Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Gracias

By

Publisher: El Aleph

3.4
(1206)

Language:Español | Number of Pages: 96 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , French

Isbn-10: 8476698364 | Isbn-13: 9788476698365 | Publish date:  | Edition 1

Category: Biography , Fiction & Literature , Humor

Do you like Gracias ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • 4

    Dedicato a Stefano Benni.

    Monologo di un ricevimento di un premio. Mi fa sorridere ssempre Pennac. Mi fa riflettere sempre Pennac. Sono contento di averlo letto. Sono contento di averlo riletto. Forse sono l'uomo che sono, ...continue

    Monologo di un ricevimento di un premio. Mi fa sorridere ssempre Pennac. Mi fa riflettere sempre Pennac. Sono contento di averlo letto. Sono contento di averlo riletto. Forse sono l'uomo che sono, nel bene e nel male, anche grazie alla lettura dell'opera di Monsieur Pennacchioni. Buone letture. BUONAVITA!

    said on 

  • 5

    “avete fatto caso che si ringrazia sempre molto, mai poco: “molte grazie” ,si. “ poche grazie” , no.”

    Recente dialogo tra me e una mia cara amica neolaureata: -Lei: “Il mio relatore ha detto che dovrei evitare di mettere i ringraziamenti finali nella tesi perché sono volgari, stucchevoli e ...continue

    Recente dialogo tra me e una mia cara amica neolaureata: -Lei: “Il mio relatore ha detto che dovrei evitare di mettere i ringraziamenti finali nella tesi perché sono volgari, stucchevoli e superflui.” -Io: ”Nooooooo, ma i ringraziamenti sono la parte più bella!” Questo era prima che leggessi questo breve testo di Pennac. Adesso credo che quando arriverà il momento dei miei di ringraziamenti (per quanto temo che ci vorrà ancora parecchio tempo) saprò affrontarli sicuramente meglio. Ho trovato incredibile il fatto che in circa settanta pagine l’autore sia riuscito a ringraziare tutti, senza mai ringraziare veramente nessuno. Con il suo fare ironico e impacciato Pennac ha descritto l’utilità e la frivolezza dei ringraziamenti, quanta importanza si dia alla parola grazia e quanto in realtà si sottovaluti. Sarà dunque paradossale ma ci terrei a ringraziare Daniel Pennac per avermi insegnato a dire grazie tutti i giorni senza mai dirlo ufficialmente.

    said on 

  • 3

    Bah...

    Un libro sul ringraziamento. No, non sulla festività tutta statunitense. Sul ringraziamento come gesto, come genere a sè stante di interazione.

    Un monologo con qualche uscita divertente, ma poco ...continue

    Un libro sul ringraziamento. No, non sulla festività tutta statunitense. Sul ringraziamento come gesto, come genere a sè stante di interazione.

    Un monologo con qualche uscita divertente, ma poco più.

    Pennac, mio caro Pennac, ma che mi combini?

    said on 

  • 5

    Pennac compone un monologo scritto per il teatro: il testo è brillante, vivace, sorprendente ed ironico. Un sentito omaggio ai suoi lettori, un'occasione per riflettere sul significato di ...continue

    Pennac compone un monologo scritto per il teatro: il testo è brillante, vivace, sorprendente ed ironico. Un sentito omaggio ai suoi lettori, un'occasione per riflettere sul significato di "ringraziamento" con intelligenza.

    said on 

  • 1

    Beh, se Pennac non fosse stato Pennac ma uno scrittore alle prime armi e avesse presentato questo libiro ad uno o più autori, avrebbe sicuramente continuato ad essere una persona che sogna di fare ...continue

    Beh, se Pennac non fosse stato Pennac ma uno scrittore alle prime armi e avesse presentato questo libiro ad uno o più autori, avrebbe sicuramente continuato ad essere una persona che sogna di fare lo scrittore...

    said on 

  • 4

    Grazie poche, grazie meno!

