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Gli svergognati Vite di gay, lesbiche, transBlog this item

Book Description

L'epifania dell'orgoglio omosessuale
Da Repubblica
28 dicembre 2002
di Rosario Giuè

Se il Natale è il compimento delle speranze, esso è più di tutto manifestazione. É epifania, manifestazione di Dio. É lo svelamento della vita di Dio affinché ogni persona si disveli e si realizzi dal profondo vivendo nell'amore un processo di divinizzazione nel mondo.

Il Natale come possibilità di rialzarsi e sollevare la testa per vivere una fiduciosa manifestazione di sé e sperimentare l'emersione da dolorose invisibilità. Tra le tante invisibilità ve ne è una, spesso taciuta, e riguarda le persone omosessuali, della quale si è parlato alla presentazione a Palermo del libro di Delia Vaccarello, "Gli svergognati" (edizioni La Tartaruga).
Esiste oggi una non trascurabile percentuale di persone la cui epifania, se è difficile ovunque, al Sud, nei paesi della Sicilia e nei quartieri di Palermo è ancor di più negata e sbarrata. Qui ogni emozione è taciuta perché svergognata e pericolosa. L'unica strada, quando è negata la manifestazione dei propri sentimenti, delle proprie emozioni e dell'essere se stessi fino in fondo, è l'anestesia. È sotterrare la propria vita insieme alle emozioni. Il fatto è che vite non se ne hanno tante da vivere. Ne è stata data a ciascuno una sola che non può essere sprecata e nascosta.
Come si può chiedere a tanti volti di rinunciare a realizzare la percezione di sé e del senso della propria vita, senza rinunciare a prendere sul serio il rispetto della dignità di ogni persona umana?

Vi sono delle mamme che traboccando d'amore per i propri figli ne intuiscono il mistero e vorrebbero fare qualcosa ma sono afferrate dalla morsa della paura della gente, dei vicini di casa, dei parenti: della loro ignoranza, della loro arretratezza e del loro potere di isolamento. Hanno paura dell'opinione comune che associa le persone omosessuali alla morbosità, alla bramosia e a manifestazione di folklore.
Mettere in contatto un padre e un figlio, nella loro fragilità e le loro emozioni, in un contesto come il nostro deve essere proprio difficile. Eppure può accadere che in un momento di amoroso coraggio si cerchi il modo per posare una lettera nella stanza del figlio o della figlia, per dirgli che si sa di loro e che li si ama lo stesso.

Qui si può come rinascere, vivere un nuovo natale. È come risorgere. Perché nel riconoscersi vi è davvero un grande dono.
Ma non sempre riconoscersi è facile e così vi è tanta sofferenza e tanto spreco di vita. Tanta separatezza che pesa di più nei giorni di festa.
A volte si è costretti a fare i genitori dei propri genitori. O si è costretti ad andare via da casa e magari scrivere due lettere diverse: una alla mamma che non sa ed un'altra al padre che sa.

Molti non sanno che ormai vi sono associazioni di amici e genitori di persone omosessuali e nello scoprire avere una figlia o un figlio omosessuale si sentono più soli che mai.
Intanto i figli occultati nella società nel loro essere più profondo, negati nella epifania di sé, sono costretti a ricacciare la rabbia di fronte alle battute a doppio senso durante le serate con parenti ed amici o nei posti di lavoro.
Sentono come di uscire di senno quando sono visti come macchiette o come persone che fanno facilmente scempio di sé. O quando il pregiudizio parla di loro come di uomini e donne mancate, e non di persone perfettamente realizzate. Devono reggere senza ira di fronte al consiglio: "Vedrai, prega il Signore, ti passerà". Non schiantare di fronte al muro di ipocrisia e di retorica.

In questo contesto, non solo siculo, è difficile vivere il "coming out", il venire fuori, il vivere la propria epifania: l'essere se stessi, pienamente se stessi. Stretti tra i ricatti di chi fa di tutto per non ammettere la diversità dell'altro, allora la tentazione di scegliere l'autocensura non è così remota.
Ci si fa frenare dai sensi di colpa, dalla paura degli sguardi critici degli altri. Si viene a creare una separazione tra l'immagine che si ha di sé nel proprio intimo e l'immagine che si dà in pubblico. E così la costruzione della propria identità viene minata. Alla violenza si aggiunge altra violenza.

Può però venire il momento nel quale si può decidere se lottare o rassegnarsi. Rimanere nella prigionia o vivere fino in fondo. Fino a dare volto al grande mistero che si ha dentro e che è proprio ed unico di ogni vita. Ed essere serenamente amica, sorella, collega con la propria identità. Senza fughe in avanti che non servono a molto, con un pizzico di pazienza e di ironia, ma anche con tanta tenacia e voglia di resistere, senza chiudersi, in una società che vive il bisogno di inquadrare ad ogni costo le persone, perché fuori dalle proprie caselle le sfuggirebbero e non le possederebbe più.
Senza rinunciare a credere nel gusto e nella forza dell'incontro e potere arrivare al giorno nel quale non dovrebbe nemmeno essere più necessario dire "io sono" in una società più umana. Una società e una comunità ecclesiale che sappiano ascoltare di più l'altro e la sua la diversità. Arrivare al giorno in cui non sia più necessario rivelarsi, senza essere ricacciati nell'ombra.
Arrivare a non sentire il bisogno di cercare un "Dio migliore" perché quello che nasce a Natale ama te, come tutti, così come sei.

Book Details
Libri Italiani
Rating: (19)
4 stars
3 stars
2 stars
1 star
187 Pages
ISBN-10: 8877383690
ISBN-13: 9788877383693
Publisher: La Tartaruga
Pub date: Jan 01, 2002
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