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Grand Hotel

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Publisher: Santillana Ediciones Generales (Col. Novelones de la Ser)

3.5
(73)

Language:Español | Number of Pages: 337 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian

Isbn-10: 8403095627 | Isbn-13: 9788403095625 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Víctor Scholz

Also available as: Others , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
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  • 4

    Un libro d’altri tempi. Letto un’ottantina d’anni dopo riesce a ricreare abbastanza bene l’atmosfera di un mondo di cui – col senno di poi – avvertiamo la dissoluzione imminente. Niente di eccezionale, né nella scrittura né nei personaggi ma sono contenta di averlo letto.

    said on 

  • 4

    "Una scrittrice di prim'ordine tra quelle di seconda qualità" così si definisce Vicki Baum, ebrea austriaca transfuga dalla Germania prima dello sterminio. Un romanzo che sa d'appendice ma che trova momenti di grande lirismo, che s'accende nelle descrizioni di una Berlino che conosciamo attraver ...continue

    "Una scrittrice di prim'ordine tra quelle di seconda qualità" così si definisce Vicki Baum, ebrea austriaca transfuga dalla Germania prima dello sterminio. Un romanzo che sa d'appendice ma che trova momenti di grande lirismo, che s'accende nelle descrizioni di una Berlino che conosciamo attraverso le pellicole di Lang e Murnau, una città sempre viva, dove la gente fa tardi tutta la settimana, dove sembra si sia per sempre conclusa l'eterna routine del lavorare, dormire, famiglia ecc. Tante sorie si intrecciano nel Grand Hotel, vite che s'incontrano, si sfiorano, il più delle volte si ignorano. Ma è sempre vigile l'occhio attento della Baum che interviene con la sua voce di fondo (anticipando Holliwood di cui pure sarà grande star) per chiarire, ma anche per porsi interrogativi e dare slancio alle storie. Insomma, un libro scritto nel 1929 che ancora reclama la sua vitalità. che noi gli concediamo

    said on 

  • 4

    Una scrittrice rétro

    Forse è così: i grandi scrittori scrivono libri immortali, gli scrittori di buon mestiere scrivono libri che, col tempo, diventano piacevolmente rétro.
    Vicki Baum stessa si definiva "la migliore dei peggiori", e invero assolve il suo compito con diligenza e piacevolezza - oggi come oggi, posso so ...continue

    Forse è così: i grandi scrittori scrivono libri immortali, gli scrittori di buon mestiere scrivono libri che, col tempo, diventano piacevolmente rétro. Vicki Baum stessa si definiva "la migliore dei peggiori", e invero assolve il suo compito con diligenza e piacevolezza - oggi come oggi, posso solo dire contro di lei che si dilunga eccessivamente nelle descrizioni, o nel raccontare certi episodi che a me parevano piuttosto secondari. Ma forse è semplicemente cambiato il gusto di chi legge: oggi anche lei avrebbe fatto diversamente.

    E comunque, dirò che un'immagine di questo romanzo - l'oscuro impiegato di provincia che, nelle sue domeniche di mediocrità, attraversa i campi di grano, e si emoziona quando le spighe toccate dal vento si piegano verso di lui fino a sfiorargli le mani - vale da sola il balzo verso categorie di giudizio più elevate. Ma poi, chi siamo noi per giudicare?

    (Mi rispondo da me: dei lettori)

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  • 4

    Lettura molto gradevole. Un piacevole tuffo in ambienti e atmosfere mitteleuropei ormai lontani e perduti. Lieve ma non scontato; delicata, raffinata e consapevole metafora dell'esistenza.

    said on 

  • 4

    Parlare di un romanzo e di un film dei quali tanto si è parlato e scritto e che rappresentano ormai un classico letterario e cinematografico, non è facile e risulta quasi impossibile parlare solo dell’uno o dell’altro tanto sono legati.
    Il romanzo, pubblicato nel 1929 fu il primo best seller inte ...continue

    Parlare di un romanzo e di un film dei quali tanto si è parlato e scritto e che rappresentano ormai un classico letterario e cinematografico, non è facile e risulta quasi impossibile parlare solo dell’uno o dell’altro tanto sono legati. Il romanzo, pubblicato nel 1929 fu il primo best seller internazionale, merito della Baum fu di rendere accessibile a tutti la lettura di un buon romanzo, fatto di storie semplici e con un linguaggio scorrevole e fluido che coinvolge il lettore. Fino a quel momento la letteratura era privilegio di pochi, una ventata di cambiamenti sociali e politici in Europa e nel mondo occidentale, dopo la prima guerra mondiale, aveva investito anche le arti, la cultura, cinema e teatro. Nel 1932 la Metro-Goldwyn-Mayer propose la realizzazione del film, la Baun quindi si trasferì negli Stati Uniti (dove vi rimase per tutto il resto della sua vita) per scriverne la sceneggiatura, il film fu un trionfo, e inaugurò per la prima volta la modalità di un cast “all star movies” , venne interpretato da diversi grandi attori: Greta Garbo, John Barrymore, Joan Crawford , e vinse l’Oscar (meritatissimo). La vicenda si svolge in un prestigioso Hotel di Berlino durante 5 giorni e si focalizza sulle vicende di 6 persone, completamente diverse fra loro, ognuna di loro destinata al fallimento e alla solitudine, e anche quando i loro destini si incrociano, quando ciò restituisce loro una qualche speranza di riscatto, di ricchezza, di guarigione, di successo, ognuno resterà ancorato alla cattiva sorte. A fine romanzo, bellissima la similitudine della vita alla porta girevole dell’albergo, nel suo incessante movimento dove le persone entrano ed escono dalla scena della vita “Si entra, si esce... si entra, si esce... si entra, si esce... D'altro canto, è cosi che è la vita, che ruota su se stessa, e non smette di girare, girare, girare” (nel film, la battuta finale, che sarà famosissima e fra le più citate, sarà: “Grand Hotel, gente che va … gente che viene”.

