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Gli anelli di Saturno

Un pellegrinaggio in Inghilterra

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 227)

4.1
(138)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 307 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845925099 | Isbn-13: 9788845925092 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Vigliani

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Pellegrinaggio in Inghilterra recita il sottotitolo. E di un viaggio solitario si tratta, d'estate e per lo più a piedi, nel Suffolk, dove Sebald visse sino all'ultimo: in uno spazio delimitato da mare, colline e qualche città costiera, attraverso grandi proprietà terriere in decadenza, ai margini dei campi di volo dai quali si alzavano i caccia per bombardare la Germania. Viandante saturnino, Sebald ci racconta – lungo dieci stazioni di un itinerario che è anche una fuga – gli incontri con interlocutori bizzarri, amici, oggetti, in cui si rispecchia quella «storia naturale della distruzione» che scandisce il cammino umano e il susseguirsi degli eventi naturali. E ci racconta di altri vagabondaggi ed emigrazioni, di cui la sua vicenda personale è estrema eco: quelli di Michael Hamburger, poeta e traduttore di Hölderlin, profugo dalla Germania; di Joseph Conrad, che nel Congo conosce la malinconia dell'emigrato e gli orrori del paese di tenebra; di Chateaubriand, esule in Inghilterra; di Edward Fitzgerald, eccentrico interprete della lirica persiana, una di quelle figure ascetiche, capaci di vivere con poco e nulla, a noi familiari dagli Emigrati ad Austerlitz. Si inframmezzano squarci della storia antica e d'oggi (le efferatezze del Celeste Impero, le violenze della Seconda guerra mondiale) a far da contrappunto a terremoti, diluvi, catastrofi della natura o alle sofferenze inflitte da un'economia rapace. Pellegrinaggio e insieme labirinto, nella migliore tradizione sebaldiana: ma a guidare scrittore e lettore vi è un filo. Un filo di seta: la storia della sericoltura che, muovendo da Thomas Browne, percorre carsica gli Anelli di Saturno. Nelle sue tappe Sebald declina, attraverso una narrazione dotta e visionaria, l'endiadi di lusso e sofferenza – con la vaga speranza che vi sia sopravvivenza nella metamorfosi e nel bello.
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  • 4

    Maioresque cadunt altis de montibus umbrae

    Le regioni più alte di quel massiccio montuoso color dell’inchiostro scintillarono ancora per qualche tempo dal sommo delle loro vette come i ghiacciai del Caucaso, e mentre le vedevo scomparire a poco a poco, mi tornò alla mente che qualche anno prima in sogno avevo attraversato per tutta la ...continua

    Le regioni più alte di quel massiccio montuoso color dell’inchiostro scintillarono ancora per qualche tempo dal sommo delle loro vette come i ghiacciai del Caucaso, e mentre le vedevo scomparire a poco a poco, mi tornò alla mente che qualche anno prima in sogno avevo attraversato per tutta la sua estensione una montagna remota e sconosciuta come quella cima. Era stato un viaggio di mille miglia e anche più, per forre, gole e valli, al di là di valichi, declivi e dirupi, lungo foreste immense, oltre pietraie, ghiaioni e nevai. E mi rammentai che in quel sogno, giunto alla fine del percorso, mi ero guardato indietro ed erano esattamente le sei di sera. Le vette merlate dei monti, rimaste alle mie spalle, si stagliavano con una nettezza che metteva quasi paura contro un cielo turchese, nel quale si libravano due o tre nuvole rosate. Era un’immagine inesplicabilmente familiare cui per settimane non potei sottrarmi e che – alla fine me ne resi conto – coincideva sin nei minimi particolari con quella del Vallüla, il massiccio montuoso che io, a qualche giorno dall’inizio delle lezioni in prima elementare, avevo visto – gli occhi velati da infinita stanchezza – dall’omnibus con cui una sera tornavamo a casa da un’escursione nel Montafon. Probabilmente sono ricordi sepolti, quelli che generano la strana realtà iperbolica di quanto si vede in sogno. O forse, invece, è qualcos’altro, qualcosa di nebuloso e velato, attraverso cui tutto, nel sogno, appare paradossalmente molto più chiaro .

