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Gli sfiorati

Di

Editore: A. Mondadori (Piccola biblioteca Oscar, 259)

3.6
(360)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 381 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804495227 | Isbn-13: 9788804495222 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Postfazione: Raffaele La Capria

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
Nel cuore di questo romanzo dorme una bomba a orologeria di nome Belinda, la ragazza bionda di 17 anni consegnata al fratellastro Mète perché la custodisca. Nello scenario di una Roma asfissiante sono loro gli "sfiorati", giovanissimi eroi di una generazione che ha avuto ogni cosa senza possederla veramente, che ha visto tutto senza capire nulla: lo sperpero, il ballo, il caos allo stato fluido e puro, le rincorse metropolitane, il televisore perennemente acceso che lancia i suoi riflessi azzurri in stanze piene di fumo... Sandro Veronesi mette in campo i suoi sbandati fratelli minori, ne fissa il carattere fuggevole e volubile e ne accelera il destino fino alla distruzione della loro ambigua innocenza.
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  • 0

    Sandro Veronesi: un corpo a corpo con il caos

    Qua potete trovare una retrospettiva sull'opera di Sandro Veronesi

    http://labalenabianca.com/2013/09/14/sandro-veronesi-un-corpo-a-corpo-con-il-caos/

    Buona lettura!

    ha scritto il 

  • 0

    E' strano, non ho amato la storia, ma mi sono affezionata ai personaggi, forse per l'abilità dell'autore di descriverli a tinte contraddittorie, pur in mezzo a tanta, troppa noia, forse per molte descrizioni non proprio necessarie e anche per qualche personaggio di troppo.La scrittura a volte no ...continua

    E' strano, non ho amato la storia, ma mi sono affezionata ai personaggi, forse per l'abilità dell'autore di descriverli a tinte contraddittorie, pur in mezzo a tanta, troppa noia, forse per molte descrizioni non proprio necessarie e anche per qualche personaggio di troppo.La scrittura a volte non mi piace, pur apprezzandone la versatilità, la trovo un po' trascurata (abbondano i periodi che non portano da nessuna parte). Trovo la storia un po' inverosimile, insomma, leggendo non riesco a stare al patto narrativo, pur apprezzando la descrizione di una Roma anni 80 che viene voglia di visitare in lungo e in largo, con i suoi locali tipici frequentati dai giovani di allora (eccomi!)

    ha scritto il 

  • 4

    Un "caos calmo" verso l'incesto

    Le vie della letteratura sono infinite. E possono passare, talvolta, attraverso un film visto per caso in una calda sera d’agosto, un manifesto un po’ ammiccante e la copertina (con lo stessa immagine del manifesto) di un libro esposto, ma leggermente appartato, nella vetrina di una edicola-libre ...continua

