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Gita al faro

Di

Editore: Garzanti

3.9
(3570)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: A000025713 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
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  • 5

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/20/gita-al-faro-virginia-woolf/

    “Che significa? che può significare? si domandò Lily Briscoe, incerta se le convenisse (dato che l’avevano lasciata ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/20/gita-al-faro-virginia-woolf/

    “Che significa? che può significare? si domandò Lily Briscoe, incerta se le convenisse (dato che l’avevano lasciata sola) scendere in cucina a prendersi un’altra tazza di caffè o aspettare. Che significa? era quello un modo di dire, raccattato in qualche libro, un modo di dire che esprimeva imperfettamente la sua idea, perché, in quella prima mattina alla villa dei Ramsay, ella non sapeva concentrare le proprie emozioni e, in attesa che quei vapori si condensassero, poteva solo coprire con una frase qualunque il vuoto del suo spirito. Perché insomma che cosa sentiva lei in quel ritorno dopo tanti anni, dopo che la signora Ramsay era morta? Nulla, nulla: nulla che essa potesse esprimere in qualche modo.” (Virginia Woolf, “Gita al faro”, ed. Garzanti, traduzione di Giulia Celenza)

    L’oblio non risparmia le mie esperienze da lettore, né potrebbe essere altrimenti, dacché il lettore non è scisso dall’uomo e la mente dell’uomo ha limiti e difese che il lettore non può oltrepassare. Questo fatto, che potrebbe apparire terribile, in pratica si risolve, nell’atto della rilettura, in un’esperienza meravigliosa, perché lo stesso libro, a distanza di anni, si rivela essere un altro libro, pur essendo identiche le parole stampate sulla carta. L’occhio è diverso. In certi casi poi, avverto la stessa sensazione che provo in occasione dei sogni “lucidi”, quando pur conoscendo già molte circostanze di fatto e credendomi in grado di dominarle, resto lo stesso affascinato e sorpreso da qualcosa che non avevo preventivato e non riesco a controllare, così come, da (ri)lettore, sento che quell’oblio non è totale, perché leggendo si risvegliano ricordi delle passate letture, che però non sviliscono, anzi rendono più appagante la nuova esperienza di lettura, che poi non è solo un’esperienza di lettura. Un caso specifico è avvenuto con la rilettura di “Gita al faro” di Virginia Woolf, autrice che da sempre ammiro e della quale, su queste pagine, ho già scritto circa “Mrs Dalloway”, “Ore in biblioteca e altri saggi” e “Una stanza tutta per sé”. Mancava proprio “Gita al faro”, perché l’avevo letto tanti anni fa, quando del blog non c’era ancora l’embrione. L’avevo già apprezzato all’epoca della prima lettura, ma stavolta tutto è stato più appagante, per i motivi accennati sopra. Più in particolare, a un certo punto, leggendo il capitolo diciassette, mi sono detto che se qualcuno, quella sera, mi avesse chiesto una definizione della parola “bellezza”, io avrei risposto che la “bellezza” è il capitolo diciassette della parte prima del romanzo “Gita al faro”, del quale adesso scriverò qualcosa di più specifico, svelando anche un bel po’ di trama, cosa della quale vi avverto nel caso voleste fermarvi qui (e se non vi siete già fermati prima), ma che, a mio parere, non inficia per nulla la lettura, essendo questo uno di quei libri che si apprezzano a prescindere dalla conoscenza di ciò che si andrà a leggere. La grandezza di un’autrice come la Woolf sta nel rendere affascinante anche una banale scena casalinga, un pranzo di gruppo, qual è quello descritto nel citato capitolo diciassette, e farlo grazie alla sua abilità nel mostrarci, attraverso i “flussi di coscienza” (da poco era uscito “Ulisse” di Joyce), i pensieri dei singoli protagonisti, senza quasi che ci sia dialogo reale tra gli stessi. Il punto principale, comunque, è che Mrs Ramsay e Lily Briscoe, attorno alle quali principalmente ruota il romanzo, non sono solo loro stesse, sono anche me, anzi soprattutto me, che non ricordo-immagino-interpreto gli eventi che sono successi ai Ramsay e ai loro ospiti, ma ricordo-immagino-interpreto quelli che (non) sono successi a me. La rilettura, dunque, diventa un’occasione per riflettere su qualcosa che va oltre la mera descrizione degli eventi del romanzo. Il