    Sebald è un fratello spirituale di Virgilio: lo rendono tale il suo viaggio alla ricerca di ciò che è stato, il senso di colpa per l'appartenenza ad un popolo principale artefice della storia della distruzione, le ragioni dei vinti, il tono intimista, che lascia spazio agli affetti e all'affiorare delle memorie personali e collettive, la irriducibile condizione esistenziale di esule.

    ha scritto il 

  • 3

    Volli, volli, fortissimamamente volli...finirlo

    A occhio e croce, ho impiegato per leggerlo lo stesso tempo di W.G.Sebald per il suo lungo viaggio a piedi nella contea di Suffolk in East Anglia, ovvero l’oriente estremo dell’Inghilterra.
    Un viaggio un passo al giorno ma con l’inconveniente di dimenticare sia il paesaggio del giorno prim ...continua

    A occhio e croce, ho impiegato per leggerlo lo stesso tempo di W.G.Sebald per il suo lungo viaggio a piedi nella contea di Suffolk in East Anglia, ovvero l’oriente estremo dell’Inghilterra.
    Un viaggio un passo al giorno ma con l’inconveniente di dimenticare sia il paesaggio del giorno prima sia le emozioni che mi erano sembrate fortissime.
    Dice Wittgestein che ciò di cui non si può (non si sa) parlare si deve tacere. Ma mica è facile!

    E il buon Gozzano diceva (è la seconda volta che ne cito questo verso, oggi: sono come l’edera, dove si attacca muore!):

    Forse lo stanco spirito moderno
    altro bene non ha che rifugiarsi
    in poche forme prime, interrogando,
    meditando, adorando.

    E’ quello che fa Sebald: tedesco, con sensi di colpa per delitti non suoi(nacque nel ‘44 ma suo padre, Georg Sebald, si arruolò nel 1929 nella reichwear e rimase nella Wehrmacht sotto i nazisti).
    Questo viaggio a piedi, in quello spicchio di Inghilterra dove si era trasferito a vivere, lungo a causa del mezzo di locomozione, – nel tentativo di far rivivere un tempo, convinto, però, che non possa più ritornare al contrario di Proust – è un voler ricalcare quello dei viaggiatori del settecento, Chateaubriand in testa, di cui visita la dimora dei ricchi borghesi che l’ospitarono durante l’esilio dalla Francia e della cui figlia s’innamorò.

    Un lungo elenco di luoghi e paesaggi che ho fatto fatica a immaginare anche con l’aiuto di google maps. Ne carpivo un dettaglio, me ne facevo un’idea assemblando il già visto o il sentito dire, vi collocavo il personaggio dei secoli che furono, riesumato dall’autore all’uopo, con il risultato di vedere trasformati quei ridenti luoghi di villeggiatura in cimiteri, non solo di uomini ma anche di boschi, pescherecci, castelli, interi abitati , e di perdere l’orientamento appena conquistato.

    Ma di che parla, mi dicevo e ritornavo indietro e rileggevo, meravigliata dell’onestà dello scrittore, che non aveva disseminato trabocchetti ma parole inanellate in una splendida scrittura.
    Il solo handicap? Essere sottile sottile, questa scrittura, come gli anelli di Saturno: estesi ma sottili.
    Al di là dell’apparenza nulla, proprio come sembra dire il dolente autore.
    E alla fine, quando Sebald narra della distruzione improvvisa e silenziosa sotto i suoi occhi di un intero bosco di olmi trasformato da un uragano, in una sola notte, in un cimitero, mi è sembrato di veder fuggire da quei posti la speme ultima dea per far posto all’ombra mortale del nazismo che era dilagato nell’Europa di suo padre.

    Tre stelle per cattiva corrispondenza d'amorosi sensi!

    ha scritto il 

  • 3

    È il racconto di un viaggio solitario a piedi nel Suffolk. La parte in cui racconta il viaggio vero e proprio non è quasi mai interessante, forse per difetto del paesaggio, più probabilmente perché l'autore non è molto interessato a quello che lo circonda. Dove il libro diventa affascinante è qua ...continua

    È il racconto di un viaggio solitario a piedi nel Suffolk. La parte in cui racconta il viaggio vero e proprio non è quasi mai interessante, forse per difetto del paesaggio, più probabilmente perché l'autore non è molto interessato a quello che lo circonda. Dove il libro diventa affascinante è quando divaga, per raccontare storie ed esperienze. Bellissimi i capitoli su Konrad e su Chateaubriand.

    ha scritto il 

  • 5

    Un attimo di sospensione

    La lettura di un libro di Sebald, ed in particolare questo, non permette di chiudere l'ultima pagina e di passare ad un prossimo libro. Si deve come riprendere il respiro regolare, riflettere un po', forse rileggere qualcosa qua e la. Insomma, esige un attimo di sospensione.
    Forse nessuno c ...continua

