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Giulia 1300 e altri miracoli

Di

Editore: Edizioni e/o

4.0
(403)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 281 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876419489 | Isbn-13: 9788876419485 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
A Diego, quarantenne traumatizzato da un lutto familiare, con un lavoro anonimo e un talento unico per le balle, accade di imbarcarsi in un’impresa al di sopra delle sue capacità, l’apertura di un agriturismo; accade che decida di farlo in società con due individui visti solo una volta e che in comune con lui hanno esclusivamente la mediocrità; accade anche che a scongiurare il fallimento immediato sia l’intervento di un comunista nostalgico e che la banale fuga in campagna si trasformi in un atto di resistenza quando nell’agriturismo si presenta un camorrista per chiedere il pizzo. Una “miracolosa” commedia all’italiana che ci fa ridere da senza nascondere i mali e i difetti del nostro paese.
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  • 2

    Quando leggo le recensioni qui su Anobii (ma anche altrove), cerco di farlo con due intenti ben precisi:
    1 - capire le idee dei miei amici virtuali su un libro in particolare che magari non ho mai preso in considerazione oppure l'ho fatto ma non mi convince del tutto;
    2 - capire una volta letta l ...continua

    Quando leggo le recensioni qui su Anobii (ma anche altrove), cerco di farlo con due intenti ben precisi: 1 - capire le idee dei miei amici virtuali su un libro in particolare che magari non ho mai preso in considerazione oppure l'ho fatto ma non mi convince del tutto; 2 - capire una volta letta l'opinione se continuare a ignorare il libro o eventualmente prenderlo e leggerlo.

    Partendo da questo presupposto, di Bartolomei avevo letto solo *We are family* che mi era piaciuto, ho letto qualche recensione di *La banda degli invisibili* ma l'ho scartato a priori perché non mi interessava in contenuto, e di *Giulia 1300* avevo letto sia recensioni a pieni voti, sia recensioni che lo bocciavano. Pensando che comunque non mi sarei mai letta questo libro, ho letto le recensioni e accantonato entrambi. Poi tempo fa mi sono imbattuta sia nel libro che in svariate opinioni, e siccome non sottovaluto mai queste particolarità, mi sono detta *ma sì dai, forse vale la pena di leggerlo*. E qua ho sbagliato. Il libro in sè non è brutto, scorrevole e spassoso a tratti, in altri demenziale, in altri ancora serio. C'è un po' di tutto e ci sono personaggi completamente diversi tra loro. E appunto per questo mi sono chiesta con quale intento sia stato scritto il libro: cioè voleva essere una denuncia a comportamenti *ovviamente* sbagliati che abbiamo qui in Italia, o voleva solo essere ironico?

    Perché mettere insieme un fascistone, un comunista, dei malavitosi, e degli extracomunitari africani, il tutto condito da pizzi e rapimenti di camorristi (come se un italiano comune potesse rapire un camorrista ed essere ancora vivo mesi dopo), diventare amici dei camorristi, scoprire a pochi metri dal proprio agriturismo una discarica abusiva, si insomma abbiamo messo di tutto e in ordine sparso, e decisamente esagerato!!!

    Se invece voleva essere una denuncia *ironica* al fatto che in Italia c'è la camorra (e tutto il resto), c'è poca tolleranza verso idee politiche diverse e razzismo fino al midollo, e abusivismo a più non posso, senza che nessuno faccia nulla, allora posso anche capirlo sto libro.

