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Gli abitanti di Hemsö - Il capro espiatorio

La biblioteca di Repubblica. Ottocento, 18

By August Strindberg

(390)

| Boxset | 9788889145180

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Book Description

Una natura sconfinata e placida; fiordi che si insinuano in coste verdi e scoscese tempestati di minuscoli pezzetti di terra che affiorano dall’acqua ad incantare l’occhio. Era il paesaggio appena fuori Stoccolma,che affascinò Strindberg, il più gran Continue

Una natura sconfinata e placida; fiordi che si insinuano in coste verdi e scoscese tempestati di minuscoli pezzetti di terra che affiorano dall’acqua ad incantare l’occhio. Era il paesaggio appena fuori Stoccolma,che affascinò Strindberg, il più grande drammaturgo e romanziere scandinavo. E a quella natura un po’ melanconica egli legò i suoi racconti più belli, abitati da personaggi reali che rappresentavano un naturalismo puro, privo di orpelli, che mostrava ogni particolare. E come pièce pensate per il palcoscenico, i suoi racconti antiborghesi parlavano di condizioni sociali attraverso visioni oniriche e trovate immaginifiche che anticipavano già quella “lanterna magica” che sarebbe stata il cinema.
Traduzione di Daniela Marcheschi.
Per "Il capro espiatorio" ha collaborato alla traduzione Karin Hellbom.
Introduzione di Anna Maria Segala.

11 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/11/12/il-capro-… “...Come possono essere strane le persone - disse come a sé stesso. - Credono di conoscersi, ma non sanno niente. Io, per esempio, io non so chi siete voi, signori, ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/11/12/il-capro-…

    “...Come possono essere strane le persone - disse come a sé stesso. - Credono di conoscersi, ma non sanno niente. Io, per esempio, io non so chi siete voi, signori, non so se Tjärne è una persona onesta. E se Libotz è davvero quello che sembra, allora non è un essere umano; ma la sua sincerità ingenua di poco fa mi lascia sospettare che sia una persona piena di segreti, che non sta a me scoprire, giacché bisogna rispettare i segreti degli altri, è la mia massima, non è vero?
    A questo entrare nell’intimo delle persone, sorse una misteriosa paura nella compagnia; si ebbe timore, l’uno dell’altro, e con ciò cambiarono le facce, come se volessero proteggersi contro degli attacchi, si prepararono a difendersi contro le aggressioni, sorrisero nel momento sbagliato per neutralizzare un’attesa parola dura. Tjärne era terribile a vedersi; aveva bevuto tanto whisky che gli occhi erano gialli come se avessero pianto zafferano; stava anche come sulle spine, aspettando che Askanius lo smascherasse come istigatore dell’articolo sui segreti della cucina e sulla revoca dei diritti. Libotz fuggiva nella sua coscienza per cercare qualche parola avventata detta eventualmente sugli altri in loro assenza. Askanius, sventrato da vivo, disperato, era portato dal desiderio di commettere un suicidio psichico, trascinando gli altri con sé nell’abisso, ma soltanto per risalite, in alto, sentirsi straordinario, sublime nella caduta. Doveva dire qualcosa che lo raffigurasse sotto una luce terrificante, sicché fossero costretti ad ammirarlo. E allora cominciò come un’orazione funebre...”
    (August Strindberg, “Il capro espiatorio”)