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  • 2

    Romanzo corale (o "group novel" - come ricordato correttamente dalla postfazione), Grand Hotel, mentre occhieggia a Dos Passos per lo stile e la costruzione multipla dell'intreccio, in realtà si inserisce in quel filone di racconto della Berlino di Weimar che, intorno agli anni Trenta, sedusse be ...continue

    Romanzo corale (o "group novel" - come ricordato correttamente dalla postfazione), Grand Hotel, mentre occhieggia a Dos Passos per lo stile e la costruzione multipla dell'intreccio, in realtà si inserisce in quel filone di racconto della Berlino di Weimar che, intorno agli anni Trenta, sedusse ben più di uno scrittore. La Baum costruisce il suo romanzo come una sceneggiatura, giustapponendo le scene l'una all'altra con la volontà di far parlare (appunto) il Grand Hotel. L'intento però è raggiunto solo in una parte assai modesta, perché, nonostante Berlino sia lì, seducente e bellissima come sempre, il pennello che ritrae la commedia umana è debole, e si perde ora nella nebulosità del complesso, ora in dettagli eccessivi (e inutilmente cesellati). Il risultato è un romanzo che avrebbe potuto essere grande, e invece è solo molto medio. Prova ne sia che il titolo stesso con cui ha conosciuto il suo successo non è frutto di scelta autonoma ma intuizione editoriale. Alla fine, resta la voglia di perdersi ancora una volta nella città che rappresentò, più di ogni altra, il folle paradosso dell'Europa di quegli anni. Ma magari, ecco, lasciando perdere le ballerine russe, e inseguendo, invece, Christopher Isherwood e la sua Sally Bowles.

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  • 3

    I primi decenni... - 19 dic 10

    Piccolo classico, impreziosito nella memoria dal ricordo del bellissimo film Premio Oscar nel 1932, con la Garbo, i fratelli Barrymore e la Crawford. Uno di quei film del mio immaginario privato, rimastomi incollato per quella bellissima battuta finale: “Grand Hotel, gente che va gente che viene. ...continue

