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Gli uomini delfino

Un intrigo sudamericano

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.7
(65)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 297 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8876381147 | Isbn-13: 9788876381140 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: F. Pacifico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
1946. L’aereo che trasporta Helga, i suoi due figli Erich e Zeppi, e il medico Klaus, nuovo marito della donna, si schianta in una zona inesplorata nel cuore dell’Amazzonia. Qui i quattro tedeschi vengono accolti come semidei dagli Yayomi, una tribù indios ferma all’età della pietra, che li scambia per l’incarnazione terrestre dei delfini.
La loro nuova vita si adatta serenamente ai ritmi naturali della tribù, e ai due bambini tutto sembra perfetto, anche la presenza di un antropologo segregatosi nel nulla e ignaro di tutto ciò che è accaduto nel frattempo nel sedicente mondo civilizzato.
Krol, il misterioso autore che nessuno ha mai visto in volto, ha il raro dono di rendere perfettamente plausibili le storie più incredibili. Gli uomini delfino è un’avventura non esotica che ancora una volta vi lascerà davvero con il fiato sospeso, una parabola sull’innocenza e sul potere devastante della civiltà dall’esito brutale e sconvolgente, una apocalisse raccontata dalla voce di un bambino.
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  • 0

    Ho appena finito di leggere Gli uomini delfino e ne ho ricavato più o meno la stessa impressione che ebbi da Callisto. Quello che più mi diverte di Krol è la totale implausibilità delle sue storie che di colpo, senza capire come, senza poter neppure individuare il momento narrativo preciso, diven ...continua

    Ho appena finito di leggere Gli uomini delfino e ne ho ricavato più o meno la stessa impressione che ebbi da Callisto. Quello che più mi diverte di Krol è la totale implausibilità delle sue storie che di colpo, senza capire come, senza poter neppure individuare il momento narrativo preciso, diventano del tutto plausibili. All’inizio sembra quasi di leggere una di quelle classiche favole da cui trarre una morale assoluta e universale (tant’è che in più punti mi è sembrato quasi di leggere un Vonnegut) ma poi cambia qualcosa e la favola si trasforma in una storia. Lo stile anche segue questo andamento. Le prime immagini che Kroll offre sono abbozzate, stilizzate, direi anche in modo (credo volutamente) ingenuo, attingono a un repertorio di luoghi comuni (basti pensare a Callisto stesso presentato subito come lo stereotipo del redneck o agli Yayomi dipinti nel modo più semplice possibile rimandando direttamente all’immaginario collettivo degli indigeni indios senza che l’autore si prenda quasi la briga di descriverne i tratti), le tinte iniziali non sono mai vivide, le emozioni e i sentimenti in gioco sono semplici, basilari e caratterizzano nettamente ogni personaggio sin dal principio. I personaggi stessi sembrano sagome bidimensionali e il flusso narrativo (ce n’è sempre uno solo peraltro) segue un corso biecamente lineare e univoco, mai spezzato o alterato neppure dalle poche immagini del passato che affiorano qui e lì durante la narrazione. Insomma all’inizio sembra davvero di leggere una favoletta, in cui sembra più essere solleticata la curiosità di sapere come va a finire la vicenda piuttosto che la voglia di seguire il corso della storia. Poi all’improvviso la favola cambia e diventa, per l’appunto, una storia: i personaggi non sono più quelli che ti erano stati presentati, la situazione a ben vedere è più complessa di quella che appariva all’inizio, i sentimenti si complicano e si alternano in modo violento e anche lo stile muta. L’ironia che avevi scambiato come tonalità pedagogica a sostegno della favoletta in attesa di una morale certa e rassicurante diventa una nota minacciosa che sottolinea la precarietà dello scenario in cui si muovono i protagonisti. Questi stessi acquistano una profondità che li rende finalmente personaggi semoventi e non più pedine su un scacchiera mosse dalla longa manus dell’autore. Egli stesso sembra farsi da parte e lasciare che la storia si narri da sola, dica quello che lei (e non lui) ha da dire. E alla fine dei romanzi di Krol a mio avviso è impossibile trarre una qualsivoglia morale o lezione. Al limite,se proprio vogliamo, possiamo trarne un avvertimento che potrebbe suonare così: “bello mio, stai attento perché gli uomini, tutti gli uomini, sono complicati, fanno cose sagge e subito dopo cose stupide, sanno essere forti ma possono diventare deboli, possono essere buoni ma anche spietati ... e poi come se ciò non bastasse certe volte ci si mette il destino”.

