Grandes pechos, amplias caderas

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Publisher: Kailas

4.0
(270)

Language: Español | Number of Pages: 836 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , Chi simplified , Polish , French , Portuguese

Isbn-10: 8489624267 | Isbn-13: 9788489624269 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Mariano Peyrou Tubert

Category: Fiction & Literature , History

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Book Description
En un país de opresión, múltiples injusticias y evidente dominación masculina, Mo Yan exalta la figura y el cuerpo femenino. La protagonista, Shangguan Lu, una férrea superviviente que da a luz a ocho niñas hasta conseguir al deseado varón que hará perpetuar la estirpe, arriesga su vida en diferentes ocasiones para salvar la de sus hijos y nietos en medio del caos, de las guerras y las penurias de la violenta sociedad china del último siglo.

Sola, con escasa ayuda y sometida a la agitación política del feudalismo o de la era maoísta, Madre, que fue obligada a crecer con los pies vendados y a casarse con un herrero estéril, representa el homenaje del autor a la resistencia y al universo femenino.

El carácter y temperamento de Shangguan Lu y de sus hijas contrasta con el del único varón de la familia -y también el narrador de la historia-, el pequeño y mimado Jintong, quien, lactante hasta la adolescencia, vive ensimismado con el seno femenino, una imagen que se condensa en esta obra épica, cómica y trágica a un tiempo, como la verdadera realidad china.
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  • 5

    Grande seno fianchi larghi

    Un grandissimo romanzo: tra i migliori che mi sia capitato di leggere in vita mia.
    Una saga familiare davvero appassionante: epica, potente, lirica, commovente.
    Dalla Cina rurale e feudale di inizio n ...continue

    Un grandissimo romanzo: tra i migliori che mi sia capitato di leggere in vita mia.
    Una saga familiare davvero appassionante: epica, potente, lirica, commovente.
    Dalla Cina rurale e feudale di inizio novecento al moderno capitalismo, Mo Yan (Premio Nobel 2012) ha raccontato la storia di una famiglia cinese attraverso la voce di Jintong, unico figlio maschio, estimatore del seno femminile, venuto al mondo dopo sette sorelle. E così, attraverso le vicende dei protagonisti, ci si perde completamente tra le pagine del romanzo e ci si ritrova improvvisamente immersi in quella che è stata la storia cinese del ventesimo secolo.
    Dalla lotta per la sopravvivenza, contro miseria e tribolazioni, passando attraverso le repressioni dell'epoca Maoista, fino ad arrivare al capitalismo odierno, Mo Yan è riuscito miracolosamente - per la bellezza di 900 pagine fitte - a non perdere mai il filo della narrazione, facendo convivere decine di personaggi e a descrivere perfettamente periodi storici e fenomeni culturali in una "cavalcata" attraverso i decenni, fortemente sospinta dal vento del cambiamento.
    Momenti di vera ed intensa commozione si alternano ad eventi estemporanei, a volta addirittura comici. L'abilità dello scrittore riesce però ad amalgamare perfettamente queste diverse anime del racconto, lasciando nel lettore la sensazione di aver assistito a qualcosa di unico ed irripetibile, di aver letto un libro destinato a rimanere nella memoria.
    Giudizio? Forse sarò di parte... ma per me questo è un Capolavoro (con la "C" maiuscola)!

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  • 5

    LA CINA E IL TRAUMA DEL PROGRESSO – IL XX SECOLO VISTO DAL MIGLIOR PREMIO NOBEL DEL XXI SECOLO.

    LETTO IN EBOOK (TTS) --- Tra tutti i vincitori di un premio Nobel nel corso di questo millennio, forse quello che sto apprezzando maggiormente è il cinese Mo Yan, vincitore nel 2012.
    Di sicuro lo cons ...continue

