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Giornate di lettura

Di

Editore: Il Saggiatore

4.1
(17)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 368 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000007402 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
A chi voglia, in una sola tappa, bruciare l'immenso cammino del romanzo di Proust, lo scritto che dà il titolo a questo libro offre la meno illecita delle scorciatoie. Vi si indovina il "metodo", vi si assaporano gli "effetti" d'uno tra i capolavori del nostro secolo. Le altre pagine qui raccolte illuminano la biografia, i moventi creativi del Maestro, il suo snobismo mondano e intellettuale vissuto quasi eroicamente come iniziazione alla poesia. I saggi su Flaubert e su Baudelaire mostrano per quali raggiungimenti la grande critica sia tra le forme più affascinanti di creazione.
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  • 0

    con i libri, niente convenevoli

    p.39

    Per una mia amica che quando sottolineo "tratto pen"
    i miei libri ha conati di schifo

    rivolti verso di me.

    e io sto soltanto leggendo.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere dei ricordi di lettura di Proust, raccontati da lui, a suo modo, non lascia indifferenti. L'emozione è palpabile.
    "Le teorie di William Morris, così costantemente applicate dal Maple e dagli arredatori inglesi, decretano che una camera, per essere bella, deve contenere soltanto cose ...continua

    Leggere dei ricordi di lettura di Proust, raccontati da lui, a suo modo, non lascia indifferenti. L'emozione è palpabile.
    "Le teorie di William Morris, così costantemente applicate dal Maple e dagli arredatori inglesi, decretano che una camera, per essere bella, deve contenere soltanto cose che siano utili e che ogni cosa utile, fosse anche un semplice chiodo, sia non dissimulata, ma ben visibile. [...] A giudicarla secondo i dettami di questa estetica, la mia camera non era affatto bella era piena di cose perfettamente inutili e che nascondevano pudicamente, sino a renderne difficilissimo l'uso, quelle che servivano a qualcosa" Sì, però gli oggetti d'uso pensati da Morris non hanno molto a che vedere con dei semplici oggetti quotidiani, la bellezza lì è un principio.
    "Poi l'ultima pagina era letta, il libro terminato. Bisognava frenare la corsa sfrenata degli occhi e della voce, che seguiva senza rumore, arrestandosi solo per ripiglia fiato, in un sospio profondoAllora, per dar modo ai tumulti da troppo tempo scatenatisi in me di placarsi dirigendo altri movimenti, mi alzavo, mi mettevo a camminare lungo il mio letto, con gli occhi ancora fissi su qualche punto che si sarebbe vanamente cercato nella camera o fuori, perché era situato a una distanza puramente ideale, a una di quelle distanze che non si misurano in metri o in leghe, come le altre, e che, d’altronde, non si posson confondere con queste, quando si osservano gli sguardi «lontani» di chi pensa «ad altro». Dunque, quel libro era soltanto questo? Quegli esseri ai quali avevo dedicato maggior interesse e affetto che non alle persone del mondo reale, senza osare di confessarmi sino a qual punto li amavo, e, quando i miei congiunti mi trovavano in atto di leggere e avevan l’aria di sorridere della mia emozione, affrettandomi a chiudere il libro con un’indifferenza simulata o una noia finta; quegli esseri per i quali avevo ansimato o singhiozzato, non avrei saputo più nulla di loro! Già da alcune pagine l’autore, nel crudele «epilogo», aveva avuto cura di «spaziarli» con un’indifferenza incredibile per chi sapeva con quanto interesse li aveva seguiti passo passo sino allora. Ogni ora della loro vita ci era stata narrata. Poi, d’improvviso: «Vent’anni dopo questi avvenimenti..."

    ha scritto il 

  • 5

    Giornate di lettura: un tranello per parlar d'altro e lasciare i libri sullo sfondo.

    Un libro molto particolare quello di Proust, dove il ricordo delle sue giornate di lettura diviene l'incipit - non il contenuto - del libro, per parlare di emozioni lontane, di peasaggi, di ricordi, di volti, del significato terapeutico della elttura, del senso dell'amicizia, del singolare contat ...continua

    Un libro molto particolare quello di Proust, dove il ricordo delle sue giornate di lettura diviene l'incipit - non il contenuto - del libro, per parlare di emozioni lontane, di peasaggi, di ricordi, di volti, del significato terapeutico della elttura, del senso dell'amicizia, del singolare contatto tra presente e passato, e di come quest'ultimo ci sembra fatalmente più bello.
    Le giornate di lettura per Proust si trasmutano da avventura del pensiero, a calendario di ricordi passati, come se le date contassero relativamente poco e l'autore tenesse il conto degli avvenimenti contando solo sulla lettura di un certo libro.
    Ma non solo. Proust mette in guardia il lettoredalle letture non meditate, dal rischio di tramutare la lettura in qualcosa di feticistico o di meccanico: la lettura di libro può anche diventare analoga al mangiar un panino, ed in questa circostanza non serve a nulla.
    Il libro può essere una mano che dall'alto ti afferra per tirarti su da un pozzo nero e sordo in cui ti sei rintanato per disperazione o per ignavia, che può con piccolo sforzo di volontà, ridestarti alla vita.
    I libri son degli amici, i migliori amici perchè sinceri fino in fondo, disinteressati, privi dell'ipocrisia delle convenzioni sociali e delle buone maniere, ma come gli amici in canne ed ossa si può parlar di futilità, oppure l'amicizia può diventare una avventura dello spirito ed una fonte di crescita: in questo ultimo caso può essere intesa la "vera" lettura.
    Insomma questo piccolo volumetto di Proust può essere letto ed analizzato sotto diverse chiavi di lettura: consigliatissimo!!

    ha scritto il 

  • 5

    Guarda! Impara a vedere! Tale è il valore della lettura.

    Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiam vissuti tanto pienamente come quelli che abbiam creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d’un libro prediletto. Tutto quel che (a quanto ci sembrava) li riempiva per gli altri, e che noi scartavamo come ostacoli volgari a u ...continua

    Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiam vissuti tanto pienamente come quelli che abbiam creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d’un libro prediletto. Tutto quel che (a quanto ci sembrava) li riempiva per gli altri, e che noi scartavamo come ostacoli volgari a un piacere divino, – il gioco per il quale un amico veniva a cercarci nel punto più interessante; l’ape o il raggio di sole che ci davan fastidio, costringendoci ad alzar gli occhi dalla pagina o a cambiar di posto; le provviste che ci erano state date per l’ora di merenda e che lasciavamo accanto a noi sul sedile, senza toccarle, mentre, sopra il nostro capo, il sole diminuiva di forza nel cielo azzurro; il pranzo che ci aveva obbligati a rientrare e durante il quale pensavamo solo a salire, subito dopo, in camera, a terminare il capitolo interrotto, – tutto questo, di cui la lettura avrebbe dovuto farci sentire soltanto l’importunità, ne imprimeva invece in noi un ricordo talmente dolce (e, pel nostro giudizio attuale, più prezioso di quel che leggevamo allora con amore) che, ancor oggi, se ci càpita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni che furono, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le dimore e gli stagni che più non esistono.

    ha scritto il 

  • 4

    Un saggio interessante, da leggere tutto d'un fiato: è scorrevole ma pieno di riferimenti autorevoli che deliziano chi legge.
    V'è tutta la storia della letteratura e v'è una giornata tipo del Proust lettore.
    Da leggere.

    ha scritto il