    Però mi è sembrato comunque esagerato e a tratti mi ha messo quasi a disagio, poi altri passaggi li salvo perché la Giulia 1300 sotterrata che però emette ancora musica e la leggenda ricamata sopra come attrattiva per i clienti è stata veramente forte... Bilancio non positivo purtroppo alla faccia di tutte le recensioni positive che ho trovato sparse, ma a voi che è piaciuto così tanto, noto con rammarico che c'è un probabile seguito... che stavolta eviterò!

    ha scritto il 

  • 2

    Noi siamo un trio all'erta e pieni di BIO.. e difendiam la terra dal pizzo e la camorra (*1)

    Ci sono un tedesco, un francese e un italiano..
    No, un attimo.. ho sbagliato barzelletta
    Ci sono un venditore d'orologi, uno d'auto e un altro di generi alimentari, (in nessun rapporto fra loro) che vengono attratti dal medesimo annuncio di vendita: un casale a prezzo vantaggiosissimo. Arrivati a ...continua

    Ci sono un tedesco, un francese e un italiano.. No, un attimo.. ho sbagliato barzelletta Ci sono un venditore d'orologi, uno d'auto e un altro di generi alimentari, (in nessun rapporto fra loro) che vengono attratti dal medesimo annuncio di vendita: un casale a prezzo vantaggiosissimo. Arrivati all'appuntamento con l'agente immobiliare, scoprono che il prezzo riportato sull'inserzione è sbagliato. Si incazzano? Certo.. ma poi cosa fanno? Fondano una S.N.C (più o meno su due piedi) unendo le loro essenze ed acquistando l'edificio per trasformarlo nella cosa più desiderata dagli italiani: un agriturismo. Gli italiani e l'agriturismo «Ragazzi, Abu ha avuto un’idea bellissima!» ci dice Elisa appena entriamo. «Perché non sei venuto prima?» chiede Fausto ad Abu. L’africano gli sorride senza dire nulla. «Non volete sentire l’idea?» ci chiede Elisa. «Certo» dico. «Siccome abbiamo troppe spese per i generi alimentari Abu ci propone di fare un orto!». Il nostro silenzio allibito la dice lunga su di noi. Non c’è dubbio che per millenni il primo pensiero di un uomo di fronte a una terra del genere sarebbe stato la realizzazione di un orto. Per forza, per millenni il primo pensiero è stato sopravvivere.

    Un idea veramente fantastica, ci voleva un africano (leggi affriano) per un'idea simile. Uno prende gli incentivi per metter su un agriturismo e poi va a comprare la verdura alla Hoppe (leggi Coop) e la frutta nei circuiti a filiera corta che vendono le mele del Cile, i pompelmi israeliani e le nespole del Giappone. Quindici anni fa forse avrei apprezzato il libro, oggi vi ho trovato una dose di luoghi comuni che ucciderebbe un cavallo. L'ironia d'accordo.. ma qui ci son dei capitoli che sembrano il copione di una puntata del Bagaglino, potrebbe riderci solo chi rideva alle battute di Martufello. La politica e l'agriturismo Un'oasi anarchica, multirazziale e partigiana, dove convivono un fascista, un comunista, un camorrista, due sfigati e un paio di extra-comunitari.

    Il libro non mi è piaciuto, la camorra non mi fa ridere neanche quando uno tenta di ridicolizzarla e soprattutto, una volta scelto di farne una macchietta, quella sarebbe dovuta rimanere. Non ho gradito l'idea di cercare un finale serio ad un libro che ha tentato in tutti i modi di far ridere. Cinque stelle a tutti i riferimenti per il padre dell'autore, disseminati in vari punti del libro ..mi tolgono il conforto di credere in Dio, di sperare che un giorno potrò incontrare di nuovo mio padre... Ma quanto è universale questo desiderio?

    (*1) http://www.youtube.com/watch?v=BMDBUh77_ck E-book N°67 1300 e altri miracoli (Fabio Bartolomei) Luglio 2014

    ha scritto il 

  • 4

    La stoffa del super-eroe è cotone: tutti ce la possiamo permettere

    Non pensavo che mi sarebbe venuta voglia di fare un commento su questo libro. Non che non mi sia piaciuto, anzi: è una lettura piacevole, divertente e ben scritta. "Una bella favola", come l'ha definita la mia amicona. Favola, sì, ma talmente strampalata che mi sento di consigliarla anche se non ...continua

    Non pensavo che mi sarebbe venuta voglia di fare un commento su questo libro. Non che non mi sia piaciuto, anzi: è una lettura piacevole, divertente e ben scritta. "Una bella favola", come l'ha definita la mia amicona. Favola, sì, ma talmente strampalata che mi sento di consigliarla anche se non è uno di quei libroni indimenticabili multistelle.

