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Gli allegri ragazzi di Atzavara

By Manuel Vázquez Montalbán

(35)

| Paperback | 9788882748647

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Book Description

Spagna, estate 1974. Il declino fisico del dittatore Franco fa sperare in un imminente cambiamento di rotta dell'intero Paese; eppure ad Atzavara, una località fittizia sul Mediterraneo, un gruppo di villeggianti celebra i consueti, logori riti dell' Continue

Spagna, estate 1974. Il declino fisico del dittatore Franco fa sperare in un imminente cambiamento di rotta dell'intero Paese; eppure ad Atzavara, una località fittizia sul Mediterraneo, un gruppo di villeggianti celebra i consueti, logori riti dell'evasione estiva, che si intrecciano a un comune sentimento di noia e frustrazione. Tra i vacanzieri si trovano professionisti di successo, intellettuali, mogli tradite, e anche diversi omosessuali, abituati però a celarsi, adeguandosi al gioco delle convenzioni. Ma a movimentare la scena arriva Vicente, il vero "diverso", non solo perché esplicito nel suo comportamento, ma perché povero e incolto. Una penetrante, acuta analisi della società spagnola durante una fase di transizione.

12 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Di Montalbán ne avevo letto solo un paio della serie Carvalho ed il suo stile non mi aveva lasciata indifferente.

    Ero in biblioteca (da un po' ci passo più tempo che nella mia cucina), e quella musa ispiratrice della mia bibliotecaria di fiducia, d ...(continue)

    Di Montalbán ne avevo letto solo un paio della serie Carvalho ed il suo stile non mi aveva lasciata indifferente.

    Ero in biblioteca (da un po' ci passo più tempo che nella mia cucina), e quella musa ispiratrice della mia bibliotecaria di fiducia, da dietro le lenti progressive, con un cenno della testa, ammicca al lato destro del bancone.
    Io guardo giù:
    - bella copertina: blu, morbida, corpi nudi dipinti che si crogiolano al sole; (non quella che compare qui, ma un'edizione Frassinelli)
    - bel nome: Manuel Vázquez Montalbán;
    - titolo: "Gli allegri ragazzi di Atzavara" - "Los alegres muchachos de Atzavara", boh, mai sentito, però suona alquanto... allegro... Penso al Decamerone;
    Vado su ibs: 'Nessun titolo trovato'
    Guardo la musa e con il ghirigoro della mia mano nell'aria lei capisce 'segna', (ormai ci intendiamo a sguardi e a gesti).
    Annuisce, io alzo il pollice destro, le faccio l'occhiolino e me lo porto a casa.
    Deve essere in giro da un bel po'.
    Odora di stantio, (storco il naso), di polvere e un po' di muffa; motivo per cui molti non amano i libri presi in prestito dalle biblioteche: chissà gli acari, le caccole, i peli, i capelli...puah!... una volta ci ho trovato un pelo che spero fosse di gatto e anche delle cilia: dicono che portano fortuna ma bisogna infilarsele da qualche parte e non ho trovato il coraggio, sebbene non sia schizzinosa; poi quasi quasi quell'odore di 'chiuso' non mi disturba più di tanto e dopo le prime pagine me ne dimentico pure.
    Credo che i libri delle biblioteche contribuiscano a rafforzare il sistema immunitario: anticorpi in tutti i sensi.
    Ci ho trovato pure uno stranissimo anagramma del mio nome 'Ariadna', ho pensato ad un errore di stampa, ma poi credo che esista davvero e che forse, se mi chiamassero Ariadna per strada mi girerei lo stesso, per assonanza. Chissà come avrebbe echeggiato dal ring di Rocky...ARIAAADNAAA... mah... mi scuso per il cazzeggio, ma Montalbán mi ha messo di buon umore.
    Be', dire che ho trovato questo libro 'simpatico e divertente' (aggettivi significativi nel primo racconto), è alquanto riduttivo almeno per la prima parte, poi, in verità, si appesantisce un po' nella seconda.

