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Gli ultimi sette mesi di Anna Frank

Di

Editore: Newton & Compton

3.8
(94)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Altri

Isbn-10: 8881830787 | Isbn-13: 9788881830787 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: F. Paris

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Che cosa avvenne ad Anna Frank dopo l'arresto? Questo libro racconta per la prima volta la drammatica conclusione della vita di Anna attraverso le commoventi testimonianze di sette donne ebree, sue compagne di prigionia nei lager nazisti. Ognuna di queste donne, tra le quali c'è anche Hannah Pick-Gosiar, la Lies Goosens del Diario, amica d'infanzia di Anna Frank, racconta la sua storia: la vita nei Paesi Bassi prima dell'invasione tedesca, l'arresto, la deportazione, la sopravvivenza nei campi di concetramento di Westerbork, Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen. Sette storie diverse, che hanno però in comune la tragica esperienza della vita nei lager e l'incontro con una prigioniera che sarebbe diventata più tardi il simbolo stesso dell'Olocausto.

Emerge da queste pagine lo straordinario ritratto di una ragazza coraggiosa, la cui storia privata, scritta per rimanere lo sfogo segreto di una coscienza, s'è trasformata in un terribile atto d'accusa contro il fenomeno più agghiacciante del ventesimo secolo. Le testimonianze di queste donne, dalle quali l'autore a tratto, oltre al libro, un documentario televisivo, ci raccontano gli ultimi giorni di Anna Frank, svelando una storia che ha inizio dove il diario drammaticamente si interrompe.

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    Gli ultimi sette mesi di vita di Anna Frank
    nei ricordi dei reduci del tragico olocausto

    di Sara Meddi

    Da Newton & Compton un saggio sui dolorosi fatti che
    hanno diviso la famiglia Frank dopo il suo arresto

    «Non lo sopporto; quando si occupano di m ...continua

    Gli ultimi sette mesi di vita di Anna Frank
    nei ricordi dei reduci del tragico olocausto

    di Sara Meddi

    Da Newton & Compton un saggio sui dolorosi fatti che
    hanno diviso la famiglia Frank dopo il suo arresto

    «Non lo sopporto; quando si occupano di me in questo modo, divento prima impertinente, poi triste e infine rovescio un’altra volta il mio cuore, volgendo in fuori il lato cattivo, in dentro il lato buono, e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se… se non ci fossero altri uomini al mondo». Così finisce il Diario di Anna Frank. Era il 1° agosto 1944 e tre giorni dopo, il 4 agosto, la polizia tedesca fece irruzione nell’alloggio segreto che fu perquisito e rivoltato da cima a fondo. Tutti i rifugiati furono arrestati e condotti in campi di concentramento. Nell’alloggio, in un mucchio di quaderni buttati per terra, Elli e Miep, amiche della famiglia Frank, trovarono il diario di Anna, il quale, insieme ai quaderni fu conservato per essere riconsegnato alla ragazza una volta che fosse tornata a guerra finita. Ma come sappiamo Anna non tornò mai, morì a Bergen-Belsen nel marzo del 1945. Di tutti i rifugiati si salvò solo Otto Frank, e a lui dobbiamo la postuma pubblicazione del Diario.
    Di Anna Frank dunque sappiamo quasi tutto. Conosciamo la sua infanzia grazie alle testimonianze di famiglia e amici, conosciamo i dettagli della sua adolescenza trascorsa nell’alloggio segreto dal suo stesso diario, e ovviamente sappiamo che è morta. Quello che quasi tutti ignorano è ciò che è successo nei sette mesi trascorsi tra l’arresto e la morte di Anna, e su questo lasso di tempo, a lungo obliato dagli storici, fa luce Willy Lindwer nel suo libro Gli ultimi 7 mesi di Anna Frank (Newton & Compton, pp. 258, € 9,90).