    LETTO IN EBOOK (TTS) --- Tra tutti i vincitori di un premio Nobel nel corso di questo millennio, forse quello che sto apprezzando maggiormente è il cinese Mo Yan, vincitore nel 2012.
    Di sicuro lo considero molto al di sopra di Doris Lessing, Orhan Pamuk, Alice Munro, Patrick Modiano o persino della recentemente premiata Svetlana Aleksievic. Tra i nobel di questo secolo il solo che potrebbe confrontarsi con un Mo Yan è forse Mario Vargas Losas, ma anche il peruviano è di sicuro inferiore al cinese.
    Di Mo Yan, sinora, ho letto “Il supplizio del legno di sandalo” (2001), “L’uomo che allevava i gatti e altri racconti” (1986) e, ora, “Grande seno, fianchi larghi” (1996), cui, se devo attribuire un difetto, direi che, con le sue oltre 900 pagine è davvero lungo, ma, per come scorre e per quanto è ricco, non sarebbe giusto dire che sia troppo lungo. Solo un grande autore poteva creare un’opera così monumentale senza annoiare e restando sempre diretto, chiaro, leggibile e coinvolgente.
    Essere leggibile e coinvolgente è la maggior dote di un autore. Per una volta è un pregio che appartiene a un nobel. Anche questo rende Mo Yan superiore agli altri.
    Ne ho apprezzato, soprattutto, la vivacità descrittiva, l’abbondanza di immagini vivide ed efficaci, la ricchezza delle storie che si dipanano attorno alla trama principale, che altro non è se non la vita del protagonista, che attraversa gran parte del XX secolo, mostrandoci l’evoluzione della Cina, dal periodo pre-rivoluzionario a quello contemporaneo. Eccezionali sono anche molti dei personaggi, dal protagonista ad alcuni minori, come i fratelli muti. Ottima l’idea di chiamare spesso le sorelle con un numero ordinale. Ci parla, infatti, di una Sorella Maggiore, una Seconda Sorella, una Terza Sorella e così via. Trattandosi di nomi cinesi si sarebbe, infatti, fatto fatica a riconoscerle l’una dall’altra, ma forse sarebbe stato complesso, anche conoscendo la lingua, dato che ciascuna delle prime sette sorelle ha nomi che si somigliano per significato, dato che se una si chiama con una parola che vuol dire “aspettare il fratellino”, un’altra “evocare il fratellino”, un’altra “ottenere il fratellino” e altre simili varianti .
    Ogni sorella apporta alla trama la propria vicenda, il proprio matrimonio con personaggi pittoreschi ma realistici.
    La Storia, quella ufficiale, quella dei grandi nomi e grandi eventi, rimane in secondo piano, ma vediamo l’evolversi del mondo e della Cina attraverso le vicende di una regione (quella di Gaomi in cui è nato lo stesso Mo Yan), della famiglia Shangguan e, in particolare, del nono figlio, Jingtong, il più inatteso e vezzeggiato ma anche il più inetto dell’enorme progenie della vedova Shangguan Lu. Si passa così dalle invasioni tedesche e giapponesi all’avvento del comunismo e alla sua trasformazione. Si vede la Cina trasformarsi da impero feudale in potenza industriale, ma sempre sullo sfondo delle vicende di questo personaggio, che vediamo nascere, primo maschio tanto atteso, dopo ben sette sorelle, più un’ottava, sua gemella.
    Assistiamo alle peripezie di sua madre (rimasta vedova subito dopo la sua nascita) per allevare così tanti bambini, cui presto si aggiungeranno anche i nipoti. Assistiamo ai matrimoni delle sorelle con i personaggi più disparati, ognuno di diversa appartenenza politica, così da permettere alla famiglia di cadere e risorgere più volte, al diverso soffiare della politica e della Storia.
    Scopriremo poi come il presunto padre di una simile progenie fosse in realtà sterile e come la madre, per accontentare marito e suocera, sia andata a ricercare di volta in volta un nuovo padre nella speranza di generare alfine il tanto atteso maschio.
    Ne viene fuori una carrellata di personaggi che, nell’insieme sembrano mostrarci le molteplici facce della Cina.
    Se l’abbondanza di donne potrebbe far pensare a un’opera al femminile, tra tutti spicca per la sua particolarità il protagonista Jingtong, prima per il suo rifiuto di abbandonare il seno materno e accettare, persino da grande, altro cibo che non sia il latte, prima materno e poi caprino, poi per il lasciarsi andare alla sua malata passione per i seni, divenendo, grazie all’aiuto di un nipote, proprietario di un negozio e poi di una fabbrica di reggiseni. Attraverso di lui, Mo Yan ci lascia una singolare ode al seno femminile e al suo potere evocatore.
    Mo Yan dunque ha l’abilità di dipingere una grande saga familiare dal sapore ottocentesco e con un numero di pagine non meno ottocentesco, ma con un piglio narrativo così visivo e intenso da ricordare piuttosto il cinema contemporaneo. La capacità che più colpisce è quella di sommergere il lettore con immagini dettagliate e vivaci, senza per questo essere superflue per la trama, ma costituendone anzi la sostanza.
    Se “Il supplizio del legno di sandalo” era certo più crudo e violento, anche qui proviamo sensazioni forti, accanto ad altre poetiche e non manca qualche tocco magico, sebbene non si possa dire di essere dalle parti del soprannaturale, poiché la magia che ci offre questo poeta (tale è spesso Mo Yan, sebbene scriva in prosa) è quella del quotidiano e delle superstizioni popolari ed è tutta nelle menti dei personaggi.
    Come ne “L’uomo che allevava i gatti e altri racconti”, anche qui Mo Yan ci parla della difficoltà di un popolo di contadini che si è visto proiettato nel giro di meno di un secolo dal medioevo nell’età moderna. La violenza che troviamo nelle sue opere nasce da qui, dal dolore di questo popolo plurimillenario e dal suo dolore per questa crescita inumana. La magia che ci regala è quella antica, quella dell’anima e della Storia, che il progresso sta violentando e uccidendo.
    Non oserei dire che le sue siano opere di denuncia delle contraddizioni del progresso, ma ne sono certo una delle più eccelse testimonianze.