    Tre sfigati si ritrovano insieme in un'impresa inizialmente fallimentare, poi pericolosa, poi entusiasmante, che cambia la loro vita per sempre e fa loro scoprire, con incredulità e gioia, di essere Persone e non sfigati. Ecco qua. Il tutto descritto con uno humour fulminante e quello spessore in sottofondo che quasi si mimetizza in mezzo alle situazioni surreali (si mimetizza come la Giulia 1300, fantastico personaggio secondario), ma che si fa strada tra una risata e un sorriso quando leggi cose del genere:

    "Forse la verità è terribilmente più semplice. Siamo abituati a ritenere che la mafia esiste perché c'è da sempre ed è imbattibile. Invece è molto peggio di come pensiamo, la mafia si può battere benissimo. La mafia non è capace di conquistarsi uno spazio proprio, sa prosperare solo dove la società lascia dei vuoti. Se le famiglie lasciano dei vuoti, se la scuola lascia dei vuoti, se lo stato lascia dei vuoti, la mafia conquista terreno. Il fatto è che anche la mafia lascia dei vuoti che possono essere riempiti. E in questo gioco di posizione la mafia dovrebbe essere perdente perché i suoi vuoti non li possono riempire solo la famiglia, la scuola e lo stato, basta molto meno, basta uno straccio di alternativa. Un agriturismo destinato al fallimento, per esempio."

    Questo libro mi ha conquistata da subito, fin dalla dedica iniziale, che ho fotografato e conservo...vorrei che mia figlia la scrivesse sulla mia tomba. Non la riporto qui se no fra un po' abbiamo tutti lo stesso epitaffio. Buona lettura!

    "Fausto abbassa il finestrino e ci lasciamo investire dall'aria fresca. 'Questa è vitaaaa!' urla. Sì, è questa, è proprio lei, penso."

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' sottotono rispetto a "We are family", in ogni caso Fabio Bartolomei ci regala nuovamente un bel romanzo.
    Tre uomini, per ragioni diverse, decidono di dare una svolta alla loro vita e, leggendo l'annuncio di vendita di un casale sul giornale, si ritrovano tutti e tre sul posto decidendo di ...continua

    Un po' sottotono rispetto a "We are family", in ogni caso Fabio Bartolomei ci regala nuovamente un bel romanzo. Tre uomini, per ragioni diverse, decidono di dare una svolta alla loro vita e, leggendo l'annuncio di vendita di un casale sul giornale, si ritrovano tutti e tre sul posto decidendo di mettersi in società e trasformare il casale in un agriturismo. Non mancheranno le peripezie con la camorra pronta a chiedere il pizzo, una macchina che decide di suonare quando vuole lei e dei prigionieri molto molto particolari...

    ha scritto il 

  • 3

    Misticanza - 19 lug 14

    Queste letture, come osservano alcuni miei attenti lettori, avvengono ad un anno dall’acquisto. Dati i miei strani meccanismi di scelte di letture, non è così difficile che passi del tempo tra l’acquisto e la lettura. D’altra parte, ritengo che un libro (a meno che non parliamo di instant book o ...continua