    Quei sette mesi mai raccontati
    Gli ultimi sette mesi della vita di Anna Frank sono stati ricostruiti grazie alla testimonianza di sette donne, tra le quali c’è anche l’amica d’infanzia Hannah Pick-Gosiar (Lies nel Diario), che con lei hanno condiviso la vita nel campo di Auschwitz e poi in quello di Bergen-Belsen.
    Questi sette racconti costituiscono insieme il racconto della prigionia di Anna ma sono anche, considerati singolarmente, i racconti di ognuna di queste donne. Sette spaccati sulla vita nei Paesi Bassi prima dell’invasione, sull’esperienza delle leggi razziali, della deportazione e soprattutto della sopravvivenza.
    La famiglia Frank è ancora unita quando viene trasferita nel campo di Westerbork, nel Nord-Est dell’Olanda. Qui Otto Frank viene messo a spaccare batterie, uno dei tanti lavori senza senso inventati solo per abbattere il morale dei prigionieri, ma è un lavoro interno ed è sempre meglio che stare sotto la pioggia e il fango. Tanto che Otto Frank si raccomanda per quell’impiego pur grottesco e inutile, accompagna Anna da Rachel Frankfoorder, già impiegata nel “settore delle batterie”, per chiedere se la figlia può dare una mano. Rachel, di Anna, ricorda che «era davvero molto cara, un po’ più grande di quanto appaia nelle foto che conosciamo di lei, allegra e di buon umore». Rachel ha un ottimo ricordo anche di Otto Frank, sempre gentile e amichevole, e continuamente preoccupato per la figlia più piccola, «era venuto da me con Anna, non con sua moglie o con Margot. Credo che sia venuto con Anna perché lei era la pupilla dei suoi occhi».
    Da Westerbork la famiglia Frank parte per Auschwitz. Lì le donne vengono divise da Otto, e Anna resterà convinta fino alla fine che il padre sia morto nonostante, ironia della sorte, sarà lui l’unico a tornare a casa. Se Anna avesse saputo che il padre era ancora vivo forse avrebbe trovato la determinazione giusta per sopravvivere, quella che le venne meno alla morte di Margot.
    Nel libro emerge come il rapporto tra Anna, la sorella Margot e la madre un tempo burrascoso e nervoso, esacerbato da una convivenza forzata tra quattro mura, si sia rinsaldato e trasformato durante la prigionia diventando un forte legame di dipendenza reciproca. Così ci viene da commuoverci quando Ronnie Goldstein-van Cleef ci racconta delle continue peripezie per procurarsi un po’ di cibo in più e di come la madre delle ragazze Frank rinunciasse sempre a parte della sua razione per le figlie, fino a scavare un cunicolo nel terreno sotto la baracca dell’infermeria per passare del cibo a Anna e Margot che erano lì ricoverate.
    Edith Frank rimarrà ad Auschwitz quando le figlie partiranno per Bergen-Belsen, questo sarà un duro colpo all’animo delle sorelle Frank, sempre più deboli e malate. Edith non sopravviverà molto alla mancanza delle figlie e morirà nelle camere a gas il 6 gennaio del 1945.
    Per tutti noi che abbiamo sempre conosciuto un’Anna spiritosa e scherzosa, ancora legata alla speranza e alla serenità non è facile accettare l’idea dell’“altra Anna”, quella dei campi di concentramento. Hannah Pick-Gosiar racconta di quando si avvicina al filo spinato, al buio, per parlare con Anna. È il febbraio del 1945 e Margot non può più uscire dalla baracca, è già gravissima. «Non era la stessa Anna che avevo conosciuto. Era una ragazza distrutta. Forse ero anch’io così, ma era terribile», ed è difficile immaginare Anna che piange per la morte dei genitori e che si lamenta per i capelli rasati «lei che era sempre molto attenta ai suoi capelli».

    Morte ed eredità letteraria
    Rachel Frankfoorder ritrova Anna e Margot a Bergen-Belsen quando queste sono già malate, magrissime, consumate dal freddo e quasi morte per il tifo. «Peggiorarono in modo tale che non ci fu più speranza. Ma arrivò anche la loro fine. […] Quando non le vidi più, ritenni che fossero morte lì sotto quella cuccetta. Un bel giorno non c’erano più, un brutto giorno in verità». Quel giorno era un giorno di marzo del 1945 e mancavano solo tre settimane alla liberazione del campo.
    Fu un brutto giorno davvero quello della morte di Anna Frank, insieme a lei se ne andò quel talento tanto acerbo eppur brillante che tutti hanno poi potuto conoscere nel Diario e nei Racconti dell’Alloggio Segreto. Anna voleva diventare giornalista e scrittrice, così scrisse nel suo diario, e nell’estate del 1943 iniziò a scrivere dei racconti poi letti per intrattenimento ai coinquilini dell’alloggio segreto. Compilò anche un quaderno di “belle frasi”, frasi, tratte dalle opere di altri scrittori, che l’avevano colpita. Nel marzo 1944 il governo olandese in esilio fece un appello ai microfoni di radio Orange affinché i diari di guerra fossero conservati. Anna ascoltò l’annuncio e ne rimase molto impressionata, tanto che da quel momento si impegnò a rivedere alcune parti del suo diario per renderlo adatto alla pubblicazione. Forse Anna Frank non sarebbe diventata una scrittrice, forse il suo sarebbe rimasto il sogno di un’adolescente ma, visto quello che ci ha lasciato, è davvero triste che questo sogno sia dovuto morire sul tavolaccio di una baracca a Bergen-Belsen.