    NOTE
    1 Aspettare il Fratellino - Laidi
    Evocare il Fratellino - Zhaodi
    Ottenere il Fratellino - Lingdi
    Pensare al Fratellino - Xiangdi
    Desiderare il Fratellino - Pandi
    Sognare il Fratellino - Niandi
    Implorare il Fratellino - Qiundi

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  • 4

    Ho impiegato molto tempo per concludere la lettura di questo poderoso romanzo. L'ho gustato lentamente, anche se a volte ho faticato a ricordare i componenti della numerosa famiglia Shangguan. Mo Yan, ...continue

    Ho impiegato molto tempo per concludere la lettura di questo poderoso romanzo. L'ho gustato lentamente, anche se a volte ho faticato a ricordare i componenti della numerosa famiglia Shangguan. Mo Yan, scrittore che non conoscevo, tratteggia con maestria la storia della Cina dagli inizi del novecento, vissuta attraverso i punti di vista dei vari personaggi, a volte quasi mitologici e più spesso sconfitti dalla vita. Due i punti di forza di questo romanzo, nonostante alcuni capitoli siano lenti e pesanti: le descrizioni sono eccellenti e ci rappresentano una cittadina rurale della Cina ed i suoi abitanti sin nei minimi dettagli, tanto da farci amicizia e lasciarli con dispiacere; le donne, pur nella loro episodica cattiveria, appaiono come le vere protagoniste, tornado vitali che accentrano la forza e lo svilupparsi degli eventi, come la madre del narratore protagonista (sembra quasi un'autobiografia), donna dall'amore sconfinato e allo stesso tempo pragmatica, come spesso sono le donne, creature eccezionali. Le vite dipanate da Mo Yan si arrendono alla sorte, seguendo destini quanto mai fantasiosi. L'unica esistenza meno originale appare proprio quella della voce narrante, Jintong, unico figlio maschio e illegittimo della famiglia, un inetto sino alla fine, ma dal cuore gentile.
    Consiglio la lettura di questo romanzo, davvero insolito, e dallo stile narrativo tipicamente orientale.
    Alla fin fine è sempre l'amore, quello irresistibile, che ci conduce in avventure dalle quali non si può o non si vuole tirarsi indietro.

