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Gli ultimi occhi di mia madre

Di

Editore: Sironi

3.6
(15)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8851801215 | Isbn-13: 9788851801212 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
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  • 5

    “La mia vita e il mio amore sarebbero stati molto diversi se ogni tanto ci fossi stata tu accanto per sciogliermi lo sguardo, per darmi anche solo un sospiro di coraggio. Eppure tutta la codardia e la forza che hai messo nel sopportare la malattia, non ti hanno dato la grinta per mollare un po’, ...continua

    “La mia vita e il mio amore sarebbero stati molto diversi se ogni tanto ci fossi stata tu accanto per sciogliermi lo sguardo, per darmi anche solo un sospiro di coraggio. Eppure tutta la codardia e la forza che hai messo nel sopportare la malattia, non ti hanno dato la grinta per mollare un po’, per dedicarti a te e a me dal cuore, dal di dentro.” “Gli ultimi occhi di mia madre” racconta il rapporto complicato e doloroso di Patrizia Patelli con la propria madre. Parole struggenti che analizzano caparbiamente il comportamento innaturale di una genitrice che ha dedicato la vita al lavoro dimenticandosi di se stessa e di colei che sarebbe dovuta essere la sua amata figlia. Come mai i genitori mettono al mondo creature di cui poi se ne fregano? Come può l’egoismo sovrastare tutto il resto? Perché si passa attraverso la vita, senza esserne protagonisti? Un diario autobiografico profondo che lacera l’anima.

    ha scritto il 

  • 2

    solo kafka

    solo kafka può fare di una lettera accusatoria verso il proprio genitore un capolavoro di letteratura e filosofia. Questo romanzo invece, al di là della condivisione di alcuni elementi della figura materna per quella generazione di madri che hanno sacrificato la loro femminilità in nome del senso ...continua

    solo kafka può fare di una lettera accusatoria verso il proprio genitore un capolavoro di letteratura e filosofia. Questo romanzo invece, al di là della condivisione di alcuni elementi della figura materna per quella generazione di madri che hanno sacrificato la loro femminilità in nome del senso del dovere e per l'affermazione di un loro essere indispensabili socialmente e non solo nello stereotipo del ruolo familiare, è il classico romanzo scritto in funzione auto-terapeutica. Perchè per noi madri moderne è scontato doverci affermare fuori dalla famiglia. Ci faranno un analogo processo i nostri figli? La precoce dipartita rende solo impossibile una naturale identificazione in una parabola troppo rapidamente discendente.

    ha scritto il 

  • 2

    Che fatica!!!!

    Le premesse del...romanzo?...racconto?...diario?...diciamo del testo, sono sicuramente interessanti e quindi l'analisi di un rapporto di amore e odio tra una figlia ed una madre, nel momento in cui quest'ultima viene a mancare.


    Il tutto si concretizza in 150 pagine suddivise in capitoli di ...continua

    Le premesse del...romanzo?...racconto?...diario?...diciamo del testo, sono sicuramente interessanti e quindi l'analisi di un rapporto di amore e odio tra una figlia ed una madre, nel momento in cui quest'ultima viene a mancare.

    Il tutto si concretizza in 150 pagine suddivise in capitoli di 3-4 pagine che all'inizio fanno riflettere per la crudezza con cui la scrittice parla della madre; dopo una decina di capitoli molto simili ma inerenti i differenti aspetti (lavoro, casa, famiglia, parenti), gli stessi argomenti vengono visti sotto una diversa ottica, atta a giustificare la madre per i comportamenti avuti; gli ultimi capitoli sono di quasi-redenzione e scuse per la madre morta...evito di spoilerare il finale (se di finale si può parlare). Se le premesse c'erano tutte, il libro è però monotono, privo di dialoghi e pesante da gestire, poichè non ci sono momenti che "rompono" la tensione. Non mi sento di consigliarlo, se non per chi, identificatosi nella protagonista, non cerchi eventuali spunti, che, in ogni caso, farà fatica a trovare.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dubbio è sulla definizione di romanzo, ma è un racconto molto commovente e senza reticenze sul rapporto dell'autrice con la figura della madre. La prova di come in certe relazioni molto profonde i cattivi sentimenti e l'amore possano coesistere. L'ho affrontato con una certa resistenza, poi l' ...continua

    Il dubbio è sulla definizione di romanzo, ma è un racconto molto commovente e senza reticenze sul rapporto dell'autrice con la figura della madre. La prova di come in certe relazioni molto profonde i cattivi sentimenti e l'amore possano coesistere. L'ho affrontato con una certa resistenza, poi l'ho letto di fila, forse con una certa morbosità. Quella mi ha infastidito, forse. La mia morbosità, intendo.

    ha scritto il 

  • 0

    commento di un lettore

    Le parole di Patrizia Patelli mi hanno preso per mano e ho persorso insieme a lei e a sua mamma il viaggio del loro vissuto: sono stato lì con loro, ho ascoltato, pensato, ho avuto voglia di scappare anche, poi avrei desiderato che non fosse finto così presto. Questo è un libro coraggioso, vero, ...continua

    Le parole di Patrizia Patelli mi hanno preso per mano e ho persorso insieme a lei e a sua mamma il viaggio del loro vissuto: sono stato lì con loro, ho ascoltato, pensato, ho avuto voglia di scappare anche, poi avrei desiderato che non fosse finto così presto. Questo è un libro coraggioso, vero, difficile e facile, un'immensa storia d'amore

    ha scritto il 

  • 0

    Non c’è nulla in questo libro che indichi chiaramente che si tratti di materiale autobiografico. Nulla di diretto, inequivocabile almeno.

    ‘Questo è il suo primo romanzo’ appare nella brevissima biografia dell’autrice.
    Eppure le scelte linguistiche, il narrare taluni dettagli, schegge ...continua

    Non c’è nulla in questo libro che indichi chiaramente che si tratti di materiale autobiografico. Nulla di diretto, inequivocabile almeno.

    ‘Questo è il suo primo romanzo’ appare nella brevissima biografia dell’autrice.
    Eppure le scelte linguistiche, il narrare taluni dettagli, schegge contenenti riferimenti, percezioni che attraverso le parole acquistano spessori carnali; tutto questo pare trainare il lettore verso una tacita comprensione: la voce che narra ha vissuto ciò di cui narra. La voce narra di sé, per sé, fino a un ‘oltre’ sé. Comprensione assolutamente arbitraria, evidentemente.

    Questa voce, comunque, si tende a recuperare la madre che è, (attra)verso il recupero della propria madre mai realmente conosciuta, capita, affrontata ma persa prima di qualsiasi tentativo maturo, consapevole. Senza trasfigurazioni, abbellimenti, costruzioni forzate da aspettative poi disilluse. Senza cedere alle lusinghe delle buone apparenze ( ” Perché devo essere buona e nutrire buoni sentimenti? Spacciarmi per ciò che non sono ? Perché devo scrivere di buone intenzioni?”) Non è un recupero di forma, di comodo. E’ un ritrovare carne, memorie, buchi, moti dell’animo, reazioni ad azioni dure, controverse, dolorosissime. Arrivando a dilagare in lucide analisi che ripercorrono scorci di memorie, carenze sensoriali, lontananze di corpi e intenti, quesiti irrisolti, rimasti sospesi finché ancora potevano essere chiariti poi concretizzati in domande destinate a non ricevere risposte, lasciate in stand-by permanente.

    http://www.thepopuli.it/2009/10/libro-gli-ultimi-occhi-di-mia-madre-patrizia-patelli/

    ha scritto il 

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