Gli anelli di Saturno

Un pellegrinaggio in Inghilterra

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 227)

4.1
(199)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 307 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845925099 | Isbn-13: 9788845925092 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Vigliani

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Pellegrinaggio in Inghilterra recita il sottotitolo. E di un viaggio solitario si tratta, d'estate e per lo più a piedi, nel Suffolk, dove Sebald visse sino all'ultimo: in uno spazio delimitato da mare, colline e qualche città costiera, attraverso grandi proprietà terriere in decadenza, ai margini dei campi di volo dai quali si alzavano i caccia per bombardare la Germania. Viandante saturnino, Sebald ci racconta – lungo dieci stazioni di un itinerario che è anche una fuga – gli incontri con interlocutori bizzarri, amici, oggetti, in cui si rispecchia quella «storia naturale della distruzione» che scandisce il cammino umano e il susseguirsi degli eventi naturali. E ci racconta di altri vagabondaggi ed emigrazioni, di cui la sua vicenda personale è estrema eco: quelli di Michael Hamburger, poeta e traduttore di Hölderlin, profugo dalla Germania; di Joseph Conrad, che nel Congo conosce la malinconia dell'emigrato e gli orrori del paese di tenebra; di Chateaubriand, esule in Inghilterra; di Edward Fitzgerald, eccentrico interprete della lirica persiana, una di quelle figure ascetiche, capaci di vivere con poco e nulla, a noi familiari dagli Emigrati ad Austerlitz. Si inframmezzano squarci della storia antica e d'oggi (le efferatezze del Celeste Impero, le violenze della Seconda guerra mondiale) a far da contrappunto a terremoti, diluvi, catastrofi della natura o alle sofferenze inflitte da un'economia rapace. Pellegrinaggio e insieme labirinto, nella migliore tradizione sebaldiana: ma a guidare scrittore e lettore vi è un filo. Un filo di seta: la storia della sericoltura che, muovendo da Thomas Browne, percorre carsica gli Anelli di Saturno. Nelle sue tappe Sebald declina, attraverso una narrazione dotta e visionaria, l'endiadi di lusso e sofferenza – con la vaga speranza che vi sia sopravvivenza nella metamorfosi e nel bello.
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  • 5

    *Gli anelli di Saturno* è una miscellanea di osservazioni sparse, di erudizione spinta, di curiosità minuziose passate in rassegna con solerzia amorosa, di ricami didascalici il cui filo conduttore ...continua

    *Gli anelli di Saturno* è una miscellanea di osservazioni sparse, di erudizione spinta, di curiosità minuziose passate in rassegna con solerzia amorosa, di ricami didascalici il cui filo conduttore è un pellegrinaggio laico condotto dall'autore stesso a piedi, non tanti anni fa, d'estate, nell'Inghilterra sud-orientale.
    Le coordinate di questo viaggio sono la decadenza sotto varie forme (la vecchiaia, la desolazione di splendide residenze aristocratiche o borghesi, il disfacimento di parchi un tempo sontuosi, l'estate stessa come germe di dissoluzione, la povertà di aree in passato fiorenti di industriosità e ormai considerate zone a rischio, quasi disabitate, per lo più a carico della pubblica assistenza ) e la solitudine (luoghi solinghi che si abbinano perfettamente al temperamento solitario, benché per nulla misantropo dell'autore, che spesso pare in cerca di anime affini non solo nello spazio che egli va visitando, ma anche nel tempo che egli risale retrocedendo finché non possa finalmente fermarsi per dilungarsi su un personaggio più o meno famoso, di cui rilascia una vera e propria biografia neanche troppo zippata, come un breve, sobrio romanzo infilato fra le pieghe di dottissime osservazioni: conosciamo così meglio, per esempio Conrad e Chateubriand).
    Il libro dunque è stipato di oggetti, di reperti, tutti bravamente corredati di apposite didascalie e, quando le parole non bastano, anche di fotografie.
    Sebald sembra camminare per constatare di persona la vanità del mondo, l'impalpabilità delle idee, l'inanità dell'uomo rispetto al tritacarne della storia e della natura. Ma nello stesso tempo, come un collezionista che vuole riempire la sua personale camera delle meraviglie, non si sottrae al fascino di quello che è stato bello, è stato grande, è stato imponente, benché ormai soccombente.
    Al termine del viaggio, dopo chilometri e chilometri di riflessioni, ricordi, approfondimenti, ricerca del dettaglio più recondito, il professore stesso sembra essere colpito dal virus della dissoluzione : il suo corpo, così lesto negli spostamenti, così dinamico durante le piccole insidie del cammino, improvvisamente si blocca, come oppresso dal peso di tanta fatica di vivere, sopraffatto dalla consapevolezza che siamo come minuscoli corpiccioli trascinati nel vortice degli anelli di Saturno, senza requie, senza lapidi, senza futuro.

