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Grande sertão

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(246)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 499 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: A000036881 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    Il sertao, dove invecchia il vento

    “Coraggio è quel che il cuore batte; se no, batte falso”.

    A dire di cosa parla questo romanzo, direi che è un'epica del coraggio. E' la storia di un uomo che si forma nell'esperienza di una ...continua

    “Coraggio è quel che il cuore batte; se no, batte falso”.

    A dire di cosa parla questo romanzo, direi che è un'epica del coraggio. E' la storia di un uomo che si forma nell'esperienza di una banda di jaguncos, attraverso la lotta, l'imitazione, la sfida e la partecipazione, arrivando a divenire un capo, facendo emergere le proprie qualità e la virtù necessaria in quelle terre desertiche e tra vicende di guerra. Il sertao è luogo di tristi inganni, sempre in movimento, altopiano dello spirito; è specchio selvaggio e onda di memoria. Un mondo di astuzia e di malizia, di malandros e cavalieri, di pistole, frutti e cavalli, di oasi e piante e giungla: un'inestricabile visione di metafisica potenza. Ciò che più attrae tra archetipi e mitologie, racconti e storie, è la forza del linguaggio, l'espressività della prosa, la concretezza materiale della parola, in una narrazione di respiro omerico. La figura del jagunco (antico soldato del fazendeiro) ha analogie con quella del gaucho e del pistolero: sono capitani di ventura, mercenari, banditi intelligenti e leggendari. Sono religiosi guerrieri, cavalieri feroci; uomini da spietate maledizioni e processi sull'onore. Il jagunco è un diavolo dal volto dipinto di nero. Ed è come se elemento umano e ambiente geografico potessero fondersi in un unico colore, in un paesaggio poetico e immaginario: i confini si fanno invisibili, la natura e il cielo abbracciano ogni cosa, sono notti di luna e giorni di sangue. Ad ogni lettore fortunato spetta così l'avventura di incontrare il senso misterioso e nostalgico di un libro straordinario.

    ha scritto il 

  • 0

    Tipi di Sertão

    La “ Carta de creencia” è la lettera che si custodisce per essere creduti da persone sconosciute,il lasciapassare e, in senso lato, si può anche intendere come una dichiarazione di tutto quello ...continua

    La “ Carta de creencia” è la lettera che si custodisce per essere creduti da persone sconosciute,il lasciapassare e, in senso lato, si può anche intendere come una dichiarazione di tutto quello in cui crediamo.

    Per leggere Grande Sertão è necessaria la carta de creencia. Non saprei dire dove un lettore può procurarsela. Forse da altre letture? Forse dalla strada che ha percorso leggendo? Forse perché è curioso, un lettore curioso. Forse perché desidera confrontarsi e vivere una scrittura che lo porta su sentieri sconosciuti?

    Il Grande Sertão è la carta de creencia del Brasile, il lasciapassare per incontrare Riobaldo il jagunço.

    La scrittura di João Guimarães Rosa zampilla parole di una lingua antica che si perde nel tempo del ricordo e del mito. Il racconto autobiografico si trasforma in una cadenza di cascatelle e fontane,giochi d’acqua che inondano la terra riarsa e formano pantani che il sole implacabile prosciuga in scenari di terracotta.

    E la scrittura zampillo ritorna, cavalcando le colline d’intorno, inoltrandosi nel buio primordiale delle foreste, nella luce enorme del mezzogiorno, evaporando nel cielo per scrosciare sul Sertão- Mondo e mischiarsi ancora e ancora alla polvere dei sentieri.

    Dalla terra madre al cielo-sertão che pulsa immenso, solcato dal brontolio dei tuoni, dall’acciaio dei lampi, bianco di sole e sferzato dal vento, trapuntato di stelle nei fruscii notturni del corpo-sertão. Il fuoco che avvampa o brilla, come nido caldo negli accampamenti. Fuoco di battaglia, fatuo nella terra-Sertão.

    Un racconto vagabondo, Vossignoria, veda un po’: “la cosa più bella e importante, nel mondo, è questa:che le persone non rimangono sempre uguali,ancora non sono state terminate- ma vanno sempre mutando. Migliorano o peggiorano. E’ quel che la vita mi ha insegnato. E questo mi rallegra, un sacco”.

    Ascolto.

