Giorni selvaggi

Una vita sulle onde

Di

Editore: 66thand2nd (Vite inattese)

3.8
(80)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 496 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8898970587 | Isbn-13: 9788898970582 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fiorenza Conte , Mirko Esposito , Stella Sacchini

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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Descrizione del libro
Premio Pulitzer 2016 per la Biografia.

«Il racconto di un surfista in cerca della propria auto-trascendenza. Un capolavoro» - Geoff Dyer, The Guardian

Nessuno era riuscito prima di Finnegan a far incontrare il surf e la letteratura con tanta maestria. In questo modo Thad Ziolkowski, sulle pagine del «New York Times», saluta la pubblicazione di Giorni Selvaggi, il memoir che William Finnegan, acclamato reporter di guerra del New Yorker, ha composto ripercorrendo le tappe di una vita votata a una personalissima sfida al «Dio oceano». Cresciuto in California e poi alle Hawaii, William Finnegan ha iniziato a surfare da bambino. Ha inseguito l’onda perfetta in giro per i cinque continenti, vagabondando dalla Polinesia all’Australia, da Madeira al Sud Africa, dalle Fiji al Perù.

"Le onde sono il tuo campo da gioco sono l’oggetto della tua adorazione e dei tuoi desideri più profondi. Ma allo stesso tempo sono il tuo avversario, il tuo nemico mortale, la tua nemesi."

Giorni selvaggi è il diario di un’ossessione, un racconto incantato che immerge il lettore in un mondo sconosciuto, pericoloso, fatto di cameratismo e amicizie rese immortali dalla comune sfida alle onde. L’infanzia passata fra i libri e un’adolescenza eccessivamente avventurosa, gli scontri fra gang di adolescenti a Honolulu, i tumulti sociali degli anni ’60, le surfate sotto acido sulle onde di Maui, la scoperta del mondo e dei suoi conflitti. Insignito del Premio Pulitzer 2016, Giorni Selvaggi è un romanzo d’avventura d’altri tempi, una autobiografia intellettuale, un road movie letterario e, soprattutto, una straordinaria esplorazione sul continuo perfezionamento richiesto dall’esigente e poco conosciuta arte del surf.

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  • 4

    Nostalgia allo stato puro

    mi è capitato tante volte che fossero i libri a scegliermi.. per la copertina, per il titolo, per delle assonanze, perché lo sguardo cadeva lì e non altrove.. questo avevo pensato di essere stata io a ...continua

    mi è capitato tante volte che fossero i libri a scegliermi.. per la copertina, per il titolo, per delle assonanze, perché lo sguardo cadeva lì e non altrove.. questo avevo pensato di essere stata io ad averlo scelto, per la fascetta del Pulitzer che, in fondo, è sempre una garanzia. Invece mi aveva scelto lui. In un anno della mia vita in cui mi rendo conto della distanza che passa tra l'adolescenza e l'età adulta, quando inizi a sentire fisicamente gli anni che ti sono passati tra le dita arriva un racconto semplice, lineare ma potente su una vita che non potrebbe essere più distante dalla mia, almeno in apparenza: montanara, ho imparato a nuotare tardissimo e odio la velocità, figuriamoci rimanere in apnea nella risacca di un'onda.. eppure è un testo che mi ha divorato. Quella sua tenerezza verso il passato, la fotografia precisa dell'emozione, del sapore dell'acqua, dell'odore dell'oceano, della paura e dell'attrazione verso qualcosa a cui puoi abbandonarti, senza dovertici arrendere. L'ho trovato un'ode immensa verso ciò che abbiamo vissuto e non tornerà, verso l'intimità della nostra storia, che in alcuni momenti diventa storia collettiva, verso tutto ciò che abbiamo sentito "nostro" e non abbiamo avuto cuore di condividere. Tutto questo esplode nel racconto di Madeira, della sua trasformazione violenta in un'isola "europea" -trasformata dai soldi dell'Unione Europea (con tutte le domande che uno poi si fa... sulla trasformazione che abbiamo subito tutti- , violata nella sua natura selvaggia ed esclusiva. E' un libro sulla giovinezza, ma non solo su quella anagrafica: su quella che ognuno di noi porta nel cuore, nonostante "Bisogna odiare il modo in cui il mondo va avanti."

    ha scritto il 

  • 4

    Affascinante, ben scritto, non una autobiografia in senso stretto, ma la sua vita sulle onde - le altre sue vite entrano ed escono dalla narrazione. Le descrizioni tecniche sul surf sono sicuramente p ...continua

    Affascinante, ben scritto, non una autobiografia in senso stretto, ma la sua vita sulle onde - le altre sue vite entrano ed escono dalla narrazione. Le descrizioni tecniche sul surf sono sicuramente per specialisti ma al contempo mi hanno fatto scoprire un mondo!

    ha scritto il 

  • 5

    Selvaggi davvero i giorni di Finnegan. Lo avevo iniziato a settembre, sulla spinta della recensione entusiastica di Titti, ma non mi acchiappava, non riuscivo ad entrare nel racconto. Così ho sospeso ...continua