    ha scritto il 

  • 5

    "Ogni volta che, per via di un piccolo spostamento che si verifica nella vita psichica, riemerge un frammento di questo tipo, si crede di poter ricordare. Ma in verità naturalmente non si ricorda: tro ...continua

    "Ogni volta che, per via di un piccolo spostamento che si verifica nella vita psichica, riemerge un frammento di questo tipo, si crede di poter ricordare. Ma in verità naturalmente non si ricorda: troppi gli edifici crollati, troppe le macerie accumulate, insuperabili i sedimenti e le morene" (pp. 160-161)

    ha scritto il 

  • 5

    I romanzi di W.G.Sebald assomigliano a quella scena di “Madame Bovary”, in cui Emma e il suo amante vengono scarrozzati per la città, dopo aver tirato rigorosamente le tendine davanti alla loro intimi ...continua

    I romanzi di W.G.Sebald assomigliano a quella scena di “Madame Bovary”, in cui Emma e il suo amante vengono scarrozzati per la città, dopo aver tirato rigorosamente le tendine davanti alla loro intimità, da un cocchiere stanco e sudato a cui è stato ordinato di procedere senza direzione, e che non sa dove andare, ed è smarrito di fronte a quella insolenza. La letteratura di Sebald procede al ritmo di una carrozza reticente in cui si consumano forse passioni sfrenate, e noi, cocchieri spaesati, e un po’ stanchi a volte, talvolta incuriositi di quel che all’interno accade, non riusciamo a capire dove tutto questo peregrinare ci porterà e se mai avrà una ricompensa. Arriviamo alla fine del viaggio, ammesso che i viaggi abbiano un termine, con un pizzico di rimorso, come avviene sempre: quello di non essersi goduti il panorama, proiettati verso quel futuro insolente e tiranno delle nostre vite. Ma per Sebald il «fiume dell’ore», come succede per Unamuno, procede dalla «fonte dell’eterno domani», si spinge verso il passato. La navigazione è quella di Wells; il suo stazionare tra resti antichi, fortezze e bastioni, tra lande nebbiose e paesaggi lacustri, tra vite dimenticate anche se illustri, libri logori, in questo mausoleo di resti e memorie, che appaiono così lontani da noi nello spazio-tempo, è come il viaggio in carrozza di Flaubert, un prendersi una pausa rinfrancante, financo inammissibile nell’estuario inquieto e veloce della vita, una messa a fuoco di quello spettro che si aggira nell’arte e che è lo spettro dell’indeterminazione, è ammettere la possibilità che quelle cose dimenticate e per i più inutili perseguano «un palpabile progetto nei nostri confronti» (the palpable design upon us, come direbbe Keats), ci vogliano sorprendere con le loro alleanze segrete, con le loro rivelazioni inopportune.
    Ci sono corde che continuano a vibrare, come diceva Dante, anche dopo che le frecce hanno centrato il bersaglio (la saetta che nel segno /percuote pria che sia la corda queta). Così sono certi libri. Così è “Gli anelli di Saturno” di W.G.Sebald.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante sia stato scritto da un tedesco, è un libro molto inglese. Un Tre uomini in barca senza l'umorismo della famosa opera di Jerome, ma con la stessa maniacale attenzione ai dettagli, nel quale ...continua

