Gli algoritmi del capitale

Accelerazionismo, macchine della conoscenza e autonomia del comune

Editore: Ombre Corte

3.8
(4)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8897522823 | Isbn-13: 9788897522829 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Matteo Pasquinelli

Genere: Politica

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    Dromologia, bolidismo e accelerazionismo marxista. Frammenti di comunismo tra al-Khwarizmi e Mach

    "La filosofia non va veloce" (Gilles Deleuze - Nietzsche e la filosofia)

    ::Acceleriamo!::
    Matteo Pasquinelli è un giovane filosofo cosmopolita che sta costruendo un proprio itinerario teoretico-specul ...continua

    "La filosofia non va veloce" (Gilles Deleuze - Nietzsche e la filosofia)

    ::Acceleriamo!::
    Matteo Pasquinelli è un giovane filosofo cosmopolita che sta costruendo un proprio itinerario teoretico-speculativo del tutto eccellente e originale, tra Berlino, Londra e Amsterdam. E’ una delle figure di punta del movimento filosofico internazionale ‘accelerazionista’ nonché una delle menti più avanzate dell’area intellettual-politica che viene definita post-operaista. Ha curato, per le edizioni Ombre Corte, un’importante antologia di testi, ‘Gli algoritmi del capitale’, che compone in modo articolato lo ‘stato dell’arte’ non solo del pensiero ‘accelerazionista’ - di cui riporta il celebre Manifesto per una politica accelerazionista del 2013 di Nick Srnicek e Alex Williams - ma anche della ricerca sul tema ‘algoritmi e capitale’, spostando più in là la nota freccia nietzscheana dell'indagine filosofica. E’ da tempo che la teoria critica s’interroga sul rapporto esistente tra l’attuale modo di produzione e la componente ‘macchina soffice’ - l’algoritmo - che permette alla governance neo-liberista di attuare l’imponente sforzo di dominio che si estende su tutto lo Stato-Mondo, visto che, come afferma Wittgenstein, Die Welt ist alles, was der Fall ist, ‘il Mondo è tutto ciò che accade’. Per avere un quadro più completo dell’agonismo filosofico in corso, questa antologia di testi andrebbe letta con la coeva raccolta di Robin Mackay e Armen Avanessian, #Accelerate# (Urbanomic Media, Uk, 2014), con cui condivide alcuni saggi, e con il libro di Benjamin Noys Malign Velocities: Accelerationism and Capital (Zero Books, 2014). Quest'ultima opera si costituisce come una critica costruttiva molto serrata, sempre da sinistra, al movimento accelerazionista, da colui che in fondo ne ha coniato il nome, nell’anno 2010, riprendendolo da un racconto fantascientifico di Roger Zelazny, Lord of Light, del 1967. L’antologia di testi si divide in tre differenti sezioni: la prima, più politica, è dedicata al tema ‘Accelerazione e crisi’, la seconda, più teoretica, all’astrazione algoritmica, mentre la terza e ultima - la più debole, come vedremo, ma che acquista un suo senso ‘posizionale’ nel panorama italiano - indaga l’autonomia del Comune, e inserisce le presenti tematiche nel dibattito interno al pensiero post-operaista di matrice italiana. Ultima nota introduttiva: Pasquinelli e Avanessian hanno curato l’evento del 14 dicembre 2013, a Berlino, intitolato: Accelerationism. A Symposium of Tendencies in Capitalism.

    ::Futuri futuribili: Inadeguatezza del senso politico comune dei movimenti di sinistra::
    Pasquinelli e gli estensori del Manifesto per una politica accelerazionista, Alex Williams e Nick Srnicek, hanno un primario obiettivo politico, salutare per tutti. Riappropriarsi del futuro, o per meglio precisare, dell’elaborazione di una nuova idea del futuro che non combaci né con l’idea del futuro perpetrata dall’attuale situazione politica - l’austerity in primis, con il correlato mantra della crisi permanente dell’ordine politico, sociale ed economico delle società occidentali - né con le predominanti visioni alternative proposte dalle forze di sinistra, siano esse moderate o radicali. Infatti, tra i tanti futuri futuribili, un discorso a parte merita il futuro della sinistra. Buona parte delle visioni di chi critica da sinistra l’attuale involuto ordine politico mantiene nel proprio DNA politico due ‘elementi caratterizzanti’ che l’accelerazionismo attacca con vis polemica: la tecnofobia e la folk politics. Per folk politics Williams e Srnicek intendono, in particolare, ‘il senso politico comune dei movimenti di sinistra, così come si è costruito storicamente e collettivamente' (Srnicek, Folk Politics and the Future of the Left, 2014), ovvero le lotte ‘residuali’ del localismo fondato su quell’anti-capitalismo orizzontale che parte dalle ‘decrescite felici' - una posizione intellettuale che in Occidente é ben espressa da Latouche e Bonaiuti - per arrivare ai movimenti eco-anarco-antimodernisti alla No-Tav, passando per il sindacalismo vetusto, marxista e non, che rasenta il neo-corporativismo o che opera su cartografie eminentemente localistiche. La critica accelerazionista non è basata su una contrapposizione frontale, o su un atteggiamento di rigetto, di queste forze, ma sull’idea del tutto fondata che, per ricostituire una nuova prospettiva socialista vincente, sia necessario cambiare drasticamente strategia. E’ la forma di resistenza e di lotta che va cambiata. E’ necessario sfidare lo Stato-Mondo sul suo stesso campo d'azione, cioè globalmente, evitando però gli errori che si sono compiuti su quell’asse di lotte, da Genova 2001 in poi, logica dello scontro frontale con il Mondialismo. Il problema contingente e prospettico della lotta politica era ed è un problema di scala.

    ::Futuri futuribili: sfida al monopolio della rivoluzione tecno-scientifica::
    L’idea di futuro che ci propongono i giovani teorici dell’accelerazionismo è imperniata sulla sfida globale al capitalismo, e più precisamente sull’idea che i rapporti tra capitalismo e progresso tecnologico possano trasformarsi dall’attuale divergente accordo a una più dinamica divaricazione perpetua. A differenza di coloro che ritengono l’attuale sviluppo tecnico causato e persino incarnato dalle dinamiche stesse messe in moto dal capitalismo - riprendendo questa posizione critica dal Marx dei Grundrisse - Pasquinelli e gli autori del libro ritengono che la tecno-scienza possieda una sua autonomia e possa, in futuro, essere separata dai laboratori di R & S del mondo industriale e dalle istituzioni del sapere foraggiate dalle forze neo-liberiste. Questa posizione 'accelerazionista', a sua volta, è stata accusata, da più parti e da critici protervi, di provvidenzialismo crollista, tardo-positivismo, neo-prometeismo e apologetica tecno-feticista; alcuni hanno già tacciato i giovani filosofi di aver solamente aggiornato il vecchio slogan di Lenin, soviet + elettricità, nel ben più accattivante soviet + cibernetica. Al di là delle polemiche contingenti, rimane il fatto che la sfida posta è ambiziosa, ben argomentata e di notevole spessore intellettuale e tattico. Grazie al rinnovato slancio degli accelerazionisti, la sinistra - anche se questo termine andrebbe ridiscusso in profondità, a cominciare proprio dagli autori della presente opera - recupera quel minimo margine di manovra politica e di tracotanza intellettuale che le permette, dopo tempo immemore, di lanciare il guanto di sfida sullo stesso terreno simbolico del capitale, ovvero la competizione tecnologica. Questi giovani intellettuali saranno all’altezza del compito che si sono auto-attribuiti?

    ha scritto il