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Gioventù

Scene di vita di provincia

By J. M. Coetzee

(265)

| Paperback | 9788806171179

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Book Description

Dopo "Infanzia", prosegue il romanzo autobiografico dello scrittore sudafricano. Con uno stile asciutto, spietato e lucido, Coetzee fruga nel labirintico dilemma di come si fa a diventare uomini, offrendo al lettore un ritratto impietoso di una tarda Continue

Dopo "Infanzia", prosegue il romanzo autobiografico dello scrittore sudafricano. Con uno stile asciutto, spietato e lucido, Coetzee fruga nel labirintico dilemma di come si fa a diventare uomini, offrendo al lettore un ritratto impietoso di una tarda adolescenza che si affaccia all'età adulta, della formazione di un io che si dibatte fra profondo disgusto per la mediocrità, fra paure e desideri.

36 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Anche lui è capace di essere focoso, non ha smesso di crederlo. Ma per il momento, per questo indefinito momento, lui è freddo: freddo, gelido.

    Cosa può interessare nei migliori libri di Coetzee (come questo), storie in cui l'io dichiara come se niente fosse che “nella vita vera sa fare solo una cosa a quanto pare: essere infelice”?
    Forse l’implacabilità a non trovare una forma, a riluttare ...(continue)

    Cosa può interessare nei migliori libri di Coetzee (come questo), storie in cui l'io dichiara come se niente fosse che “nella vita vera sa fare solo una cosa a quanto pare: essere infelice”?
    Forse l’implacabilità a non trovare una forma, a riluttare, e rendersi disturbante, senza estro e suo malgrado. A dirlo con parole senza pietà.
    Gioventù(2002) ripercorre la vita di Coetzee dai 19 ai 24 anni, scritto in terza persona anima un personaggio dai tratti originali che non è più lui più di quanto si sforzi di risuscitare. Un ragazzo che vive a Città del Capo, studia matematica e dopo la laurea si trasferisce a Londra come programmatore all'IBM. Un essere flemmatico che dichiara che non sa che farsene della felicità, dovrebbe andare in analisi ma sta bene nella sua infelicità, gli permette di votarsi all’arte, anche se non ha ancora capito se ha o non ha un briciolo di inclinazione all’arte stessa. E legge smodatamente, pensa, guarda film, si innamora di Monica Vitti ne L’Eclisse, quando lei vaga perdutamente per Palermo sotto un sole rovente. Va a letto con una donna più grande di lui, più sofisticata, più intelligente, sa che lui per lei è uno sfizio, sa che non la soddisferà, sa che se non è soddisfatto l’uomo non lo sarà neppure la donna. Come non è soddisfatto degli autori che legge, verso i quali si affeziona e si disaffeziona sbadatamente, allo stesso modo si smidolla, si sbriciola, tra le braccia di una donna; che dovrebbe amarlo per la sua non amabilità che non sa dire egli stesso se sia una posa o una iattura dell’anima?
    Libro apparentemente arido, dal ritmo rapido e monotono, frasi brevi, asciutte, come la figura dello scrittore stesso. Un osservare la sua vita in terza persona. Un uomo che non sa diventarlo, che teme di perdere quel barlume di fremito che sente dentro nell'imminenza dell'età adulta, alla quale non crede. Crede che l'età adulta non sia tanto diversa dalla giovinezza, e forse non esiste è un trucco, si restringono soltanto le velleità, il Tutto diventa un tutto. E lui non vuole ciò, sotto sotto arde, anche se sembra arrendevole e irritante per la sua perdurante, quasi stilizzata, malinconia senza approdo. Ha solo 24 anni, tuttavia.

