Gli onori perduti

Di

Editore: Feltrinelli

3.4
(94)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 307 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807818442 | Isbn-13: 9788807818448 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Martignoni , G. Amaducci

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
La verginità come vanto e come condanna. Dal villaggio camerunense di Cuscusalla Belleville parigina: il viaggio di una donna emarginata alla conquista disé in un mondo che sta cambiando. Calixthe Beyala mescola i toni del dramma edella commedia, sfodera pietà e ironia, rappresenta sofferenza e gioia divivere, descrivendo due condizioni di vita, entrambe ricche di contraddizioni:nella prima parte l'esistenza colorata, rumorosa, esuberante di un villaggiocamerunese, e nella seconda quella degli immigrati africani in una città comeParigi, oscillante tra gelosa conservazione delle tradizioni e apertura versoculture differenti.
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  • 4

    (Prima di chiacchierare di questo delicato e ironico romanzo, vorrei raccontare che qualche settimana fa siamo stati invitati a un matrimonio e che era presente anche un "Re del Camerun" (il link è es ...continua

    (Prima di chiacchierare di questo delicato e ironico romanzo, vorrei raccontare che qualche settimana fa siamo stati invitati a un matrimonio e che era presente anche un "Re del Camerun" (il link è esplicativo). Ne approfitto per augurare ogni bene e ogni felicità ai due sposi - che se lo meritano perché sono due persone meravigliose - e per segnalare che non ho mai desiderato tanto una collana fatta di denti di leone come quella regalata alla componente maschile della coppia. Il fatto che fosse la prima volta che osservavo una collana fatta di denti di leone non conta.
    Prima di chiudere la parentesi preciserei che con "dente di leone" NON si intende il simpatico fiorellino giallo.
    Ah, se lavorate in Google e avete notato qualche domenica fa un picco inspiegabile di ricerche "re del camerun" nel ferrarese, adesso sapete perché. Chiusa parentesi.)

    Romanzo delicato e ironico, dicevo. Gli onori perduti, opera della penna di Calixthe Beyala, è uno di quei libri che restituiscono un senso al giro del mondo letterario che sto compiendo. Calixthe Beyala ci racconta la storia di Saida e del suo viaggio fra il villaggio di Cuscus e una metropoli europea. Un viaggio intrapreso per sfuggire ai giudizi dei suoi concittadini, un mondo dove la verginità - psicologicamente impostale dal padre - è un valore e insieme una condanna: certifica, in una certa misura, l'incapacità di trovare un uomo, e genera pettegolezzo. Cosa potrà succedere alla dolce e sarcastica Saida una volta approdata in una città come Parigi? Ve lo lascio scoprire.

    E' una letteratura africana che convince: nessun vittimismo, nessun tentativo di ripercorrere la storia colonialista come unica spiegazione di ogni problema, ma sempre e soltanto un tono tagliente e sarcastico, che cattura e che coinvolge. Approvato.

    (Capitolo23.com: le mie recensioni - e altra roba)

    ha scritto il 

  • 2

    In parte di certo ispirata alle vicende autobiografiche dell'autrice (anche lei è di origini camerunensi, immigrata in Francia), la protagonista di questo romanzo è Saida, una donna musulmana che nasc ...continua

    In parte di certo ispirata alle vicende autobiografiche dell'autrice (anche lei è di origini camerunensi, immigrata in Francia), la protagonista di questo romanzo è Saida, una donna musulmana che nasce in un poverissimo villaggio del Camerun, figlia di un uomo che più di ogni cosa desiderava diventare padre di un maschio. Vessata dai genitori e dalla miseria, oltre che dall'incapacità di trovare marito, decide di partire e trasferirsi a Parigi, inseguendo il sogno della rinascita.
    Con l'emigrazione ha inizio una seconda parte di libro incredibilmente noiosa: Saida si installa a casa di una donna africana e poi di un'altra, occupandosi della gestione domestica; entrambe sono donne insoddisfatte e frustrate, la seconda a tal punto da suicidarsi sul finale. Altrettanto frustrata e insoddisfatta rimane Saida, che smania per trovare un marito e perdere finalmente la verginità (pur essendo arrivata alla menopausa con lo scorrere delle pagine).

