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Goodnight, Mister Lenin

Journey Through the End of the Soviet Empire

By

Publisher: Pan Macmillan

4.2
(1302)

Language:English | Number of Pages: 464 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Polish

Isbn-10: 0330329634 | Isbn-13: 9780330329637 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback

Category: History , Political , Travel

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Book Description
The author of this book was travelling the length of the Amur - the great river that marks the boundary between Siberia and China - in 1991 when news broke of the conservative coup to depose President Gorbachev. A few days later the ship's tannoy announced that the coup had failed and its leaders fled - the political leadership of the Soviet Union was evidently in disarray. The collapse of the Communists' vast empire seemed imminent and Terzani resolved to discover what the peoples of the 15 Soviet republics thought about the stunning news from Moscow. In the weeks that followed he travelled westward to Siberia, crossing Central Asia and visiting the republics of the Caucasus, where the disintegration of the repressive Soviet regime was resulting in a wave of fervent nationalism and violent unrest. The search for the leftovers of the old empire brought him to discover the new force surging from the ashes of Communism: Islam and the prospect of a Unified Central Asian Republic - Turkestan.
Terzani presents an overview of turbulent Central Asia, complete with historical flashbacks and travellers' observations, helping to create an understanding of the radical transformation now breaking the former Soviet Union apart.
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  • 4

    Un reportage dettagliato, ben strutturato, interessante e di assoluta attualità: Terzani, nell'agosto e settembre del '91, fa il tour della ormai ex unione sovietica chiedendosi (e chiedendo alle pers ...continue

    Un reportage dettagliato, ben strutturato, interessante e di assoluta attualità: Terzani, nell'agosto e settembre del '91, fa il tour della ormai ex unione sovietica chiedendosi (e chiedendo alle persone che incontra) se il partito comunista è morto, e se è così, dov'è il cadavere, dov'è il funerale, dov'è il disastro conseguente a un tale terremoto; chiedendosi e chiedendo qual è il ruolo dei vari nazionalismi e integralismi religiosi in uno snodo così cruciale della storia. Oggi siamo nel 2015 ma siamo ancora qui a parlare dello 'zar' Putin, di embarghi nei confronti della Russia, gelo nei rapporti diplomatici con la Russia, fondamentalisti islamici, per non dire dei nazionalismi che fioriscono in ogni dove, ormai non solo in Russia ma anche in Europa, e ogni volta che un vecchietto inciampa in un gradino deve gridare all'allarme rosso, tutta colpa dei comunisti cattivi che mangiano i bambini. Insomma, dopo oltre vent'anni, siamo bravi a fare tante belle celebrazioni per la caduta del muro e cose simili, ma al lato pratico dobbiamo ancora capire se questo comunismo è morto oppure no. E allora ben venga Terzani che guarda in faccia il suo interlocutore, ne studia attentamente la fisionomia e gli pone le domande dirette. Non certo le domande per compiacere l'intervistato, e nemmeno le domande di quelle fatte tanto per mettersi in competizione con lui, ma le domande giuste (chi era che diceva che non esistono risposte giuste o sbagliate ma solo domande giuste o sbagliate?).

    Il crollo di un impero è un momento (momento inteso come tempo geologico…) sempre molto rilevante dal punto di vista storico, e molto affascinante dal punto di vista letterario. Se poi a raccontarlo è uno che scrive bene e sa mettersi nel giusto punto di vista, il risultato è una narrazione che scorre placida come un grande fiume, un racconto di viaggio e di confine, racconto della gente e per la gente, quella che ci prende sempre male attraverso tutte le traversie della Storia.