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    Domenico Fina said on Mar 28, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Tras "Infancia", Coetzee continua haciendo un repaso a su pintoresca y monótona vida.
    Aún me parece mentira que hombre tan encaminado hacia las "ciencias", acabara metido en el mundillo de las letras y de la literatura.
    Aquí el Nobel sudafricano es u ...(continue)

    Tras "Infancia", Coetzee continua haciendo un repaso a su pintoresca y monótona vida.
    Aún me parece mentira que hombre tan encaminado hacia las "ciencias", acabara metido en el mundillo de las letras y de la literatura.
    Aquí el Nobel sudafricano es un joven bastante resolutivo que emigra a Londres. Allí perfeccionará su inglés, y continuará con sus estudios de matemáticas mientras trabaja.
    Son años de emancipación, de libertad, de los primeros escarceos sexuales y sentimentales. Y de las primeras experiencias en el ámbito laboral.
    Bastante buena.

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    mancusso73 said on Jul 31, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    rodotà: così non và

    se esiste un nord per ciascuno di noi questo evidentemente non è solo un posto geografico, soprattutto nel linguaggio. c'è parigi, vienna, londra nel romanzo, ma la mediocrità dell'essere rifocilla il giustizialismo delle idee.
    bisogna conoscere coet ...(continue)

    se esiste un nord per ciascuno di noi questo evidentemente non è solo un posto geografico, soprattutto nel linguaggio. c'è parigi, vienna, londra nel romanzo, ma la mediocrità dell'essere rifocilla il giustizialismo delle idee.
    bisogna conoscere coetzee per apprezzarlo e non condividerlo, un uomo di sinistra che schifa la sinistra nel suo linguaggio e per questo ne viene allontanato. la lezione del postmodernismo trova fertile l'uso della terza persona nella narrazione dell'individualismo schematico. il futuro non è qualcosa di astratto se lo si declina nell'incertezza di ciò che può accadere, ma si fonde con l'ipotesi di ciò che è accaduto. per questo apprezzo e non condivido.
    "gioventù" è uno dei tre romanzi autobiografici di "cutsi" e in tutte e tre usa la terza persona... quasi a segnare una distanza. una distanza dalla vita stessa, perché gli sembra impossibile viverla veramente, è come se si guardasse da fuori.
    bisogna arrivare al cap. undicesimo o dodicesimo per avere la certezza autobiografica, in quel "dear john" con cui si raffronta con la propria madre epistolare (Michael e Anna K in altri luoghi dove il viaggio verso il nord ha riferimenti ospedalieri): una guerra ha sempre un luogo e non ha riferimenti nei quali si possa fuggire, neanche nelle proprie certezze che portano all'arrendevolezza disarmante del proprio rifugio. fuga e rifugio non sono più sinonimi: la storia ha i suoi metodi per scovare i traditori dell'io narrante. c'è una tesi sui romanzi di ford madox ford in una crisi identificativa, studia ezra pound, il poeta, l'uomo con le sue contraddizioni: “obbedendo al suo demone, pound ha sacrificato la sua vita all'arte”.

    come nei suoi romanzi si accettano "le invasioni barbariche": trova casa nella londra che verrà e un lavoro come programmatore all'ibm, ma passa il suo vivere nella biblioteca del british museum dove continua ad occuparsi di letteratura e trascrivere parole suggestive «che un giorno inserirà in un verso come un diamante in una spilla» frammezzati da rapporti occasionali con donne con cui però non riesce a condividere nulla. cazzo, de andrè o shakespeare ("in gabbie d'oro e collane di diamanti ma ricordiamo che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori")?. dunque anche londra e il mondo democratico hanno le loro contraddizioni? il buio delle certezze? la democrazia non è ciò che voglio, ma che costringe nelle sue contraddizioni? meglio tornare al sud del sudafrica? il nord della vita e del mondo persa in una locuzione geografica. neanche più il sogno spinge oltre l'uscita dalla realtà... ("come può qualcuno in inghilterra capire cosa porta le persone dagli angoli più remoti della terra a morire su un'isola umida e avvilente, che detestano e con la quale non hanno nessun legame").

    se il sogno deve tradursi nella realtà allora non ho capito niente e mai lo capirò :) un romanzo di formazione in cui ciascuno trova una delle tante identificazioni o giustificazioni.

    io non sono ghandiano, mandeliano, coelhiano... non quando non ho un giardino dove prendere il sole, ma perché c'è sempre un sud poco geografico dove "la luce del buon dio non dà i suoi raggi" (non c'è, rodotà).

