Gomorra

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Publisher: Aschehoug

4.1
(14371)

Language: Norsk | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) Italian , English , German , Spanish , French , Swedish , Catalan , Finnish , Dutch , Portuguese , Slovenian , Hungarian , Polish , Czech

Isbn-10: 8203213472 | Isbn-13: 9788203213472 | Publish date: 

Translator: Jon Rognlien

Category: Crime , Fiction & Literature , Political

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Book Description

Boken er en dokumentar som tar for seg camorraen i Napoli, en organisert kriminell organisasjon, og viser hvor stor innflytelse den har i denne delen av verden.

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  • 5

    È uno di quei libri dove i fatti narrati starebbero benissimo in un film americano, di quelli che ti fanno sussultare dallo stupore per quanto tutto appaia surreale.
    Invece ti ricordi, con fatica -ti ...continue

    È uno di quei libri dove i fatti narrati starebbero benissimo in un film americano, di quelli che ti fanno sussultare dallo stupore per quanto tutto appaia surreale.
    Invece ti ricordi, con fatica -ti ci costringi- che è tutto vero.

    said on 

  • 4

    fragmentation

    maledizione

    – la merce ha in sé tutti i diritti di spostamento che nessun essere umano potrà mai avere.

    – Nessuno chiedeva, tutti constatavano che merci non soffrono il caldo e questa era condizione s ...continue

    maledizione

    – la merce ha in sé tutti i diritti di spostamento che nessun essere umano potrà mai avere.

    – Nessuno chiedeva, tutti constatavano che merci non soffrono il caldo e questa era condizione sufficiente per non spendere soldi in condizionatori.

    – “Euro, dollaro, yüan. Ecco la mia triade.”

    – Profitto, business, capitale. Null’altro. Si tende a considerare il potere che determina certe dinamiche e allora lo si ascrive a un’entità oscura: mafia cinese. Una sintesi che tende a scacciare tutti i termini intermedi, tutti i passaggi finanziari, tutte le qualità d’investimento, tutto ciò che fa la forza di un gruppo economico criminale.

    – “Questi qua sono tutti pregiudicati. Spaccio, furti, ricettazione, rapina…qualcuna fa pure le marchette. Non c’è nessuno pulito. Qua più ne muoiono, meglio è per tutti…”

    – L’organizzazione criminale coincide direttamente con l’economia, la dialettica commerciale è l’ossatura del clan.

    – Il clan non impone con l’intimidazione il prodotto che decide di “adottare” ma con la convenienza.

    – Sconfitti nel potere economico significa immediatamente sconfitti nella carne.

    – “Rione Terzo Mondo, non entrate”

    – “Fare un pezzo”: un’espressione mutuata dal lavoro a cottimo, l’uccisione di un uomo equiparata alla fabbricazione di una cosa, non importa quale. Un pezzo.

    – “Fatemi uscire da qua!…Diteglielo al masto!”

    – Qui lavorare come garzone, cameriere, o in un cantiere è come un’ignominia. Oltre ai soliti eterni motivi: lavoro nero, ferie, e malattie non pagate, dieci ore di media al giorno, non hai speranza di poter migliorare la tua condizione. […] Questi ragazzini imbottiti, queste ridicole vedette simili a marionette da football americano, non avevano in mente di diventare Al Capone, ma Flavio Briatore, non un pistolero, ma un uomo d’affari accompagnato da modelle: volevano diventare imprenditori di successo.

    – Bisogna invece riuscire a capire se qualcosa è rimasto. Questo vado a rintracciare. Cerco di capire cosa galleggia ancora d’umano; se c’è un sentiero, un cunicolo scavato dal verme dell’esistenza che possa sbucare in una soluzione, in una risposta che dia il senso reale di ciò che sta accadendo.

    – Il peggio che raccontano è lo scarto del peggio. A Secondigliano molti cronisti credono di trovare il ghetto d’Europa, la miseria assoluta. Se riuscissero a non scappare, si accorgerebbero di avere dinanzi i pilastri dell’economia, la miniera nascosta, la tenebra da dove trova energia il cuore pulsante del mercato.

    – Puoi collocare tutto in un casellario di senso che lentamente ti costruisci, ma gli odori, quelli non possono essere irrigimentati, ci sono.

    – Le occasioni qui non capitano, ma si strappano coi denti, si comprano.

    – [il Kalashnikov] È il vero simbolo del liberismo.

    – Comprare mitra, sparare, consumare persone e cose, e tornare a comprare.

    – Michail Kalashnikov…porta con sé l’imperativo quotidiano dell’uomo al tempo del mercato: fa’ quello che devi fare per vincere, il resto non ti riguarda.

    – Le armi sono l’estensione diretta delle dinamiche di assestamento dei capitali o dei territori, il mischiarsi di gruppi di potere emergenti e di famiglie concorrenti.

    – Parlava di Cosa Nostra come di un’organizzazione schiava dei politici, incapace di ragionare in termini d’affari, come invece facevano i camorristi casertani. Per Schiavone la mafia voleva porsi come anti-Stato, e questo non era un discorso da imprenditori.