    ha scritto il 

  • 1

    Del 2006. Lasciato a pagina 50. Azione lenta e prevedibile. Come prevedibile la morale: tedeschi antisemiti nel 1945 in Sud-America; qualcuno si redimerà, qualcun altro no e se la passerà molto male. Boh...

    ha scritto il 

  • 4

    Notevole.
    Non credevo mi avrebbe appassionato tanto.
    Avevo considerato Callisto una sorta di esercizio di stile e avevo qualche dubbio sulla resa di Krol oltre quella che consideravo una pregevole meteora.
    Mi sono ricreduto in toto: Krol ha uno stile asciutto ma efficace, la storia scorre senza ...continua

    Notevole. Non credevo mi avrebbe appassionato tanto. Avevo considerato Callisto una sorta di esercizio di stile e avevo qualche dubbio sulla resa di Krol oltre quella che consideravo una pregevole meteora. Mi sono ricreduto in toto: Krol ha uno stile asciutto ma efficace, la storia scorre senza intoppi e gli spunti sociologici condiscono a dovere il tutto. Ghost-writer?

    ha scritto il 

  • 3

    Bella la copertina e il retro, belle le pagine bordate di rosso, bella l'idea dello scrittore misterioso che nessuno ha mai visto (sarà vero?, ma la astoria... mah
    La storia non mi ha preso molto (e di certo non mi ha fatto rimanere col fiato sospeso), nessuno dei personaggi mi è piaciuto partico ...continua

    Bella la copertina e il retro, belle le pagine bordate di rosso, bella l'idea dello scrittore misterioso che nessuno ha mai visto (sarà vero?, ma la astoria... mah La storia non mi ha preso molto (e di certo non mi ha fatto rimanere col fiato sospeso), nessuno dei personaggi mi è piaciuto particolarmente e la fine sembra veramente affrettata, come se lo scrittore si fosse stancato. Certo, i libri brutti sono altri però mi aspettavo decisamente di meglio. Diciamo che mi auguro che Torsten Krol non sia lo pseudonimo di Stephen King o, peggio, di Salinger. Dimenticavo: mi ha disturbato quella pecie di nota finale del traduttore che sembra quasi volersi giustificare per aver tradotto le vicende di un ragazzino nazista. L'ho trovata alquanto ridicola.

    ha scritto il 

  • 5

    Bravo proprio questo Torsten Krol.


    Letto da me dopo Callisto (ma scritto da quel che so) e letto da me con il dubbio scettico che Callisto fosse un po' un'eccezione dovuta alla sua contemporaneità ...


    ... erano tutte cazzate! :P


    Gran libro e come callisto gran romanzo d ...continua

    Bravo proprio questo Torsten Krol.

    Letto da me dopo Callisto (ma scritto da quel che so) e letto da me con il dubbio scettico che Callisto fosse un po' un'eccezione dovuta alla sua contemporaneità ...

    ... erano tutte cazzate! :P

    Gran libro e come callisto gran romanzo di formazione con i personaggi in continuo divenire.

    Appassionante soprattutto la parte centrale in cui introduce l'"iterazione" con gli Yomini ...

    ha scritto il 

  • 2

    bah, stiamo a vevdere, nel pieno del venezuela dopo la secoda gerra mondiale.
    indiana jones?
    jane e tarzan?
    o sempre la solita storia?

    risultato: romanzetto, buono per farci un cartone animato...........

    ha scritto il 

  • 4

    Inevitabile

    Dopo Callisto non si poteva fare meglio. Dopo aver sfiorato la beatificazione con Odell non si poteva chiedere di più e neanche qualcosa di simile. Comunque un bel libro, ma nulla di più.

    ha scritto il