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    Vincap2002 said on Apr 22, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Romanzo di formazione,

    non quella dell'autore, la mia.
    Perché ho scoperto ho scoperto un sacco di cose in questo libro, ma di me.
    Di come non voglio diventare, degli errori che non voglio fare, alcuni dei quali inevitabilmente è già scritto che farò.
    Perché non si scappa d ...(continue)

    non quella dell'autore, la mia.
    Perché ho scoperto ho scoperto un sacco di cose in questo libro, ma di me.
    Di come non voglio diventare, degli errori che non voglio fare, alcuni dei quali inevitabilmente è già scritto che farò.
    Perché non si scappa da sé stessi, e l'inglese di questo libro, che è dritto come un bisturi e cadenzato come un metronomo te lo spiattella dritto in faccia.
    Da paura, ma sul serio.

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    esse said on Feb 26, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Libro difficile e ingannatore, occorre una disposizione d’animo aperta, profonda e ben salda, altrimenti si vacilla e si penetra nel vortice di tristezza e di male di vivere. Bisogna avere distacco, guardare da fuori, come uno spettatore che sa perfe ...(continue)

    Libro difficile e ingannatore, occorre una disposizione d’animo aperta, profonda e ben salda, altrimenti si vacilla e si penetra nel vortice di tristezza e di male di vivere. Bisogna avere distacco, guardare da fuori, come uno spettatore che sa perfettamente di trovarsi di fronte a un film che non vivrà mai (anche se…).

    Uno studente di matematica nella Città del Capo degli anni Sessanta, ripieno di voglia di essere e di fare, con una propensione alla poesia, fa di tutto per andarsene dalla sua terra che mal tollera i bianchi per andare a Londra a realizzarsi: vuole essere un artista e crearsi un futuro. Cosa significhi davvero esserlo non lo sa, cerca di ispirarsi ai grandi della letteratura, a fare come loro, a cercare il fuoco, quasi ossessivamente. Con la stessa ossessione cerca una donna, perché ogni artista ha una musa e questa donna deve essere perfetta, donargli arte e amore. Ma lui è uno studente mediocre, un lavoratore mediocre, un poeta mediocre e tutti i rapporti che ha sono mediocri, noiosi, da cancellare. La città lo isola, il lavoro lo isola perché straniero, non ha amici, è sempre più solo. La donna resta la sua meta, ma così come fallisce come poeta e come prosatore, fallisce anche come amante, sempre: “Che il suo problema, molto banalmente, sia proprio questo: non ha fatto dunque altro che sovrastimare il proprio valore sul mercato, ingannandosi al punto da credere di avere qualcosa in comune con scultrici e attrici, quando invece ha qualcosa in comune con la maestra di asilo del complesso residenziale o con l’apprendista del negozio di calzature?”.

    Ci si aspetta di trovarsi di fronte a un Bildungsroman, alla formazione verso l’età adulta, e invece si rivela un romanzo di distruzione: tutto va sempre più a fondo. Quando il protagonista si appassiona al lavoro di programmatore di computer e sembra stare meglio, trovare perfino un po’ di felicità, scopre che non ha più scritto una riga di poesia: forse è l’infelicità che ispira, e una donna. Torna così nel baratro della quotidianità, nell’ammazzare il tempo in attesa del destino, capendo di essere un uomo solo e freddo.

    Bella la descrizione del clima politico e civile del Sudafrica, lo sfondo della società nell’Europa della Guerra fredda.

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    Ire said on Jan 29, 2013 | Add your feedback

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