Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Gli scali del Levante

Di

Editore: Bompiani

4.0
(221)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8845244547 | Isbn-13: 9788845244544 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: E. Volterrani

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History

Ti piace Gli scali del Levante?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Il romanzo, attraverso la storia dell'ultimo discendente della dinastiaimperiale ottomana, ripercorre gli eventi storici che hanno segnato lapolitica del Medio Oriente dalla caduta dell'Impero Ottomano fino alla nascitadello Stato d'Israele e alla guerra civile in Libano. Ossyan, principeottomano, nato da una famiglia intollerante nei confronti delle divisionietniche, si ritrova eroe della Resistenza francese. Mentre lotta per liberarela Francia dai nazisti, conosce Clara, un'ebrea di cui si innamoraperdutamente. Insieme a lei vive la sua vera rivoluzione: lui, musulmano,sposa un'ebrea proprio quando il mondo intero è rassegnato a vedere arabi edebrei ammazzarsi tra loro.
Ordina per
  • 4

    Lo strano percorso dell'amore?

    Percorso davvero tortuoso di un amore che nasce in altre storie lontane.

    Prima parte a cinque stelle: I personaggi e i luoghi sono un vero toccasana per la mente. Anche la formula narrativa.

    Invece ...continua

    Percorso davvero tortuoso di un amore che nasce in altre storie lontane.

    Prima parte a cinque stelle: I personaggi e i luoghi sono un vero toccasana per la mente. Anche la formula narrativa.

    Invece la tristezza e anche le speranze ripetutamente disilluse - pagina dopo pagina - della seconda improbabilissima parte chiede di fare media con un tre stelle.

    Alla fine facendo la media potremmo dare quattro stelle, ma bisogna aggiungere che è davvero difficile valutare questo lavoro. Dopo averlo finito ci si sente un pò come se si sospetta di essere stati presi in giro da un amante ricco di fascino, ma che non lo si potrà mai appurare davvero.

    ha scritto il 

  • 0

    I libri sono tanti e, scartati i cascami (sempre più difficile lo sforzo, pare di aggirarsi in una giungla, non è vero?), restano i tanti che ti aiutano a passare il tempo, e pochi ...continua

    I libri sono tanti e, scartati i cascami (sempre più difficile lo sforzo, pare di aggirarsi in una giungla, non è vero?), restano i tanti che ti aiutano a passare il tempo, e pochi indimenticabili. Come questo. Certo è meglio sapere che non è un volta-pagina. Soprattutto, per lo stile particolarissimo in cui è narrato, una specie di "racconto del testimone" elevato a potenza, visto che il narratore riferisce quello che il protagonista gli ha raccontato, nei pochi e tumultuosi giorni nei quali, come scopriremo nel finale intensissimo, è a Parigi e aspetta che si compia il suo destino. Uno stile forse più adatto ai racconti (p.es. "Il treno ha fischiato" di Pirandello); scrivere un romanzo in questo modo era un rischio. Ne viene fuori un piccolo gioiello di intensità rattenuta, e un quadro meno usuale dell'Europa e della sua parte di là dal Mediterraneo.

    ha scritto il 

  • 3

    Inizio strepitoso, con l'incontro fortuito nel metrò parigino di un volto visto su un libro di storia e il successivo racconto dell'infanzia in Libano, della giovinezza a Parigi fino all'adeione ...continua

    Inizio strepitoso, con l'incontro fortuito nel metrò parigino di un volto visto su un libro di storia e il successivo racconto dell'infanzia in Libano, della giovinezza a Parigi fino all'adeione alla Resistenza francese. Poi il romanzo si siede e il limite del registro narrativo - un uomo che racconta la propria vita a un altro - salta all'occhio in maniera prepotente. Il detto e non mostrato prende sempre più spazio e così l'impressione di staticità, che raggiunge il massimo con gli oltre ventìanni passati dal protagonista in un manicomio, imbottito di farmaci che gli tolgono persino la capacità di esprimersi. A maggior ragione diventa inverosimile la risalita, fino all'improbabile fuga durante un bombardamento. Deludente.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia avvincente raccontata in modo magistrale. Una scrittura superba, asciutta eppure piena di suggestioni emotive, capace di rimandare il pensiero a vissuti personali e a ripercorrere la ...continua

