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Giornale di guerra e di prigionia

Con il «Diario di Caporetto»

By Carlo Emilio Gadda

(141)

| Mass Market Paperback | 9788811667322

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Book Description

Questo "Giornale di guerra e di prigionia" raccoglie tutti i diari che ilsottotenente degli alpini Carlo Emilio Gadda tenne tra il 24 agosto 1915 e il31 dicembre 1919. È una testimonianza straordinaria, in primo luogo per gli eventi di cui Gadda è st Continue

Questo "Giornale di guerra e di prigionia" raccoglie tutti i diari che ilsottotenente degli alpini Carlo Emilio Gadda tenne tra il 24 agosto 1915 e il31 dicembre 1919. È una testimonianza straordinaria, in primo luogo per gli eventi di cui Gadda è stato protagonista. Nell'ottobre del 1917 si trovava infatti in prima linea a Caporetto e venne fatto prigioniero dagli austriaci sulle rive dell'Isonzo. Il «Diario di Caporetto», che rende conto di quelle drammatiche giornate e dell'inizio della prigionia, è rimasto a lungo nascosto, protetto «dal più rigoroso silenzio», ed è stato pubblicato solo molti anni dopo la morte dell'autore.

15 Reviews

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    De Bello Gaddico

    Scontento di sé, Gadda, delle sue debolezze, della sua sensibilità, dell'incapacità di agire con virile e fessa decisione.
    Scontento dei colleghi e dei commilitoni, poco sensibili al dovere, scansafatiche, imboscati quando possibile.
    Critico e deluso ...(continue)

    Scontento di sé, Gadda, delle sue debolezze, della sua sensibilità, dell'incapacità di agire con virile e fessa decisione.
    Scontento dei colleghi e dei commilitoni, poco sensibili al dovere, scansafatiche, imboscati quando possibile.
    Critico e deluso dagli ufficiali, anche di alto rango, incapaci, ottusi, vecchi.
    Inferocito coi fornitori dell'esercito che, con le usuali ruberie italiche, intascano mazzette e mandano vestiari e rifornimenti di scarsissima qualità al fronte.
    Arrabbiato per non aver passato più tempo a combattere contro Tedeschi e Austro-Ungheresi; avvilito fino alle lacrime dalla sconfitta di Caporetto e dalla cattura.
    Sfinito dalla fame, durante la prigionia, e dall'inedia e dall'impossibilità di poter aiutare la sua Italia.
    E poi la povertà sua e della famiglia, l'apprensione per la madre, vedova, per la sorella, per il fratello, al fronte anche lui, in aviazione.
    E, nonostante il rientro a guerra finita, impotenza, tristezza, uno stato di depressione che fa vedere davanti solo un muro nero, insopportabile e insormontabile. Il coraggio, però, e la volontà di proseguire a studiare, di dare gli esami in una situazione da stress, una laurea in Ingegneria elettrotecnica che, negli anni a seguire, gli garantirà almeno il lavoro.
    Il diario è per sé stesso, per ricordare quei momenti, non è un esercizio di stile o una prova d'autore. A noi fa conoscere l'uomo e la guerra, la Grande Guerra. Se in "Tempeste d'Acciaio" di Junger c'è la guerra, in "Un anno sull'altipiano" di Lussu ci sono i soldati, qui c'è il narratore e la sua rabbia per la sua impotenza e l'incapacità, che vede ovunque, ad ogni livello dell'organizzazione militare.
    Questo libro, e gli altri due citati, sono fondamentali per sapere cosa succedeva, cento anni fa: sono da leggere e meditare perché rimanga almeno un briciolo del ricordo di quei fatti.

    J. I.

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    Scrivolo - La redazione said on May 18, 2014 | Add your feedback

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    Cui prodest?

    Poco da fare, questo Gadda giovane è noioso (e sfigato forte). Però, se devo salvare qualcosa, va riconosciuto che questo rozzo diario restituisce fortemente, e involontariamente, l'insensatezza della vita del soldato, anche di un soldato partito vol ...(continue)

    Poco da fare, questo Gadda giovane è noioso (e sfigato forte). Però, se devo salvare qualcosa, va riconosciuto che questo rozzo diario restituisce fortemente, e involontariamente, l'insensatezza della vita del soldato, anche di un soldato partito volontario con aneliti e ambizioni.

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    Krukmal said on Sep 25, 2013 | Add your feedback

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    Il diario di un uomo ipersensibile, debole, astruso dalla realtà e dagli altri, da leggere se interessati (molto) a Gadda e alla prima guerra mondiale.

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    Tír na nÓg said on Oct 1, 2012 | Add your feedback

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    Particolareggiato resoconto dell'esperienza militare del giovane Gadda durante la prima guerra mondiale. Interessante "diario" della guerra e del periodo di prigionia in Germania, a seguito della disfatta di Caporetto. Ho trovato però l'autore un po' ...(continue)

    Particolareggiato resoconto dell'esperienza militare del giovane Gadda durante la prima guerra mondiale. Interessante "diario" della guerra e del periodo di prigionia in Germania, a seguito della disfatta di Caporetto. Ho trovato però l'autore un po' troppo pieno di sè, soprattutto troppo preoccupato di mettere in evidenza nel suo diario, quanto lui fosse patriottico e diligente nelle sue mansioni di militare e quanto fosse circondato da compagni infidi e zotici. Più che una raccolta di riflessioni e di sfoghi sembra un'autocelebrazione destinata ai posteri. E' stato per me veramente difficile essere solidale con l'autore e l'ho trovato spesso alquanto irritante. Per questo motivo non posso dargli più di 3 stelline anche se, devo ammettere, che la precisione con cui descrive armi, postazioni e vita di guerra e di prigionia, è encomiabile.