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  • 5

    Quadro

    Novecento pagine non sono una passeggiata ma...in questo libro ci sono davvero un sacco di cose interessanti, piacevoli, dolorose, stimolanti, storiche. Pian piano entri così dentro nelle vicende di q ...continue

    Novecento pagine non sono una passeggiata ma...in questo libro ci sono davvero un sacco di cose interessanti, piacevoli, dolorose, stimolanti, storiche. Pian piano entri così dentro nelle vicende di quel grande paese che è la Cina, che alla fine non vorresti più uscirne, catturato dallo stile e dalle storie dello scrittore. Grande, super bonus per chi è attratto...e di più, dai seni femminili. Qui glorificati e celebrati come non mai

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  • 5

    La famiglia Shangguan attraverso il '900

    La storia è raccontata da Jintong, unico maschio di una nidiata di sorelle. Tutta la prole di Sangguan Lu, nata nel 1900 e morta alla fine del secolo, passando per tutte le tragedie della Cina.
    Tra se ...continue

    La storia è raccontata da Jintong, unico maschio di una nidiata di sorelle. Tutta la prole di Sangguan Lu, nata nel 1900 e morta alla fine del secolo, passando per tutte le tragedie della Cina.
    Tra sesso violento e morboso, guerre fratricide, stupide e crudeli dittature, il protagonista si perde nell'immagine del seno: prima quello materno, poi quello delle donne che incontra.

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  • 5

    GRANDE SENO, FIANCHI LARGHI

    “ Un desiderio insaziabile finisce sempre per danneggiarti.
    Un amore eccessivo si trasforma in odio…”
    Mo Yan non è il suo vero nome. E’ lo pseudonimo letterario di Guan Moye e significa “ non parlo ...continue

    “ Un desiderio insaziabile finisce sempre per danneggiarti.
    Un amore eccessivo si trasforma in odio…”
    Mo Yan non è il suo vero nome. E’ lo pseudonimo letterario di Guan Moye e significa “ non parlo”. L’ha scelto perché da piccolo era un gran chiacchierone ma nel suo Paese non era opportuno “parlare troppo”e per questo, in famiglia, veniva spesso ripreso. Nato nel 1955 in un villaggio del deserto di Gaomi, nella provincia Nord Orientale dello Shandong, da una famiglia di contadini inizialmente agiata e poi impoverita dalla guerra, Mo Yan a causa della rivoluzione culturale non potè terminare gli studi e fu costretto a lavorare nei campi portando al pascolo gli animali del suo villaggio che nel frattempo era diventato una comune. Nel 1976 si arruolò nell’esercito, unica speranza, per i ragazzi della contea, di avere un pasto regolare, un abbigliamento caldo, un’istruzione presso l’Università Militare la quale prevedeva anche delle sezioni artistiche che si occupavano di teatro, di danza, di spettacoli circensi e di letteratura. Nel 1986 ha pubblicato “ Sorgo Rosso” il suo romanzo di maggiore successo e di indiscutibile altezza letteraria, dal quale è stata tratta la trasposizione cinematografica, vincitrice dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino. Nel 1997 Mo Yan ha vinto il premio letterario cinese più prestigioso il “ China’s Annual Writer’s Award e nel 2005 il Premio Nonino per la Letteratura Internazionale. Ma il premio più alto gli è stato assegnato nel 2012: il Nobel per la Letteratura. “Grande seno, fianchi larghi” edito in Italia nel 2006 da Einaudi, è una grande saga familiare che si snoda attraverso cinquant’anni di storia cinese dagli anni trenta fino agli ottanta del XX secolo. Attraverso le travagliate vicende della famiglia Shangguan della provincia orientale dello Shadong e precisamente del villaggio rurale di Gaomi, ripercorreremo tutta la storia cinese dalla società feudale alla guerra cino-giapponese, da Mao al comunismo e all’odierno capitalismo. A raccontarcela sarà Jintong, il bambino d’oro, unico maschio di Shangguan Lu, dopo la nascita di ben sette femmine avute da un marito impotente e sterile e naturalmente non sue. Jintong, figlio di un prete irlandese, il cui unico merito è quello di essere nato maschio, è inetto e ha una passione assoluta per il seno femminile. E’ l’uomo mediocre nel bel mezzo degli estremi maschili della società cinese, tra stupidità ed estrema brutalità. Sono le figure femminili quelle di spicco, in una società che, come al solito, penalizzava la donna riducendola a livello di schiavitù, a oggetto di violenti sfoghi, meno importante di un’asina. E la vera protagonista del romanzo è la Madre, rappresentata dalla figura della madre del narratore Jintong, celebrata dallo stessso Mo Yan nel ricordo della propria madre che non ha potuto essere vicina al figlio in un momento così importante della sua vita come l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura. Ce lo dice lui stesso nel commovente discorso pronunciato il 7 Dicembre 2012, in occasione del conferimento del premio, dove ci racconta della sua vita, delle sue tante difficoltà, della povertà assoluta in cui si è trovato, delle sue aspirazioni, dei suoi libri. Lui stesso asserisce di aver usato materiali legati all’effettiva esperienza della madre e di tutte le madri della zona nordest di Gaomi, con la speranza di rappresentare un microcosmo che comprendesse la Cina intera e persino il mondo intero. Si definisce un “cantastorie” questo Premio Nobel, un cantastorie che, pur avendo subito qualche influenza del mondo occidentale letterario, scrive come sa, come sente, un vero erede della tradizione classica del romanzo cinese, pur con qualche contaminazione estranea al suo mondo. Ricco di realismo, crudo e tragico, ironico e grottesco, magico e poetico anche senza raggiungere i livelli del suo “Sorgo Rosso” dove le pagine di pura poesia si innalzano a vette altissime, questo libro va letto con l’estrema consapevolezza di andare incontro ad una grande fatica che sarà ricompensata con l’altrettanta consapevolezza di aver letto un’opera eccezionale e di aver conosciuto un mondo che non ci appartiene, inseguendo le storie della sua gente attraverso il vento della Storia che spazza via i più deboli schiacciandoli sotto il peso del potere, delle guerre, dell’estrema violenza. Ma il coraggio,la forza, la resistenza ai soprusi, la tenerezza, la vita stessa e anche la morte ci vengono insegnati da chi è in apparenza più fragile, più esposto alle intemperie della disumanità, da chi riesce sempre e comunque ad amare incondizionatamente rischiando ogni giorno la propria vita. E solo una madre può essere capace di tutto ciò.