    – Non esiste il paradigma Stato-anti Stato. Ma solo un territorio in cui si fanno affari: con, attraverso e senza lo Stato:

    – Imprenditori. Così si definiscono i camorristi del casertano: null’altro che imprenditori.

    – Francesco Schiavone Sandokan, Michele Zagaria e il clan Moccia erano i più importanti soci di Cirio e Parmalat in Campania.

    – Se la camorra fosse tutto il potere non ci sarebbe il suo business che risulta essenziale nel meccanismo dello scalino legale e illegale. In questo senso, ogni arresto, ogni maxi processo, sembra piuttosto un modo per avvicendare i capi, per interrompere fasi, piuttosto che un’azione capace di distruggere un sistema di cose.

    – La costituzione dovrebbe mutare. Scrivere che si fonda sul cemento e sui costruttori.

    – Ti sfogliano lentamente. Una foglia al giorno, fin quando ti trovi nudo e solo a credere che stai combattendo con qualcosa che non esiste, che è un delirio del tuo cervello. Inizi a credere alle calunnie che ti indicano come un insoddisfatto che se la prende con chi è riuscito e per frustrazione li chiama camorristi. Giocano con te come con lo shangai. Tolgono tutte le bacchete di legno senza mai farti muovere, così alla fine rimani da solo e la solitudine ti trascina per i capelli. È uno stato d’animo che qui non ti puoi permettere. È un rischio, abbassi la guardia, non riesci più a comprendere i meccanismi, i simboli, le scelte. Rischi di non accorgerti più di niente. E allora devi dare fondo a tutte le tue risorse. Devi trovare qualcosa che carburi lo stomaco dell’anima per andare avanti. Cristo, Buddha, l’impegno civile, la morale, il marxismo, l’orgoglio, l’anarchismo, la lotta al crimine, la pulizia, la rabbia costante e perenne, il meridionalismo. Qualcosa. Non un gancio a cui appendersi. Piuttosto una radice sotto terra, inattaccabile. Nell’inutile battaglia in cui sei certo di ricoprire il ruolo di sconfitto, c’è qualcosa che devi preservare e sapere. Devi essere certo che si rafforzerà grazie allo spreco del tuo impegno che ha il sapore della follia e dell’ossessione. Quella radice a fittone che si incunea nel terreno ho imparato a riconoscerla negli sguardi di chi ha deciso di fissare in volto certi poteri.

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  • 0

    Sarò sincera, per quanto mi vergogni ad ammettere che non sono riuscita a terminare questo libro.
    Ultimamente sto cambiando metodo di lettura: dato che per me è un piacere non voglio sforzarmi a legge ...continue

    Sarò sincera, per quanto mi vergogni ad ammettere che non sono riuscita a terminare questo libro.
    Ultimamente sto cambiando metodo di lettura: dato che per me è un piacere non voglio sforzarmi a leggere un libro che non mi sta piacendo.
    In questo caso non voglio però dare un voto perché non sono in grado di farlo, riconosco l'importanza fondamentale di questo libro e la bravura di Saviano come scrittore, ma è proprio lo stile di scrittura che mi ha creato qualche difficoltà. Gomorra è un reportage, e come tale è scritto con lo stile di un inchiesta, cosa che crea una certa pesantezza nella lettura, la quale però si alterna con momenti di incredibile coinvolgimento dato dagli avvenimenti più forti e commuoventi.

    said on 

  • 3

    Interessante reportage sulla Camorra, scritto da uno che ne sa e che ha vissuto in quei posti insanguinati. Consigliato, anche se ci vuole uno stomaco forte.

    said on 

  • 5

    "Io so, ed ho le prove"

    Un libro che affronta lentamente violenze e omicidi, in una terra dove la dea bendata oltre ad essere cieca è pure corrotta o spaventata. Saviano usa una prima persona che mette in mostra le difficolt ...continue

    Un libro che affronta lentamente violenze e omicidi, in una terra dove la dea bendata oltre ad essere cieca è pure corrotta o spaventata. Saviano usa una prima persona che mette in mostra le difficoltà di un vivere quotidiano che si intensifica con lo scorrere del tempo. Facendo lui il reporter è costretto a vedere molti cadaveri ridotti in stati impietosi, e questo non lo aiuta. L'autore soffre molto, non solo nel vedere la morte, ma anche nel sentirsi solo in questa "battaglia" contro il crimine organizzato, chiedendosi se tutto questo sia servito a qualcosa.

    said on 

  • 5

    Non si può aggiungere molto di più a quello che già è stato detto su Gomorra e su Saviano, il mondo critico, accademico e quello più becero populista hanno già sviscerato testo e autore sotto ogni pun ...continue

    Non si può aggiungere molto di più a quello che già è stato detto su Gomorra e su Saviano, il mondo critico, accademico e quello più becero populista hanno già sviscerato testo e autore sotto ogni punto di vista possibile. Ciò che rimane sono solo le mie personali impressioni di lettrice, impressioni che si situano ben al di fuori di tutto quel fermento da caso letterario (uso il termine senza disprezzo, come invece mi accade spesso) scaturito a seguito della pubblicazione, il che mi piace: arrivare tardi ha i suoi pregi.