    "E ne ho tratto la conclusione che il ringraziamento è un genere a sè. E' un genere centrifugo, nel significato ondulatorio del termine. Come un sasso gettato in uno stagno, il ringraziamento crea ...continue

    "E ne ho tratto la conclusione che il ringraziamento è un genere a sè. E' un genere centrifugo, nel significato ondulatorio del termine. Come un sasso gettato in uno stagno, il ringraziamento crea cerchi centrifughi, sempre più larghi.

    E' questa la differenza tra noi e i ministri.

    Un ministro non aspetta mai che ci si congratuli con lui, si congratula da solo: grammaticalmente parlando, il verbo congratularsi in senso riflessivo è esclusivamente ministeriale. "E mi congratulo!".

    E' strano a pensarci bene..perché qui i cerchi più vicini sono costituiti dalle persone che ci sono meno vicine.

    Altre persone ci sono più..care, no? ..E' qualcosa di un po'..ingiusto, no?

    A pensarci bene, il ringraziamento è un genere ridondante.

    Cosa si aspettano esattamente da me? Che li ringrazi di avermi ringraziato? E così dove si va a finire?

    Incredibilmente limitato, come genere.

    Questi ringraziamenti alle giurie, staff, pubblico mi sembrano...una formalità. Una specie di deviazione obbligatoria per non dover ringraziare ufficialmente se stessi. E' assolutamente impossibile ringraziarsi da soli se non si è ministri.

    Bisognerebbe approfittare dell'occasione per rinnovare le leggi del genere! Il genere del ringraziamento... Umanizzare un po' questo.. Farne un momento di pura sincerità.

    La prima tentazione, ovviamente, è quella di invertire la tendenza: fare del ringraziamento, genere finora centrifugo, un genere centripeto. Riportare finalmente al centro della nostra gratitudine coloro che devono essere ringraziati per primi per il semplice motivo che a loro dobbiamo tutto. Il primo cerchio, quello vero! La famiglia, i Nostri, in poche parole. La famiglia elettiva, coloro che abbiamo scelto, negli anni, uno a uno, in tutta coscienza. E' il minimo che si possa fare.

    ...

    Avete fatto caso che si ringrazia sempre molto, mai poco: "Molte grazie", sì. "Poche grazie", no. "Grazie tante", sì. "Grazie meno", no. Non si dice. in amore, invece, si può amare poco, amare meno e dirlo. "Ti amo molto meno", a parte l'interessato, non scandalizza nessuno. Ma "ringraziare meno" non è fattibile. Si ringrazia sempre di più. Il problema della gratitudine è che è votata all'inflazione. Perciò ci tocca ringraziare sempre più persone che amiamo sempre meno.

    Però non si può neanche dire "grazie" a una persona che ci fa dono del suo amore. Provateci: "ti amo". "Molte grazie!". Non è una risposta soddisfacente. Eppure dovrebbe esserlo. "Mi ami? Davvero? Oh! Molte grazie!".

    Ma no, non va bene. Grazie a qualsiasi cosa, ma non all'amore".

    Si irrita.

    "Eppure questo perenne obbligo di gratitudine comincia prestissimo!. E dilaga in ogni direzione.

    Certo, la questione è proprio questa. Cosa ci si può aspettare da una parola ambigua come "grazie?". Da un verbo che esprime un sentimento e il suo esatto contrario?

    "La ringrazio. Arrivederci e grazie".

    Alla forma negativa il verbo ringraziare perde tutta la sua ambiguità!

    Fino a prova contraria "non vi ringrazio" significa "non vi ringrazio". Non è possibile alcun errore di interpretazione.

    Se ponessimo al centro del ringraziamento una persona che non vogliamo ringraziare il genere guadagnerebbe chiarezza e sicuramente sincerità.

    Per cominciare, eliminiamo il grosso: non ringrazio nessun ministro!

    Non ho niente contro i ministri, ma qui si tratta di rinnovare un genere fondato sulla tautologia. Quindi non è il caso di ringraziare persone che si ringraziano da sole! Sennò addio rinnovamento!".

    said on