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Giovanni Falcone

Di

Editore: BeccoGiallo

4.1
(27)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8885832903 | Isbn-13: 9788885832909 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Biography , Comics & Graphic Novels , Non-fiction

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Descrizione del libro
Giovanni Falcone, magistrato ucciso dalla mafia, medaglia d’oro al valore civile e vero e proprio eroe nazionale, è stato – con il collega Paolo Borsellino – rappresentante di punta del pool antimafia, gruppo innovativo di magistrati che si sono dedicati a tempo pieno alle indagini di mafia nel corso degli anni Ottanta.
Al loro lavoro si devono, tra gli altri successi, la collaborazione del boss Tommaso Buscetta con la giustizia e il clamoroso maxiprocesso a Cosa Nostra, conclusosi con 360 condanne.
Giacomo Bendotti, autore per la radio e il cinema, ricostruisce la storia e la figura di Giovanni Falcone, i successi personali, i momenti difficili come l’attentato all’Addaura, fino alla strage di Capaci, dove Falcone trova la morte il 23 maggio 1992 insieme alla moglie e alla scorta.
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  • 5

    Come molte graphic novel che raccontano di storie vere, è interessante e bello da leggere. Si ritrovano elementi magari sconosciuti, eventi o particolari mai sentiti prima, eppure noti, perché tralasciati in favore di altri. Si tratta di una di quelle letture che dovremmo fare tutti, soprattutto ...continua

    Come molte graphic novel che raccontano di storie vere, è interessante e bello da leggere. Si ritrovano elementi magari sconosciuti, eventi o particolari mai sentiti prima, eppure noti, perché tralasciati in favore di altri. Si tratta di una di quelle letture che dovremmo fare tutti, soprattutto a scuola, quando questo mezzo di lettura risulta meno stucchevole e più vivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Vent'anni, sembra ieri

    Bella l'idea di un graphic novel per raccontare di Falcone e del pool antimafia. Anche per chi nel 1992 era già adulto e pensa di conoscere piuttosto bene queste vicende, si rivela una lettura molto interessante.

    ha scritto il 

  • 0

    L'ho letto conoscendo i fatti. Avevo 13 anni quando Giovanni Falcone fu ucciso.
    L'ho letto avendo un occhio allenato su tutto ciò che concerne il cinema e la sceneggiatura. Faccio il montatore (sì, uso sempre il maschile). L'ho letto per passione criminologica. L'ho letto, non lo nego, nell ...continua

    L'ho letto conoscendo i fatti. Avevo 13 anni quando Giovanni Falcone fu ucciso.
    L'ho letto avendo un occhio allenato su tutto ciò che concerne il cinema e la sceneggiatura. Faccio il montatore (sì, uso sempre il maschile). L'ho letto per passione criminologica. L'ho letto, non lo nego, nella speranza di aumentare la mia conoscenza di quell'orribile vicenda e di quelle ad essa correlate senza sforzi eccessivi approfittando della leggerezza e della fruibilità del mezzo (il fumetto). Ma sono rimasta delusa. Sono rimasta doppiamente delusa perché -tra l'altro- questo fumetto si pone scopi didattici che non può avere. E' lacunoso, sommario. Peccato.

    ha scritto il 

  • 5

    UNA GEMMA

    È raro trovare Artisti completi come Giacomo Bendotti, classe 1984.
    Il fumetto é arte raffinata che richiede il dono della sintesi.
    L'Autore scrive bene, disegna bene e, essendosi diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, sa come e cosa inquadrare.
    Il risultato e belli ...continua

    È raro trovare Artisti completi come Giacomo Bendotti, classe 1984.
    Il fumetto é arte raffinata che richiede il dono della sintesi.
    L'Autore scrive bene, disegna bene e, essendosi diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, sa come e cosa inquadrare.
    Il risultato e bellissimo. Complimenti.

    Premiate il talento, comprate questo fumetto.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è granché, sia nel disegno che nella costruzione. Non approfondisce niente, non spiega chi siano i personaggi (che dato il disegno sommario si confondono l'uno con la0ltro), omette molti passaggi per cui chi non conosce già la storia non capisce (contrariamente alla finalità della pubblicazio ...continua

    Non è granché, sia nel disegno che nella costruzione. Non approfondisce niente, non spiega chi siano i personaggi (che dato il disegno sommario si confondono l'uno con la0ltro), omette molti passaggi per cui chi non conosce già la storia non capisce (contrariamente alla finalità della pubblicazione che dovrebbe avvicinare i giovani che non hanno vissuto quei fatti). Si poteva fare molto meglio!

    ha scritto il 

  • 5

    Quel giorno di maggio. A Capaci

    “Non si può chiedere a un alpinista perché lo fa. Lo fa e basta”. Erano queste le parole usate da Giovanni Falcone per spiegare la sua dedizione alla causa dell’antimafia. Una dedizione dolorosa, quasi una militanza, che gli regalò in cambio anni da protetto, nella bambagia della scorta che si fa ...continua

