Gormenghast

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 483)

4.4
(167)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 594 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8845920232 | Isbn-13: 9788845920233 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Roberto Serrai

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Il reame di Gormenghast ha il suo centro in un agglomerato tirannico con le sembianze di un castello. Qui ogni antica bellezza si è corrotta in cupa fatiscenza: le mura sono sinistre "come banchine di moli", e le costruzioni si tengono tra loro "come carcasse di navi sfasciate". E qui, intorno al piccolo Tito, settantasettesimo conte, si muovono la gigantesca contessa Gertrude, la madre, dalle spalle affollate di uccelli e dallo spumoso strascico di gatti bianchi; l'amata sorella Fucsia dai capelli corvini, che col suo abito cremisi infiamma i corridoi grigi; il fanatico custode delle leggi, Barbacane, nano storpio che raggela il sangue con lo schiocco della sua gruccia... Secondo episodio della trilogia iniziata con "Tito di Gormenghast" (Adelphi, 1981).
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  • 5

    Grande seguito

    Il secondo capitolo della saga di Gormenghast si presenta con tutta una nuova pletora di personaggi grotteschi, i professori di Tito, che si vanno ad aggiungere a quelli già conosciuti in precedenza. ...continua

    Il secondo capitolo della saga di Gormenghast si presenta con tutta una nuova pletora di personaggi grotteschi, i professori di Tito, che si vanno ad aggiungere a quelli già conosciuti in precedenza. La trama entra nel vivo, con un crescendo rossiniano di eventi che porterà alla risoluzione di tutti quei punti lasciati aperti dal primo libro. Unica pecca, il cambio del traduttore che, purtroppo, fa perdere all'intera vicenda quel gusto fané che tanto le si addiceva.

    ha scritto il 

  • 5

    Sfuggire dai riti e dalle definizioni

    Il romanzo è classificato come fantasy, ma è totalmente sui generis. Anche volendo collocarlo all'interno del realismo magico non si riesce a definirlo in tutti i suoi connotati. E' vero che in qualc ...continua

    Il romanzo è classificato come fantasy, ma è totalmente sui generis. Anche volendo collocarlo all'interno del realismo magico non si riesce a definirlo in tutti i suoi connotati. E' vero che in qualche momento il microcosmo di Gormenghast somiglia alla Macondo di Cent'anni di solitudine, specie nell'episodio dell'alluvione finale, ma l'ideologia è completamente diversa. Va da sé che è anche un romanzo di formazione, inoltre in molti punti si potrebbe definirlo simbolista, in altri modernista, ma insomma la sua caratteristica fondamentale è quella di sfuggire ad ogni definizioni.
    Salta agli occhi la peculiarità dello stile, visionario e nello stesso tempo preciso come una dissezione. Peake usa la penna come un microscopio e come un bisturi, nessuna variazione di luce, forma, colore, movimento, struttura gli sfugge. Ma non vi è nulla di asciutto in questa precisione, anzi il libro si distingue per una prosa barocca, con uso a profusione di similitudini e di analogie di una sensuale esuberanza.
    Il ritmo del racconto è lento, per la minuzia delle descrizioni, ma capace di brusche accelerazioni che tolgono il respiro.
    Non è uno scrittore pietoso e accomodante Peake, non risparmia un granché ai suoi lettori, non nella descrizione della putritudine e meno che mai nello sferrare colpi bassi, nei quali anzi è di una tale spietata maestria che George R. R. Martin al confronto pare una ricamatrice ( a tal proposito vi consiglio di non affezionarvi ai personaggi).
    E' soprattutto un maestro di libertà, perciò straordinario nel creare atmosfere asfissianti, ma la sua narrazione non è fatta solo d'atmosfera. E' un autore di emozioni e sentimenti e anche d'ambiguità. I suoi personaggi: malvagi, ridicoli, imponenti, sensibili, romantici, idealisti, cinici, fanatici, disillusi non sono mai banali: persino le sue macchiette sprofondano di spessore. Gormenghast se non è un capolavoro lo sfiora ad ogni pagina.

    Va da sé che il presente volume, secondo di una trilogia, va letto dopo il primo, o non ha senso, ma il primo è più difficile, perché più descrittivo, mentre in questo secondo atto l'azione diviene più impellente.
    Mi dicono che il terzo mi deluderà, perché manca della mano finale dell'autore, già gravemente malato mentre lo scriveva. Pazienza, non posso fare a meno di leggerlo. Ormai sono come Tito, devo assolutamente sapere cosa c'è fuori, anche se sospetto che abbia ragione la contessa Gertrude e che fuori non esiste niente e che tutte le strade portano a Gormenghast.

    ha scritto il 

  • 4

    A suo modo un capolavoro. In Peake prevale la scelta delle scene madri, a lungo anticipate e minuziosamente descritte. I personaggi non hanno in sé una grande profondità poiché il protagonista è appun ...continua

    A suo modo un capolavoro. In Peake prevale la scelta delle scene madri, a lungo anticipate e minuziosamente descritte. I personaggi non hanno in sé una grande profondità poiché il protagonista è appunto il castello. Rispetto al primo, questo si avvicina di più al romanzo di formazione. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    Non è meno bello del primo romanzo, è solo diverso.