    Le vie della letteratura sono infinite. E possono passare, talvolta, attraverso un film visto per caso in una calda sera d’agosto, un manifesto un po’ ammiccante e la copertina (con lo stessa immagine del manifesto) di un libro esposto, ma leggermente appartato, nella vetrina di una edicola-libreria di Grado.
    E così, eccomi con questo mio primo romanzo di Veronesi, Gli sfiorati, letto abbastanza di corsa anche se con frequenti tentazioni di abbandono. Ma sono giunto alla fine ed ora tento di imbastire una sorta recensione, oscillando tra una tentazione “riduttivista” (si può dire?) e un’altra, di segno opposto, laudativa ed encomiastica.
    La verità è che il libro di Veronesi si presta a diversi approcci e livelli di lettura. C’è la storia di un amore, anzi, di una passione, di un amour fou, che il giovane Méte nutre per la sorellastra Belinda, un amore che lo assorbe tutto, lo coinvolge, lo travolge, lo annichilisce e, alla fine, lo condurrà dove tutto si acquieta e si risolve, in una pacificazione che l’incesto consumato finalmente riuscirà a dare. Tutto qui.
    Poi c’è la storia di Méte, lunghe pagine introspettive di rara sensibilità, spesso scarne ed essenziali; altre volte sottilmente indagatrici e dense di interrogativi esistenziali. Soprattutto, c’è Belinda, bionda e sensuale, una lolita che ignora di esserlo: perché lei è una donna “schiumevole”, come l’analisi grafologica di Méte è riuscita a definire, una donna leggera, ondivaga, incapace di pensarsi nel mondo, sia nel presente che nel futuro.
    Il tutto a Roma, vera protagonista del romanzo. Amo troppo questa città per non aver assaporato, passo dopo passo, i lenti giri di Méte da Corso Vittorio a piazza Navona, da via del Corso a Piazza Venezia e poi via, nelle stradine sotto il Quirinale, verso il Tritone, il Traforo, Via Nazionale. Con i suoi palazzi, i suoi colori particolari, i sampietrini bagnati di pioggia, il freddo pungente delle mattine d’inverno.
    Mète si interroga, si attribuisce dei compiti, si inventa vie di fuga per non pervenire all’unico esito che sembra fin dall’inizio inevitabile. O era evitabile? Lui, grafologo, freddo analista delle vite altrui, studioso di quei segni che inevitabilmente, più di una analisi psicologica, lo mettono in condizione di penetrare nelle altrui pulsioni e negli altrui destini, appare in realtà incapace di governare sé stesso. E poi, in fondo, perché negarsi a questo abbandono che, finalmente, porterà la pace, la fine di questo instancabile vagare nella città ma, soprattutto, nei meandri del proprio cuore?
    Veronesi è bravissimo nel governare la macchina narrativa. Con un procedere per piccoli passi, piccoli paragrafi tutti intitolati a mo’ di ulteriore esplicitazione, frequenti digressioni tenute saldamente in pugno in maniera non dispersiva riesce ad avvincere il lettore e a coinvolgerlo in maniera totale, restituendogli, tra l’altro, quella atmosfera anni ’80 che è l’altra cifra caratteristica del libro. Insomma, un libro da leggere e uno scrittore da approfondire. E’ vero, il libro data circa vent’anni e Veronesi ha successivamente scritto altri libri di successo. Ma, come si dice, meglio tardi che mai.

    ha scritto il 

  • 3

    L'educazione sentimentale ai nostri giorni

    Romanzo esistenziale che racconta le vicissitudini sentimentali di un (tardo) adolescente e che sa trasportarci nello spleen di un giovane dei nostri giorni grazie al talento innegabile di Veronesi per la parola scritta, per la costruzione di un umore generale attraverso il racconto di per ...continua

    Romanzo esistenziale che racconta le vicissitudini sentimentali di un (tardo) adolescente e che sa trasportarci nello spleen di un giovane dei nostri giorni grazie al talento innegabile di Veronesi per la parola scritta, per la costruzione di un umore generale attraverso il racconto di personaggi e situazioni.
    Quindi, una lettura piacevole inframmezzata però da opinabili ammiccamenti al lettore che se forse cercano di renderlo complice e partecipe, tolgono profondità e un po' di forza al risultato finale.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro carino, forse un po' lento. Tutto si dispiega nelle ultime 50\70 pagine, mentre nelle prime 300 si percepisce che qualcosa accadrà, ma si avverte solo l'elettricità, la tensione, senza un concreto avvenimento. Alla finr poi tutto collassa ed evolve

    ha scritto il 

  • 4

    Sandro Veronesi - Gli sfiorati

    Mi è piaciuto questo Gli sfiorati. Perchè Veronesi scrive in un modo molto creativo e stimolante, perchè la storia, seppur semplice, dà spunti di riflessione ed infine perchè l'ambientazione romana ha un fascino (almeno sul sottoscritto) molto potente e deciso.