    Una storia avvincente raccontata in modo magistrale. Una scrittura superba, asciutta eppure piena di suggestioni emotive, capace di rimandare il pensiero a vissuti personali e a ripercorrere la storia del secolo scorso cercando di intuire un altro modo di leggerla vedendola attraverso gli occhi di quei popoli e quelle culture che si affacciano sul Mediterraneo, da sempre crocevia di ogni mutazione, che dalle due grandi guerre del novecento ancora non sono usciti. Rimane una riflessione: dopo, quando un passaggio della storia ha terminato di compiere i suoi drammatici mutamenti sui destini degli uomini, si può davvero dire chi aveva ragione e chi torto? Forse, a posteriori, per il fatto che, come è noto, la storia la scrive chi vince, riusciamo solo a vedere il velo opaco steso sulla verità di cui si serve il vincitore per mettere in ombra i mezzi di cui si è servito per imporre la sua visione predatoria del mondo. E spesso, troppo spesso, basterebbe scavare nella storia di un solo testimone sconfitto di quel tempo, per sapere che a determinare il destino di nazioni e popoli è quasi sempre l'imperdonabile desiderio di potere di chi ama il potere più di ogni altra cosa. Più della bellezza, più della cultura, più dei suoi simili e, forse, perfino più di se stesso. Per questo la questione delle ragioni e dei torti della storia rimane sempre aperta: a farla, la storia, sono gli uomini. E dalla visione del mondo di pochi guerrafondai dipende ancora oggi il destino di molti uomini miti, amanti della bellezza e della conoscenza e poco inclini al potere e alla violenza necessaria per ottenerlo. Ma sono mie riflessioni, postume alla lettura. La storia raccontata nel libro forse rimane solo la storia di un uomo, testimone del suo tempo e del suo personale destino. Come lo è infondo ognuno di noi. Anche quando non sa di essere un testimone.

    ha scritto il 

  • 2

    A differenza di quanto si legge nella quarta di copertina: NON si ripercorrono gli eventi storici che hanno segnato la politica del Medio Oriente dalla caduta dell'Impero Ottomano fino alla nascita ...continua

    A differenza di quanto si legge nella quarta di copertina: NON si ripercorrono gli eventi storici che hanno segnato la politica del Medio Oriente dalla caduta dell'Impero Ottomano fino alla nascita dello Stato d'Israele e alla guerra civile in Libano. A meno che ripercorrerli non significhi dedicargli una riga ogni tanto. A parte questo piccolo particolare il romanzo non è niente di che, giusto la prima parte del racconto suscita un minimo di interesse, poi si spegne la luce sia nella mente del protagonista che in quella dell'autore.

    ha scritto il 

  • 4

    "Quell'epoca in cui uomini di tutte le origini vivevano gli uni accanto agli altri negli Scali del Levante, e mescolavano le loro lingue, è una reminiscenza remota? O è un prefigurazione ...continua

    "Quell'epoca in cui uomini di tutte le origini vivevano gli uni accanto agli altri negli Scali del Levante, e mescolavano le loro lingue, è una reminiscenza remota? O è un prefigurazione dell'avvenire? Coloro che rimangono attaccati a quel sogno sono dei passatisti o degli utopisti?"