    Anche questo libro è scritto molto bene e le descrizioni degli ambienti e le caratterizzazioni dei personaggi sono molto dettagliate e coinvolgenti, rispetto al primo romanzo l'atmosfera è in generale ...continua

    Anche questo libro è scritto molto bene e le descrizioni degli ambienti e le caratterizzazioni dei personaggi sono molto dettagliate e coinvolgenti, rispetto al primo romanzo l'atmosfera è in generale più drammatica e meno poetica.
    La prima parte è carica di presagi di pericolo imminente e questa situazione di tensione viene smorzata con le descrizioni della vita scolastica e dei professori: tutti personaggi grotteschi e ridicoli soggiogati dall'abitudine al rituale e dalla tradizione ma privi sia di amore verso le regole sia di desiderio di cambiamento.
    Dopo una lunga fase di bonaccia che avvolge la vita al castello, la narrazione sale di tono e tutto cambia: l'atmosfera diventa cupa e palpitante, la tensione sale via via più alta, il senso di pericolo di cui si percepiva il presagio latente ora è vivo e presente, il ritmo diventa pressante e coinvolgente e l'autore riesce a rendere palpabile la tensione emotiva che sale.
    La parte relativa all'inondazione è un romanzo nel romanzo, denso di avvenimenti cruciali in cui si tirano le fila di tutta la storia narrata nei due libri; gli accadimenti sono tragici, avvincenti e a tratti molto commoventi, la descrizione della furia della natura sempre intensa tanto da far diventare il diluvio un personaggio vero e proprio.

    a proposito di Tito di Gormenghast http://thequeenofmira.blogspot.it/2013/12/libro-tito-di-gormenghast-di-mervyn.html

    ha scritto il 

  • 4

    Cupo, immaginifico,violento ma anche con ampi spazi di graffiante umorismo. Cura quasi maniacale dei particolari nelle minuziose descrizioni di grandissima forza evocativa e pittorica.
    Bella ma lenta ...continua

    Cupo, immaginifico,violento ma anche con ampi spazi di graffiante umorismo. Cura quasi maniacale dei particolari nelle minuziose descrizioni di grandissima forza evocativa e pittorica.
    Bella ma lenta e discontinua la prima meta'; incalzante, travolgente e mozzafiato la seconda.
    Assistiamo al compiersi del destino di alcuni personaggi che abbiamo conosciuto nel primo volume della trilogia, ne conosciamo di nuovi.
    Ma il vero, indiscusso protagonista e' il castello di Gormenghast.
    Fantasy? Mistery?! Mah!
    Io ho trovato una gran quantita' di assonanze con i labirinti di Borges, con l'incomprensibile ma ferreo sistema di regole dell'universo simbolico del Kafka de Il Castello, con la violenza dei drammi piu' cupi di Shakespeare...
    Solo (?!) quattro stelle perche' alcune parti - se pur godibilissime e scritte magnificamente - rompono il ritmo della narrazione e non giovano all'unita' interna del romanzo.
    So che il terzo volume della trilogia e' rimasto privo di revisione definitiva a causa della malattia e della morte dell'autore, percio' non ho grandi aspettative.
    Ma ho trovato questi due volumi, pur con le loro manchevolezze, decisamente affascinanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Delightful. Thrilling. Amusing.

    I think I've come across a book which is worth reading twice. All the virtues of "Titus Groan" are present in this one as well. The detailed descriptions make the story astonishingly vivid and cause t ...continua

    I think I've come across a book which is worth reading twice. All the virtues of "Titus Groan" are present in this one as well. The detailed descriptions make the story astonishingly vivid and cause the plot to flow slowly but smartly fitting the incredible atmosphere where it takes place. I really loved the writing and wonder whether "Titus Alone" would be at the same level.

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo capitolo della saga di Gormenghast. Più cupo e tragico del precedente, sempre molto intenso grazie allo stile vivido e lirico di Peake. Discontinuo nella trama alterna momenti di grandissima i ...continua

    Secondo capitolo della saga di Gormenghast. Più cupo e tragico del precedente, sempre molto intenso grazie allo stile vivido e lirico di Peake. Discontinuo nella trama alterna momenti di grandissima ironia a pozzi profondi di inquietudine ed alienazione. Fatta eccezione per alcuni punti in cui le troppe descrizioni appesantiscono la storia, si tratta di un'altra pietra miliare di una delle saghe fantasy più belle mai lette.

    ha scritto il 

  • 3

    Sicuramente non all'altezza del primo volume della trilogia. La trama mi è risultata più noiosa soprattutto nella prima metà. Il calo più consistente sta nella qualità della traduzione che ha perso qu ...continua

    Sicuramente non all'altezza del primo volume della trilogia. La trama mi è risultata più noiosa soprattutto nella prima metà. Il calo più consistente sta nella qualità della traduzione che ha perso quel tocco retrò e la cosa si nota sempre di più proseguendo nella trilogia.

    ha scritto il 

  • 0

    Gormenghast

    that mervyn peake's health was suffering during the latter stages of the trilogy is not in question neither is the fact that his failing faculties seriously affected the tone of the series, however no ...continua

    that mervyn peake's health was suffering during the latter stages of the trilogy is not in question neither is the fact that his failing faculties seriously affected the tone of the series, however nothing can deny this work its rightful place as a masterpiece of fiction.

    ha scritto il 

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