    Sara Meddi

    (www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 58, giugno 2012)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Mi domandavo, quando ho comprato questo libro, cosa mai ci fosse da raccontare degli ultimi 7 mesi di Anna Frank visto che il libro era piuttosto corposo (200 e passa pagine): Anna Frank è diventata una figura-simbolo dello sterminio nazista solo dopo la fine della guerra, grazie al suo diario, q ...continua

    Mi domandavo, quando ho comprato questo libro, cosa mai ci fosse da raccontare degli ultimi 7 mesi di Anna Frank visto che il libro era piuttosto corposo (200 e passa pagine): Anna Frank è diventata una figura-simbolo dello sterminio nazista solo dopo la fine della guerra, grazie al suo diario, quindi l'idea che di lei ci fossero informazioni precise e certosine, o gente che l'avrebbe riconosciuta durante la permanenza sua e della sorella Margot al campo di concentramento, dove la gente aveva altro a cui pensare, mi sembrava abbastanza ridicolo.

    Ed ecco che infatti delle ragazze Frank in sè non è che si dica molto più di quello che si può leggere nel tragico epilogo del Diario: della morte delle sorelle Frank in campo di concentramento a pochi giorni dalla liberazione, del padre Otto unico sopravvissuto a cui dobbiamo la pubblicazione del diario.

    Più che altro il libro risulta essere è una raccolta di testimonianze di sopravvissuti che affermano di averle viste di striscio, o di aver parlato con loro per poco, o di averle percepite da lontano.

    L'unica testimonianza degna di nota, e non a caso la prima della "cucciolata", è quella di Hannah Pick-Goslar, amica di scuola di Anna e famiglia di cui si fa cenno vago anche nel Diario. In quanto amica intima di Anna ne dà una descrizione più intima e accurata, addirittura la cerca a Bergen-Belsen. Emblematica e terribile poi la scena che si racconta in questo capitolo, di Hannah che lancia un pacchetto con un po' di viveri in direzione di Anna che si trova al di là della recinzione, pacchetto che viene intercettato da un'altra disperata che si rifiuta di consegnarlo ad Anna. E' una scena che verrà ripresa pari pari nel recente "La chiave di Sara".

    ha scritto il 

  • 3

    Il voto su questo libro è relativo, esattamente come per il Diario, il loro contenuto è molto, molto più importante di qualsiasi altra cosa.
    Lo stile non mi ha conquistato particolarmente, ma l'ho trovato comunque accurato, ma soprattutto da voce a persone che l'Orrore lo hanno visto e viss ...continua

    Il voto su questo libro è relativo, esattamente come per il Diario, il loro contenuto è molto, molto più importante di qualsiasi altra cosa.
    Lo stile non mi ha conquistato particolarmente, ma l'ho trovato comunque accurato, ma soprattutto da voce a persone che l'Orrore lo hanno visto e vissuto sulla propria pelle.

    ha scritto il 

  • 4

    VITE PARALLELE CHE INCROCIANO QUELLE DI ANNA FRANK E DELLA SUA FAMIGLIA
    COME DICE IL TITOLO GLI ULTIMI 7 MESI DI VITA DI ANNA FRANK TESTIMONIATI DA PERSONE CHE HANNO CONDIVISIO LO STESSO CALVARIO DI ANNA

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia che ha inizio dove il diario drammaticamente si interrompe!Un documento storico raccontato dalle commoventi testimonianze di sette donne ebree compagne di prigionia nei lager nazzisti.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho letto il commento di Giorgia e concordo nel non esprimere giudizi con "stelline". Questo è un libro di testimonianze dirette, crude e non devono essere giudicate ma solo lette.
    E`certamente un libro che completa la lettura del Diario di Anna Frank.

    ha scritto il 

  • 5

    Credo sia inevitabile, per chi ha letto il Diario, leggere anche questo... Perché sapere diventa quasi un obbligo...
    (Non metto stelle di proposito perché si va parecchio al di là del semplice giudizio bello/brutto).

    ha scritto il 

  • 4

    dopo il diario, la purtroppo breve narrazione degli ultimi mesi di Anna Frank. Sorta di libro documento, veloce da leggere, scritto (o tradotto) non benissimo...

    ha scritto il