Gli anagrammi di Varsavia

Di

Editore: Piemme (Linea rossa)

4.0
(65)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 406 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8856614901 | Isbn-13: 9788856614909 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: M. Crepax

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Varsavia, 1940. Adam aveva nove anni ed era alto un metro e ventisei; misurare la sua statura era uno dei passatempi con cui lui e il prozio ingannavano la monotonia della vita nel ghetto. È nel filo spinato che separa quell’isola dimenticata nel cuore della città dal mondo esterno che, all’alba di un giorno d’inverno, viene ritrovato il suo corpo senza vita: nudo, la gamba destra amputata sotto il ginocchio. Poi è la volta di Anna, quindici anni: anche lei è stata gettata nel filo spinato, ma a mancarle è la mano destra.
La lotta quotidiana per la sopravvivenza non lascia il tempo di soffermarsi sulle analogie che legano i due delitti: quando l’orrore è all’ordine del giorno, analizzarne i dettagli è una pratica che può condurre alla follia. Eppure, proprio nei particolari può celarsi la verità. E la sua ricerca diventa l’unica ragione d’essere per Erik Cohen, prozio di Adam nonché ex psichiatra nella precedente vita da uomo libero, ora tormentato dal senso di colpa. Quando Adam è scomparso, infatti, era sotto la sua tutela; è stato lui a dargli il permesso di uscire a giocare, facendogli promettere di non allontanarsi dalla strada, neanche se i marziani fossero atterrati sulla sinagoga e gli avessero chiesto di negoziare un trattato di pace.
Guidato da enigmatici indizi rinvenuti addosso ai cadaveri e da anagrammi che lo introducono in un mondo sotterraneo di contrabbandieri e collaborazionisti, l’uomo inizia un’indagine personale. Non avrà pace finché non avrà compiuto la sua vendetta. Non avrà giustizia finché non sarà certo che la memoria dell’accaduto sarà tramandata nel tempo.
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  • 5

    Nel ghetto di Varsavia, nei primi anni ’40, nel filo spinato che divide il ghetto dalla città, vengono ritrovati i cadaveri di alcuni bambini, tutti mutilati. Adam è privo della gamba destra, amputata ...continua

    Nel ghetto di Varsavia, nei primi anni ’40, nel filo spinato che divide il ghetto dalla città, vengono ritrovati i cadaveri di alcuni bambini, tutti mutilati. Adam è privo della gamba destra, amputata. Anna è senza la mano destra. E un altro bambino viene ritrovato morto, privo di una parte di pelle, che gli è stata asportata.

    Un orrore nell’orrore. Un omicida seriale che si muove nel ghetto, dove la vita sembra non valere più nulla. Ma non per Erik Cohen, prozio di Adam (uno dei primi bambini uccisi) ed ex psichiatra, nella vita libera, prima del nazismo.

    Erik inizia a indagare sulla morte del nipote e su quelle degli altri ragazzi. Non solo per l’affetto che lo legava ad Adam, ma anche perché si sente in colpa per la sua morte, avendogli dato il permesso di uscire proprio la sera della scomparsa.

    E l’indagine sarà oltremodo difficile, perché la pista conduce fuori dal ghetto, dove gli ebrei non possono avventurarsi.

    Un romanzo duro, che descrive in modo vivido e lucido la vita del ghetto di Varsavia e gli orrori del nazismo, al punto che, leggendolo, sembra di viverli di persona, grazie anche a una felicissima scrittura.

    Originalissima la scelta di fondere un thriller con una tale ambientazione, che a volte prevale sulla storia principale. Se c’è infatti un difetto in questo splendido e toccante romanzo, è proprio quello di oscurare, in parte, la trama thriller.

    La soluzione del caso arriverà grazie ad alcuni indizi lasciati sui cadaveri dei bambini (gli “anagrammi” del titolo), e il lettore attento (e poliglotta) potrebbe addirittura essere in grado di risolvere da solo l’enigma.

    “Mentre scavalcavo il morto, ebbi la certezza che il nostro sangue non avrebbe mai potuto essere cancellato del tutto dalle strade delle città polacche, grandi o piccole, nemmeno se avesse piovuto giorno e notte per mille anni”.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è stata una sorpresa. Uno dei più belli e meglio riusciti sui ghetti e le barbarie naziste. Commovente e molto sentito, amo Erik, il protagonista, che fino alla fine ci accompagna e ci fa ...continua

    Questo libro è stata una sorpresa. Uno dei più belli e meglio riusciti sui ghetti e le barbarie naziste. Commovente e molto sentito, amo Erik, il protagonista, che fino alla fine ci accompagna e ci fa luce su un pezzo di storia, macabra, ma che non possiamo dimenticare. Meraviglioso.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro accorato, che prende anima e corpo fin dall'inizio e che, partendo dal misterioso ritrovamento di corpi mutilati di bambini, trae spunto per la denuncia sociale delle atrocità del nazismo. Si ...continua

    Un libro accorato, che prende anima e corpo fin dall'inizio e che, partendo dal misterioso ritrovamento di corpi mutilati di bambini, trae spunto per la denuncia sociale delle atrocità del nazismo. Si legge con lucida commozione, con quel dolore che solo lo sdegno per le ingiustizie - quello che "l'uomo può fare dell'uomo" (P.Levi)- può provocare e con un groppo in gola che ti prende e non ti abbandona mai fino alla fine. Bello, infinitamente triste, commovente senza per questo scadere nel banale.

