Gita al faro

Di

Editore: Garzanti

3.9
(3769)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Svedese , Chi semplificata , Farsi

Isbn-10: A000025713 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 4

    nb: da non leggere come un giallo di Simenon, non cercare la narrazione. Lasciarsi solo trasportare e poi leggere attentamente la magnifica introduzione della Fusini e poi rileggere il libro daccapo. ...continua

    nb: da non leggere come un giallo di Simenon, non cercare la narrazione. Lasciarsi solo trasportare e poi leggere attentamente la magnifica introduzione della Fusini e poi rileggere il libro daccapo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci ho messo parecchio a leggere questo romanzo, il primo della Woolf per me. Ci ho messo molto perché ne ho assaporato ogni parola, rimanendo colpito dalla magia di questo ininterrotto flusso di parol ...continua

    Ci ho messo parecchio a leggere questo romanzo, il primo della Woolf per me. Ci ho messo molto perché ne ho assaporato ogni parola, rimanendo colpito dalla magia di questo ininterrotto flusso di parole.
    Che dire? Un libro meraviglioso!

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo romanzo della Woolf che ho letto e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso. Era da tanto che volevo leggere un suo romanzo così prima mi sono documentato,ho letto la sua biografia,i suo ...continua

    E' il primo romanzo della Woolf che ho letto e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso. Era da tanto che volevo leggere un suo romanzo così prima mi sono documentato,ho letto la sua biografia,i suoi pensieri,ho cercato di avvicinarmi ai suo mondo.Non è una lettura facile,è vero,perciò se qualcuno cerca una storia piena di avvenimenti,dialoghi e cose simili è meglio che non si avvicini al romanzo..forse ero dell'umore esatto per leggere e apprezzare il romanzo,dove l'introspezione e i flussi di coscienza sono i protagonisti e questo faro così tanto anelato è davvero soltanto una torre che sta dall'altra parte del mare o diventa metafora di qualcosa che va oltre?

    ha scritto il 

  • 0

    L'ho trovato molto difficile: flusso di coscienza e introspezione la fanno da padroni ma la mancanza di una sia pur esile trama rende difficoltoso arrivare serenamente alla fine e anche collocare cert ...continua

    L'ho trovato molto difficile: flusso di coscienza e introspezione la fanno da padroni ma la mancanza di una sia pur esile trama rende difficoltoso arrivare serenamente alla fine e anche collocare certe emozioni dei personaggi nel giusto contesto.
    Tutto sommato non mi è dispiaciuta come lettura, ma certo non è da utile come semplice passatempo quanto piuttosto come testo di studio su una certa letteratura.

    ha scritto il 

  • 4

    Gita al faro, tradotto a volte anche come Al faro, è un romanzo della scrittrice britannica Virginia Woolf, pubblicato per la prima volta nel 1927.
    Il romanzo segue ed amplia la tradizione del romanzo ...continua

    Gita al faro, tradotto a volte anche come Al faro, è un romanzo della scrittrice britannica Virginia Woolf, pubblicato per la prima volta nel 1927.
    Il romanzo segue ed amplia la tradizione del romanzo modernista, in cui la trama ha un'importanza secondaria rispetto all'introspezione psicologica dei personaggi, e la prosa alle volte è molto complicata.
    Ai Ramsay, in questa vacanza, si sono uniti vari amici e colleghi, fra cui la giovane Lily Briscoe, una pittrice che sta tentando di dipingere un quadro della casa dei Ramsay. Lily è piena di dubbi riguardanti la sua arte e la sua vita, dubbi alimentati anche dalle affermazioni di Charles Tansley, altro ospite dei Ramsay, il quale sostiene che le donne non sono capaci né di dipingere né di scrivere. Tansley ammira profondamente il signor Ramsay e i trattati filosofici da lui scritti.
    Il capitolo si chiude con la cena. Il signor Ramsay si acciglia quando Augustus Carmichael chiede una seconda porzione di minestra. La signora Ramsay invece vuole che la cena sia un successo, ma anche lei è sfortunata, perché Paul Rayley e Minta Doyle, due conoscenze che lei vorrebbe far fidanzare, arrivano in ritardo a cena perché Minta ha perso la spilla della nonna sulla spiaggia.
    Un romanzo che all’apparenza parla di nulla, di cose inconsistenti, c’è una mamma, un padre, un figlio, una finestra, una platea di spettatori (Tansley, Carmichael, Lily, Bankes, Prue, Cam, Andrew), l’arte mancata, una cena, e quindi?
    Per molti lettori, sicuramente non è una lettura di facile leggibilità, anche perché secondo me bisogna essere con lo stato d’animo giusto per leggere – e soprattutto capire – la Woolf, non è certo una lettura da ombrellone.
    Due elementi sono fondamentali e aiutano la decodifica del romanzo sono: la punteggiatura – che è la cartina d’orientamento di tutto il testo – e le parentesi (apparente strumento di confusione), che aiutano il lettore ad immergersi ancora più a fondo nei livelli semantici e interpretativi del testo. Non tutti riescono a scorgere elementi quali la perdita, il tutto, la frustrazione, il sogno evanescente, il rapporto con sé stessi (macroelemento di tutti i libri di Virginia), però se si fa uno sforzo dell’andare oltre, la Woolf non se ne andrà dalla vostra testa facilmente, occhio, che potrebbe essere la vostra nuova ossessione. Indagine interiore alla ricerca del proprio faro.

    «[…] allora lei non doveva pensare a nessuno. Poteva essere se stessa, starsene per conto suo. Ed era proprio questa la cosa di cui in quel periodo sentiva spesso il bisogno: pensare, o meglio, neppure pensare. Starsene in silenzio, starsene da sola».

    ha scritto il 

  • 0

    Non capisco perché li chiamano "capolavori della letteratura"! È inleggibile! Non c'è trama, non c'è un minimo di punteggiatura che lo renda comprensibile! Si passa da un pensiero di una personaggio a ...continua

    Non capisco perché li chiamano "capolavori della letteratura"! È inleggibile! Non c'è trama, non c'è un minimo di punteggiatura che lo renda comprensibile! Si passa da un pensiero di una personaggio a quello di un altro senza un minimo di nesso logico! E poi che pensieri! "Il flusso di coscienza" è da tenere per se e se proprio si vuole condividerlo bisognerebbe usare un minimo di punteggiatura e degnarsi di spiegare da cosa o chi originano questi pensieri. E soprattutto motivarli! Non buttarli a caso tra le righe, costringendo il lettori ad alzar la bandiera bianca e dire: basta!

    ha scritto il 

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