    Roma prima di tutto. Gli sfi ...continua

    Mi è piaciuto questo Gli sfiorati. Perchè Veronesi scrive in un modo molto creativo e stimolante, perchè la storia, seppur semplice, dà spunti di riflessione ed infine perchè l'ambientazione romana ha un fascino (almeno sul sottoscritto) molto potente e deciso.

    Roma prima di tutto. Gli sfiorati, come dice Veronesi nella prefazione, è un omaggio ad una città splendida, magica, ricca di storia. Perfetta per ambientarci un romanzo, che alla fine finisce per "subire" il peso della città. Veronesi è bravissimo a riproporre certi luoghi, certi riti, certi angoli molto significativi. Il quartiere della Magliana, Trastevere ed il cimitero di Prima Porta sono i luoghi che più mi hanno colpito, che più hanno inciso la mia mente.

    Veronesi però non è solo bravo a descrivere ciò che ha vissuto. Ha anche una scrittura che difficilmente si legge oggigiorno. Creativa, ricca di sfumature ma non pretenziosa, tutt'altro. I paragrafi sono brevi, intensi e spesso hanno un senso compiuto. Ciò che è stato poi sviluppato in maniera quasi perfetta in Caos calmo, questa volta lo si trova in bozzolo, ovvero la capacità di Veronesi di psicanalizzare i suoi personaggi, di renderli umani, di scandagliare la loro coscienza ed il loro animo.

    Belinda e Metè, Metè e Belinda. Su questa coppia si gioca tutto il romanzo, su gli equilibri tra queste due persone si sviluppa una storia, forse semplice ad un primo acchito, ma tremendamente sofferta in certi momenti e che mi ha fatto riflettere sui rapporti tra le persone, sull'amicizia, la famiglia e gli affetti.

    Buona prova di Veronesi. Un romanzo che è stato totlo dalla naftalina solo per l'uscita del nuovo film omonimo, ma che merita a mio avviso tutta la vostra attenzione. Saranno soldi ben spesi.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro di Veronesi racconta una storia non proprio originale, ma lo fa con una scrittura molto efficace anche se un po' datata, nel senso di uno stile diverso da quello che conosciamo oggi dello scrittore. Nel leggere questa storia mi è venuta in mente la sensazione, quasi epidermica ma mol ...continua

    Questo libro di Veronesi racconta una storia non proprio originale, ma lo fa con una scrittura molto efficace anche se un po' datata, nel senso di uno stile diverso da quello che conosciamo oggi dello scrittore. Nel leggere questa storia mi è venuta in mente la sensazione, quasi epidermica ma molto cerebrale, di alcuni libri di Moravia. Il protagonista appare come un uomo alla deriva di sé stesso, pur essendo ancorato a poche granitiche certezze. Lo sviluppo della vicenda ha rallentamenti e accelerazioni improvvise ma alcune pagine sono memorabili.
    Mi è molto piaciuto il coraggio di raccontare, fino in fondo e senza nessuna falsa retorica o ambiguità borghese, desideri e sensazioni proibite che ognuno di noi ha dentro di sé.

    ha scritto il 

  • 4

    Escludendo le parti metanarrative, che proprio non mi sono piaciute, mi rimane comunque un libro scritto molto bene che racconta una storia spinosa ma in modo delicato.

    ha scritto il 

  • 3

    Qualche dubbio (sulla storia)

    Qui le descrizioni e la scrittura funzionano meglio della storia. Veronesi sa decisamente scrivere ma la storia di questo Mete innamorato della sorellastra non mi ha particolarmente appassionato. Non lo vedo neanche come un ritratto generazionale come hanno scritto soprattutto in occasione della ...continua

    Qui le descrizioni e la scrittura funzionano meglio della storia. Veronesi sa decisamente scrivere ma la storia di questo Mete innamorato della sorellastra non mi ha particolarmente appassionato. Non lo vedo neanche come un ritratto generazionale come hanno scritto soprattutto in occasione della recente trasformazioni in film. Il finale horror poi non l'ho proprio capito.

    ha scritto il