    August Strindberg, autore e personaggio poliedrico e controverso, tra l’altro destinatario di una delle “lettere della follia” di Nietzsche, scrisse questo romanzo breve (o racconto lungo) nel 1906, dunque pochi anni prima della sua scomparsa, avvenuta nel 1912, e soprattutto al termine di una carriera letteraria densa di opere anche molto diverse, per contenuto e stile, da quella oggetto di quest’articolo.
    “Il capro espiatorio”, come facilmente intuibile dal titolo, è incentrato su un personaggio, Libotz, che per svolgere l’attività di avvocato si reca in una piccola città incastonata tra le montagne, dove c’è uno spettrale ex-stabilimento termale frequentato da pensionati e che vede come fulcro degli eventi l’osteria di Askanius. Già dalle prime battute del libro siamo immessi in un’atmosfera claustrofobica, che ci accompagnerà per tutto la narrazione, che pure è avvincente, serrata, divertita e divertente anche quando affronta argomenti drammatici.
    Libotz è il personaggio che dà il titolo all’opera, ma altri due sono i protagonisti principali della vicenda. L’oste Askanius, di poche parole con tutti i clienti, tranne quando in preda all’alcool, severo ma fondamentalmente benevolo, “cieco” perché non vede i reali volti dei suoi interlocutori, specie quello di Libotz e di Tjärne, procuratore capo, soggetto arido, viscido, che utilizza le confidenze fatte dai suoi due conoscenti (parlare di amicizia sarebbe improprio) per fini lavorativi e per organizzare inganni alle spalle del prossimo. Libotz, comunque, è la figura predominante, quella che Strindberg caratterizza al meglio. Straniero nella città, Libotz incarna il ruolo di “capro espiatorio” che peraltro i suoi nuovi concittadini non tardano ad assegnargli. Predisposto, per carattere e precedenti esperienze di vita, ad accollarsi colpe non sue, a percepire in maniera eccessiva i suoi doveri, quasi costretto a diventare avvocato per necessità di sopravvivenza, e per questo incapace, almeno all’inizio, di raccattare clienti in maniera subdola, Libotz è giunto ad accettare quello che egli chiama destino, senza amarezza e invidia per le altrui fortune. Questo suo atteggiamento eccessivamente remissivo lo porta in situazioni ridicole, dalle quali non riesce a trarsi fuori se non colpevolizzandosi per fatti non commessi da lui, come quando il padre ubriacone e il fratello lo mettono nei guai, o fuggendo, come nel caso dell’impossibile relazione con la giovane figlia dell’oste.
    Oltre alla figura di Libotz, sono molto interessanti, all’interno della triade composta dallo stesso, da Tjärne e da Askanius, le dinamiche delle relazioni tra i tre, che pure vedendo quasi sempre Libotz nella parte del più indifeso, mutano continuamente secondo gli stati d’animo e gli argomenti di conversazione. Possiamo così notare come i ruoli si ribaltino anche all’interno di una sola discussione, magari a seguito di una frase maligna, di un’allusione sottile di uno dei tre, che basta a ribaltare tutto e a scambiare accusatore ed accusato. Strindberg è abilissimo nello smascherare le ipocrisie che spesso caratterizzano le chiacchierate all’apparenza più innocuo, le domande che sembrano essere poste tanto per passare il tempo ma che talvolta nascondono le maligne intenzioni indagatorie di chi le ha poste.
    Romanzo da leggere, non fosse altro per convincersi, qualora ve ne fosse bisogno, che non è necessario atteggiarsi a vittima e addossarsi le colpe dell’intero universo, quando c’è già qualcuno, attorno a noi, che ci dona la qualifica di “capro espiatorio”.

    “Ma apparteneva ormai a quegli insoliti esseri umani che hanno presto scoperto il senso segreto della propria vita e l’ordine prefissato che dovevano seguire. Pertanto non paragonava mai la sua fortuna nella vita con quella degli altri. - È la loro, vedi, - era la sua risposta, allorché ne attiravano l’attenzione sul successo immeritato di qualcuno. - E mi sta bene! - Questo era anche il modo per evitare amarezza ed invidia. Aveva capito come comportarsi nella vita, osservando attentamente ciò che gli succedeva, anche quegli episodi inspiegabili, chiamandoli coincidenze. Allorché aveva scorto il nesso o la logica nelle vicende, nessuno poteva indurlo a credere nel caso fortuito. Pace e autodominio entrarono nella sua vita, una sottomissione quieta ma sofferta, una certa severità verso gli altri come necessaria conseguenza della severità verso sé stesso”.

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on Nov 12, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Due storie molto diverse. Abbastanza lineare la prima, belle le descrizioni, ma la trama tutto sommato è niente di che. Meglio il secondo racconto, una storia di solitudine che accomuna i tre personaggi principali, così diversi ma così simili proprio ...(continue)

    Due storie molto diverse. Abbastanza lineare la prima, belle le descrizioni, ma la trama tutto sommato è niente di che. Meglio il secondo racconto, una storia di solitudine che accomuna i tre personaggi principali, così diversi ma così simili proprio nella solitudine. La storia è molto più interessante così come è centrata su un uomo che, nel suo condurre una vita esemplare, sembra caricarsi, suo malgrado, di tutte le negatività della popolazione della città in cui vive (ecco il capo espiatorio). Storia senz'altro più originale e interessante.