    Questa voce, il timbro di questa voce, l’inflessione e il registro, non è possibile classificarla con sicurezza. Maschile e femminile sono registri che restringono il territorio acustico del Sertão. Voce che prende vita dalla pancia, artiglia roca e nasale, speziata di dolcezza. Mi viene in mente una frase molto intensa che lo scrittore Josè Saramago ha scritto nel romanzo La Caverna a proposito delle relazioni:” …è così che dev’essere la vita, quando uno si scoraggia, l’altro si aggrappa alle proprie budella e ne fa un cuore.”

    La pancia come una caverna che rimbomba di echi- nella caverna non c’è nessuno, né Dio né il Diavolo, solo fucili nascosti e pipistrelli-. Dia-do-rim, mistero sillabico.

    ha scritto il 

  • 4

    «Vivere è pericoloso» … e leggere questo libro è faticoso, vossignoria sappia!

    Riobaldo poi Tatarana poi L’Urutù-Bianco e, infine ancora Riobaldo, ormai vecchio, racconta a vossignoria la storia della sua vita nel tentativo di capirci qualcosa. Si rivolge a quest’uomo ...continua

    Riobaldo poi Tatarana poi L’Urutù-Bianco e, infine ancora Riobaldo, ormai vecchio, racconta a vossignoria la storia della sua vita nel tentativo di capirci qualcosa. Si rivolge a quest’uomo colto ed intelligente convinto che possa capire e aiutarlo a comprendere i misteri della vita, il dualismo fra il bene e il male, Dio e il Diavolo - alla cui esistenza, però, dice più volte di non credere. Il linguaggio usato da Riobaldo è quello parlato, il ricorso a termini gergali propri del sertão è continuativo. Vossignoria ascolta e basta, vossignoria è ogni lettore che si sia trovato per le mani questo libro fittissimo, quasi infinito, come il sertão. Vossignoria sa, direbbe Riobaldo ma vossignoria, più volte nel corso della lettura, si è chiesto: “Ma quanto manca ancora?”. Pagine che fanno gridare al capolavoro, alle quali, anobiiescamente parlando, avresti assegnato senza esitazione 5stelle, si alternano a brani che ti portano a volergliene dare anche 10, ma in testa!

    «Vivere è pericoloso» ripete in continuazione Riobaldo mentre racconta, attraverso salti temporali, della sua vita nel sertão insieme ai Jagunços. I Jagunços sono una via di mezzo fra il bandito e il cavaliere, il mercenario e l’avventuriero, l’arrivista e il disperato. Nel vasto sertão si muovono diverse bande, alcune delle quali in lotta fra loro per il controllo del territorio. Finire in una banda piuttosto che in un’altra, uccidere o essere uccisi è un fatto del tutto casuale, vossignoria sa.

    Raccontare la trama di un libro del genere richiederebbe uno spazio troppo vasto per poterlo racchiudere in una simil-recensione, dirò soltanto che Riobaldo, insieme all’amico Diadorim, entra a far parte di una banda che ha come unico obbiettivo quello di vendicare l’uccisione del vecchio e stimatissimo capo Joca Ramiro per mano dell’Ermogene, un ex luogotenente dello stesso Joca Ramiro che, si dice, abbia contratto un patto con il Diavolo. Riobaldo, che lungo il peregrinare per il vasto sertão ha incontrato una giovane e bella fanciulla di nome Otacilia, alla quale ha chiesto di aspettarlo poiché ha intenzione di prenderla in moglie, nutre nei confronti di Diadorim un’amicizia molto speciale. Diadorim è un Jagunço sui generis, è delicato nell’aspetto e particolarmente sensibile alla bellezza della natura, non approfitta delle donne dopo una scorreria ma, ciononostante, ha un coraggio fuori dal comune che lo rende un combattete straordinario e senza pietà. Riobaldo ama Diadorim di un amore “sbaglaito”, si perde in quegli occhi verdi, vorrebbe persino stringerlo a sé e baciarlo, ma non può, vossignoria sa.