    Selvaggi davvero i giorni di Finnegan. Lo avevo iniziato a settembre, sulla spinta della recensione entusiastica di Titti, ma non mi acchiappava, non riuscivo ad entrare nel racconto. Così ho sospeso e letto altro. Quando ho ripreso, sono precipitata nel racconto nelle onde fr dde e grigie oppure azzurre e trasparenti. Finnegan ha risposto a tutte le domande che mi sono sempre fatta sul surf, in particolare:ma non hanno paura? Ebbene si, hanno paura, si fanno male fisico, anche serio, si male psicologicamente, ma semplicemente non possono farne a meno. Devono uscire, fare un tubo, rimanere in piedi ad ogni costo, non sanno perché, ma sanno che devono farlo. Gran bel libro e una splendida vita

    ha scritto il 

  • 4

    Una vita

    Chiariamo un presupposto: del surf me ne frega ben poco. Chiariamo un secondo presupposto: spesso le biografie - auto e non che siano - mi annoiano, perché sono racconti accumulativi, più che narrativ ...continua

    Chiariamo un presupposto: del surf me ne frega ben poco. Chiariamo un secondo presupposto: spesso le biografie - auto e non che siano - mi annoiano, perché sono racconti accumulativi, più che narrativi.
    Bene, partendo da questi presupposti, la mia sorpresa di essermi trovato a voler leggere in continuazione "Giorni selvaggi" è stata veramente grande. Finnegan, infatti, è riuscito a creare un dipinto pieno di tensione fra desiderio e dovere, fra chi sentirebbe d'essere e chi vorrebbe essere, dove lui tenta di trovare la propria strada.
    "Giorni selvaggi", quindi, è in primis la storia della costruzione di una vita, una storia che potrebbe non finire mai.

    ha scritto il 

  • 4

    Le passioni sono fondamentali.

    Libri come questo devono avere il merito di portarti quanto prima possibile a camminare fiaco a fianco con il suo protagonista, e Giorni Selvaggi ci riesce piuttosto ben ...continua

    Le passioni sono fondamentali.

    Libri come questo devono avere il merito di portarti quanto prima possibile a camminare fiaco a fianco con il suo protagonista, e Giorni Selvaggi ci riesce piuttosto bene. Le parti migliori sono quelle relative alla "fine dei ventanni", periodo speso in cerca dell'onda perfetta nel sudest asiatico ed in Australia; ma il libro tutto è di ampio respiro, è un profondo atto d'amore verso una delle passioni della vita del protagonista.

    Perché avere una passione e perseguirla è l'unica cosa che abbia un senso.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissima e originale autobiografia che, senza palesare velleità mitopoietiche, apre ai non iniziati la porta d'accesso a una delle attività umane tra le più emozionanti ed esaltanti esistenti al mon ...continua

    Bellissima e originale autobiografia che, senza palesare velleità mitopoietiche, apre ai non iniziati la porta d'accesso a una delle attività umane tra le più emozionanti ed esaltanti esistenti al mondo, surfare le onde. La mia grande e durevole passione per il windsurf, disciplina che da lì discende, lungi dal rendermi parziale, ha forse innalzato l'asticella del giudizio. Aggiungo tuttavia che “Giorni selvaggi” è un libro sul surf come “Mobydick” è un libro sulle balene. La mole di dettagli tecnici non è funzionale ad un intento saggistico quanto all’espressione della complessità di un fenomeno che, pur essendo composto alla base di tre soli elementi - uomo, tavola e onda -, non è riducibile all’idea di sport all’aria aperta, come appunto Moby Dick non è riducibile alla caccia alle balene. Questo è il motivo per cui non condivido affatto i parallelismi con il pur bello “OPEN” di Agassi, che è una storia sull’altra faccia del successo. In “Giorni selvaggi” Finnegan riesce a condividere quell'ineffabile e sincero stupore dinanzi all'insensata e ossessiva reiterazione di un qualcosa che oltre ad essere a tratti molto pericoloso, richiede sacrifici a secchiate e una soglia di tolleranza alle frustrazioni non lontana dal masochismo. Con la sua storia e la sua scelta di vita Finnegan dà una forma concreta alla parola più abusata e incompresa del lessico quotidiano. Di libertà infatti ne troverete a bizzeffe. Non manca peraltro il prezzo da pagare per soddisfarne la sete: la dipendenza che nasce dall’immersione totalizzante nella selvaggia e indifferente bellezza della natura. E’ anche un diario di viaggi ed esperienze, molto “On the road”, espressamente richiamato a citato. Ma trovo che la cifra principale del libro sia l’irresistibile richiamo per ciò che, pur non avendo alcuna utilità pratica, giustifica una vita fornendole un significato e una direzione.

    ha scritto il 

  • 5

    questo libro è passione, rumore di onde, silenzio assordante sotto l'onda, è il terrore e l'ebrezza di una cavalcata, è il volere essere lì anche se sai che forse non ce la farai, è l'incoscienza e la ...continua

    questo libro è passione, rumore di onde, silenzio assordante sotto l'onda, è il terrore e l'ebrezza di una cavalcata, è il volere essere lì anche se sai che forse non ce la farai, è l'incoscienza e la capacità di riconoscere un limite, la scoperta e la meraviglia, è l'assurda sensazione di poter capire qualcosa che chi non ha mai fatto surf (come me) non può capire.

    ha scritto il 

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