    Queste letture, come osservano alcuni miei attenti lettori, avvengono ad un anno dall’acquisto. Dati i miei strani meccanismi di scelte di letture, non è così difficile che passi del tempo tra l’acquisto e la lettura. D’altra parte, ritengo che un libro (a meno che non parliamo di instant book o altre pubblicazioni legate al momento) non abbia un tempo di lettura. Altrimenti, che senso avrebbe leggere ora “Guerra e Pace”? Ora, non pretendo di paragonare il buon Fabio all’esimio Anton. Ma non è cambiato il sentimento di piacevolezza che mi aveva spinto un anno fa all’acquisto ed ora alla lettura. Inoltre, il libro è uscito nel 2011, quindi direi che ha ben tre anni alle spalle. E li porta egregiamente. È l’opera d’esordio di Bartolomei (che ha pubblicato in seguito altri due libri, sempre con E/O) e credo che qualche altra lettura dei suoi scritti ne farò. Non che sia risolto tutto in positivo. Ci sono sbavature, parti che ritengo leggermente carenti. Tuttavia il libro è gradevole, con una trama sostenibile (pur con tutte le sue improbabilità), una bella scrittura che alterna momenti descrittivi e “oggettivi”, a momenti ironici ed umoristici che non mi sono dispiaciuti. Sono rimasto solo un po’ perplesso da una pseudo - struttura del libro, che inizia e finisce con tre soggettive dei protagonisti. Nel mezzo, il lungo racconto sempre di uno di loro, il simpatico, inventore di storie, auto-ironico Diego. Non capisco perché, visto che poi la storia si impernia su quattro protagonisti, il quarto venga relegato ad un ruolo marginale. Diego, nella sua lunga descrizione, ci fa partecipe prima del suo rapporto con il padre morente e poi morto. Quindi, dopo una crisi interiore dove si chiede cosa stia facendo, non avendo legami seri (non a caso lascia l’ultima donna Alice dicendo che ha bisogno di riflettere, ah ah ah), si dimette da venditore di auto e si lega agli altri due “sfigati” Fausto e Claudio. Tutti e tre si imbarcano quindi in un’impossibile impresa: ristrutturare un casale nella Campania subito dopo Frosinone ed aprirvi un agriturismo. Fausto è un televenditore fallito di orologi. Claudio gestiva un supermarket e l’ha mandato in fallimento. Ben presto i tre vengono raggiunti da Sergio (quello che non viene mai in soggettiva), regista fallimentare degli spot di Fausto. Sergio in fondo è l’unico che, al contrario degli sfigati, qualcosa sa fare. E porta un po’ di ordine nella loro confusione. Nel loro crogiolarsi in un nulla che non può che portarli al fallimento. I quattro poi entrano in contatto anche con i neri che lavorano nei campi, specialmente con Abu, principe africano che si rivelerà un abile aiuto di manodopera. Le doti fallimentari dei tre, in ogni caso, sarebbero capaci di portare alla rovina anche questa impresa, se non avvenisse un elemento di disturbo che capovolgerà la vicenda. Un anziano viene a chiedere il pizzo per la camorra locale, guidando una vecchia Giulia 1300. Precipitando in una serie di equivoci, i nostri decidono di sequestrare Vito. E poi anche i due “garzuncelli” che sono venuti in suo soccorso. E con l’aiuto di Abu, seppelliscono la Giulia 1300 nel campo. Peccato che la radio della Giulia ogni tanto si accenda, e faccia sentire musica classica che si spande per i campi. Dovendo pensare all’agriturismo, decidono anche di ingaggiare Elisa la cuoca. Sarà lei ad essere l’elemento positivo: cambia l’arredamento, prepara pranzi da favola, decide di impiantare l’orto. I turisti scarseggiano, sino a che Diego nella sua verve istrionica inventa una storia improbabile per spiegare la musica dei campi. Nasce quindi il miracolo, e l’agriturismo decolla in maniera decisa. Peccato che i camorristi siano sempre segregati in cantina, anche se Vito, l’anziano, si affeziona ai nostri improbabili e comincia ad aiutarli nella gestione agrituristica. La prima crisi c’è quando Elisa, che nulla sapeva, scopre i camorristi. Ma Diego la convince. Poi i clan camorristi cominciano a farsi la guerra per la scomparsa dei tre di cui sopra, finendo per coinvolgere i neri amici di Abu ed ucciderne due. A questo punto i nostri non possono che liberare tutti, scappare e sperare che Vito riesca a sistemare tutto come loro longa manus. Su questa speranza li lasciamo. Con Claudio che esce dalle sue ipocondrie. Con Fausto che, da fascista convinto, instaura un rapporto di amicizia con Abu. Con Diego che esce dal suo personaggio stereotipo “stronzo”, e, forse, riuscirà a conquistare Elisa. Ma questo Fabio non ce lo dice. E forse non è interessante. Anche se la sospensione con qui ci lascia, mi fa restare sempre un po’ perplesso (come andrà avanti? cosa faranno Diego ed Elisa? e Sergio? insomma, è difficile finire un libro in modo che non ci siano possibili domande analoghe; ricordo che l’unico che mi diede questa impressione fu il Buendia del compianto Gabo). Ripeto quanto detto sopra, gustando il mix da momenti seri (camorra, disoccupazione, immigrazione) a momenti ironici (donne, letture, televisioni), e pensando di aver trovato un buon momento di lettura. Bravo Fabio! “Siamo la generazione del piano B. Lavorare in questo paese fa così schifo che, anche se fai il mi-racolo di raggiungere la posizione per cui hai studiato, dopo due anni ne hai le palle piene e inizi a elaborare il tuo piano B. Quasi sempre si tratta di un agriturismo … una vita migliore, più sana, con più tempo a disposizione. Più tempo per pensare e per scoprire che sei infelice lo stesso, che il lavoro non c’entrava un cavolo … Hai traslocato e la prima cosa che hai messo nella valigia sono stati i tuoi problemi.” (37) “Di solito non affronto discussioni su temi politici. Per non essere coinvolto in battibecchi isterici a proposito di manovre finanziarie o di leggi sull’immigrazione, ho imparato a dire che voto per i Verdi. Funziona, nessuna sa di cosa discutere con un verde.” (223)