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  • 0

    Nella provincia orientale dello Shadong, in un villaggio rurale nei pressi di Gaomi, la giornata si presenta ricca di eventi. Innanzitutto, Shangguan Lu sta per partorire e nella sua famiglia ci si au ...continue

    Nella provincia orientale dello Shadong, in un villaggio rurale nei pressi di Gaomi, la giornata si presenta ricca di eventi. Innanzitutto, Shangguan Lu sta per partorire e nella sua famiglia ci si augura che, dopo sette femmine, il nascituro sia finalmente un maschio. In secondo luogo, durante il travaglio, è giunta la notizia che annuncia l’imminente arrivo dei diavoli giapponesi. Ma questi eventi, per la famiglia Shangguan, sono ben poca cosa rispetto all’altro parto che si sta svolgendo con molte difficoltà nella stalla vicina: quello dell’asina nera. Alla fine, Shangguan Lu riuscirà a partorire due bimbi: una femmina affetta da cecità e il tanto agognato maschietto che sarà chiamato Jintong, il bimbo d’oro, il bimbo dai capelli biondi nato da una relazione clandestina di sua madre con il prete svedese Ma Luoya…
    Attraverso la storia della famiglia Shangguan il premio Nobel 2012 per la Letteratura, Mo Yan, disegna una saga familiare che ripercorre quasi tutto il XX secolo della storia cinese: dalla società feudale degli anni Trenta all’invasione giapponese, da Mao fino all’odierno capitalismo. Al centro della narrazione è la figura di Shangguan Lu, descritta dalle parole di Jintong che è voce narrante, la quale rappresenta la Madre capace di infondere non solo l’afflato vitale ma anche, nonostante tutto, di proteggere, di dare nutrimento e combattere una lotta quotidiana per la sopravvivenza dei suoi figli. Una figura quasi monumentale alla quale fa da contraltare Jintong, personaggio bizzoso e viziato, morbosamente legato al seno materno fino all’adolescenza e chiuso nel suo continuo - e quasi unico - impegno a soddisfare i suoi bisogni egoistici. Con uno stile che mescola abilmente realismo, crudezza e aspetti tragici con toni grotteschi e quasi poetici, se non magici, lo scrittore cinese dimostra le sua grandi doti affabulatorie grazie anche al lessico ricco e variegato e la certo non comune capacità di rendere quasi tangibili le immagini, acuti e talora gravi i suoni e inebrianti i profumi delle storie narrate.

