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Giulia 1300 e altri miracoli

By Fabio Bartolomei

(276)

| Paperback | 9788876419485

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Book Description

A Diego, quarantenne traumatizzato da un lutto familiare, con un lavoro anonimo e un talento unico per le balle, accade di imbarcarsi in un’impresa al di sopra delle sue capacità, l’apertura di un agriturismo; accade che decida di farlo in società co Continue

A Diego, quarantenne traumatizzato da un lutto familiare, con un lavoro anonimo e un talento unico per le balle, accade di imbarcarsi in un’impresa al di sopra delle sue capacità, l’apertura di un agriturismo; accade che decida di farlo in società con due individui visti solo una volta e che in comune con lui hanno esclusivamente la mediocrità; accade anche che a scongiurare il fallimento immediato sia l’intervento di un comunista nostalgico e che la banale fuga in campagna si trasformi in un atto di resistenza quando nell’agriturismo si presenta un camorrista per chiedere il pizzo. Una “miracolosa” commedia all’italiana che ci fa ridere da senza nascondere i mali e i difetti del nostro paese.

113 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ho preferito "We are family", ma comunque delizioso anche questo

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    Monica R. said on Aug 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un po' sottotono rispetto a "We are family", in ogni caso Fabio Bartolomei ci regala nuovamente un bel romanzo.
    Tre uomini, per ragioni diverse, decidono di dare una svolta alla loro vita e, leggendo l'annuncio di vendita di un casale sul giornale, s ...(continue)

    Un po' sottotono rispetto a "We are family", in ogni caso Fabio Bartolomei ci regala nuovamente un bel romanzo.
    Tre uomini, per ragioni diverse, decidono di dare una svolta alla loro vita e, leggendo l'annuncio di vendita di un casale sul giornale, si ritrovano tutti e tre sul posto decidendo di mettersi in società e trasformare il casale in un agriturismo.
    Non mancheranno le peripezie con la camorra pronta a chiedere il pizzo, una macchina che decide di suonare quando vuole lei e dei prigionieri molto molto particolari...

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    Frencina said on Jul 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Misticanza - 19 lug 14

    Queste letture, come osservano alcuni miei attenti lettori, avvengono ad un anno dall’acquisto. Dati i miei strani meccanismi di scelte di letture, non è così difficile che passi del tempo tra l’acquisto e la lettura. D’altra parte, ritengo che un li ...(continue)

    Queste letture, come osservano alcuni miei attenti lettori, avvengono ad un anno dall’acquisto. Dati i miei strani meccanismi di scelte di letture, non è così difficile che passi del tempo tra l’acquisto e la lettura. D’altra parte, ritengo che un libro (a meno che non parliamo di instant book o altre pubblicazioni legate al momento) non abbia un tempo di lettura. Altrimenti, che senso avrebbe leggere ora “Guerra e Pace”? Ora, non pretendo di paragonare il buon Fabio all’esimio Anton. Ma non è cambiato il sentimento di piacevolezza che mi aveva spinto un anno fa all’acquisto ed ora alla lettura. Inoltre, il libro è uscito nel 2011, quindi direi che ha ben tre anni alle spalle. E li porta egregiamente. È l’opera d’esordio di Bartolomei (che ha pubblicato in seguito altri due libri, sempre con E/O) e credo che qualche altra lettura dei suoi scritti ne farò. Non che sia risolto tutto in positivo. Ci sono sbavature, parti che ritengo leggermente carenti. Tuttavia il libro è gradevole, con una trama sostenibile (pur con tutte le sue improbabilità), una bella scrittura che alterna momenti descrittivi e “oggettivi”, a momenti ironici ed umoristici che non mi sono dispiaciuti. Sono rimasto solo un po’ perplesso da una pseudo - struttura del libro, che inizia e finisce con tre soggettive dei protagonisti. Nel mezzo, il lungo racconto sempre di uno di loro, il simpatico, inventore di storie, auto-ironico Diego. Non capisco perché, visto che poi la storia si impernia su quattro protagonisti, il quarto venga relegato ad un ruolo marginale. Diego, nella sua lunga descrizione, ci fa partecipe prima del suo rapporto con il padre morente e poi morto. Quindi, dopo una crisi interiore dove si chiede cosa stia facendo, non avendo legami seri (non a caso lascia l’ultima donna Alice dicendo che ha bisogno di riflettere, ah ah ah), si dimette da venditore di auto e si lega agli altri due “sfigati” Fausto e Claudio. Tutti e tre si imbarcano quindi in un’impossibile impresa: ristrutturare un casale nella Campania subito dopo Frosinone ed aprirvi un agriturismo. Fausto è un televenditore fallito di orologi. Claudio gestiva un supermarket e l’ha mandato in fallimento. Ben presto i tre vengono raggiunti da Sergio (quello che non viene mai in soggettiva), regista fallimentare degli spot di Fausto. Sergio in fondo è l’unico che, al contrario degli sfigati, qualcosa sa fare. E porta un po’ di ordine nella loro confusione. Nel loro crogiolarsi in un nulla che non può che portarli al fallimento. I quattro poi entrano in contatto anche con i neri che lavorano nei campi, specialmente con Abu, principe africano che si rivelerà un abile aiuto di manodopera. Le doti fallimentari dei tre, in ogni caso, sarebbero capaci di portare alla rovina anche questa impresa, se non avvenisse un elemento di disturbo che capovolgerà la vicenda. Un anziano viene a chiedere il pizzo per la camorra locale, guidando una vecchia Giulia 1300. Precipitando in una serie di equivoci, i nostri decidono di sequestrare Vito. E poi anche i due “garzuncelli” che sono venuti in suo soccorso. E con l’aiuto di Abu, seppelliscono la Giulia 1300 nel campo. Peccato che la radio della Giulia ogni tanto si accenda, e faccia sentire musica classica che si spande per i campi. Dovendo pensare all’agriturismo, decidono anche di ingaggiare Elisa la cuoca. Sarà lei ad essere l’elemento positivo: cambia l’arredamento, prepara pranzi da favola, decide di impiantare l’orto. I turisti scarseggiano, sino a che Diego nella sua verve istrionica inventa una storia improbabile per spiegare la musica dei campi. Nasce quindi il miracolo, e l’agriturismo decolla in maniera decisa. Peccato che i camorristi siano sempre segregati in cantina, anche se Vito, l’anziano, si affeziona ai nostri improbabili e comincia ad aiutarli nella gestione agrituristica. La prima crisi c’è quando Elisa, che nulla sapeva, scopre i camorristi. Ma Diego la convince. Poi i clan camorristi cominciano a farsi la guerra per la scomparsa dei tre di cui sopra, finendo per coinvolgere i neri amici di Abu ed ucciderne due. A questo punto i nostri non possono che liberare tutti, scappare e sperare che Vito riesca a sistemare tutto come loro longa manus. Su questa speranza li lasciamo. Con Claudio che esce dalle sue ipocondrie. Con Fausto che, da fascista convinto, instaura un rapporto di amicizia con Abu. Con Diego che esce dal suo personaggio stereotipo “stronzo”, e, forse, riuscirà a conquistare Elisa. Ma questo Fabio non ce lo dice. E forse non è interessante. Anche se la sospensione con qui ci lascia, mi fa restare sempre un po’ perplesso (come andrà avanti? cosa faranno Diego ed Elisa? e Sergio? insomma, è difficile finire un libro in modo che non ci siano possibili domande analoghe; ricordo che l’unico che mi diede questa impressione fu il Buendia del compianto Gabo). Ripeto quanto detto sopra, gustando il mix da momenti seri (camorra, disoccupazione, immigrazione) a momenti ironici (donne, letture, televisioni), e pensando di aver trovato un buon momento di lettura. Bravo Fabio!
    “Siamo la generazione del piano B. Lavorare in questo paese fa così schifo che, anche se fai il mi-racolo di raggiungere la posizione per cui hai studiato, dopo due anni ne hai le palle piene e inizi a elaborare il tuo piano B. Quasi sempre si tratta di un agriturismo … una vita migliore, più sana, con più tempo a disposizione. Più tempo per pensare e per scoprire che sei infelice lo stesso, che il lavoro non c’entrava un cavolo … Hai traslocato e la prima cosa che hai messo nella valigia sono stati i tuoi problemi.” (37)
    “Di solito non affronto discussioni su temi politici. Per non essere coinvolto in battibecchi isterici a proposito di manovre finanziarie o di leggi sull’immigrazione, ho imparato a dire che voto per i Verdi. Funziona, nessuna sa di cosa discutere con un verde.” (223)