    ha scritto il 

  • 5

    Per godersi questa lettura (e io me la sono goduta assai !) bisogna essere disposti a:
    - Pazientare un po’ all’inizio (pur sempre di opera prima si tratta, quindi soprattutto la costruzione dei personaggi stenta un po’ a decollare e a rendere più concrete figure che ad un primo approccio appaiono ...continua

    Per godersi questa lettura (e io me la sono goduta assai !) bisogna essere disposti a: - Pazientare un po’ all’inizio (pur sempre di opera prima si tratta, quindi soprattutto la costruzione dei personaggi stenta un po’ a decollare e a rendere più concrete figure che ad un primo approccio appaiono eccessivamente stereotipate); - Accettare qualche nota strampalata e inverosimile nello sviluppo della trama (per chi ha già apprezzato le vicende della pennacchiana tribù dei Malaussene non dovrebbe essere un problema); - Apprezzare il contributo che allo sviluppo della storia e dei personaggi viene dal ricorso frequente al dialogo piuttosto che dalle pagine descrittive; - Condividere lo spirito di fondo secondo cui bastano la volontà e l’impegno per cambiare le cose (a questo proposito ritengo che fattore discriminante sia l’età del lettore…………e non aggiungo altro, per non sbilanciarmi né a favore del cinismo pessimista né, all’opposto, dell’ottimismo “cieco” !); - Privilegiare l’umorismo venato di malinconia e di amarezza rispetto all’umorismo “punto e basta”; - Saper cogliere la profondità che si cela sotto la leggerezza; - Non lasciarsi vincere dalla malinconia di fronte a storie di uomini di mezza età che si sentono a un punto morto più che a un bivio (e qui il tasto si fa dolente …….)

    ha scritto il 

  • 4

    Si può dire "alla faccia dell'opera prima"?

    Ce ne fossero di scrittori così. La storia è piccola e profonda, la realtà a tratti dolorosa è commista a sogni che i protagonisti trovano la forza (della disperazione e dell'incoscienza) di concretizzare. E fuori dal guscio e dalle gabbie che ognuno di noi crea, tutto diventa possibile.

    ha scritto il 

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