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    GP said on Jan 14, 2013 | Add your feedback

  • 15 people find this helpful

    Due racconti lunghi (o romanzi brevi) scritti a distanza di vent’anni uno dall’altro, il primo è del 1887, il secondo è del 1906, completamente diversi per le atmosfere che vi si vivono, ma anche legati da una tematica che è quella della grande lette ...(continue)

    Due racconti lunghi (o romanzi brevi) scritti a distanza di vent’anni uno dall’altro, il primo è del 1887, il secondo è del 1906, completamente diversi per le atmosfere che vi si vivono, ma anche legati da una tematica che è quella della grande letteratura novecentesca.
    Ho preferito il primo, un racconto naturalistico con lo sfondo della meravigliosa natura svedese, della quale ci sono descrizioni bellissime, in cui Strindberg narra gli effetti provocati su un tranquillo –pure troppo- villaggio in una delle mille isolette sparse nel mare di Svezia dall’arrivo “come una bufera” del servo Carlsson in una fattoria di proprietà della vecchia signora Flod. Egli trova bestiame magro e mal nutrito, campi coltivati male, strutture decadenti, la campagna è trascurata dal personale scansafatiche e dal figlio della padrona, che preferisce la caccia e la pesca all’agricoltura. La sua ambizione sfrenata non è soddisfatta dai risultati che riesce a raggiungere con la fattoria, Carlsson mira a raggiungere ben altri fini.
    Alla fine il buon senso del pastore protestante che guida la comunità di Hemso esprime il significato della storia: ci sono tanti punti di vista diversi per giudicare gli uomini; le azioni che compiamo, dalle quali veniamo giudicati, sono la nostra fortuna e la nostra croce perché realizzano i nostri scopi e gridano i pensieri inespressi, ma al contempo hanno riflessi sugli altri che le osservano e le interpretano ciascuno secondo i propri fini. Quanti ”io” esistono? Uno, nessuno o centomila, verrebbe da rispondere.
    Una tematica moderna, che anticipa e si ricollega al secondo racconto, Il capro espiatorio. L’avvocato Libotz è “il capro espiatorio”, la vittima innocente su cui gli abitanti di una anonima cittadina claustrofobicamente chiusa in mezzo ai monti fanno ricadere le colpe di ogni nefandezza altrui. Libotz è un uomo buono, uno che sa ascoltare, che non parla mai male degli altri, è troppo ingenuo, è vero, così tanto da plasmarsi con le sue stesse mani il ruolo di capro espiatorio. Ed è l’unico nel paese a mostrare sempre la stessa faccia, mentre i suoi amici Askanius e il procuratore Tjarne vestono e svestono abiti diversi, indossano di volta in volta maschere che camuffano all’esterno il vuoto sottostante. Si sente l’eco dei temi pirandelliani della vita come teatro in cui gli uomini sono tante “maschere nude”.
    Libotz rimane sé stesso fino alla fine, e quando, al termine, abbandonato il paese, chiede: “ Perché la gente aveva tanta collera con me?”, il farmacista della città gli risponde: ”Queste sono cose che non si sanno mai…. Del resto la gente non sa perché ama o odia…” E così egli si allontana incontro a nuovi destini, “che presagiva ma non paventava più”, oramai rassegnato al suo ruolo di vittima sacrificale, in nome della tranquillità e della sicurezza degli altri.

    E’ un racconto molto triste, moderno e antico al contempo: circa trenta anni dopo, in Germania, il regime nazista ha creato capri espiatori destinati all’eliminazione: l’ebreo, l’omosessuale, il rom. Sempre ce ne sono stati nella storia, a partire dal Cristo, l’Agnello di Dio. E sempre ce ne saranno, ogni volta in cui eventi disturbanti colpiscono l’opinione pubblica e sconvolgono gli equilibri e le certezze di un gruppo sociale.

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    sandra said on Jun 1, 2012 | 4 feedbacks

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    Trattasi di 2 short novel o romanzi brevi nei quali il naturalismo di Strindberg dà vita a paesaggi e personaggi che non si dimenticano, alternando con maestria il bello ed il brutto, il tragico con il comico, il serio con il grottesco. Si leggono ve ...(continue)

    Trattasi di 2 short novel o romanzi brevi nei quali il naturalismo di Strindberg dà vita a paesaggi e personaggi che non si dimenticano, alternando con maestria il bello ed il brutto, il tragico con il comico, il serio con il grottesco. Si leggono velocemente ma con molto piacere.

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    Luca Mazzei said on Feb 15, 2012 | Add your feedback

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    Gli abitanti di Hemso Il capro espiatorio by August Strindberg (2004)

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    Annalisa said on Nov 15, 2010 | Add your feedback

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    Scrittura "tosta". Il primo racconto decisamente migliore, sia per la fluidità di lettura che della trama narrata. Un tuffo nella meravigliosa natura svedese. Decisamente "indecifrabile" il secondo racconto: personaggi e trama complessi.

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    ElleCi said on Jul 29, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (390)
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  • Boxset 303 Pages
  • ISBN-10: 8889145188
  • ISBN-13: 9788889145180
  • Publisher: Gruppo Editoriale L'Espresso
  • Publish date: 2004-01-01
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