    Nonostante sia stato scritto da un tedesco, è un libro molto inglese. Un Tre uomini in barca senza l'umorismo della famosa opera di Jerome, ma con la stessa maniacale attenzione ai dettagli, nel quale l'osservazione della natura porta a ricordi di ogni genere e a profonde meditazioni filosofiche.
    E sarà perché il paesaggio nel quale si muove Sebald è una Est Anglia desolata, un luogo dimenticato da dio e dagli uomini, nel quale la natura dà ormai il peggio di sé e le rovine la fanno da padrone, che le meditazioni di Sebald toccano per la gran parte argomenti neri: la guerra contro il Terzo Reich col suo carico di distruzione, la storia di Conrad, dalla morte miseranda dei suoi genitori fino al suo incontro con la tenebra coloniale, la fine del Celeste impero in gran parte causata dall'ingordigia inglese e dal suo oppio. Eppure c'è una speranza che attraversa l'opera come un filo sottile, rappresentata dalla seta e dal suo umile artefice, il baco, indicata come l'unica strada che può riportare un paesaggio desolato a rivivere e l'umanità a ritrovare se stessa.
    Insolito, molto profondo e molto interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    "Per settimane e mesi ci torturiamo invano il cervello, e a chi ce lo domandasse non sapremmo dire perché continuiamo a scrivere, se per abitudine o per ambizione, oppure perché non abbiamo imparato a ...continua

    "Per settimane e mesi ci torturiamo invano il cervello, e a chi ce lo domandasse non sapremmo dire perché continuiamo a scrivere, se per abitudine o per ambizione, oppure perché non abbiamo imparato a fare altro, o per la meraviglia che ci prende davanti alla vita, o magari per amore della verità, per disperazione o indignazione, così come non sapremmo mai dire se scrivere accresca in noi la saggezza o la follia." (pp. 192, 193)

    ha scritto il 

  • 5

    In cammino attraverso il Suffolk

    "Nell'agosto del 1992, quando la canicola cominciò ad allenarsi, intrapresi un viaggio a piedi attraverso la contea di Suffolk in East Anglia con la speranza di sfuggire al vuoto che si stava diffonde ...continua

    "Nell'agosto del 1992, quando la canicola cominciò ad allenarsi, intrapresi un viaggio a piedi attraverso la contea di Suffolk in East Anglia con la speranza di sfuggire al vuoto che si stava diffondendo in me dopo la conclusione di un lavoro piuttosto impegnativo. Una speranza che sino a un certo punto si è anche realizzata, perché di rado mi sono sentito così libero come in quel periodo, durante le ore e i giorni passati a vagabondare"

    Comincia così Gli anelli di Saturno, libro scritto in cammino attraverso il Suffolk - un posto che in effetti non verrebbe mai in mente di scegliere per un viaggio, almeno "prima" di questo libro - ma in realtà attraverso tutto il tempo e lo spazio che può abbracciare un viaggio, un viaggio che sa farsi spessore, profondità, squarcio, lampo di luce.

    Chilometri lenti, chilometri a piedi, chilometri in paesaggi dai contorni sfumati dalla bruma, chilometri con i piedi gonfi e l'umidità che ti entra nella ossa. Altri avrebbero la sensazione di non arrivare mai da nessuna parte, ma W. G. Sebald, uno scrittore di cui chissà perché non viene di scrivere il nome per intero, fa venire il capogiro da quanto riesce ad arrivare lontano.

    E dunque qui c'è perfino l'Africa nera di Conrad, c'è perfino la Cina al tramonto del Celeste Impero.

    E tutto regge, tutto si tiene, tutto rimanda a tutto, nel passo leggero che si fa parola sommessa, ipnotica, coinvolgente, parola che sostiene a sua volta il cammino.