    Lettura che fa il paio con Scompartimento nr. 6, che ho letto di recente: entrambi gli autori percorrono e descrivono la Russia sulle orme di Cechov, ed hanno entrambi un ricco bagaglio di cultura ed esperienze di viaggio che gli consente di fare considerazioni, di spiegare oltre che descrivere. Mentre in Scompartimento nr. 6 si osserva lo stato di decadenza dell'impero sovietico, qui Terzani è incuriosito dal modo in cui, nonostante tutto sia cambiato nelle premesse dei meccanismi del regime, poco o nulla cambi nel risultato. Non cambia perché lui sta osservando gli avvenimenti dalla estrema periferia dell'immenso impero; oppure non cambia perché semplicemente quella rivoluzione che noi tendiamo a identificare con una data esatta (forse per effetto della sovra-informazione da cui siamo bombardati), gli abitanti di quei remoti paesi già avevano visto e sentito compiersi determinati cambiamenti, pian piano, nel tempo: "Quando è stato tolto il coperchio , il contenuto di quella pentola era già lentamente sbollito".
    Quale che ne sia la ragione, Terzani nel corso del viaggio finisce più volte per meravigliarsi di come la morte del partito comunista, un evento storico che dovrebbe lasciare segni evidenti e memorabili, nei fatti non determini nessun cambiamento effettivo nella vita della gente, né in politica, né in economia, tantomeno nella società. Attraverso le varie fasi della storia della Russia (impero degli zar, unione sovietica, crollo dell'unione con conseguente caos istituzionale) sono più gli elementi di continuità rispetto quelli di discontinuità.
    Come già incontrate ne 'L'armata dei fiumi perduti' di Sgorlon, anche qui si trovano masse di gente, intere popolazioni, che ovunque si trovino, ovunque vadano o vengano mandate, sono e saranno per sempre fuori posto, per sempre in esilio e senza una patria, a parte le tradizioni e la religione. Non sono una patita del concetto di patria, anzi diciamo pure che lo avverso apertamente in quanto forma di narcisismo dei popoli, ma questo pensiero di genti che non sanno più neanche loro di dove sono, mi da' un senso di grande tristezza e malinconia.
    Concludo annotando che anche io condivido il punto di vista di Terzani: "Il comunismo, con la sua sacrilega aspirazione a cambiare l'uomo, ha ucciso milioni di uomini e ha, come un moderno Gengis Khan, seminato vittime di ogni tipo lungo il percorso della sua conquista. Eppure è anche vero che là dove non era al potere, ma restava come un'alternativa d'opposizione - nei paesi dell'Europa Occidentale, per esempio -, il comunismo non è stato solo distruttivo, ma anzi ha contribuito al progresso sociale della gente. Come sistema di potere, fondato sull'intolleranza e sul terrore, il comunismo doveva finire. Ma come idea di sfida all'ordine costituito? Come grido di battaglia di una diversa moralità, di una maggiore giustizia sociale? Che succederà ora che il mondo capitalista resta l'unica "specie" del suo genere? Che cosa succederà ora che tanti potenti, tronfi di vanagloria per aver vinto la guerra contro il comunismo, restano senza concorrenza, senza sfida, senza stimolo?"

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  • 5

    Una volta ho iniziato un libro di Tiziano Terzani, non avevo sopportato tutto quell’ego che si spandeva nelle prime pagine del libro, ma adesso gli perdono quasi tutto! Buonanotte, signor Lenin è un b ...continue

    Una volta ho iniziato un libro di Tiziano Terzani, non avevo sopportato tutto quell’ego che si spandeva nelle prime pagine del libro, ma adesso gli perdono quasi tutto! Buonanotte, signor Lenin è un buon libro, un reportage di viaggio che racconta un momento storico dal basso, dalle strade e da dei luoghi che oggi non sono più gli stessi. Un libro che è un istantanea di un momento storico eccezionale, il passaggio da settant’anni di comunismo all’economia di mercato. I personaggi e i paesi che Terzani percorre sono alla ricerca della loro identità nazionale perduta durante gli anni di comunismo che ha soppresso la loro storia e appiattito con l’ideologia sovietica. Eppure, anche se tutti pronti a riscoprire la loro storia e la loro religione, riportare in auge la gloria di paesi dalla storia millenaria come Armenia, Georgia e l’Asia centrale, la fine del comunismo invece li apre alla globalizzazione e tutto ciò che ha visto Terzani che era sopravvissuto all’oppressione oggi si è estinto spazzato dalla globalizzazione. Così questo libro è un affresco storico di un mondo perduto, una panoramica ben descritta delle varie repubbliche sovietiche e dei personaggi che l’abitavano. Un libro anche interessante perché incontrando le persone giuste ti fa comprendere perché quelle regioni oggi sono una polveriera.