    ha scritto il 

  • 4

    Idea un po' bizzarra quella di ambientare un giallo e un un'inchiesta nel ghetto di Varsavia del 41, ma alla fine altamente premiante, anche per il rigoroso contesto storico

    ha scritto il 

  • 3

    Di una tristezza estenuante. Credo che certe storie si possono raccontare in modo diverso. anche il tipo di scrittura molto lento tende a far scendere il lettore in uno stato di crisi esistenziale per ...continua

    Di una tristezza estenuante. Credo che certe storie si possono raccontare in modo diverso. anche il tipo di scrittura molto lento tende a far scendere il lettore in uno stato di crisi esistenziale per tutte le pagine del libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Ha un retrogusto storicamente amaro questo romanzo che si propone come un thriller. Sarà l’ambientazione nella Varsavia dell’occupazione nazista, sarà la cornice stessa della guerra con tutto il suo p ...continua

    Ha un retrogusto storicamente amaro questo romanzo che si propone come un thriller. Sarà l’ambientazione nella Varsavia dell’occupazione nazista, sarà la cornice stessa della guerra con tutto il suo portato di orrore e dolore, sarà l’ennesima e mai bastante constatazione della vis maligna dell’antisemitismo.
    Il Sitra Ahra è l’espressione aramaica che designa l’Altra Parte, la sfera demoniaca, il regno del male. Ed è da lì che proviene l’assassino di bambini alla cui ricerca si dedica uno psichiatra ebreo internato nel ghetto. Una ricerca che assume contorni più ampi di quelli semplicemente polizieschi, poiché è legata alle ragioni, se mai ce ne fossero, di un odio profondo, esistenziale, sadico e assassino, volto a distruggere, se possibile, anche la memoria. Ecco perché questo romanzo non è solo un romanzo ma, piuttosto, una piccola testimonianza di ambienti, sentimenti, e persone, quelle che furono e quelle che avrebbero potuto essere se la violenza dell’odio non avesse sottratto loro la possibilità della vita. Così, in un mondo dove la morte violenta non fa notizia, l’assassinio di tre bambini diventa invece una vicenda che merita attenzione, che smaschera le perversioni e i silenzi complici e che soprattutto riporta in primo piano il valore della singola vita. Laddove un popolo fu annientato e la sua identità affidata ad un numero tatuato sul braccio, ci sono uomini che lottano fino alla fine per rendere giustizia al nome ed alla vita di un singolo bambino, animati dalla dolorosa consapevolezza che il male è sempre in agguato dentro di noi, e che solo un’attenta e santa custodia delle nostre anime potrà difenderci da esso.
    Se riuscirai a uscire di qui, Heniek, ricordati questo: attento agli uomini che non vedono un mistero quando si guardano allo specchio.

    ha scritto il 

  • 4

    Coinvolgente opera davvero notevole che riesce ad avere una sua autonomia e a distinguere l'analisi dei fatti inserendole perfettamente nel contesto di orrore che la guerra e l'olocausto ha portato. L ...continua

    Coinvolgente opera davvero notevole che riesce ad avere una sua autonomia e a distinguere l'analisi dei fatti inserendole perfettamente nel contesto di orrore che la guerra e l'olocausto ha portato. L'autore riesce con bravura a evidenziare entrambi gli orrori della situazione, sia dell'indagine sulle morti dei ragazzi, sia il dolore immane della guerra.

    Siamo a Varsavia, nel ghetto ebreo e nel 1940. Adam è un bambino di soli 9 anni che vive con la madre e lo zio Erik nel ghetto, pieno di fame miseria e violenza. Sta crescendo lentamente, come tutti i bambini e l'ansia di crescere è stabilita dalla frequenza con cui misura la sua altezza. Come tutti i bambini cerca un modo per sfuggire all'orrore che lo circonda insieme ad altri bambini ed insieme allo zio che per lui è quasi più di un padre. Ed è proprio lo zio che un giorno, nonostante le raccomandazioni della madre che non vuole, lascia andare il piccolo Adam a giocare in strada con altri bambini.
    Ma Adam non tornerà più.
    Viene trovato pochi giorni dopo attaccato al muto del ghetto, scaraventato contro il muro, congelato dal freddo e con la gamba destra amputata sotto il ginocchio. Il dolore e lo strazio è grande pur ormai facendo parte della vita quotidiana delle persone. Ed è grande soprattutto per Erik che si sente responsabile di ciò che è accaduto soprattutto quando poco dopo, muore anche la madre di Adam impazzita di stenti e dolore. Ma la morte del piccolo non rimane isolata; poco dopo viene scoperto il cadavere di Anna, 15 anni, con la mano destra tagliata. Ed altri ne seguiranno tutti accumunati da una parte del corpo asportata. Chiedere aiuto in quel contesto dove la morte è una presenza quotidiana non dà risultati, nessuno ha voglia di indagare su queste morti e nessuna delle autorità muoverà un dito. Inizia così per Erik, psichiatra nella vita civile, un'indagine personale pericolosa e difficile ma Erik lo deve a se stesso e soprattutto ad Adam che ha amato e cullato come un figlio. E qualcosa, pur nelle mille difficoltà del contesto, inizia a trapelare: tutte le vittime avevano, nella parte del corpo asportata, un segno, una macchia sulla pelle...

    ha scritto il