    Fra combattimenti all’ultimo sangue, tradimenti, privazioni, baldorie, infinite attese, cavalcate sotto un sole implacabile, qualche scopata qua e là, risse dovute alla noia e superstizioni, il giovane Riobaldo detto Tatarana per la sua straordinaria abilità nel maneggiare la carabina, una notte, in prossimità dell’alba, si reca dalle parti di un crocicchio e invoca il Diavolo, con il quale ha deciso di stipulare un patto per diventare, per essere quell’uomo sicuro si sé che normalmente non è, condizionato com’è dalle sue tante domande senza risposta. Riobaldo si chiede perché sta conducendo la vita che sta conducendo: per un destino già scritto e al quale nulla può fare per opporsi, oppure a causa delle sue scelte scellerate? Invoca il Diavolo, non sente nessuna risposta ma, da quel momento in avanti, si sentirà diverso, più forte, deciso, grande. Diventa il Capo, l’Urutù-Bianco e, per assecondare il volere di Diadorim, si lancia all’inseguimento dell’Ermogene per vendicare Joca Ramiro. Va, vanno, soffrono, gioiscono, ammazzano, vengono ammazzati. Diadorim dagli occhi verdi, Diadorim sa. Otacilia, bella e costumata, aspetta. Lui, il Capo, ordina sperando di non dare il comando sbagliato e temendo di averlo contratto per davvero quel patto con Satana. Vossignoria sa che il Diavolo non esiste, Riobaldo lo sa, però, chissà, vivere è pericoloso e il sertão è grande, sterminato, inconoscibile.

    Inconoscibile? Sì, inconoscibile. Se il sertão è l’oceano sconfinato e l’Ergemone è Moby Dick, Riobaldo è Achab? No, Riobaldo non ha la sicurezza folle del comandante del Pequod e, per sua fortuna, può raccontare egli stesso la caccia alla balena/ jagunço-indemoniato, non ha bisogno di un Ismaele. Riobaldo è andato, c’è stato, ha visto ma poi è tornato … per raccontare, per tentare di capire e, più di ogni altra cosa, per espiare. Perché Diadorim, oh Diadorim. Quel segreto, il segreto di Diadorim … e lui lo amava, ma, però, Otacilia, la dolce Otacilia è stata, è, una moglie meravigliosa.

    Vossignoria sa, anche se di tanto in tanto avrebbe voluto prendere il libro e farlo in mille pezzi, vossignoria sa che ne è valsa la pena anche se, ahinoi, ahimè, la soluzione non c’è. Non c’è perché non può esserci, la vita va, la vita viene, il sertão è infinito e mai uguale a se stesso: vita, morte, fame, dolore, amore, gioia, sangue … e Diadorim. In pratica: Nonnulla!

    ha scritto il 

  • 5

    Grande Sertao

    Leggo parecchi libri, ed erano dieci anni che non mi capitava di trovarne uno che mi appassionasse così tanto. La narrazione ti trascina nel brasile selvaggio e romantico di quei tempi. Mi è ...continua

    Leggo parecchi libri, ed erano dieci anni che non mi capitava di trovarne uno che mi appassionasse così tanto. La narrazione ti trascina nel brasile selvaggio e romantico di quei tempi. Mi è piaciuto tutto di questo libro: l'intreccio - appassionante e a tratti sorprendente - le scene - poetiche, surreali, affascinanti - il linguaggio - nuovo, originale, che non solo mostra un immagine di quel che succedeva allora, ma insegna anche un modo di parlare, di pensare, di vivere. Grande Sertao è uno di quei libri che ti viene voglia di riaprirlo dopo anni, anche solo per leggere un capitolo, per riassaporare le sensazioni che ti ha dato.

    ha scritto il 

  • 0

    il mio l'ho prestato a Riccardo, l'ha portato due mesi in bicicletta, dodici paesi diversi. è un libro che ha viaggiato così tanto che non vuole più tornare a casa, preferisce volare con le sue ...continua

    il mio l'ho prestato a Riccardo, l'ha portato due mesi in bicicletta, dodici paesi diversi. è un libro che ha viaggiato così tanto che non vuole più tornare a casa, preferisce volare con le sue ali, vivere la sua vita. Riccardo sempre mi ringrazia tanto, con gli occhi grandi. mi dice "poi te lo ricompro, eh". eh.

    ha scritto il 

  • 3

    "Uno sta sempre al buio, è soltanto all’ultimo istante che illuminano la sala."

    "Molte cose importanti mancano di nome."

    "L’uomo? E’ una cosa che trema."

    ha scritto il 

  • 3

    Ho fatto una grande fatica a finirlo. Faticosa la lettura senza capitoli e senza interruzioni. Chi può leggere oggi un libro di 500 pagine senza interruzioni ??? Nel complesso un bel libro per chi ...continua

