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Gli indifferenti

Di

Editore: Bompiani (I piccoli delfini 20)

3.8
(5242)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 316 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000033689 | Data di pubblicazione:  | Edizione 29

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il primo capolavoro di Moravia, il grande romanzo sull'epoca fascista, sulla borghesia alla deriva, sul "male segreto" diuna società. Da questo romanzo fondamentale e tra i più letti del mondo, è nato tutto un modo di sentire: un "immaginario" estetico e morale
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  • 3

    Entrò Carla

    lo lessi davvero da ragazzetto, ma ricordo ancora l'incipit: Entrò Carla. Mi sembrava un incipit erotico e infatti poi Carla userà il sesso per esprimere la sua ribellione. Moravia lo scrisse a letto, ...continua

    lo lessi davvero da ragazzetto, ma ricordo ancora l'incipit: Entrò Carla. Mi sembrava un incipit erotico e infatti poi Carla userà il sesso per esprimere la sua ribellione. Moravia lo scrisse a letto, era invalido all'epoca, c'è infatti quell'immobilità che l'ha reso famoso. non l'ho più ripreso e non sono dispiaciuto di questo, nel mio immaginario si è un po cristallizzata l'immagine di Moravia come scrittore troppo morboso e sarà difficile cambiare idea. "Agostino" ad esempio, che è uno dei suoi più apprezzati, mi è sembrato orribile. Poi certo, ci sono i "Racconti romani" che mi piacciono molto, con quel taglio così immediato, quegli incipit così vividi e popolari, quel tono così spigliato e generoso. All'inizio leggendoli, parecchi anni fa, mi chiesi se li aveva scritti davvero lui o piuttosto la moglie, Elsa morante, anche se poi quei racconti effettivamente non erano proprio degni della Morante, che era sostanzialmente una imbrattacarte, una scrittrice per signore adulte paludate.

    ha scritto il 

  • 4

    L'indifferenza che fa la differenza.

    Inizialmente, prima ancora di leggerlo, non capivo a cosa si volesse riferire Moravia con questo titolo "Gli indifferenti", è infatti di per sè un pò vago in quanto si può essere indifferenti a mille ...continua

    Inizialmente, prima ancora di leggerlo, non capivo a cosa si volesse riferire Moravia con questo titolo "Gli indifferenti", è infatti di per sè un pò vago in quanto si può essere indifferenti a mille cose o ad una in particolare e soprattutto il termine può avere a seconda dei caso un'accezione negativa o positiva. Poi ho letto il romanzo, in sei giorni, ed ho concluso pensando che non si poteva trovare titolo migliore, praticamente perfetto, calza come un abito di sartoria al romanzo.

    Questo è il primo romanzo "vero" di Moravia, lo finisce all'età di 22 anni e per farlo pubblicare è costretto a pagare di tasca sua. Il romanzo poi una volta uscito riscuoterà un grandissimo successo e ancora oggi viene considerato una delle sue opere migliori, se non addirittura la migliore in assoluto (anche Dacia Maraini la pensa così). In quest'opera Moravia anticipa un movimento che poi verrà ripreso in Francia qualche anno dopo, l'esistenzialismo, e che vedrà in Camus e Sartre due massimi interpreti. E proprio Camus, 20 anni dopo, scriverà "Lo Straniero", opera per molto versi simili a questa, soprattutto nei contenuti.