tempo, il suo scorrere ineluttabile, i cambiamenti che intervengono in noi a distanza di anni ma anche di pochi minuti, l’abisso che c’è tra quello che pensiamo degli altri e gli altri pensano di noi con ciò che realmente noi sentiamo, ma anche tra ciò che noi crediamo di provare in teoria e ciò che poi, in pratica, ci accade di sentire nella pratica, questi sono alcuni dei tempi principali del romanzo, che è strutturato in tre parti. La prima, che pure occupa oltre centrotrenta pagine, si svolge tutta in un’unica giornata. Mr e Mrs Ramsay sono assieme ai loro otto figli e a diversi ospiti; uno dei bambini ha il desiderio di fare una gita al Faro che si trova lì, lontano, in mezzo al mare, e che dunque affascina. “Però, - contraddisse suo padre, sostando dinanzi alla finestra del salotto - non farà bel tempo”. La voglia del bambino, fomentata dalla madre, è ostacolata subito dallo scetticismo del padre, che si rivelerà profeta di sventura: la gita non si farà, non quel giorno. Mr Ramsay è un uomo autoritario, rigido come un coltello, ma anche insicuro e patetico, ha continuamente bisogno che gli altri gli diano conferme; Mrs Ramsay, reale fulcro della prima parte del romanzo, ma anche della terza sebbene da morta, è una mente semplice, ma che proprio per questa semplicità riesce a vedere gli altri meglio che il marito, filosofo e disperso nei suoi pensieri autoreferenziali. Mrs Ramsay ha cinquant'anni all’inizio del romanzo, e la sua bellezza è ancora abbagliante, tanto da quasi infastidirla. I suoi pensieri sugli altri ospiti ci sono resi in modo magistrale dall’autrice, la quale ci mostra come la donna non voglia apparire superiore al marito, ma soprattutto come essa diriga, in modo sottile e per certi versi involontario, l’esistenza di alcuni suoi ospiti, per esempio i due giovani innamorati Paolo e Minta. Altro personaggio fondamentale del romanzo è la pittrice Lily Briscoe, piuttosto dilettante nella sua arte, ma dedita allo studio dei Ramsay, che ai suoi occhi sono un mezzo per conoscere il mondo. La sua venerazione per gli stessi non le impedisce, tuttavia, di conservare autonomia di pensiero ed è proprio lei, nella terza parte del romanzo, che sostituirà, dal punto di vista narrativo, la defunta Mrs Ramsay. Sarà attraverso lo sguardo di Lily che la Woolf ci porterà a comprendere come tutto, dopo dieci anni, sia mutato. La seconda parte del romanzo, infatti, è una cerniera tra le altre due, s’intitola, non a caso, “Passa il tempo”; la Woolf ci fornisce le notizie che riguardano i lutti della famiglia Ramsay. Mrs Ramsay è morta, e con essa anche due figli. Nella terza parte del romanzo, dunque, troviamo Lily alle prese con il vuoto e l’insensatezza dl trovarsi di nuovo lì, ospite di Mr Ramsay assieme ad altri che c'erano anche dieci anni prima, ma senza Mrs Ramsay. Stavolta la gita al Faro si fa, Mr Ramsay porta con sé i figli Camelia e Giacomo, proprio colui che, all’inizio del romanzo, aveva espresso quel desiderio. Le cose, però, non sono più come un tempo, perché proprio il tempo ha mutato rapporti, corrotto le speranze, disilluso. Mr Ramsay è ancora un tiranno domestico e i figli adesso subiscono la decisione di andare al Faro, non hanno più alcun entusiasmo nel fare adesso, dieci anni dopo, ciò che avrebbero voluto fare dieci anni prima. Soprattutto, c’è la grande assenza, Mrs Ramsay. Lily osserva la barca con i tre diretta verso il Faro e cerca di dipingere quel quadro che aveva progettato dieci anni prima, ma si sente arida, le manca la signora Ramsay, che per lei era la forma che ordinava il caos che ci circonda. Le attenzioni eccessive di Mr Ramsay la infastidiscono e la Woolf è ancora una volta grandiosa nel renderci i suoi pensieri senza che la stessa interagisca con gli altri, se non con un vecchio poeta seduto in giardino a leggere, con il quale, comunque, Lily non scambia parole. Attraverso la mente di Lily, ma anche viaggiando in quella dei figli di Mr Ramsay, scopriamo, assieme a loro, che tutto è diverso, che i rapporti tra i protagonisti sono mutati, che il tempo è trascorso, e questo scorrere del tempo si avverte in maniera potente. Scopriamo soprattutto, però, la modernità di un romanzo come “Gita al faro”, che sopravvivere al tempo perché, come accade con i grandi romanzi, non ci sta descrivendo solo le vicende dei Ramsay, ma anche, e direi soprattutto, le nostre.