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  • 3

    Sono stata molto indecisa sul voto da dare a questo libro. Se contasse solo la facilità con cui si legge, il voto dovrebbe essere -1000 stelle.
    Ma non tutti i libri devono essere di facile accesso, pe ...continue

    Sono stata molto indecisa sul voto da dare a questo libro. Se contasse solo la facilità con cui si legge, il voto dovrebbe essere -1000 stelle.
    Ma non tutti i libri devono essere di facile accesso, per carità, e in questo mi sento di fare un applauso con anche un po' d'invidia a Mo Yan perché ha scritto tre stesure complete nel giro di sei mesi. Non credo sia semplice mettere insieme un simile affresco di personaggi inetti e destinati al fallimento o alla morte violenta in maniera stupida o insensata dove solo un personaggio emerge con forza, la Madre.
    È una lunga storia degli sconvolgimenti in Cina dall'invasione giapponese agli anni '90, una cronaca impietosa dei cambi di parte e delle persecuzioni terribili durante questo lungo periodo, a dimostrare quanto la grande tigre sia stata nell'ultimo secolo contraddittoria, confusa e divisa.
    Tuttavia, la mancanza di appeal non solo dei protagonisti, ma anche delle vicende narrate rendono lenta, faticosa e tormentata la lettura, che può essere portata alla fine solo se si è aperto questo libro volontariamente e consapevolmente. Io l'ho finito perché il narratore e protagonista, Jingtong, come è già stato espresso in molte recensioni più efficaci della mia, è talmente inetto e odioso – figlio maschio tanto atteso e tanto inutile, con la sua morbosa mania feticista per i seni – che abbandonare questo alto tomo mi sarebbe sembrato di dargliela vinta, e non potevo tollerarla. E magari è proprio la sensazione che l'autore voleva suscitare, e se è così tanto di cappello, perché ho pregato fino alla fine per una morte stupida e ridicola.
    Questa morbosità per il seno, non sessuale in realtà, mi ha molto turbata per tutta la lettura, e mi fa pensare a come la nostra società sia ormai annoiata dall'argomento seno - zona erotica, mentre io sono andata abbastanza in crisi nel vedere come questo interesse feticista inteso proprio come adorazione, e non come parafilia come nel nostro ormai banale immaginario.
    La tenacia ha premiato perché non mi sono persa la parte più bella di questo tomo enorme, la storia della Madre, che risolleva questo personaggio e lo rende mitico nella sua sopportazione di qualunque tipo di umiliazione e dramma. La fasciatura dei piedi in un periodo in cui "passa di moda", un matrimonio combinato per non farla rimanere zitella, un marito violento e impotente ma deciso a dare a lei le colpe delle mancate gravidanze, una suocera cattiva e meschina, una determinazione a non farsi uccidere come una bestia arrivando in maniera assurda a cercare di rimanere incinta da ogni uomo di passaggio per non venire uccisa di botte, in cerca disperata di questo figlio maschio che, quando arriverà, si rivelerà poi un'atroce delusione. Questa madre che dopo aver messo al mondo nove figli si trova a doverli mantenere da sola, insieme a quelli delle figlie maggiori, che intraprendono piano piano strade diverse e per un motivo o per l'altro mollano le loro creature a questa donna d'acciaio, che fa di tutto per riuscire a garantire la sopravvivenza di tutti, ma prima di tutti del maschio, arrivando a compiere scelte dolorosissime, che solo alla fine gli rinfaccerà, stanca.
    Quindi, diciamo che concettualmente mi è piaciuto, ma è una vera sofferenza da leggere. Tre stelline, dunque, mixando le cinque per gli intenti e le 0 per le impressioni a caldo. E cinque per me che sono arrivata alla fine.

