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Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfettoBlog this item

Book Description

Ci sono uomini il cui genio è conclamato fin dalla più tenera età. Crescono strani. Non sono troppo bravi a vivere e a volte, purtroppo, muoiono presto. Ma è difficile dimenticarli, perchè riescono a lasciarsi dietro segni incancellabili, anche quando si tratta di segni delicatissimi ed eterei fatte di note musicali, o del tocco inimitabile delle loro dieci dita su una tastiera.
Ci sono uomini i cui talenti sono handicap. Da subito, pagano tutto più caro degli altri. Non brillano. Devono lavorare sodo per far emergere le loro immense ma inconsuete capacità. Perchè lunga è la strada che separa un povero contadinello semicieco di una remota regione canadese dai sontuosi pianoforti della Steinway & Sons. Anche se quel bambino vede le note musicali come colori e ha un udito prodigioso.
Ci sono oggetti che dovrebbero essere uguali in tutto ad altri oggetti. Sono costruiti artigianalmente da maestranze di grande competenza, certo, ma escono pur sempre da una fabbrica, secondo specifiche codificate. E invece, per qualche motivo, sono magici. Se li si accudisce e li si ama diventano perfetti. Ma gli oggetti, si sa, si usurano o - peggio - si rompono.
Spezzando dei cuori.
A poco più di venticinque anni dalla morte di Glenn Gould, il leggendario pianista canadese, il libro di Katie Hafner gli rende omaggio da una singolare angolazione: sulla base di studi e di interviste a testimoni e protagonisti, l'autrice ricostruisce la storia dello struggente rapporto fra Gould eil CD 318, l'adorato pianoforte sul quale l'artista eseguì buona parte delle sue più celebri registrazioni. Ma quella che si snoda nelle pagine di Hafner è anche la storia dell'incontro, fortunato ma non fortuito, fra l'artista e uno dei suoi eccezionali accordatori, lo schivo e tenace Veme Edquist, che aveva studiato accordatuta in una scuola per ciechi nell'Ontano, sognando di lavorare un giorno per Steinway. Quella che state per leggere è una storia di eccellenza, di maniacalità, di ricerca della perfezione, di perdita e di nostalgia: a modo suo, una grande storia d'amore.
" Il suono del CD 318 era così versatile che Gould si convinse che poteva essere anche orchestrale. Nel 1967, prima di registare la Quinta sinfonia di Beethoven nella trascrizione di Liszt, Edquist " addolcì" i martelletti : usando aghi molto corti, ammorbidì i primissimi strati di feltro sulla sommità, o punto di impatto, di ognuno. Gould poteva quindi suonare molto delicatamente, creando l'illusione dei corrispondenti strumenti dell'orchestra. Ma siccome solo gli strati superficiali dei feltri dei martelletti erano stati ammorbiditi, era anche in grado di produrre un suono più percussivo con un tocco più potente." C'erano un mucchio di suoni leggeri e pesanti in quella registrazione perchè volevamo che suonasse così", disse in un'intervista. Gould poteva a stento contenere la gioia per quel che il CD 318 era diventato. "E' un insieme di canne d'organo, un gruppo di virginali " affermò. " E' qualunque cosa tu voglia farne. E' un pianoforte straordinario"

Book Details
Libri Italiani
Rating: (15)
4 stars
3 stars
2 stars
1 star
Hardcover 240 Pages
Edition: 1
ISBN-10: 8806197495
ISBN-13: 9788806197490
Publisher: Einaudi (Saggi, 906)
Pub date: May 12, 2009
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