    “Ma la signora Ramsay finì di leggere la fiaba senza il benché minimo mutamento di voce. Chiudendo il libro, guardò Giacomo negli occhi e proferì le ultime parole col tono di chi esprime un’intima persuasione: - “Ed entrambi vivono ancora laggiù in questo mentre”. - Finisce così, - soggiunse, e vide negli occhi del figlio dileguare l’interesse per la fiaba ed esservi sostituito da qualcos’altro: una specie di stupore (fioco al pari del riflesso d’un lume) che rendeva lo sguardo fisso ed attonito. Ella si volse, guardò dall’altro capo della baia, ed ecco laggiù la lanterna del Faro distendere sulle acque, a regolari intervalli, pria due ratti bagliori, indi un raggio fisso. Il Faro era acceso. Giacomo non avrebbe tardato a domandare: - Andremo al Faro? - Ed ella avrebbe dovuto rispondere: - No: domani no; tuo padre ha detto di no. - Per fortuna Mildred venne a prendere il bambino e il tramestio distrasse madre e figlio. Però Giacomo, mentre Mildred lo portava via, continuò a guardare indietro e sua madre capì ch’egli pensava: - Domani non andremo al Faro, - e sentì pure ch’egli avrebbe serbato per tutta la vita il ricordo di quel rammarico.”

    ha scritto il 

  • 5

    Talmente complesso da dover essere letto lentamente, soppesando ogni singola parola. Meraviglioso però, entra sotto la pelle e non ti lascia. Ho iniziato la versione inglese dopo aver cominciato ...continua

    Talmente complesso da dover essere letto lentamente, soppesando ogni singola parola. Meraviglioso però, entra sotto la pelle e non ti lascia. Ho iniziato la versione inglese dopo aver cominciato quella italiana, colpita dalla bellezza del testo dovevo leggerlo in originale. Ma per comprenderlo ho dovuto continuare con la versione tradotta.

    ha scritto il 

  • 4

    Iniziato per caso, ero al lago e non avevo altri libri con me, ho dovuto scegliere tra i romanzi che avevo là. Dopo la sorpresa iniziale, si prende il ritmo. Così bello che gli ho affiancato la ...continua

    Iniziato per caso, ero al lago e non avevo altri libri con me, ho dovuto scegliere tra i romanzi che avevo là. Dopo la sorpresa iniziale, si prende il ritmo. Così bello che gli ho affiancato la versione originale. Traduzione antiquata, ecco perché non gli do 5 stelle.

    ha scritto il 

  • 4

    Come un bel film

    Di non facile lettura per chi non è abituato allo stream of consciousness. E infatti ho impiegato un po' di tempo a finirlo. Una volta rapita dal flusso, però, è stato bello. E' stato come un bel ...continua

    Di non facile lettura per chi non è abituato allo stream of consciousness. E infatti ho impiegato un po' di tempo a finirlo. Una volta rapita dal flusso, però, è stato bello. E' stato come un bel film: sono dovuta arrivare fino alla fine per aprezzarlo.

    ha scritto il 

  • 0

    Una gita lunga 10 anni.

