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Gli indifferenti

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri Garzanti, 73)

3.8
(5083)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000020172 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    'Gli indifferenti', cronaca puntuale (quasi maniacale) di un'ipocrisia che qui veste i panni alto-borghesi, ma che davvero non ha colore politico o estrazione sociale. Il dramma della modernità spiegato attraverso la vita teatrale e scialba di personaggi piatti, dominati dalla noia, dalla falsità ...continua

    'Gli indifferenti', cronaca puntuale (quasi maniacale) di un'ipocrisia che qui veste i panni alto-borghesi, ma che davvero non ha colore politico o estrazione sociale. Il dramma della modernità spiegato attraverso la vita teatrale e scialba di personaggi piatti, dominati dalla noia, dalla falsità, dall'inoperosità: qui vanno in scena (e la metafora teatrale non è casuale) i veri inetti, quelli che si lasciano cadere sul fondo della propria ineguatezza, della propria inerzia. 'Cambiare': ecco il proposito imperante di quelle vittime-carnefici che animano la storia, Carla e Michele. Ma con quali mezzi? Le spire dell'indifferenza che porta con sé quell'agghiacciante vuoto di passioni, di sensazioni nella giovane vita di Michele si avvolgono attorno a lui e lo soffocano, perché, alla fine, diventa soffocante pensare di aver agito solo nel pensiero, di aver venduto madre, amante, sorella per denaro, di aver ucciso un uomo, ma solo nella propria mente. E alla fine il sipario si chiude sulla solita grande villa in rovina, sui belletti ridicoli della madre, sulle maschere, i ventagli e le feste, sulla menzogna di una felicità simulata solo se celati dietro le sottili coltri di una maschera da carnevale, perché 'la vita non cambia': in questo Carla aveva avuto ragione.
    Buona lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    "Gli Indifferenti" più che un romanzo è un copione trascritto in forma romanzesca, che dell'impianto teatrale conserva l'incedere pesante, i personaggi tragicomici che spesso più che parlare declamano, la costruzione a imbuto con la Tremenda Rivelazione che incombe sulla vicenda e la noia.
    ...continua

    "Gli Indifferenti" più che un romanzo è un copione trascritto in forma romanzesca, che dell'impianto teatrale conserva l'incedere pesante, i personaggi tragicomici che spesso più che parlare declamano, la costruzione a imbuto con la Tremenda Rivelazione che incombe sulla vicenda e la noia.
    Ritmi lentissimi, intreccio tutto sommato banale, critica sociale abbastanza fuori bersaglio, personaggi meschini che non ispirano niente per un romanzo che alla fine, come da titolo, lascia davvero indifferenti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Leggo Moravia per la prima volta, e lo faccio partendo proprio dal suo primo romanzo. Non è stata una scelta deliberata, ammetto di essermi affidata un po' al caso, di essermi buttata, ma sono contenta che le cose siano andate così. Leggo il primo Moravia (primo in tutti i sensi) a ventidue anni, ...continua

    Leggo Moravia per la prima volta, e lo faccio partendo proprio dal suo primo romanzo. Non è stata una scelta deliberata, ammetto di essermi affidata un po' al caso, di essermi buttata, ma sono contenta che le cose siano andate così. Leggo il primo Moravia (primo in tutti i sensi) a ventidue anni, e ventidue anni aveva lui quando scrisse questo romanzo: certo la cosa non mi lascia indifferente (è un gioco di parole non voluto, lo giuro), perché i miei ventidue anni mi sembrano così piccoli, così insignificanti al confronto... ma torniamo a noi.
    Torniamo a questo dramma borghese, dove dramma mi sembra proprio il termine più adatto: leggendo questo romanzo ho avuto le stesse sensazioni che ho quando assisto ad un dramma a teatro, puntando tutta la mia attenzione su una scena con pochi ambienti fissi, sempre quelli, a malapena caratterizzati (la villa, una strada bagnata dalla pioggia costante, la casa di Lisa, la casa di Leo) e una manciata di attori pronti a tirare avanti tutto lo spettacolo da soli, senza bisogno di comparse, senza spalle. Infatti gli unici personaggi presentati da Moravia sono proprio loro, Carla e Michele, la madre (appellata quasi sempre così, raramente detta Mariagrazia, quasi fosse solo un personaggio, un ruolo), Leo e Lisa. Qualcun altro è nominato di sfuggita, ma non compare mai attivamente, mai in prima persona, non ci sono altre voci al di fuori di queste cinque. La madre, i figli, l'amante, l'amica. Ruoli che si intrecciano e si confondono. La madre che è quasi sempre appellata attraverso il suo ruolo genitoriale, ma che di materno non ha nulla, una donna fatta di capricci, gelosie e atteggiamenti infantili. L'amante, Leo , che è amante della madre ed era stato amante dell'amica e si appresta ad adoperarsi a diventare amante della figlia, senza aver provato amore per nessuna di queste figure. La figlia, Carla, disperata e non rassegnata a vivere la sua vita sempre uguale, sempre monotona, che s'è lasciata trascinare dall'esistenza per ventiquattro anni senza opporsi a nulla, abbandonata, che cerca di trovare una "nuova vita" concedendosi all'amante di sua madre, senza interesse, senza passione. E l'amica, Lisa, abbandonata dal marito, abbandonata dall'amante, che suscita le inutili gelosie della sua amica Mariagrazia e cerca di trovare affetto e calore fra le braccia di Michele, troppo giovane e indifferente per curarsi davvero di lei. E infine, c'è lui, Michele. Il personaggio forse più controverso, il più lucido e al tempo stesso il più incapace di spezzare tutta la finzione in cui la sua famiglia è avvolta. Michele è un personaggio in cui è facile specchiarsi, un uomo debole e indifferente, che affronta la sua vita covando rancori e sofferenze, senza avere però la forza di incanalarli contro gli oggetti che ha davanti. Michele sente ogni passione, razionalmente conosce perfettamente ogni emozione, ogni reazione che da lui ci si aspetterebbe, e si sforza con struggente impegno di aderirvi, di incarnarli, come un perfetto attore. Eppure non sente nulla, nulla lo riesce a colpire davvero, la vita la pensa e non è capace di viverla restando, irrimediabilmente, indifferente.
    Un romanzo crudo, freddo per certi versi, narrato con una prosa estremamente precisa ma asciutta, che nonostante tutto però permette di sentire sulla propria pelle i piccoli, immensi dolori di questi personaggi che nonostante la complessità delle loro relazioni restano sostanzialmente soli, incapaci di comunicare davvero anche solo il più piccolo sentimento, irrimediabilmente chiusi nei propri drammi, nelle proprie preoccupazioni, nelle proprie individualità. E questo muro, questa totale assenza di una qualsiasi forma di empatia in un primo momento sembra rimbalzare sul lettore, che si sente messo all'angolo, solamente spettatore. Eppure, in qualche modo, questo essere solo spettatori di emozioni paralizzate finisce col trascinare e travolgere inevitabilmente, perché forse un po' di questa indifferenza la conosciamo anche noi, la riconosciamo anche come nostra. E non sono sicura sia un processo piacevole riconoscere così bene i drammi di Carla e Michele e la madre.
    Un grande romanzo che mi ha convinta dai primi capitoli a voler leggere altro di Moravia.