    Piccolo classico, impreziosito nella memoria dal ricordo del bellissimo film Premio Oscar nel 1932, con la Garbo, i fratelli Barrymore e la Crawford. Uno di quei film del mio immaginario privato, rimastomi incollato per quella bellissima battuta finale: “Grand Hotel, gente che va gente che viene. Tutto senza scopo” (questa è la versione del film italiano, mentre nell’originale la voce fuori campo diceva “Grand Hotel... always the same. People come, people go. Nothing ever happens.”). Mentre, qui, nel libro, uno scopo ce l’hanno i sei personaggi in cerca di … Vedremo di capire cosa. Ma cercano, il dottore, la ballerina, il barone, il direttore generale, il contabile e quella che con termini attuali potremmo chiamare “escort”. Uno scopo, un modo di esistere, un modo di fuggire i propri fantasmi personali (e tutti li hanno). Il dottore che non si rassegna di non essere morto in guerra e di continuare a vivere con la faccia deturpata. La ballerina sul viale del tramonto, di cui ben vede i contorni, ma che, come tutta la gente di spettacolo, non sa come affrontare; e l’amore del pur giovane barone darà forza ad affrontare quel viale che in altri film ben fu presentato. Il direttore generale, messo in un posto che non è capace ad affrontare, con l’ombra del suocero su ogni sua azione, che cerca di affermare le proprie esigenze, ma che (con critica feroce) la Baum demolirà pagina dopo pagina. Il barone, spiantato, bello e senza quattrini, ma con un animo pieno a volte di slanci impensati, quasi di pietà; pietà per la ballerina, che poi si trasmuta in amore, pietà per il contabile, in fondo pietà anche verso il sé stesso che è diventato (ed un inciso, anche lui un po’ da chicca: durante una scorribanda in macchina con la ballerina, imbocca il lungo rettifilo della prima autostrada a pedaggio del mondo, l’AVUS di Berlino, a me ben noto come sede di uno dei primi Gran Premi automobilistici di F1, anche se ante-literam, vinto da quel grande pilota tedesco che era Rudi Caracciola, il primo ad essere soprannominato “mago della pioggia”). Il contabile, l’unico che sa veramente cosa vuole cercare, ma non sa cos’è; quella vita che i dottori hanno detto ormai breve, ma che con la sua brevità lo porta a rovesciare tutte le sue abitudini, tutti i suoi luoghi comuni. Cosa si finge a fare di mantenere i cocci, quando non si saprà come riempirli. E per chi e per cosa riempirli. La segretaria (escortabile) che cerca un modo di agganciare un futuro improbabile, laddove l’unica sua risorsa è il suo bel corpo (e ben ricordiamo in ciò la giovanissima Crawford, certo un po’ tagliata dal perbenismo hollywoodiano). Non si possono dimenticare poi tutti i caratteristi che affollano il palcoscenico alberghiero. Clienti di passaggio subito dimenticati. Portieri di giorno e di notte. Il direttore, con la sua aria assente, ma che tutto sa, vede, conosce. Le cameriere ai piani. Il ragazzo dell’ascensore. Ed alla fine, lui, il vero protagonista, come ben sottolinea l’interessante post-fazione di Mario Rubino, cioè l’albergo. Anzi il Grand Hotel, come lo ribattezzeranno gli americani. Perché è lui che è sempre presente, con la hall e le sue poltrone dove il dottore passa le sue giornate. Con la sala da ballo dove il barone cerca di spiegare il senso della vita al contabile. Con il giardino dove si passeggia. Ma soprattutto, con quella sua porta girevole, che gira, gira, gira, facendo entrare ed uscire le persone. Che saranno cambiate da queste entrate ed uscite. Perché tutti cercano, bene o male, la vita. La storia non la racconto più di così. Chi ha visto il film la sa. Chi non l’ha visto la legga. Certo è ben lunghetta, e costellata anche da digressioni, che l’autrice fa sulla vita e sul sociale di questa Berlino del 1929. Ma interessante e godibilmente da leggere. In fondo, siamo d’accordo con la Baum, quando si definisce “una scrittrice di prim’ordine fra quelle di seconda qualità”. Ed alla fine, rubandolo ad altri contesti, possiamo chiudere dicendo, le persone passano, gli alberghi restano. “La vita … esiste davvero? Ciò che si vorrebbe si trova sempre da qualche altra parte. Quando si è giovani si pensa: verrà più avanti negli anni. quando si è più avanti negli anni, si pensa: la vera vita era quella di prima” (67) “Cos’è un peccato? – Che si cominci sempre con la donna sbagliata. Che si rimanga stupidi e che per mille notti si creda che l’amore non possa che andare a quel modo, con quel retrogusto insipido e freddo, sgradevole come un’indigestione. Che la prima donna con cui lo si è fatto non sei stata tu” (177) “Non si può non danzare, è un’ossessione … intossica quanto il lavoro e il successo. … Il giorno in cui il successo viene meno, il giorno in cui non si crede più alla propria importanza, quel giorno, per una di noi, finisce anche la vita” (184) “Potrà obiettarmi che la vita non è fatta di caviale, champagne e robe simili. Ma di cos’è fatta la vita? … Io non sono più un giovanotto, sono anche un po’ sofferente; ed allora, ad un tratto, uno è preso dalla paura, una paura terribile, di lasciarsi sfuggire la propria vita. Ecco, io non vorrei lasciarmi sfuggire la vita.” (241) “Lungo o breve che sia, è il contenuto di una vita quel che le dà senso; e due giorni di esistenza intensa possono essere più lunghi di quarant’anni di vuotezza.” (408) Hedwig Baum detta Vicki è invece morta esattamente 50 anni fa, emigrante ebrea di lusso all’epoca del film con la Garbo, e poi rimasta a sceneggiare in quel di Hollywood.

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  • 4

    Grand hotel

    Un importante romanzo corale che fotografa un periodo storico di grande crisi, seguito alla disastrosa prima guerra mondiale, prodomo di una grossa crisi economica che poi porterà ovviamente
    con altri motivi al nazismo. Il Grand Hotel di Berlino è il vero centro-motore di questa storia, cinque gi ...continue

    Un importante romanzo corale che fotografa un periodo storico di grande crisi, seguito alla disastrosa prima guerra mondiale, prodomo di una grossa crisi economica che poi porterà ovviamente con altri motivi al nazismo. Il Grand Hotel di Berlino è il vero centro-motore di questa storia, cinque giorni sulla vita di un grande albergo. Vengono alla ribalta un ristretto gruppo di individui che rispecchiano splendori e miserie della fauna umana. Non vi sono molte speranze per queste persone alla fine della vicenda, anche se il clima sfavillante, le luci, la spesso finta ricchezza che viene ostentata farebbero pensare tutto il contrario.A contorno il coro dei comprimari, dal portiere al boys, dai camerieri agli sguatteri, dai mendicanti agli sportivi ,a tanti altri ancora.

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