    Inizialmente mi aveva catturata con l'ambientazione africana e una caratterizzazione abbastanza divertente dei personaggi e dei loro vizi e difetti, ma poi sono sprofondata in una noia profonda e in un totale disinteresse, mentre Saida era pagina dopo pagina più insopportabile.

    ha scritto il 

  • 3

    Gli onori perduti

    “Gli onori perduti”
    Calixthe Beyala
    Universale Economica Feltrinelli
    Anno pubblicazione 2005
    € 8,50 Pagg 307

    “Gli onori perduti” é un romanzo dalle molte contrapposizioni e in grado di suscitare senti ...continua

    “Gli onori perduti”
    Calixthe Beyala
    Universale Economica Feltrinelli
    Anno pubblicazione 2005
    € 8,50 Pagg 307

    “Gli onori perduti” é un romanzo dalle molte contrapposizioni e in grado di suscitare sentimenti contrastanti. Vi si scontrano o vi si incontrano Saida e la sua storia, dimensione intima, e la dimensione più generale della vita degli immigrati e di chi vive solo ai margini dei bagliori delle nostre città; l’immagine di Saida donna triste, ingiustamente privata della possibilità di fare esperienze, di provare emozioni, di amare, in nome di un credo impostole a forza di botte dal padre e quella della stessa Saida donna che sceglie quello stesso fanatismo religioso, che tanto le ha rubato della vita, come lente attraverso cui guardare e giudicare gli altri; Saida e il suo suscitare comprensione e speranza e allo stesso tempo fastidio per la sua passività e la sua infinita e cieca presunzione.

    Il romanzo stesso é diviso in due parti a richiamare, secondo me, quest’idea della contrapposizione.

    Nella prima parte conosciamo Saida.
    Nella dimensione intima e ristretta del suo piccolo villaggio assistiamo alla sua nascita, figlia femmina che doveva essere maschio, la vediamo crescere sempre più oppressa dal padre e dalla sua religione e assistiamo mentre rinuncia a vivere in nome di valori che nemmeno condivide. Siamo lì a guardarla mentre cresce con le parole che i suoi genitori le dicono di pensare e provando una sorta di irritazione per la sua passività.

    Quando quarantenne lascia il suo villaggio, cacciata dalla madre che le regala, in un inaspettato e incompreso gesto d’amore, la possibilità di fuggire da quel destino già scritto di vergine arida e infelice, io ho sperato di rincontrarla libera di vivere e di sentire sul suo corpo il senso delle esperienze. Mi sono preparata alla seconda parte pregustandomi la lettura di tutto ciò che avrebbe scelto per riscattare il tempo perduto a non vivere, ho sperato per lei e con lei aspettando la sua rinascita e invece...

    Nella seconda parte troviamo Saida a Parigi.
    E allora i motivi per irritarsi per me sono diventati ancora più intensi.
    “Ma come? Voleva tanto andare via per rincorrere la vita che aveva sempre desiderato e poi tutto quello che cerca é un posto dove dormire e dei pasti caldi?”
    Saida a Parigi non cerca il riscatto: solo un modo comodo di vivere, alle spalle dei suoi benefattori, per di più dimostrandosi, in più di una occasione, un’ingrata nei confronti di quanti la aiutano.
    E’ proprio in questa seconda parte che i miei sentimenti per Saida cambiano: sarà il realismo con cui viene descritta, che fa di Saida una persona, con tutte le luci e le ombre, a renderla un personaggio difficile da amare, non lo so, di certo più che altro l’ho giustificata, come spesso accade nella vita vera, ma non l’ho compresa né sentita vicina.
    Tristemente Saida godrà solo in parte della possibilità di una nuova vita: abbandonarsi le costa molta fatica e non avendo i mezzi per immaginarsi altro rispetto a quello che é la sua non diventa una ricerca per elevarsi ma solo un voler trovare una strada più comoda.
    Saida è una povera donna privata di ogni possibilità di scegliere e crescere, resa arida da principi che la fanno sentire superiore a tutti e distante da tutti, e, per quello che mi riguarda, non é una protagonista di quelle che ti stregano e ti restano dentro, piuttosto lo sono i personaggi secondari, quelli che Saida incrocia sulla sua strada: Marcel Pignon Marcel, senza tetto dall’animo buono, e Ngaremba, trentenne africana dal cuore grande e dall’anima fragile. Loro sì li senti perché sono vivi, palpitanti per gli sbagli e vibranti per le emozioni che provano, generosi nei confronti del prossimo e duri invece con se stessi. Con loro sì ti senti parte dello stesso mondo, della stessa vita, perché mi piace pensare che ciascuno di noi ha sotto pelle una forma di fragilità che ci rende capaci di riconoscerci negli altri, anche in chi, chissà per quali casi della vita, si ritrova a vivere scelte estreme.
    Voglio credere che sotto il velo dei nostri volti di adulti convenzionali ci siano degli occhi in grado di riconoscere negli altri i tratti comuni delle nostre anime e leggendo di Marcel Pignon Marcel e di Ngaremba questa convinzione si è rafforzata: impossibile non amare che vive intensamente, inevitabilmente commettendo errori, e coraggiosamente pagandone le conseguenze.