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  • 5

    Xuan'er Lu

    In Cina se sei femmina anche il nome ti tolgono quando ti sposi.

    Laidi, Zhaodi, Lingdi, Xiangdi, Pandi, Niandi, Qiudi*, Yunu.

    Le otto sorelline Shangguan e poi l'inutile Jintong, il maschio l'unico e ...continue

    In Cina se sei femmina anche il nome ti tolgono quando ti sposi.

    Laidi, Zhaodi, Lingdi, Xiangdi, Pandi, Niandi, Qiudi*, Yunu.

    Le otto sorelline Shangguan e poi l'inutile Jintong, il maschio l'unico e l'ultimo.

    Scrivere qualcosa su di un libro di oltre 900 pagine è impossibile, un libro che non mi sentirei di consigliare di leggere, perché è una lunga avventura, un lungo tormento e deve essere una scelta consapevole.
    Si attraversa un secolo di storia e di guerra e di sofferenza, dove il povero è sempre povero, tiranneggiato, dall'imperatore, dallo straniero, dal ricco, dall'invasore, dal partito, dai compagni, dalla democrazia.
    E' un libro raccontato da un uomo 'l'inutile' Jintong, ma è un libro FEMMINA, dove Xan'er Lu, diventata col matrimonio Shangguan Lu, è l'assoluta protagonista con le sue otto indomite figlie, combatte contro tutti per proteggere figlie e nipoti, subisce la fasciatura dei piedi a 5 anni, descritta con poche parole ma che sono atroci, subisce l'umiliazione di non avere un figlio maschio, e costantemente percossa, torturata, violata, vessata, prevaricata ma spazza via tutto e resiste.
    Jintong, "bambino d'oro", pappamolle senza euguali, privo di spina dorsale, piagnone, bamboccione, fissato coi seni; assiste passivamente allo sfacelo della famiglia, alle lotte delle sorelle, inerme come una larva che striscia, ma sempre riverito e amato perché maschio. Fin qui la trama o forse no, sono impressioni sparse...

    Il libro in sé, è un libro altalenante, molto affascinante, la sorte di Shanggun Lu e delle sorelline ti tengono sulla corda, la Cina descritta dal basso senza retorica o lezioni di morale ti apre uno squarcio di storia su un mondo troppo sconosciuto, e poi ci sono le guerre, degli invasori e la guerra civile, ci sono le scene macabre e le morti senza senso, il libro tiene, secondo me, un bel ritmo fino ad arrivare all'inutile parte dell'inutile Jintong che tenta di diventare un adulto responsabile o meglio tenteranno gli altri di convincerlo a diventare adulto, ma ovviamente, rimarrà l'ameba di cacca che è sempre stato. Questa parte, che arriva poco oltre la metà del libro rallenta il ritmo, diventa un peso inutile, è un appesantimento di un libro già lunghissimo, anzi pare ad un certo punto che sia messa lì solo per dare ampio sfogo alla passione per i seni che mi sa sia una fissa dell'autore.
    Ma... ma c'è una ultima parte la storia di Xun'er prima della nascita dell'ultimo figlio e le cosiddette appendici che ci illuminano sulla sorte rimasta sospesa di alcuni personaggi; ecco risollevano il libro e mi lasciano un bel senso di soddisfazione.

    Un commento farraginoso e poco chiaro per un libro complesso, :) se avete voglia di un'avventura in Cina leggetelo con pazienza.

    Morire è facile, vivere è difficile. E più è difficile e più uno vuole vivere.

    Se sarà fortuna non sarà disgrazia, e se disgrazia sarà nascondersi a nulla servirà

    * Aspettare il Fratellino - Laidi
    Evocare il Fratellino - Zhaodi
    Ottenere il Fratellino - Lingdi
    Pensare al Fratellino - Xiangdi
    Desiderare il Fratellino - Pandi
    Sognare il Fratellino - Niandi
    Implorare il Fratellino - Qiundi

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