    Inizio con una premessa, non sono un amante dello stream of consciousness, apprezzo i vari scrittori ma non è un tipo di scrittura che mi attrae più di tanto. Ho sempre pensato che lo scrittore ...continua

    Inizio con una premessa, non sono un amante dello stream of consciousness, apprezzo i vari scrittori ma non è un tipo di scrittura che mi attrae più di tanto. Ho sempre pensato che lo scrittore bravo è colui che riesce ad esprimere concetti complessi in maniera semplice e il flusso di coscienza è tutt'altro. Ero però incuriosito da Virginia Woolf, scrittrice di cui avevo spesso sentito parlare ma non avevo mai letto, e così ho deciso di partire dal suo romanzo più famoso, "Gita al faro" appunto. Il romanzo è diviso in tre parti, nella prima ci viene presentata la famiglia Ramsey con la figura di riferimento (non che figura chiave di tutto il romanzo) Mrs. Ramsey e i vari amici di famiglia e figli che gli ruotano attorno. In questo primo capitolo la numerosa famiglia Ramsey è appunto ad una gita fuori porta con degli amici e per il giorno dopo è in programma una gita in barca verso il faro. Quando tutto sembra già deciso però Mr. Ramsey decide che la gita non si farà perché per il giorno seguente il tempo non sarebbe stato buono. Questa decisione sconvolge le vite dei piccoli figli e lascia questo desiderio sospeso per ben 10 anni. In questo primo capitolo la figura che emerge è senza dubbio quella di Mrs. Ramsey, che a dispetto delle donne del tempo risulta essere la matrona della famiglia, ha potere decisionale e influenza le scelte di tutta la casa. La sua presenza vicino alla finestra è simbolica, tanto che in futuro, quando verrà a mancare, verrà spesso ricordata. Una figura che rispecchia in pieno il femminismo della Woolf che diventerà in seguito celebre. Nel secondo capitolo, il più breve, la scrittrice ci racconta il passare del tempo, quindi la morte della signora Ramsey (anche se ce lo lascia solo intendere) e la crescita dei vari figli. Fondamentale è il concetto di tempo che passa, infatti la Woolf ci dice che sono passati dieci anni, ma tutto è rimasto immutato, ogni personaggio del racconto ha lasciato in sospeso il desiderio per la gita al faro, ed ognuno vive l'attesa a modo suo. Emblematico è il quadro della giovane Lily Briscoe che aspetta di essere finito per ben 10 anni. Infine c'è la terza parte e cioè quella del ritorno (dopo 10 anni) al faro e la gita che finalmente si fa. Con l'attesa durante il viaggio in barca e lo stupore ma anche la delusione ("è solo una torre di cemento" dice uno dei protagonisti) che finalmente trovano compimento. E anche il quadro della nostra Lily finalmente viene terminato. Un romanzo semplice e lineare, ma profondo nei contenuti. La scrittura come detto non è semplice, spesso sono dovuto tornare a rileggere dei passaggi, ma senza dubbio è uno dei libri migliori della Woolf. Troviamo infatti tutto ciò per cui è divenuta una delle scrittrici più celebri del novecento (flusso di coscienza, figura della donna, definizione del tempo). Se amate Joyce o Proust dovete leggerlo per forza, altrimenti leggetelo se siete curiosi di sapere perché fu rivoluzionaria (come scrittrice e non solo) al tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ma che cos'era? Che significava? Le cose potevano tirare su le mani, e afferrare? la lama tagliare? il pugno stringere? Non c'era più nessuna sicurezza? Non c'era modo di imparare a memoria le ...continua

    "Ma che cos'era? Che significava? Le cose potevano tirare su le mani, e afferrare? la lama tagliare? il pugno stringere? Non c'era più nessuna sicurezza? Non c'era modo di imparare a memoria le usanze del mondo? Non c'era un guida, un riparo? Era tutto un miracolo, un buttarsi giù dall'alto di una torre, nell'aria? Possibile che anche per le persone avanti negli anni cosí fosse la vita - allarmante, inaspettata, sconosciuta?"

    ha scritto il 

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