    E' questo il tema principale su cui ruota il romanzo di Maalouf. E' la storia di Ossyan Ketabdiar e della sua famiglia dalla caduta dell'impero ottomano alla guerra civile libanese, passando per la Seconda Guerra Mondiale, il protettorato francese e la nascita dello stato di Israele. Gli uomini della famiglia Katabdiar discendono dalla famiglia reale ottomana ed hanno sempre inseguito il sogno di un mondo privo di odio in cui tutti vivano in pace fianco a fianco. Di questo sogno si sono fatti interpreti in prima persona prima sposando una donna armena negli anni del genocidio e poi sposando una donna ebrea negli anni della prima guerra arabo-israeliana. Il loro istinto li portava a combattere il tornado che stava per abbattersi sul Levante con le proprie nude mani. E al perseguimento di questo sogno pagheranno un prezzo altissimo in termini di salute mentale.

    Una ricostruzione della storia medio-orientale molto appassionata ma forse un po' ingenua. La prima parte del libro è più politica. La seconda parte è più intima e molto intensa.

    ha scritto il 

  • 4

    Quanto mi è piaciuto questo libro! Non conoscevo l'autore Amin Maalouf e probabilmente non l'avrei neppure notato in libreria. Invece sono stata incuriosita da un vicino anobiano che ne ha scritto ...continua

    Quanto mi è piaciuto questo libro! Non conoscevo l'autore Amin Maalouf e probabilmente non l'avrei neppure notato in libreria. Invece sono stata incuriosita da un vicino anobiano che ne ha scritto una bella recensione e sono andata a cercarlo. E ho fatto bene. Ho incominciato questo romanzo durante un viaggio in treno e subito dalle prime pagine ha avuto il potere di farmi isolare da quello che avevo intorno, trasportandomi nel mondo del protagonista, il Medio Oriente negli anni tra la caduta dell'impero Ottomano e la creazione di Israele. Quattro stelline perché la seconda parte è un po' meno coinvolgente: ma lo consiglio davvero! E ringrazio Frenk che con le sue parole mi ha permesso di scoprirlo.

    ha scritto il 

  • 4

    "Questa è una storia che non mi appartiene, racconta la vita di un altro. Con parole sue, che ho soltanto risistemato quando mi sono sembrate poco chiare o prive di coerenza. Con le sue verità, che ...continua

    "Questa è una storia che non mi appartiene, racconta la vita di un altro. Con parole sue, che ho soltanto risistemato quando mi sono sembrate poco chiare o prive di coerenza. Con le sue verità, che valgono quanto valgono tutte le verità. Che mi abbia mentito qualche volta? Non lo so"

    Inizia così Gli scali del Levante di Amin Maalouf, come una storia raccontata quasi per caso, per le pretese della curiosità e dell'insistenza, come una storia che, si dice, non appartiene ad altri.

    E invece no, non ci vuole molto per capire che questa non è solo la storia di chi confessa la sua storia, è storia di tutti noi, è storia che riflette ciò che siamo o che dovremmo essere e che forse potremmo anche essere.

    Storia immaginaria dell'ultimo discendente della dinastia ottomana, storia di un secolo che è fin troppo facile definire breve, storia che si affaccia su un mare di cui sembra di catturare perfino l'odore delle spezie trasportate nei secoli dalle navi mercantili.

    Il Mediterranneo, mare nostro fin dal suo nome, mare che sta in mezzo, mare che dovrebbe unire e invece spesso ha diviso. E poi il Medio Oriente, crogiuolo di popoli e di religioni, civiltà che si dividono e che però non possono fare a meno l'una nell'altra. E nel cammino di una tragedia che arriva fino a noi, le storie di questo uomo, eroe per caso e allo stesso tempo scarto, uomo ponte, uomo che non sa coltivare pregiudizi e risentimenti, lui islamico che sposa un'ebrea nei giorni dell'ira.

    Sarà per questo che finirà per anni in una clinica per malati mentali. Sarà per questo che mi piace, quest'uomo da cu mi farei accompagnare al cospetto del mare, per ponderare insieme su ciò che è più duraturo delle nostre follie.

    ha scritto il 

Ordina per