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Grandi speranze

Di

Editore: Newton & Compton editori

4.1
(2849)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Greco , Danese

Isbn-10: A000015132 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook , Altri

Genere: Education & Teaching , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    Pip, la storia di un ragazzo "tirato su con mani"... [9/10]

    Questa è la storia di Pip cresciuto in un villaggio nei pressi di una palude dove tutto è nebuloso come l'incertezza del futuro per chi nasce senza ricchezze.
    Non c'è posto per la noia tra queste pagine dove il magico pennello di Dickens fissa nell'immaginario del lettore vivide immagini. ...continua

    Questa è la storia di Pip cresciuto in un villaggio nei pressi di una palude dove tutto è nebuloso come l'incertezza del futuro per chi nasce senza ricchezze.
    Non c'è posto per la noia tra queste pagine dove il magico pennello di Dickens fissa nell'immaginario del lettore vivide immagini.
    I colpi di scena si susseguono in un eterno movimento.
    Grandi sono le speranze di un giovane apprendista fabbro che vuole migliorarsi per poi scoprire che la felicità ha bisogno di qualche sforzo ma non di sfarzi.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho apprezzato moltissimo le atmosfere tipiche di Dickens e la sua caratterizzazione dei personaggi , a mio parere unica. L'evoluzione di Pip, le sue convinzioni, i dialoghi e l'ironia rendono l'opera brillante e per nulla banale.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2014/11/26/grandi-speranze-charles-dickens/
    “- Allora, Herbert, - rispondevo - parliamo con serietà dei nostri affari.
    Ricavavamo sempre una profonda soddisfazione dal darci appuntamento a questo scopo. Io pensavo sempre che era quello ciò che signi ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2014/11/26/grandi-speranze-charles-dickens/
    “- Allora, Herbert, - rispondevo - parliamo con serietà dei nostri affari.
    Ricavavamo sempre una profonda soddisfazione dal darci appuntamento a questo scopo. Io pensavo sempre che era quello ciò che significava occuparsi d’affari, che era quello il modo di affrontare la cosa, che era quello il modo di afferrare il nemico per la gola. E so che anche per Herbert era così.
    Ordinavamo qualcosa di molto speciale per pranzo, con una bottiglia di qualcosa egualmente fuori dal comune, in modo da fortificarci l’animo per l’occasione, e da essere perfettamente all’altezza della situazione. Finito il pranzo, tiravamo fuori un mazzo di penne, una notevole scorta di inchiostro, e una gran quantità di carta da scrivere e carta assorbente. Perché c’è qualcosa di molto confortante nell’essere ben forniti di cancelleria.
    Allora io prendevo un foglio di carta e in alto, nel mezzo, in bella scrittura, vi scrivevo: “Promemoria dei debiti di Pip”, aggiungendo con grande cura Barnard’s Inn e la data. Anche Herbert prendeva un foglio di carta e scriveva in alto, in mezzo, seguendo simili formalità: “Promemoria dei debiti di Herbert”.
    Ognuno di noi allora consultava un confuso mucchio di carte che teneva lì di fianco, carte che erano state buttate in dei cassetti, dimenticate dentro gli angoli delle tasche, mezze bruciacchiate per accendere delle candele, rimaste infilate per settimane negli specchi, o danneggiate in mille altri modi. Il fruscio delle nostre penne che scorrevano ci rinvigoriva moltissimo, al punto che talora trovavo difficile distinguere tra quell’edificante procedimento amministrativo e l’effettivo pagamento del denaro. Dal punto di vista del merito, le due cose sembravano più o meno uguali”.
    (Charles Dickens, “Grandi speranze”, ed. Newton Compton editori)
    Alla “scoperta” tardiva di Charles Dickens, eccomi a “Grandi speranze”, terzo romanzo che ho letto dell’autore inglese, dopo “Tempi difficili” e “Il nostro comune amico”. Anche stavolta sono rimasto soddisfatto e posso ormai dire che Dickens mi piace, sebbene non tocchi, non così spesso e così a fondo come altri, certe mie zone come altri autori riescono a fare. Poco male, non sempre è necessario attraversare il sottosuolo, e si può fare anche in maniera diversa, così come accade con Dickens, che in “Grandi speranze” narra una vicenda ingarbugliata, forse non troppo verosimile in alcune sue costruzioni forzate, ma che rappresenta un cammino di formazione e di progressiva presa di coscienza delle illusioni, degli inganni che hanno costituito il percorso esistenziale di Pip, il protagonista narratore.
    Pip emerge al mondo direttamente dalle paludi nebbiose che affiancano il cimitero nel quale sono sepolti i suoi genitori. Il primo ricordo che ha riguarda l’incontro con un misterioso vagabondo, che poi si rivelerà essere un forzato e che rivestirà un ruolo fondamentale nel corso della sua vita. Pip vive con l’autoritaria sorella e con Joe, un fabbro al quale il ragazzino si lega sempre più e presso il quale, cresciuto, comincia ad apprendere anche lui i rudimenti del mestiere. L’esistenza di Pip sembra così essere ristretta a quell’ambiente provinciale, oscuro, malinconico, finché nel suo grigio percorso appaiono un avvocato, Mr. Jaggers e una spettrale anziana signora, Miss Avisham, che vive da anni segregata nella sua casa, con addosso un abito da sposa. Per Pip si aprono, inaspettatamente, “grandi speranze” di cambiamento. L’avvocato Jaggers gli prospetta la possibilità di trasferirsi a Londra, perché un misterioso benefattore ha preso a cuore la causa di Pip e vuole elevarlo dalla condizione misera e provinciale per fare di lui un “uomo della City”. Pip, che intanto ha conosciuto Estella, invaghendosi paurosamente di lei, accetta il destino che altri sembrano aver tracciato per lui e parte per Londra.
    Il resto della storia dimostrerà il lato oscuro di quelle “grandi speranze” e quello luminoso di ciò che, invece, gli appariva nebuloso. Pip avrà a che fare con benefattori veri o presunti, con personaggi maligni e altri che al contrario lo sorprenderanno per la loro umanità. Lascio però al lettore il piacere di scoprire il resto della vicenda, l’intreccio narrativo e lo stile spesso divertito e divertente con il quale Dickens tratta la sua materia. Il romanzo in certe pagine è esilarante, ma non manca l’occasione per riflettere anche sul potere del denaro e soprattutto sul tema che dà il titolo all’opera, cioè sulle aspettative che l’esistenza crea in noi, che noi stessi fondiamo su basi spesso immaginarie, speranze tanto più disattese quanto più grandi erano, e che pure, alla fine, pur nella cocente delusione derivante dalla disillusione, dobbiamo apprezzare perché, senza di esse, non avremmo avuto che una tenebrosa palude nella quale scorrere il tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è il primo romanzo di Dickens che leggo; bhè, meglio tardi che mai.