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  • 4

    Se Terzani racconta un posto, lo racconta dal nostro punto di vista. Ce lo racconta come se lo vivessimo anche noi con lui. Non dai vertici, dove non ha mai voluto stare (e vivaddio) ma dalla prospet ...continue

    Se Terzani racconta un posto, lo racconta dal nostro punto di vista. Ce lo racconta come se lo vivessimo anche noi con lui. Non dai vertici, dove non ha mai voluto stare (e vivaddio) ma dalla prospettiva dell'uomo: con le sue bellezze, le debolezze e le miserie.
    L'Unione Sovietica e i suoi comunismi, dalle dita di Terzani, ci arrivano diretti senza filtri. E sembrerebbe di esserci lì con lui, a respirare presagi di futuro e brutture del vivere.

    E penso sia uno dei libri più belli del nostro Tiziano, ché quel pezzo di storia non era facile da far venire a galla per sua stessa ragion d'essere.

    Andrebbe quasi letto ai propri figli.

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  • 5

    Testo Straordinario

    Sono sempre più convinto che se nelle scuole, ci fosse un pò di Terzani, sarebbe un mondo migliore.
    Uno degli avvenimenti più importanti degli ultimi 30 anni, viaggiando nell'Unione Sovietica durante ...continue

    Sono sempre più convinto che se nelle scuole, ci fosse un pò di Terzani, sarebbe un mondo migliore.
    Uno degli avvenimenti più importanti degli ultimi 30 anni, viaggiando nell'Unione Sovietica durante la fine del comunismo, magistralmente raccontato, non come tantissimi altri hanno fatto, bensì visto dal basso, dalle realtà che più ci toccano e appartengono.

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  • 5

    Un documento secondo me straordinario, un viaggio alla periferia di un impero al momento del suo collasso, che raccoglie testimonianze del presente e presagi del futuro, che racconta un mondo di miser ...continue

    Un documento secondo me straordinario, un viaggio alla periferia di un impero al momento del suo collasso, che raccoglie testimonianze del presente e presagi del futuro, che racconta un mondo di miseria e di sogni traditi. A volte un po' ripetitivo e faticoso da leggere, ma estremamente affascinante. Non posso che condividere pienamente il punto di vista di Terzani sul comunismo.

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  • 3

    Terzani è stato fortunato a trovarsi lì nel momento giusto per cogliere il cambiamento epocale in corso di svolgimento. Ha fatto un viaggio che piacerebbe fare a me. La narrazione è una cronaca abbast ...continue

    Terzani è stato fortunato a trovarsi lì nel momento giusto per cogliere il cambiamento epocale in corso di svolgimento. Ha fatto un viaggio che piacerebbe fare a me. La narrazione è una cronaca abbastanza dettagliata delle situazioni in cui si trova ma è poco coinvolgente, è priva di pathos.

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  • 4

    Reportage da paesi semisconosciuti

    Un'interessantissimo reportage sulla fine dell'Unione Sovietica vista da un osservatorio davvero inusuale. L'autore, infatti, non si trova a Mosca, San Pietroburgo o Kiew, bensì viaggia attraverso le ...continue

    Un'interessantissimo reportage sulla fine dell'Unione Sovietica vista da un osservatorio davvero inusuale. L'autore, infatti, non si trova a Mosca, San Pietroburgo o Kiew, bensì viaggia attraverso le 5 semisconosciute repubbliche ex-sovietiche situate in Asia (Kazakhstan, Uzbekistan etc.) e quelle caucasiche.
    Lo raccomando a chi ama i viaggi e la geografia in generale.

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  • 3

    Istantanee dal crollo

    Cosa succede se sei in viaggio in mezzo all'URSS durante la crisi che porta alla sua fine?
    Se di cognome fai Terzani decidi che è meglio attraversarla tutta (da ovest ad est) per vedere quello che suc ...continue

    Cosa succede se sei in viaggio in mezzo all'URSS durante la crisi che porta alla sua fine?
    Se di cognome fai Terzani decidi che è meglio attraversarla tutta (da ovest ad est) per vedere quello che succede non nel Centro ma in periferia. L'idea è ottimo, lo svolgimento forse meno. Terzani intuisce alcune cose (il futuro ruolo dell'Islam, la debolezza dei democratici, il trasformismo dei "mandarini") ma, salvo nella parentesi finale (a Mosca) non riesce a trasmettere il pathos di quello che avviene davanti ai suoi occhi. Speravo meglio [ma grazie per il regalo ai cari colleghi del sostegno]

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