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    Giogio53 said on Jul 19, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Per godersi questa lettura (e io me la sono goduta assai !) bisogna essere disposti a:
    - Pazientare un po’ all’inizio (pur sempre di opera prima si tratta, quindi soprattutto la costruzione dei personaggi stenta un po’ a decollare e a rendere più con ...(continue)

    Per godersi questa lettura (e io me la sono goduta assai !) bisogna essere disposti a:
    - Pazientare un po’ all’inizio (pur sempre di opera prima si tratta, quindi soprattutto la costruzione dei personaggi stenta un po’ a decollare e a rendere più concrete figure che ad un primo approccio appaiono eccessivamente stereotipate);
    - Accettare qualche nota strampalata e inverosimile nello sviluppo della trama (per chi ha già apprezzato le vicende della pennacchiana tribù dei Malaussene non dovrebbe essere un problema);
    - Apprezzare il contributo che allo sviluppo della storia e dei personaggi viene dal ricorso frequente al dialogo piuttosto che dalle pagine descrittive;
    - Condividere lo spirito di fondo secondo cui bastano la volontà e l’impegno per cambiare le cose (a questo proposito ritengo che fattore discriminante sia l’età del lettore…………e non aggiungo altro, per non sbilanciarmi né a favore del cinismo pessimista né, all’opposto, dell’ottimismo “cieco” !);
    - Privilegiare l’umorismo venato di malinconia e di amarezza rispetto all’umorismo “punto e basta”;
    - Saper cogliere la profondità che si cela sotto la leggerezza;
    - Non lasciarsi vincere dalla malinconia di fronte a storie di uomini di mezza età che si sentono a un punto morto più che a un bivio (e qui il tasto si fa dolente …….)

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    Towandaaa said on Jul 13, 2014 | Add your feedback

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    Si può dire "alla faccia dell'opera prima"?

    Ce ne fossero di scrittori così. La storia è piccola e profonda, la realtà a tratti dolorosa è commista a sogni che i protagonisti trovano la forza (della disperazione e dell'incoscienza) di concretizzare. E fuori dal guscio e dalle gabbie che ognuno ...(continue)

    Ce ne fossero di scrittori così. La storia è piccola e profonda, la realtà a tratti dolorosa è commista a sogni che i protagonisti trovano la forza (della disperazione e dell'incoscienza) di concretizzare. E fuori dal guscio e dalle gabbie che ognuno di noi crea, tutto diventa possibile.

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    Gechio said on Jul 8, 2014 | 2 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (276)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 281 Pages
  • ISBN-10: 8876419489
  • ISBN-13: 9788876419485
  • Publisher: Edizioni e/o
  • Publish date: 2011-02-16
  • Also available as: Mass Market Paperback , eBook
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