    Comunque, sembra che non siano passati dieci anni per il testo di Saviano, sia a livello di forma che di contenuti. La punteggiatura minimalista mescolata ad una scrittura puramente inchiestistica rende lo stile trascinante, e non ho potuto in certi momenti non sentirmi in balia di quello che mi veniva spiattellato davanti agli occhi con così tanta schiettezza. A volte, numeri e date la fanno da padroni, ma il taglio narrativo riesce sempre a non farci sentire lettori di un puro articolo di cronaca nera o di un saggio de “Il Sole”, anche se l'autore altro non è che un giornalista di guerra e un osservatore delle economie criminali.

    Saviano ci introduce all'interno della macchina del Sistema attraverso una porticina laterale, come se lui stesso fosse custode di un impianto a motore dalle dimensioni gigantesche e dalla complessità labirintica. Grazie a Dio, riesce ad illustrarci i processi dei meccanismi intrinsechi che costituiscono la malavita italiana – e sottolineo italiana – senza sporcarsi le mani, letteralmente. La sua non è la voce di un pentito, ma di una persona che ama la sua terra in modo viscerale e incondizionato.

    Roberto gira in vespa attraversando le zone più disastrate e disagiate, suoi luoghi natii. Ho adorato questo input narrativo: è stato facile immedesimarmi, guardando tutto attraverso il suo occhio tormentato e triste. Triste, si, per le sorti della sua terra, la cui gente ne ha fatto un martire che respira e cammina, ma la cui vita non è più vita.

    Ho trovato meraviglioso anche l'adattamento che ne ha fatto Garrone: dire che deve essere stato difficile sceneggiare un testo di questo tipo mi sembra un eufemismo, quindi tanto di cappello a lui e a Gaudioso per aver trovato un linguaggio cinematografico capace di rendere la profondità dell'aspetto d'inchiesta, ancorandosi all'apparato narrativo in modo genuino e fedele. Il risultato? Un film dalla forza visiva ed espressiva incredibile, altro che la serie.

    Ti ho nel cuore Roberto, spero di vedere il giorno in cui ti potrai allegramente aggirare tra le viuzze del tuo quartiere mangiando un gelato e discorrendo di Keynes con persone della tua stessa statura intellettuale e morale, gridando dal profondo del cuore, a mo' di Papillon, che sei vivo e che ti godi la vita; si fotta il resto.

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  • 5

    Crudo affresco delle realtà più comode e tristi riguardanti la nostra penisola.

    Sono sempre stato affascinato dalle regole che reggono il mondo della malavita, in un certo senso è normale restare affascinati dal potere che queste persone possono esercitare, la possibilità di esse ...continue

    Sono sempre stato affascinato dalle regole che reggono il mondo della malavita, in un certo senso è normale restare affascinati dal potere che queste persone possono esercitare, la possibilità di essere in grado di fare quello che si vuole ed essere temuti e rispettati.
    Non bisogna scordarsi però del male che queste persone provocano ed in questo non vi è nulla di ammirevole.

    Studente di classe IV a.s. 2015_16

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  • 4

    In terra di camorra...

    Nel dare un voto a questo libro mi è sembrato tanto di dover dare un voto alle "imprese" della camorra.
    Sono sempre stato un po scettico e ho snobbato(lo ammetto) per un po l'idea di leggerlo,pensando ...continue

    Nel dare un voto a questo libro mi è sembrato tanto di dover dare un voto alle "imprese" della camorra.
    Sono sempre stato un po scettico e ho snobbato(lo ammetto) per un po l'idea di leggerlo,pensando fosse solo un'altra storia di mafia etc...
    Un passo recita benissimo lo spirito di questo libro :

    Sono nato in terra di camorra, nel luogo in cui i morti ammazzati d'Europa , nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari,dove niente ha valore se non genera potere. Dove tutto ha il sapore di una battaglia finale. Sembrava impossibile avere un momento di pace, non vivere sempre all'interno di una guerra dove pgno gesto può diventare un cedimento, dove ogni necessità si trasformava in debolezza , dove tutto devi conquistarlo strappando la carne dall'osso. In terra di camorra combattere i clan non è una lotta di classe, affermazione del diritto , riappropiazione della cittadinanza. Non è la presa di coscienzadel proprio onore, la tutela del proprio orgoglio. E' qualcosa di più essenziale, di ferocemente carnale. In terra di camorra conoscere i meccanismi d'affermazione dei clan , le loro cinetiche d'estrazione, i loro investimenti significa capire come funziona il proprio tempo in ogni misura e non soltato nel perimetro geografico della propria terra. porsi contro i clan diviene una guerra per la sopravvivenza, come se l 'esistenza stessa , il cibo che mangi, le labbra che baci , la musica che ascolti , le pagine che leggi non riuscissero a concederti il senso della vita, ma solo quello della sopravvivenza. E così conoscere non è più un atraccia di impegno morale.Sapere, capire diviene una necessità. L'unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare.

    said on 

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