    Ho fatto una grande fatica a finirlo. Faticosa la lettura senza capitoli e senza interruzioni. Chi può leggere oggi un libro di 500 pagine senza interruzioni ??? Nel complesso un bel libro per chi ama la letteratura sudamericana con la commistione continua di realtà, leggenda, fantasia

    ha scritto il 

  • 0

    Grande Sertao, di Joao Guimaraes Rosa

    http://www.meloleggo.it/grande-sertao-di-joao-guimaraes-rosa_139/

    Il Grande Sertão è un termine brasiliano che significa grande deserto. Geograficamente si trova in molti Stati del nord est del ...continua

    http://www.meloleggo.it/grande-sertao-di-joao-guimaraes-rosa_139/

    Il Grande Sertão è un termine brasiliano che significa grande deserto. Geograficamente si trova in molti Stati del nord est del Brasile, caratterizzato da grandi altipiani aridi alternati da avvallamenti molto fertili e ricchi di palme. Nel romanzo il Sertão è il protagonista di una vicenda cavall... [continua a leggere su www.MeLoLeggo.it]

    ha scritto il 

  • 0

    “Grande sertão” è un libro che lascia senza fiato. Senza paragrafi, senza soste, senza possibilità di respirare. Il narratore Riobaldo Tatarana, rivolgendosi al lettore - Vossignoria -, in ...continua

    “Grande sertão” è un libro che lascia senza fiato. Senza paragrafi, senza soste, senza possibilità di respirare. Il narratore Riobaldo Tatarana, rivolgendosi al lettore - Vossignoria -, in un interminabile e ininterrotto flusso di coscienza, attraverso salti temporali, ripercorre la sua vita soffermandosi soprattutto sull’esperienza del brigantaggio, che briganti erano di fatto i jagunços. I jagunços, riuniti in bande sotto l’egida di un capo carismatico (ma morto un capo se ne faceva immediatamente un altro) attraversavano il Sertão, regione non solo fisica del Brasile, in un continuo impeto guerrigliero, fucili e coltelli sempre pronti, strappando alla terra e arruolando i poveri contadini, dormendo tra i sassi e la polvere, o per gentile o pretesa concessione, tra le mura di una fazenda. Una vita maschia e sudorifera, questa delle bande armate (munizioni nascoste in ogni dove) in perenne guerra per far trionfare la legge (?), l’ordine (?) del capo di turno, lì nel Sertão che è luogo senza legge e senza ordine.

    Il Sertão, luogo dell’imprendibile, dell’ingestibile, dell’incontrollabile, dove la natura dà e toglie, diventa nell’impetuoso fiume dei ricordi di Riobaldo, uno spazio astratto dove trionfano i conflitti dell’anima, la lotta confusa tra giusto e ingiusto, tra male e bene, tra Dio e Satana, tra dominio e amicizia. Nel regno dell’entropia, della confusione, dell’incertezza, l’unico modo per sopravvivere (salvare pelle e onore) è andare avanti mostrando denti e muscoli. (vendere l’anima al diavolo?) Senza vedere e senza sapere. “Vivere è molto pericoloso”, dice Riobaldo. Soprattutto se è per un amore indicibile e impossibile che si accetta la vita del jagunço, e i compromessi che si devono fare per tacitare la coscienza. Diadorim. (Oh, Diadorim) Il Sertão toglie e il Sertão dà. Quando è ormai troppo tardi per qualunque altra scelta, Riobaldo ripiega su una vita tranquilla e morigerata. E la vita, la Vita, Riobaldo ora la racconta. Anche se “Raccontare è molto, molto difficile. Non per gli anni che già sono passati. Ma per l'astuzia che hanno certe cose passate - di fare l'altalena, di muoversi dai loro posti “ pag. 154 Veementemente la racconta.

    Per fermare a imperitura memoria il viaggio nel grande Sertão , ho fin qui detto del libro come se l’avesse letto pinco pallino. Ci sarebbe da immaginare che lo abbia trovato meraviglioso. E invece no. L’ho trovato faticosissimo, monotono, e la fatica non la sento ricompensata da alcuna “rivelazione” o “suggestione emotiva”. (Bevi, Rionaldo, ciata, respira, che Vossignoria (cioè moi) si sta allentando a sentirti parlare.) Sarà che l’eccedere del disordine e della confusione (il sertao dell'anima) che delle cose fa caleidoscopio di contrastanti pensieri, mi annoia. Diadorim. (Oh, Diadorim. Che differenza avrebbe fatto, Diadorim) Troppi pensieri rivolti al dentro per capire il fuori. Vossignoria mi perdonerà, ma i flussi ininterrotti di parole e di coscienza proprio non li reggo. Indicazione di massima: chi ama Bernardo (Bernhard Thomas, ndr) amerà anche João Guimarães Rosa. Io no.

    ha scritto il 

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