    Lo stile della scrittrice é ironico e frizzante. Gradevoli le descrizioni delle stoffe, dei cibi, degli odori in grado veramente di trasportare il lettore in un’altra dimensione: nell’Africa lontana o in quella a noi più vicina.

    ha scritto il 

  • 3

    Ironica e divertente la prima parte (pur narrando vicende che si svolgono ai limiti della povertà), inutilmente prolissa la seconda, con un finale deludente nella terza (dove il tutto si conclude trop ...continua

    Ironica e divertente la prima parte (pur narrando vicende che si svolgono ai limiti della povertà), inutilmente prolissa la seconda, con un finale deludente nella terza (dove il tutto si conclude troppo rapidamente!!).

    ha scritto il 

  • 3

    Peccato!

    Dopo aver letto "Gli alberi ne parlano ancora" della stessa autrice, mi sono buttata a pesce su questo libro, ma mi duole ammettere, che per quel che riguarda la scrittura è decisamente più noioso. Qu ...continua

    Dopo aver letto "Gli alberi ne parlano ancora" della stessa autrice, mi sono buttata a pesce su questo libro, ma mi duole ammettere, che per quel che riguarda la scrittura è decisamente più noioso. Qui non si entra tanto nella cultura africana come bellezza, ma nei problemi della cultura africana, in un paesino in Camerun dove tutto è difficile, e il trasloco in una Parigi che non abbraccia i nuovi arrivati. Rispetto al primo libro che ho letto suo, ci sono altri toni, un'altra storia, sviluppata in maniera meno africana e meno interessante, ma comunque da tenere in considerazione.

    ha scritto il 

  • 2

    scritto in maniera poco interessante

    Non mi è piaciuto molto questo libro, ma non per i contenuti, che sarebbero stati interessanti se fossero stati scritti meglio, in maniera più accattivante, più leggera, più fluida... non so spiegarne ...continua

    Non mi è piaciuto molto questo libro, ma non per i contenuti, che sarebbero stati interessanti se fossero stati scritti meglio, in maniera più accattivante, più leggera, più fluida... non so spiegarne bene il perché, ma il mio entusiasmo iniziale (ero molto contenta di leggere una storia con una cultura così tanto diversa dalla mia) è stato piano piano spento durante il proseguire della lettura e nelle ultime 100 pagine ho un po' arrancato :-(

    ha scritto il 

  • 3

    Storia di una donna vergine fino a cinquant'anni. Di una verginità portata e sopportata con orgoglio e costrizione, con disprezzo e sofferenza, fino alla comprensione delle "ragioni" che portano alla ...continua

    Storia di una donna vergine fino a cinquant'anni. Di una verginità portata e sopportata con orgoglio e costrizione, con disprezzo e sofferenza, fino alla comprensione delle "ragioni" che portano alla soppressione delle libertà individuali - e sessuali. In un contesto in cui è impossibile essere povere e donne libere, sullo sfondo di un'Africa dimenticata e rassegnata.

    "Avere una casa, dei figli e accudirli, questo era il piano stabilito da mio padre e da mia madre. Sembrava una cosa naturale. Supponendo che mia madre non si fosse sposata, avrebbe accettato un digiuno sessuale simile? Cinquant'anni senza amore non l'avrebbero afflitta e straziata? E papà, se nella sua vita una donna avesse avuto il coraggio di dirgli: "Puoi vivere e circolare in mezzo alle donne, senza toccarle" lui che cosa avrebbe fatto? Avrebbe accettato senza protestare? (...) Mentre camminavo, ero presa da un senso di malessere, molto profondo nelle viscere, che cercavo di reprinmere. Mi avevano insegnato che la disciplina e la padronanza di sè sono segni di maturità ed esigono dagli esserei umani la soppressione dei loro desideri. In quel momento ero sommersa dalle mie voglie personali: ero nell'utero delle mie inclinazioni."

    ha scritto il 

  • 4

    Adoro i libri che mi fanno conoscere "altre culture" dalla nostra, aiutandomi a leggere la realtà da un altro punto di vista. L'autrice è un'ottima narratrice: le immagini sono nitide, immediate, dann ...continua

    Adoro i libri che mi fanno conoscere "altre culture" dalla nostra, aiutandomi a leggere la realtà da un altro punto di vista. L'autrice è un'ottima narratrice: le immagini sono nitide, immediate, danno subito il senso di ciò che descrivono senza mezzi termini, senza significati nascosti.
    Dall'Africa a Parigi, tenendo fede alle proprie origini, a ciò che si è, anche in contrasto con il mondo che ti vortica intorno.

    ha scritto il