    Stessa spiaggia, stesso mare - quello di Atzavara "un paese abbandonato sulla cornice della sierra di Tarragona" - narrato da quattro prospettive, quattro vissuti diversi che a turno si staccano dallo sfondo dando la loro interpretazione dei fatti di un'estate, quella del '74, in cui il fil rouge di una particolare 'novità' attraversa le menti dell'intera allegra compagnia fra sgomento, sorpresa, ed accondiscendenza innescando dinamiche interessati fra gli allegri 'ragazzi e ragazze' un po' stagionati.

    Il primo capitolo fila via liscio come l'olio, con un Paco Muñoz González alle prese con la sua omofobia: ci sono un paio di immagini che, per fortuna, permarranno a lungo nella mia memoria.

    Nel secondo, Montse Graupera, femmina carica di soldi e di paturnie, sorpresa e spiazzata dalla traumatica scoperta dell'incanutimento dei suoi peli pubici, cerca di sopravvivere, in qualche modo, all'orgiastica noia agostana delle vacanze e dei vacanzieri vip.
    L'ho già detto, ma quando gli uomini, sulla carta, fanno agire le donne in prima persona, ne escono le donne più brillanti, intelligenti, ironiche, vere e sincere, (nel bene e nel male), che io 'conosca', almeno nei libri... e forse anche fuori.
    Gli scrittori ci stanno proprio bene nei panni delle donne. D'altronde, quanti uomini, almeno una volta nelle loro fantasie, o magari a carnevale, non si sono travestiti da donna, preferibilmente da puttana? Pochissimi penso; si divertono come i pazzi, tanto possono uscirne quando vogliono, se vogliono...
    Montalbán li veste magnificamente questi panni, e nel frattempo mi sono divertita io come una pazza.
    Come sempre ci mette anche politica e storia di Spagna, che danno un senso di completezza al quadro generale della vicenda ed istruiscono, se uno ha interesse a rendersi edotto, nello specifico.
    Perfetto per la prima metà, dicevo, ma poi è la volta di Luis Millàs, uno scrittore; un po' noioso con la storia ed i discorsi fra intellettuali che si ripetono. Pure l'ultimo capitolo non è tonico come i due iniziali.
    Sebbene la storia, in effetti, non sia granché, il suo linguaggio, l'ironia e la scrittura sono strepitosi: se Camilleri ha preso il nome di Montalbán per darlo al commissario più efficace d'Italia, un motivo ci sarà, no?
    M.V. Montalbán VA letto, comunque.

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    AdrianaT. said on Aug 7, 2014 | 5 feedbacks

  • 19 people find this helpful

    La qualche sofisticheria del congegno narrativo di questo romanzo non giova al fluire della penna di Montalbán e si arriva alla fine con una certa impressione di artificio.

    E tuttavia non posso fare a meno di stupirmi ancora una volta per la sottigl ...(continue)

    La qualche sofisticheria del congegno narrativo di questo romanzo non giova al fluire della penna di Montalbán e si arriva alla fine con una certa impressione di artificio.

    E tuttavia non posso fare a meno di stupirmi ancora una volta per la sottigliezza, per il tocco quasi fitzgeraldiano che l'autore rivela nel disegnare le psicologie di certi personaggi, per la lucidità con la quale coglie l'esatto e inevitabile punto in cui il loro sentire individuale si fonde con il momento della Storia che vivono e con il sistema di relazioni nel quale sono immersi, quasi un monito per chi si illude che esista in ciascuno di noi un nocciolo di autenticità primigenio che possa restare, da quel momento e da quel sistema, intoccato e forse raggiungibile.

    E non posso fare a meno di commuovermi ancora una volta per la sua capacità di significare la vanità dell'aspirazione della donna e dell'uomo borghesi a ri/trovare quell'autenticità, il fallimento a cui ogni tentativo è destinato e come quell'aspirazione non possa restare altro, nel migliore dei casi, che un'eterna, infinita Sehnsucht.

    E dunque, nonostante i difetti, quattro stelle.

