima persona, prima di essere e voler essere uno scrittore, c'è un giovane pieno di amor di patria, di entusiasmo risorgimentale per la guerra del 15-18 e per l' ...continua

    In queste pagine private c'è Gadda in prima persona, prima di essere e voler essere uno scrittore, c'è un giovane pieno di amor di patria, di entusiasmo risorgimentale per la guerra del 15-18 e per l'eroismo omerico dei caduti in battaglia. Ma ci sono pure i suoi nervi sull'orlo del tracollo per gli orrori della trincea e della guerra, la sua personale angoscia per il disordine della burocrazia italiana, per l'incapacità degli alti comandi e la scarsa disciplina dei soldati; la delusione per la resa dopo la disfatta di Caporetto e il timore di essere giudicato un vile.
    Emergono le ossessioni che lo accompagneranno per tutta la vita (ad esempio quella per il denaro), la sensazione della propria diversità che lo conduce a isolarsi dagli altri, l'adorazione per Manzoni, la precisione maniacale nella registrazione dei dettagli; accadono in questo periodo gli eventi che segneranno per sempre il suo senso di colpa (la sua prigionia, la morte del fratello).
    Pur se utile per inquadrare alcuni tratti di una personalità in futuro celata dietro molte delle sue creazioni letterarie, e interessante come documento della guerra di trincea, la lettura di questo diario giovanile, peraltro non destinato alla pubblicazione, risulta a volte noiosa (ci sono pagine intere in cui annota le spese personali o i propri mal di stomaco) e pesante per il tormento morale causato dal disfarsi dei propri ideali patriottici e dalla sconfitta nella guerra che si ostina a sostenere e da cui sarebbe voluto uscire eroe.

    ha scritto il 

  • 4

    "Speriamo passi presto tutta la vita"

    Non era un uomo "normale", fosse anche solo per la sua ipersensibilità e la morbosa attenzione alle cose che alle persone "normali" non interessano: i dialetti, i modi di dire, i tic, più in generale ...continua

    Non era un uomo "normale", fosse anche solo per la sua ipersensibilità e la morbosa attenzione alle cose che alle persone "normali" non interessano: i dialetti, i modi di dire, i tic, più in generale il grottesco, il bestiale, il triviale, il ridicolo...
    Non poteva dunque essere un soldato, un ufficiale, normale.

    L'aspirazione eroica c'è, il desiderio di servire la patria (sinceramente amata, in astratto) pure.
    Quel che è difficile - l'eterno problema che già "I fratelli Karamazov" denunciava - non è amare l'umanità né tantomeno i Caduti e i pochi Eroi: è amare i singoli uomini con la minuscola, specie quelli vivi, specie quando li vedi da vicino.

    E Gadda, salvo poche eccezioni che lo toccano, nei suoi anni da soldato vede il Prossimo dare il peggio di sé: la trascuratezza e la pericolosa pigrizia delle truppe, l'avidità dei fornitori, l'indifferenza degli ufficiali, l'egoismo diffuso a ogni livello, fino alle colpe più imperdonabili: l'ottusità, l'ignoranza, la mediocrità dei generali e dei politici.

    In tutto ciò lui - l'eternamente afflitto da problemi intestinali e digestivi, depressione, raffreddamento, mal di testa - passerebbe per un banale esemplare della psicosomatica di Groddeck se non si intuisse un legame misterioso quanto diretto tra i tormenti viscerali e il genio analitico del cervello.

    Tutta l'idiozia, l'inutilità, il tedio della guerra di trincea, quand'anche sia condotta con buonsenso (ad esempio nascondere i visibilissimi sacchi dietro sassi e fronde: v'è gente che sta al fronte da 13 mesi e non sa questo) e si effettuino i rifornimenti delle munizioni (problema cronico dell'esercito italiano, oltre a scarpe e vestiario inadeguati) traspare nella seconda parte del diario.

    Ancor più sconsolata, disperata, è la terza parte, dal campo di prigionia di Celle in Germania: disperazione da inazione, quando l'azione era l'unica medicina al male di vivere, come Gadda aveva ben intuito sul Carso.

    Fino alla beffa finale del destino, del Dio in cui non crede, della guerra baldracca: lui, lui che non ama la vita, sopravvive al conflitto e alla prigionia.
    Muore invece l'amatissimo fratello Enrico, aviatore, lasciando Carlo Emilio alla sua vita inutile, quella d'un automa sopravvissuto a se stesso, che fa per inerzia alcune cose materiali, senza amore né fede.

    Si addestra insomma, in questo libretto tutto in prima persona, dall'apparenza autoreferenziale e ombelicale, ancora intriso di rispetto istintivo e tradizionale per l'Autorità, Cadorna, la Patria, Battisti, la Famiglia, la Mamma, i Valori, lo sguardo penetrante che inchioderà poi su carta come tante farfalline il Duce/Buce, il fascismo, la borghesia, la mamma, Roma, Milano e tante altre immaginette sacre del Belpaese.

    ha scritto il 

  • 0

    Imbarazzanti i mal di pancia, le cronache gastrointestinali. Imbarazzante un po' tutto.
    "Lavorerò mediocremente e farò alcune altre bestialità. Sarò ancora cattivo per debolezza, ancora egoista per st ...continua

    Imbarazzanti i mal di pancia, le cronache gastrointestinali. Imbarazzante un po' tutto.
    "Lavorerò mediocremente e farò alcune altre bestialità. Sarò ancora cattivo per debolezza, ancora egoista per stanchezza, e bruto per abulia, e finirò la mia torbida vita nell'antica e odiosa palude dell'indolenza che ha avvelenato il mio crescere mutando le possibilità dell'azione in vani, sterili giorni." CEG

    ha scritto il 

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