    La lettura di un libro di Sebald, ed in particolare questo, non permette di chiudere l'ultima pagina e di passare ad un prossimo libro. Si deve come riprendere il respiro regolare, riflettere un po', forse rileggere qualcosa qua e la. Insomma, esige un attimo di sospensione.
    Forse nessuno come lui con quelle immagini grigette ed un po sfuocate qua e la, riesce ad evocare la potenza della memoria e la sua intrigante ambiguità. La memoria di Sebald corroborata da una straordinaria cultura diventa una specie di motore che filtra e ripropone tutto: qui la biografia di Conrad e la coltura delle aringhe o del baco da seta, altre storie di famosi, semifamosi o illustri sconosciuti, le storie dei luoghi e come filo conduttore che riappare costante, la violenza insita nell'umanità, la stupidità di tutte le guerre e, su tutte, della 2.Guerra mondiale, con tutte le sue insane violenze correlate.
    Da un libro di Sebald si esce esausti, davvero un po prostrati; poi dopo un po' vorresti diventare come lui e scoprire che la forza evocativa della memoria ce l'abbiamo tutti, abbiamo voci e ricordi sopiti e tante tante piccole immagini sfocate che vorremmo rimettere a fuoco.

    ha scritto il 

  • 4

    Anelli concentrici sull’acqua

    Quale lettura migliore, dopo Le lune di Giove (potrei continuare con Il delta di Venere e Sotto i venti di Nettuno: La luna e i falò l’ho già letto). Accompagniamo Sebald nel suo viaggio a piedi lungo la costa del Suffolk, attraversando brughiere e località balneari sul mare del Nord spazzate dai ...continua

    Quale lettura migliore, dopo Le lune di Giove (potrei continuare con Il delta di Venere e Sotto i venti di Nettuno: La luna e i falò l’ho già letto). Accompagniamo Sebald nel suo viaggio a piedi lungo la costa del Suffolk, attraversando brughiere e località balneari sul mare del Nord spazzate dai venti. Winfried intanto ci racconta paesaggi, persone ed eventi, come una battaglia navale che si svolse nella baia alla quale siamo arrivati, la flotta olandese che esce inattesa dalla nebbia.
    Mi piacciono molto i racconti sulla storia passata e recente dei luoghi, scoprire come quella costa era stata ricca e fiorente quando la pesca delle aringhe era una risorsa economica importante. Poi la pesca era decaduta e così il turismo. Nella Sailors’reading room c’è solo qualche vecchio marinaio che si riposa e Winfried che scrive e curiosa fra i cimeli marittimi di altri tempi. Ci sono le notizie sul paesaggio che cambia, la zona è stata pesantemente colpita da una tempesta che ha abbattuto milioni d’alberi in una sola notte, lasciando nuda e inerme una zona che rischia così di perdere il manto di terra fertile per dilavazione della pioggia. La sua profonda cultura e socievolezza gli dà sempre nuovi spunti per raccontarci delle persone che hanno percorso gli stessi passi prima di noi. Durante il viaggio ci fermiamo sempre in nuovi alberghi, belli o fatiscenti e visitiamo ville un tempo famose e parchi che sono felicemente sopravvissuti alle dimore. Sono belli i disegni e le fotografie che illustrano il viaggio.
    Ho apprezzato la delicatezza d’animo e la semplicità con la quale Sebald racconta di sé cose che spesso non si raccontano agli amici.
    Non ho condiviso con lui l’attitudine romantica a cogliere ed amare soprattutto il declino delle cose., “il lento avvitarsi del mondo nell’oscurità”, la visionarietà che gli fa trasfigurare la progressione della notte sul globo come “una successione ininterrotta di corpi distesi, come buttati giù e mietuti dalla falce di Saturno”.
    Non trovo che abbia il senso dell’ironia che gli viene attribuito, semmai il senso del fato che tutto spazza.

    ha scritto il 

  • 3

    colto,intelligente, divagante, curioso, con un respiro lento e regolare come il passo di un camminatore. ma non è il mio libro, non mette in risonanza nessuna corda per me.

    ha scritto il 

  • 3

    Scritto divinamente, erudito senza essere "professorale", divagazioni colte sul grande e sul minuscolo. Questo è il punto: a me delle divagazioni colte non frega niente. Non è il tipo di "perdita" che mi interessa. 3 stelle perché, oggettivamente, non se ne possono dare meno.

    ha scritto il 

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