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    Yara said on Feb 5, 2012 | Add your feedback

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    In queste pagine private c'è Gadda in prima persona, prima di essere e voler essere uno scrittore, c'è un giovane pieno di amor di patria, di entusiasmo risorgimentale per la guerra del 15-18 e per l'eroismo omerico dei caduti in battaglia. Ma ci son ...(continue)

    In queste pagine private c'è Gadda in prima persona, prima di essere e voler essere uno scrittore, c'è un giovane pieno di amor di patria, di entusiasmo risorgimentale per la guerra del 15-18 e per l'eroismo omerico dei caduti in battaglia. Ma ci sono pure i suoi nervi sull'orlo del tracollo per gli orrori della trincea e della guerra, la sua personale angoscia per il disordine della burocrazia italiana, per l'incapacità degli alti comandi e la scarsa disciplina dei soldati; la delusione per la resa dopo la disfatta di Caporetto e il timore di essere giudicato un vile.
    Emergono le ossessioni che lo accompagneranno per tutta la vita (ad esempio quella per il denaro), la sensazione della propria diversità che lo conduce a isolarsi dagli altri, l'adorazione per Manzoni, la precisione maniacale nella registrazione dei dettagli; accadono in questo periodo gli eventi che segneranno per sempre il suo senso di colpa (la sua prigionia, la morte del fratello).
    Pur se utile per inquadrare alcuni tratti di una personalità in futuro celata dietro molte delle sue creazioni letterarie, e interessante come documento della guerra di trincea, la lettura di questo diario giovanile, peraltro non destinato alla pubblicazione, risulta a volte noiosa (ci sono pagine intere in cui annota le spese personali o i propri mal di stomaco) e pesante per il tormento morale causato dal disfarsi dei propri ideali patriottici e dalla sconfitta nella guerra che si ostina a sostenere e da cui sarebbe voluto uscire eroe.

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    A said on Feb 15, 2011 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    "Speriamo passi presto tutta la vita"

    Non era un uomo "normale", fosse anche solo per la sua ipersensibilità e la morbosa attenzione alle cose che alle persone "normali" non interessano: i dialetti, i modi di dire, i tic, più in generale il grottesco, il bestiale, il triviale, il ridicol ...(continue)

    Non era un uomo "normale", fosse anche solo per la sua ipersensibilità e la morbosa attenzione alle cose che alle persone "normali" non interessano: i dialetti, i modi di dire, i tic, più in generale il grottesco, il bestiale, il triviale, il ridicolo...
    Non poteva dunque essere un soldato, un ufficiale, normale.

    L'aspirazione eroica c'è, il desiderio di servire la patria (sinceramente amata, in astratto) pure.
    Quel che è difficile - l'eterno problema che già "I fratelli Karamazov" denunciava - non è amare l'umanità né tantomeno i Caduti e i pochi Eroi: è amare i singoli uomini con la minuscola, specie quelli vivi, specie quando li vedi da vicino.

    E Gadda, salvo poche eccezioni che lo toccano, nei suoi anni da soldato vede il Prossimo dare il peggio di sé: la trascuratezza e la pericolosa pigrizia delle truppe, l'avidità dei fornitori, l'indifferenza degli ufficiali, l'egoismo diffuso a ogni livello, fino alle colpe più imperdonabili: l'ottusità, l'ignoranza, la mediocrità dei generali e dei politici.

    In tutto ciò lui - l'eternamente afflitto da problemi intestinali e digestivi, depressione, raffreddamento, mal di testa - passerebbe per un banale esemplare della psicosomatica di Groddeck se non si intuisse un legame misterioso quanto diretto tra i tormenti viscerali e il genio analitico del cervello.

    Tutta l'idiozia, l'inutilità, il tedio della guerra di trincea, quand'anche sia condotta con buonsenso (ad esempio nascondere i visibilissimi sacchi dietro sassi e fronde: v'è gente che sta al fronte da 13 mesi e non sa questo) e si effettuino i rifornimenti delle munizioni (problema cronico dell'esercito italiano, oltre a scarpe e vestiario inadeguati) traspare nella seconda parte del diario.

    Ancor più sconsolata, disperata, è la terza parte, dal campo di prigionia di Celle in Germania: disperazione da inazione, quando l'azione era l'unica medicina al male di vivere, come Gadda aveva ben intuito sul Carso.

    Fino alla beffa finale del destino, del Dio in cui non crede, della guerra baldracca: lui, lui che non ama la vita, sopravvive al conflitto e alla prigionia.
    Muore invece l'amatissimo fratello Enrico, aviatore, lasciando Carlo Emilio alla sua vita inutile, quella d'un automa sopravvissuto a se stesso, che fa per inerzia alcune cose materiali, senza amore né fede.

    Si addestra insomma, in questo libretto tutto in prima persona, dall'apparenza autoreferenziale e ombelicale, ancora intriso di rispetto istintivo e tradizionale per l'Autorità, Cadorna, la Patria, Battisti, la Famiglia, la Mamma, i Valori, lo sguardo penetrante che inchioderà poi su carta come tante farfalline il Duce/Buce, il fascismo, la borghesia, la mamma, Roma, Milano e tante altre immaginette sacre del Belpaese.

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    Simona dalle nebbie mantovane said on Aug 25, 2010 | 6 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (141)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Mass Market Paperback 444 Pages
  • ISBN-10: 8811667321
  • ISBN-13: 9788811667322
  • Publisher: Garzanti (Gli elefanti)
  • Publish date: 2002-09-05
  • Also available as: Paperback , Hardcover
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