    Mentre lo leggevo mi è capitato che un paio di persone, notando il libro che mi portavo dietro, mi dicessero qualcosa tipo: "Ma come mai ti metti a leggere Dickens?! una cosa così datata, così obsoleta".
    [inci ...continua

    Questo è il primo romanzo di Dickens che leggo; bhè, meglio tardi che mai.

    Mentre lo leggevo mi è capitato che un paio di persone, notando il libro che mi portavo dietro, mi dicessero qualcosa tipo: "Ma come mai ti metti a leggere Dickens?! una cosa così datata, così obsoleta".
    [incidentalmente: il motivo per cui mi è venuta voglia di leggere "Grandi speranze" è che qualche tempo fa lessi Matilde di Roald Dahl, dove c'è una bambina prodigio che legge un sacco di libri tra cui Grandi Speranze, che anzi è proprio il primo... quando libro chiama libro bisogna seguire il richiamo]

    Ora: certo che è un romanzo che è stato scritto nell'800, e si vede, e si vede pure che dentro c'è una buona dose di moralismo ottocentesco, o più precisamente vittoriano. Ma accidenti: la prosa di Dickens è piacevolissima, il suo umorismo pacato irresistibile, la caratterizzazione dei personaggi impeccabile... insomma, questa è roba di prima qualità!