    "Gli Indifferenti" racconta della vicenda di una famiglia borghese ma da poco caduta in miseria, costretta a vendere casa per pagare alcuni debiti. I personaggi sono il vero fulcro del romanzo, sono pochi, ma ognuno ha un ruolo determinante. La famiglia è composta da Mariangela, madre di due giovani, Carla e Michele, i veri protagonisti della storia, poi c'è Leo, il creditore ma allo stesso tempo amante di Mariangela, uomo accecato dal sesso e dai soldi. Infine c'è Lisa, cinica amica di Mariangela. Mariangela è gelosissima di Leo, e non si accorge nè del fatto che Leo la sta costringendo a cedere la casa dove vivono nè soprattutto del fatto che Leo da qualche tempo sembra più interessato a Carla che a lei. Lisa invece ha scoperto l'attrazione di Leo per Carla (ricambiata), ma nasconde tutto per rivolgere le sue attenzioni verso Michele. E poi ci sono i veri due protagonisti della storia, gli indifferenti, i due figli. Carla, che inizia un tira e molla con Leo, prima cede alla sua passione, poi ci ripensa, poi cede ancora e così via. Non è attratta da lui, ma lo fa solo per noia e per dimostrare alla madre che può e sa essere indipendente. L'altro figlio, Michele, è invece l'esaltazione dell'indifferenza. Pensa continuamente il contrario di quello che fa, vorrebbe agire, ma un secondo dopo ci ripensa. Viene più volte insultato e maltrattato da Leo ma non riesce mai a rispondere o a farsi rispettare, e le poche volte che apre bocca poi chiede scusa. Anche quando viene a scoprire che Leo e Carla hanno una storia non riesce a mostrare un minimo di odio nei suoi confronti e addirittura è costretto a fingere dei sentimenti che non prova. L'emblema dell'indifferenza, o forse peggio ancora della passività.

    Il romanzo finirà poi in un modo abbastanza prevedibile, d'altra parte l'indifferenza dei protagonisti parla chiaro, ma il senso del racconto è unico ed innovativo per quel tempo.
    La scrittura è pulita e semplice, non ci sono periodi lunghi o frasi complesse, la lettura risulta molto scorrevole e piacevole.

    In definitiva un libro molto interessante, probabilmente il più bello scritto da Moravia e con un significato ancora profondo ed attuale.

    ha scritto il 

  • 3

    Due ragazzi abulici, insulsi, incapaci di vivere davvero e di autodeterminarsi sono trascinati e soffocati senza speranze da un destino deciso da altri. La società borghese, con il suo perbenismo e il ...continua

    Due ragazzi abulici, insulsi, incapaci di vivere davvero e di autodeterminarsi sono trascinati e soffocati senza speranze da un destino deciso da altri. La società borghese, con il suo perbenismo e il suo quieto campare, trionfa inesorabilmente su di loro tenendoli serrati nei ranghi.

    Pessimo quadro?

    Certo. Ma forse, a distanza di decenni dall'epoca in cui si svolge la vicenda, in un mondo in cui per fuggire la noia e la mancanza di interessi i ragazzi vanno a buttare massi dai cavalcavia o a dar fuoco ai barboni, vien quasi da rimpiangere i giovani indifferenti di Moravia.

    ha scritto il 

  • 4

    Ringrazio il mio professore di italiano delle superiori per non avermi mai assegnato da leggere questo libro. Meno fortunato è stato mio figlio che a 17 anni si è innervosito parecchio su queste pagin ...continua

    Ringrazio il mio professore di italiano delle superiori per non avermi mai assegnato da leggere questo libro. Meno fortunato è stato mio figlio che a 17 anni si è innervosito parecchio su queste pagine.
    "Ma non succede niente!"
    In effetti non succede niente. Il libro sembra finire nell'esatto punto in cui inizia. Non può che essere un effetto voluto.
    Credo che l'autore non volesse affatto raccontare una storia.
    E quel poco di storia che gli serviva per aggrapparci quel che ci voleva invece raccontare è una storia che infastidirebbe qualunque lettore.
    I personaggi sono solo cinque e sono uno peggio dell'altro. Le loro azioni ma soprattutto i loro pensieri ti fanno sorgere il profondo desiderio di incontrarli per poterli prendere a sberle.
    Come fa a piacere un libro così?
    Piace.
    Piace se hai la maturità per riconoscere quegli atteggiamenti, quei percorsi mentali in molta gente che frequenti e magari anche in te stesso. E per prenderne le distanze.
    Piace se riconosci l'abilità dell'autore nel descrivere con esattezza sensazioni sfumate, ambigue, contorte.
    Piace se riesci ad apprezzare quel "non succede nulla" con l'attesa e la speranza invece che qualcosa succeda. E, mentre aspetti, quei personaggi ti avvolgono con i loro pensieri e ad un certo punto ne sei prigioniero.
    Ringrazio il mio professore di italiano per non avermelo fatto leggere a 17 anni: mi sarebbe rimasta solo una grande sensazione di fastidio.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando si pensa al Novecento italiano, non si può fare a meno di citare Moravia con il suo capolavoro indiscusso. Leggendo "Gli Indifferenti", si tocca con mano la società borghese che si è andata con ...continua