    “Non si può chiedere a un alpinista perché lo fa. Lo fa e basta”. Erano queste le parole usate da Giovanni Falcone per spiegare la sua dedizione alla causa dell’antimafia. Una dedizione dolorosa, quasi una militanza, che gli regalò in cambio anni da protetto, nella bambagia della scorta che si fa controllo, si fa cappa, si fa oppressione. Eppure, il Falcone uomo, cessato d’essere in un giorno di maggio del 1992, amava la vita almeno nella stessa misura in cui il Falcone giudice amava la causa della giustizia. Il mare di Sicilia, il pacchetto dei Toscani, l’amore per i libri e per Francesca (Morvillo, che sposa in seconde nozze del 1986 e che, con il giudice, cadrà per mano di Cosa Nostra) s’intersecavano ineluttabilmente con le inchieste, con le confessioni di Tommaso Buscetta, con le pubbliche aggressioni di Leoluca Orlando e Totò Cuffaro. Oggi, 19 anni dopo, quell’inestricabile combinazione d’eventi esce dalla storia per riassumersi in una graphic novel. Autore, Giacomo Bendotti (27enne sceneggiatore benedetto dal dono del cantastorie). Un lavoro veloce ma per nulla distratto, rigoroso ma non per questo scevro di emotività, intriso della forza propria dei sogni eretti ed infranti. Diretto, come certi pugni. Come quei cazzotti nello stomaco che t’aspetti ma che, ogni volta, mozzano il respiro giusto quell’attimo da annientare la ragione del mondo d’intorno. Essenziale e disadorno. Un lavoro così puro che non abbisogna di fronzoli. E lo capisci subito, da quel titolo che non è un titolo, ma una carta d’identità: “Giovanni Falcone”. Non serve aggiungere altro agli editori della Becco Giallo, sempre in prima linea in fatto di memoria civile. Basta questo per narrare quel che serve narrare. Bastano poche lettere per trasformare un ‘fumetto’ qualsiasi nella storia recente di una Nazione.

    Una storia da cui non scampano amici e detrattori. Che furono di Falcone e che saranno di Paolo Borsellino. E, man mano che la si legge, nei tratti sicuri tracciati da Bendotti, si torna indietro, fino a quei giorni vissuti in compagnia di deflagrazioni e di sirene, pezzetti immediatamente percebili di una strategia sotterranea che doveva condurre Stato e mafia a divenire compari, compagni di banco, amici di merenda. Quell’epoca che ha segnato ineluttabilmente il volto di almeno due generazioni di cittadini, seppellito la Prima Repubblica sotto quintali di tritolo e sfregiato definitivamente il volto di un Paese, dal 1992 non sarà più lo stesso. Addirittura, non sarà più se stesso. Intimorito, frastornato, rincintrullito da quei rumori forti, dall’estetica della morte dei morti ammazzati, da immagini che sono immagini di guerra, con tanto di bombe, di stragi, azzeramento dei diritti umani. Una guerra che non è stata dichiarata ma che i suoi morti li ha già lasciati sul campo (1983, Rocco Chinnici; 1985, Nino Cassarà; 1990, Giovanni Bonsignore).

    Eppure saranno Capaci e Via D’Amelio i punti di non ritorno. Saranno Capaci e Via D’Amelio, a tramutare lo strazio in indignazione e l’indignazione in sdegno. La scena finale della novel, che è la scena finale di una vita, è anche la scena finale di un’Italia che si credeva al riparo, immmune dai suoi vizi. L’ultimo fotogramma di Bendotti rappresenta la deflorazione subita dall’Italia da parte del male. Più di Portella della Ginestra, più del massacro di Reggio Emilia, più di Ustica e della stazione di Bologna, è a Capaci, in quell’ultimo fotogramma raffigurato dall’alto, che si legge l’intera biografia del nostro popolo, il cui verrà di lì a poco a Palermo.

    “La mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione, e avrà quindi anche una fine”, disse Falcone mentre conduceva un processo (‘il maxiprocesso’) che portò sul banco degli imputati 475 persone, 207 detenuti, 25 collaboratori di giustizia; che trasse 450 capi d’imputazione (90 omicidi) infliggendo 342 condanne, 19 ergastoli, 2665 anni di carcere e multe per oltre 11 miliardi di lire. La sua morte ha potuto rallentare i lavori, ma non li ha più fermati, come non ha soppresso la Procura Nazionale da lui stesso voluta. Falcone è stato lo scoppio del motore, il suo sangue, l’olio degli ingranaggi. La macchina della Storia cammina grazie a questo.

    Giacomo Bendotti, “Giovanni Falcone”, Becco Giallo 2011
    Giudizio: 4 / 5 – Fratelli d’Italia

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, semplice e forte.
    Disegni chiari, ricchi di sfumature e particolari in cui emerge il Falcone giudice accanto al Falcone uomo (quel braccio intorno alla moglie o lui pensieroso e preoccupato sotto la doccia).
    Ad effetto la fine, con la contemporaneità di due scene: l'attentato c ...continua

    Bello, semplice e forte.
    Disegni chiari, ricchi di sfumature e particolari in cui emerge il Falcone giudice accanto al Falcone uomo (quel braccio intorno alla moglie o lui pensieroso e preoccupato sotto la doccia).
    Ad effetto la fine, con la contemporaneità di due scene: l'attentato con la morte di Falcone - in cui prevale il nero del baratro nella strada - e la pesca dei tonni - in cui spicca il rosso del sangue. Due colori ricchi di simbologia...
    La narrazione di questa graphic sembra più lineare rispetto ad altri lavori della BeccoGiallo, in cui si gioca molto sulle relazioni prima/dopo, su capitoli che iniziano con zoomate o che sono presentati in stile puzzle... Qui ogni capitolo inizia con una citazione, così si dà maggior peso alle parole dello stesso Falcone.
    Forse, considerata la levatura del personaggio e la sua testimonianza, mi sarei solo aspettata un'appendice più ricca di testi.
    L'intervista conclusiva a Francesco La Licata, a cura dello autore della graphic, arricchisce in modo puntuale il ritratto del giudice composto nelle pagine precedenti.

    ha scritto il