    Devo ammettere poi che la quantità di colpi di scena nelle ultime 100-150 pagine mi ha fatto un po' sorridere; in fin dei conti è pur vero che si tratta di un romanzo d'appendice.
    Però sono tutti colpi di scena da maestro, che non fanno minimamente traballare la solida struttura narrativa o la credibilità dei personaggi.

    In conclusione, mi è rimasta la voglia di leggere qualcos'altro di questo autore, e credo che "Il nostro comune amico" possa fare al caso mio...

    ha scritto il 

  • 4

    25 dicembre, I-II capitolo
    Siccome mi annoio molto e sento il bisogno di scrivere -ma nella solitudine aumenterebbe la solitudine- ho pensato di commentare, condividendolo (e servono a questo i social network, no?), il primo capitolo di questo libro.
    Premetto che ho letto di Dickens ...continua

    25 dicembre, I-II capitolo
    Siccome mi annoio molto e sento il bisogno di scrivere -ma nella solitudine aumenterebbe la solitudine- ho pensato di commentare, condividendolo (e servono a questo i social network, no?), il primo capitolo di questo libro.
    Premetto che ho letto di Dickens solo Un canto di Natale e mi avventuro praticamente per la prima volta in questo autore.
    L'impressione immediata è l'irritazione non tanto per i personaggi della sorella e del marito, quanto per D. che ha voluto realizzarli in tal modo: troppo eccessivi e poco realistici.
    Però so che l'autore è famoso per il suo caleidoscopico mondo di personaggi, quindi accetterò questi due nell'attesa dell'incontro con gli altri.
    In tutto il capitolo ho percepito questa latente (tragi-)comicità, grottesca, che mi ha fatto sorridere. Inizio interessante, che risucchia nella sua narrazione. Mi sono fermata perché ho la noia della vita che mi schiaccia sotto il suo peso, ma non -assolutamente no- per il libro, che per adesso scorre liscio.
    Oh ecco che ritorna; mi fermo qui.

    Che recensione (?) del cazzo. Abbiate pazienza.

    30 giugno - 1 luglio 2014
    (Avevo scritto due parole che si sono magicamente cancellate. Ci riprovo.)

    Ho ripreso la lettura del libro; non credevo potesse farmi ridere tanto. La narrazione ha tratti fortemente ironici e grotteschi, l'umorismo stimola la risata e la riflessione, in quella che pur rimane un'atmosfera cupa, intensa, dalle vividi e vivaci pennellate. La lettura scorre che è una meraviglia.

    ha scritto il 

  • 5

    2014/10/4
    我把她的手握在手中,一同走出這片廢墟。記得在很久之前我第一次離開鐵匠鋪時,正值晨霧消散;現在我們剛走出廢墟,夜霧也正要消散。一片廣闊的靜寂沉浸在月色中,似乎向我表明,我和她將永遠在一起,不在分離。摘自狄更斯《孤星血淚》
    這是《孤星血淚》書尾的最後結局………其實,我才剛讀到他離鐵匠舖這一幕。只是好奇地翻到最後一頁偷看一下,考驗自己對狄更斯的認識。沒錯,最終是完美的,狄更斯的故事開始是黑暗、骯髒、混亂………不平衡的。他會一步一步的修整復原,好像我們凡間的人演了一齣好戲,給天上的眾神帶來娛樂,眾神再度展開笑顏,我們才得到一種慰藉………
    2 ...continua