    Quando si pensa al Novecento italiano, non si può fare a meno di citare Moravia con il suo capolavoro indiscusso. Leggendo "Gli Indifferenti", si tocca con mano la società borghese che si è andata configurando con la nascita dello Stato italiano, quella classe media la cui sussistenza si fonda sull'ipocrisia e sull'ambizione alla scalata sociale. Un mondo dove l'assenza di valori giunge all'esasperazione, è quello abitato da Michele, condannato dalla sua indifferenza. Denaro e sesso sembrano essere gli unici motori di questa tragedia che lo scrittore romano mette in scena magistralmente nel suo primo romanzo. E proprio nel momento in cui ci sembra di poter cogliere la manifestazione di una fugace luce di purezza, il grigiore della quotidianità precluderà per sempre quell'anelito. Quando il sipario si chiude, quello che resta è la più nauseante indifferenza, quasi a rivelare che il dramma del protagonista sia, in fondo, una condanna che il lettore non può rifiutarsi di condividere. {Ossian

    ha scritto il 

  • 3

    Gli Indifferenti

    La storia è ambientata negli anni della seconda guerra mondiale in Italia, protagonista del romanzo è la famiglia degli Ardengo, formata dalla madre Mariagrazia e dai due figli Carla e Michele. I prot ...continua

    La storia è ambientata negli anni della seconda guerra mondiale in Italia, protagonista del romanzo è la famiglia degli Ardengo, formata dalla madre Mariagrazia e dai due figli Carla e Michele. I protagonisti appartengono tutti all’alta borghesia, od almeno ci provano, perché si trovano in una situazione economica molto difficile. Siccome in questo brutto periodo mantenere una grandissima villa senza guadagnare un soldo è molto faticoso, subentra un personaggio secondario ma di grande importanza: Leo Merumeci; amante della signora Mariagrazia (da molto tempo vedova) che però non ama più e tutto ciò che lo lega a lei sono la grande villa, che vuole comprare favorendo la rovina della famiglia Ardengo, e sua figlia Carla, di cui si è invaghito (leggendo il libro si scoprirà sia andato spesso oltre il semplice corteggiare la povera ragazza) . La signora Mariagrazia, molto gelosa dell' uomo: essendosi accorta di questo disinteresse verso di lei, inizia a sospettare che la stia tradendo con un'altra donna, cioè Lisa; una vecchia amante di Leo se non che la "migliore amica" di Mariagrazia. Ma in realtà Lisa è innamorata follemente del suo figlio Michele, che riuscirà a conquistare secondo lei con successo.

    Il tema principale, è individuabile già nel titolo, ossia “l’Indifferenza”: che sarebbe la superficialità con cui la società borghese si pone nei confronti dei problemi dell'esistenza, dei valori più veri e profondi della vita.“Gli indifferenti” in questione sono Michele e Carla, che abbagliati dall'idea di cambiare la loro annoiante ed insoddisfacente vita non si rendono conto di quanto in realtà quest'ultima stia crollando in un baratro senza fine .Moravia mette anche in risalto la spietatezza e la falsità della classe borghese, che preferisce perdere amici pur di non faticare per aiutarsi a vicenda.

    E' un libro molto profondo che denuncia i problemi della società dell'epoca;
    l'unica pecca è che è poco scorrevole (la vicenda si svolge in pochissimi giorni) e si ferma molto a descrivere attentamente le cose. Ma consiglio a tutti di leggerlo.

    ha scritto il 

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