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    capobanda-anche su Goodreads said on May 5, 2012 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Quando c'era ancora Franco...

    Curioso romanzo di Vazquez Montalbàn, di cui avevo letto quasi solo i bellissimi romanzi più o meno gialli con protagonista Pepe Carvalho. Un libro scritto da "Manolo" alla fine dei ruggenti (per la Spagna) anni Ottanta, epoca di movida e rampantismo ...(continue)

    Curioso romanzo di Vazquez Montalbàn, di cui avevo letto quasi solo i bellissimi romanzi più o meno gialli con protagonista Pepe Carvalho. Un libro scritto da "Manolo" alla fine dei ruggenti (per la Spagna) anni Ottanta, epoca di movida e rampantismo socialista, ma ambientato alla metà del decennio precedente, quando la dittatura di Franco sembrava dover finire da un momento all'altro per cause "naturali": la malattia del caudillo.
    VM descrive magistralmente l'estate di attesa, in vista della transizione, da parte di alcuni esponenti dell'alta borghesia catalana e dell'intellighenzia timidamente progressista, riuniti in una immaginaria località di villeggiatura che a noi potrebbe ricordare una piccola Capalbio. Dialoghi, feste, ubriacature, amori e balli fra intellettuali delusi, gay pronti a esplicitare la propria condizione, donne quarantenni zitelle o mal maritate, giovanotti proletari usati come toy-boys da entrambi i sessi.
    VM affronta il tema con uno stile lieve, che varia a seconda del soggetto narrante (sono quattro in tutto) e alla fine offre anche uno squarcio sul futuro dei vari personaggi. Un futuro amaro o in molti casi comunque non all'altezza delle loro aspettative. Mi ha fatto venire in mente "C'eravamo tanto amati" di Ettore Scola.

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    Giorgio Ballario said on Mar 10, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bello,la narrazione a 4 voci dello stesso momento storico vissuto insieme da chi lo narra offre punti di vista e sensazioni diverse.
    E pensare che l'ho pagato solo 3,90 €

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    Dario said on Dec 14, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Quando Franco morira' tutto questo sara' normale

    E' una strana estate quella del 1974, l'ultima del franchismo. Mentre le notizie sulla salute del dittatore si susseguono e ormai e' prossima la fine di una stagione ad Atzavara si consuma l'ultima estate di un gruppo di annoiati borghesi che il Fran ...(continue)

    E' una strana estate quella del 1974, l'ultima del franchismo. Mentre le notizie sulla salute del dittatore si susseguono e ormai e' prossima la fine di una stagione ad Atzavara si consuma l'ultima estate di un gruppo di annoiati borghesi che il Franchismo ha reso tali.

    Gia' annoiati dal futuro che verra' sono l'emblema di una borghesia che gia' pensa a come riciclarsi nel nuovo regime.

    Dopo quella estate di omosessualita' esibite e rinnegate, nudita' mostrate per sfida, personaggi stravaganti, zittelle in cerca di sistemazione e rispettabili coppie, niente sara' uguale e il gruppo sara' destinato a perdersi.

    Raccontato da 4 punti di vista diversi, questo romanzo di Montalban, lontano dal suo Pepe Carvalho e' la descrizione di un mondo che proprio nel franchismo ha trovato una nicchia di apertura e liberta' eppure dal franchismo deve affrancarsi per poter sopravvivere ai noiosi tempi che verranno.

    Interessante

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    GG Ciappi said on Aug 23, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una piccola storia che, raccontata a più voci, diventa un grande affresco della Barcellona 'liberal' nei giorni della morte di Franco. Montalban non Carvalho è sempre molto pessimista ma decisamente superiore a quando 'schiera' il detective

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    Roberto said on Sep 17, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (35)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 283 Pages
  • ISBN-10: 8882748642
  • ISBN-13: 9788882748647
  • Publisher: Frassinelli (Frassinelli Paperback)
  • Publish date: 2005-04-01
  • Also available as: Others
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