    2014/10/4
    我把她的手握在手中,一同走出這片廢墟。記得在很久之前我第一次離開鐵匠鋪時,正值晨霧消散;現在我們剛走出廢墟,夜霧也正要消散。一片廣闊的靜寂沉浸在月色中,似乎向我表明,我和她將永遠在一起,不在分離。摘自狄更斯《孤星血淚》
    這是《孤星血淚》書尾的最後結局………其實,我才剛讀到他離鐵匠舖這一幕。只是好奇地翻到最後一頁偷看一下,考驗自己對狄更斯的認識。沒錯,最終是完美的,狄更斯的故事開始是黑暗、骯髒、混亂………不平衡的。他會一步一步的修整復原,好像我們凡間的人演了一齣好戲,給天上的眾神帶來娛樂,眾神再度展開笑顏,我們才得到一種慰藉………
    2014/10/6
    當時,我和整個外部的大千世界沒有打過交道。社會中有各式各樣按照自己行為處世的人,然而我也沒有把誰當作認可的榜樣。我完全是一個自學而成的天才,我的處世之道與行為準則都是我自己的創造發明。摘自狄更斯《孤星血淚》
    如果說學校老師沒有教過我什麼,那就是太自以為是了。但是就情感而言,我有記憶或感動的學習都是來自於自己腦子裡冒出來的都東西,所以我一直以自學為樂。
    這幾天我在尋找一次翻轉,可以同時完成兩對邊塊的方法。我靠著這種樂趣持續好幾天的興奮。
    上課前在竹圍社區的中庭廣場轉著玩,幾個學生圍在旁邊看。我不管他們聽得沒,一邊轉一邊解釋我新發明的公式。孩子不管懂不懂得細節(當然不懂!)。可是他們很興奮看著我手上的魔術方塊,一次一次地轉換、對位,最後整整齊齊地排列好………完成了,我看到他們手舞足蹈………
    2014/10/7
    戰鬥一結束,畢蒂便要我們讀哪一頁,然後我們就提高嗓門讀起來。我們會讀的當然在讀,不會讀的也在讀,高高低低變成了一個又難聽又嚇人的大合唱。畢蒂領讀的聲音又高又尖又單調,我們誰也不知道自己在讀什麼,也對所讀的東西毫不重視。摘自狄更斯《孤星血淚》
    這段摘錄讓我想起了《偷書賊》。因為這場景好像在《偷書賊》裏也有,還有打鐵匠跟《偷書賊》裏的養父很像,一樣不識字又有一個兇狠的老婆,卻是一個溫柔的漢子………
    如果這本書不是圖書館借來的,有時間限制,我必然把它當作床頭書。尤其是冬天………最近真的缺一本好的床頭書………也許可以重讀《偷書賊》。
    2014/10/10
    人生好比是一條長鏈,無論是荊刺編成或花卉織成,如果沒有這具有意義的一天製作的第一環,你就不可能經歷這樣一生。摘自狄更斯《孤星血淚》
    我的書架上竟然沒有一本狄更斯。下次在二手書店只要有看到就買………買一本回來當床頭書。
    其實,我還沒有養成讀床頭書的習慣………只是偶爾拿一本書在睡前讀一讀。在心裏,我是很想每晚能在讀故事中入睡………所以我想像中的床頭書,必然是一本大部頭的小說。一本這麼長的小說,讓你一整個月,甚至半年一年的,每晚像是在劇場中入睡………目前我覺得狄更斯是最好的選擇………
    2014/10/11
    他對於我未來的前途比我自己還清楚,他說賈格斯已經告訴他我的情況,所以我的學習不是為了尋求工作,而是接受教育,其教育的良好程度要和有錢人子弟的一般情況差不多,以我未來的命運相稱。摘自狄更斯《孤星血淚》
    如果當初不考慮就業問題,任性一點………我必然會去讀數學系或物理系,只要自願卡輕輕動一下手腳就可以,如願以償。我還記得當時填寫自願卡時,這念頭在我腦子裡閃過,我輕輕動一筆就可騙過父親的叮嚀。(如果我動了那一筆,就會變成彰師大數學系)
    年輕時迷戀的東西,就像是初戀情人,一輩子都還留在你的心裡………

    ha scritto il 

  • 4

    Dovevo leggerlo in lingua originale per scuola ma l'inglese di Dickens è decisamente troppo complicato per permettermi di comprendere del tutto un libro così importante. Sono passata ben presto alla versione tradotta.

    ha scritto il 

  • 5

    Grandi speranze... e grandi illusioni

    Mi sono resa conto che è molto difficile parlare della storia di Pip – il protagonista di questo capolavoro della maturità dickensiana – e delle sue grandi speranze senza svelare aspetti della trama che il lettore farebbe meglio a scoprire da sé. Il racconto, narrato in prima persona dal protagon ...continua