    E l'ultima cosa che viene in mente, o forse la prima, non è che Sebald ci ha lasciato troppo presto, privandoci di vai a sapere quali altri libri. Ma che uno scrittore in cammino come lui non poteva che morire così, spazzato via in un incidente automobilistico, estrema beffa di una storia che sapeva raccontare anche troppo bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa non è una recensione, è una mappatura, spero abbastanza precisa, dei luoghi oggetto del pellegrinaggio. Alcuni indicatori contengono scarne informazioni ma, data la natura dell'opera e le infor ...continua

    Questa non è una recensione, è una mappatura, spero abbastanza precisa, dei luoghi oggetto del pellegrinaggio. Alcuni indicatori contengono scarne informazioni ma, data la natura dell'opera e le informazioni stesse, non credo si configuri nessun tipo di spoiler.
    https://www.google.com/maps/d/edit?mid=zDb9xVakY50o.kjR6MTWmkGj0&usp=sharing

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere Sebald è come mangiare cioccolato fondente, chessò, al 99%. Ti sembra catrame, ti chiedi da che diamine di gusto tu stia tentando di trarre piacere, e poi il gusto riecheggia nel palato, nelle ...continua

    Leggere Sebald è come mangiare cioccolato fondente, chessò, al 99%. Ti sembra catrame, ti chiedi da che diamine di gusto tu stia tentando di trarre piacere, e poi il gusto riecheggia nel palato, nelle papille, nei meandri delle gengive e della lingua, e ci si chiede come sia possibile che un gusto riecheggi e rilasci endorfine. Sebald è così, ti stordisce lentamente con aneddoti coltissimi, con pagine erudite, ti annoia, anche, e poi realizzi, realizzi appieno, di non aver perso tempo, d'aver assorbito tutta la serotonina che le sue parole contengono, d'avere strumenti in più per affrontare la realtà, lo spazio, l'universo fino a Saturno, strumenti affilati dalla mitezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Maioresque cadunt altis de montibus umbrae

    Le regioni più alte di quel massiccio montuoso color dell’inchiostro scintillarono ancora per qualche tempo dal sommo delle loro vette come i ghiacciai del Caucaso, e mentre le vedevo scomparire a po ...continua

    Le regioni più alte di quel massiccio montuoso color dell’inchiostro scintillarono ancora per qualche tempo dal sommo delle loro vette come i ghiacciai del Caucaso, e mentre le vedevo scomparire a poco a poco, mi tornò alla mente che qualche anno prima in sogno avevo attraversato per tutta la sua estensione una montagna remota e sconosciuta come quella cima. Era stato un viaggio di mille miglia e anche più, per forre, gole e valli, al di là di valichi, declivi e dirupi, lungo foreste immense, oltre pietraie, ghiaioni e nevai. E mi rammentai che in quel sogno, giunto alla fine del percorso, mi ero guardato indietro ed erano esattamente le sei di sera. Le vette merlate dei monti, rimaste alle mie spalle, si stagliavano con una nettezza che metteva quasi paura contro un cielo turchese, nel quale si libravano due o tre nuvole rosate. Era un’immagine inesplicabilmente familiare cui per settimane non potei sottrarmi e che – alla fine me ne resi conto – coincideva sin nei minimi particolari con quella del Vallüla, il massiccio montuoso che io, a qualche giorno dall’inizio delle lezioni in prima elementare, avevo visto – gli occhi velati da infinita stanchezza – dall’omnibus con cui una sera tornavamo a casa da un’escursione nel Montafon. Probabilmente sono ricordi sepolti, quelli che generano la strana realtà iperbolica di quanto si vede in sogno. O forse, invece, è qualcos’altro, qualcosa di nebuloso e velato, attraverso cui tutto, nel sogno, appare paradossalmente molto più chiaro .

    Sebald è un fratello spirituale di Virgilio: lo rendono tale il suo viaggio alla ricerca di ciò che è stato, il senso di colpa per l'appartenenza ad un popolo principale artefice della storia della distruzione, le ragioni dei vinti, il tono intimista, che lascia spazio agli affetti e all'affiorare delle memorie personali e collettive, la irriducibile condizione esistenziale di esule.

    ha scritto il 

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