    ha scritto il 

  • 5

    TERRA - crudo

    Non mi pare di non aver altro che da mostrare di dimostrare che con un atteggiamento "necessario e naturale" tenterei di fare la persona vera e dovrei scrivere la verità.
    Questo libro non mi ha lasciato per nulla indifferente.

    ha scritto il 

  • 3

    Tra le opere di Moravia che ho letto, questo è quello che mi è piaciuto di meno. Ammirevole è la descrizione che Moravia fa di una società, quella borghese, che non si cura dei valori umani a favore di consuetudini, perbenismo e convenzioni sociali. Tuttavia non sono riuscito a stare volentieri d ...continua

    Tra le opere di Moravia che ho letto, questo è quello che mi è piaciuto di meno. Ammirevole è la descrizione che Moravia fa di una società, quella borghese, che non si cura dei valori umani a favore di consuetudini, perbenismo e convenzioni sociali. Tuttavia non sono riuscito a stare volentieri dentro questo libro: mancano colpi di scena ed il racconto si trascina lento e monotono.

    ha scritto il 

  • 3

    Gli indifferenti è il primo romanzo di Alberto Moravia, scritto a soli 22 anni e pubblicato nel 1929.


    I protagonisti del romanzo, gli indifferenti, sono i due fratelli Carla e Michele Ardengo, ultimi rampolli di una famiglia decaduta, a cui sono rimasti pochi soldi e resta solo la grande v ...continua

    Gli indifferenti è il primo romanzo di Alberto Moravia, scritto a soli 22 anni e pubblicato nel 1929.

    I protagonisti del romanzo, gli indifferenti, sono i due fratelli Carla e Michele Ardengo, ultimi rampolli di una famiglia decaduta, a cui sono rimasti pochi soldi e resta solo la grande villa con parco. Incapaci di provare veri sentimenti, si lasciano andare e affrontano le situazioni o per forzare un cambiamento oppure per aderire ad un modello morale prestabilito, quello della borghesia.

    L'indifferenza e la noia sono il mood del romanzo, che risulta spesso noioso e molto introspettivo. Decantato come uno dei migliori lavori di Moravia (il primo, per giunta), devo dire che non mi ha particolarmente colpito. Sono interessanti alcune descrizioni, alcune immagini, alcune situazioni. Ma gli sviluppi finiscono sempre in vicoli ciechi, e in situazioni banali.

    Un romanzo che poteva essere l'epitaffio della borghesia romana sotto la minaccia del fascismo, che a me è sembrato soltanto un romanzo d'appendice, un Harmony scritto meglio. La prosa è precisa e puntuale, e buona parte del successo del romanzo deriva proprio dall'alone di scandalo che circonda la vicenda. Perché in Italia la borghesia intellettuale che presto avrebbe rinforzato le basi dell'ideologia fascista si bagnava per queste quattro righe di squallido e inespressivo sesso; mentre a Parigi Miller scriveva gli amplessi e la profondità di Tropico del Cancro.

    Inserito in "1001 libri da leggere prima di morire", io vi consiglierei di saltarlo.

    ha scritto il 

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