    Mi sono resa conto che è molto difficile parlare della storia di Pip – il protagonista di questo capolavoro della maturità dickensiana – e delle sue grandi speranze senza svelare aspetti della trama che il lettore farebbe meglio a scoprire da sé. Il racconto, narrato in prima persona dal protagonista ormai maturo, è un particolarissimo romanzo di formazione, molto diverso però da un Oliver Twist o da un David Copperfield.
    L’atmosfera e gli ambienti – dalle desolate paludi alle foci del Tamigi alla crudele e fagocitante Londra – sono resi in maniera straordinaria. Il protagonista, che apparentemente sembrerebbe il solito ragazzino bistrattato meritevole di riscatto, si rivelerà presto tutt’altro che perfetto, ma proprio per questo molto più umano. Fra i personaggi di contorno – tutti comunque notevoli – spicca come un faro nella notte l’inquietante Miss Havisham, figura memorabile, pietosa e terrificante al tempo stesso.
    E’ un romanzo che sorprende, perché la trama inizialmente sembra procedere secondo l’andamento canonico di questo tipo di storie, con tutti gli ingredienti al loro posto, e solo gradualmente ci si rende conto che qui siamo di fronte a qualcosa di diverso. Seppur narrato con molto humour, Grandi Speranze è pervaso da una vena di malinconia che lo attraversa per intero. E’ una discesa nell’animo di un uomo, un’indagine psicologica impietosa che ci mostra le altalene e i cambiamenti del suo io e della sua coscienza, il bene come il male, in una vita piena di tanti errori e altrettanti rimorsi.
    Interessante la questione del finale alternativo. Come ho scoperto solo nel “dopo lettura” (la chiusura mi aveva lasciato non a caso un po’ perplessa, non trovandola in tono con l’atmosfera finale del romanzo), la frase conclusiva in un primo momento era del tutto diversa. Dickens la sostituì poi con quella attuale, più ambigua e decisamente più aperta. Ai posteri l’ardua sentenza sulle ragioni e sulla bontà del cambiamento.
    In questo libro i bei passaggi non mancano di certo, ma chiudo con uno che rimarrà fra i miei preferiti:
    "stavo pensando che non possiamo scorgere il fondo delle prossime ore, più di quanto possiamo scorgere il fondo di questo fiume in cui metto la mano. E neppure possiamo fermare il loro fluire, più di quanto io possa fermare il fluire di questa corrente. Mi scorre tra le dita ed è già andata via, vedi!"

    Piccola nota sull'edizione: adoro i Mini Mammut e ho deciso che li voglio tutti! Costano poco e la selezione di titoli apparsa finora è molto interessante (senza contare che... sono colorati e morbidosi XD).

    ha scritto il 

  • 5

    Link recensione blog:

    Attese, aspettative, ciò che caratterizza le nostre esistenze. Lottare e sfruttare le opportunità per trovare la strada e costruirsi un futuro in cui sentirsi realmente realizzati.
    Charles Dickens dà voce a un bambino, che non sembra conoscere l'affetto vero, ma solo severità e violenza: fu ...continua

    Attese, aspettative, ciò che caratterizza le nostre esistenze. Lottare e sfruttare le opportunità per trovare la strada e costruirsi un futuro in cui sentirsi realmente realizzati.
    Charles Dickens dà voce a un bambino, che non sembra conoscere l'affetto vero, ma solo severità e violenza: fuggire per diventare un signore in una Londra che sembra offrire una molteplicità di opportunità.
    Un classico meraviglioso, avvincente, serrato e sotto tanti aspetti così attuale. Si tifa per Pip e si piange con Pip, quando tutto non va come dovrebbe. Un finale che non è una vera conclusione e neanche un lieto fine, ma lascia aperte le porte a un nuovo avvenire incerto per il protagonista.

    Leggi la recensione completa: http://francescast84.blogspot.it/2014/09/grandi-speranze-di-charles-dickens.html

    Veronica

    ha scritto il 

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